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Riassunto · Quiz Concorso INPS 1695 Funzionari PECS

Riassunto - Informatica - INPS 1695 Funzionari PECS

di Redazione TiConsiglio

Fonti verificate

Contenuto a fini di studio e autovalutazione, generato con il supporto dell'AI e sottoposto a controlli anche automatizzati. Può contenere imprecisioni. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono la normativa vigente né gli atti ufficiali cui occorre sempre fare riferimento.

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Informatica: concetti e percorso di studio per INPS PECS

Che cosa studiamo e come usare il riassunto

L'informatica studia la rappresentazione e l'elaborazione automatica delle informazioni. Hardware, programmi, dati e reti permettono di acquisire, conservare, trasformare e comunicare informazioni; la sicurezza protegge questi processi. Le regole sul documento informatico e sull'amministrazione digitale stabiliscono invece condizioni e conseguenze giuridiche del loro impiego.

Questo riassunto esplicativo riguarda il concorso INPS per 1.695 Funzionari PECS. Le competenze informatiche rientrano nella preselezione, se svolta, e l'informatica e' prevista anche nella prova scritta: lo studio non va quindi limitato al superamento di uno sbarramento preliminare. Il programma e le modalita' delle prove restano quelli del bando ufficiale.

Il percorso unisce spiegazioni tecniche, esempi operativi e nozioni giuridico-digitali. Nei comandi Office si fa riferimento soprattutto alle versioni desktop per Windows: nomi, posizione dei pulsanti e scorciatoie possono variare fra versioni e ambienti. Le formule sono scritte con nomi italiani e separatore degli argomenti punto e virgola; altre impostazioni regionali possono usare separatori diversi.

I quiz della piattaforma servono all'esercitazione. La loro distribuzione per argomento non consente di prevedere quella della prova INPS; un quesito non va considerato ufficiale INPS in assenza di una provenienza ufficiale espressamente documentata. Dopo un errore occorre ricostruire la regola e applicarla a un esempio diverso. L'approfondimento VBA e' separato dalle competenze operative di base e non e' presentato come richiesta espressa del bando.

Il Codice dell'Amministrazione Digitale: la cornice di regole

Il Codice dell'Amministrazione Digitale, abbreviato in CAD, e' il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, piu' volte modificato negli anni successivi. E' la legge che stabilisce come le pubbliche amministrazioni devono usare gli strumenti informatici nei rapporti con i cittadini, con le imprese e fra loro. Non e' un manuale tecnico: e' una disciplina giuridica che attribuisce valore legale a oggetti digitali che, senza una norma, sarebbero soltanto file su un disco. Le regole di dettaglio, quelle propriamente tecniche, non stanno nel Codice ma nelle Linee guida adottate dall'AgID, l'Agenzia per l'Italia digitale: e' una struttura a due piani che conviene tenere presente, perche' spiega perche' molte norme del CAD rinviino ad altro invece di dire tutto da sole.

Per un funzionario dell'INPS il CAD e' il tessuto quotidiano del lavoro, non una materia da manuale: quando si riceve un'istanza via PEC, quando si protocolla un provvedimento firmato digitalmente, quando si verifica il domicilio digitale di un datore di lavoro prima di notificargli un atto, quando l'assicurato presenta una domanda di prestazione dal cassetto previdenziale dopo essersi autenticato con SPID, si stanno applicando regole del CAD. Un funzionario PECS, che progetta ed eroga servizi, ha per giunta bisogno di conoscerle in modo attivo: il servizio digitale si disegna dentro quei vincoli, e un canale progettato ignorando le regole sul valore giuridico dei documenti produce atti fragili, contestabili e destinati a essere rifatti.

Il principio di fondo e' che il cittadino ha il diritto all'uso delle tecnologie nei rapporti con la pubblica amministrazione, e specularmente l'amministrazione ha il dovere di organizzarsi per renderlo effettivo. Da qui discende la regola generale che gli atti delle amministrazioni si formano in via originaria come documenti informatici: la carta non e' piu' il formato naturale ma l'eccezione, e la copia cartacea e' una derivazione del digitale, non il contrario. Questo capovolgimento aiuta a capire quale sia la modalita' "ordinaria" di formazione dell'atto amministrativo. Il distrattore classico presenta la formazione cartacea con successiva scansione come regime normale, sfruttando il fatto che in molti uffici e' stata a lungo la prassi: e' il caso tipico in cui l'esperienza personale del candidato lo porta fuori strada rispetto alla norma.

Il documento informatico

Il documento informatico e' definito come la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti. In termini semplici: un file che contiene un contenuto rilevante per il diritto. Un PDF con la comunicazione di accoglimento di una domanda di NASpI, un file XML di un flusso UniEmens con cui il datore di lavoro trasmette i dati retributivi e contributivi dei dipendenti, un estratto conto contributivo generato dal sistema, un modulo di domanda compilato online sono tutti documenti informatici. Va distinto dal documento analogico, che e' la rappresentazione non informatica degli stessi contenuti: la carta, la pergamena, la fotografia su pellicola.

Il punto delicato e' il valore probatorio, cioe' quanta forza ha quel documento se qualcuno lo contesta davanti a un giudice. Un documento informatico privo di qualsiasi firma non e' un nulla giuridico, ma il suo valore e' liberamente valutabile dal giudice, che tiene conto delle sue caratteristiche oggettive di qualita', sicurezza, integrita' e immodificabilita'. Man mano che si aggiungono strumenti di firma, il valore sale fino a irrigidirsi in una presunzione legale. E' questo il meccanismo che i quiz mettono alla prova, per esempio chiedendo di collegare un tipo di firma al suo effetto probatorio. Il paragrafo che segue distingue i diversi tipi di firma: conviene leggerlo lentamente, perche' le differenze sono sottili e sono esattamente quelle su cui si costruiscono i distrattori.

Formati di firma: CAdES e PAdES

Il formato tecnico della firma va distinto dal suo valore giuridico. Nel formato CAdES il documento e la firma sono raccolti in una busta che normalmente ha estensione .p7m. Nel formato PAdES la firma e' inserita in un documento PDF, che mantiene l'estensione .pdf. Un file firmato digitalmente non deve quindi avere necessariamente estensione .p7m. Verificare la firma richiede un programma o servizio in grado di controllarla: vedere il documento o un'immagine di firma non equivale a verificarne la validita'.

Le firme elettroniche: quattro livelli, non sinonimi

La materia delle firme e' governata, oltre che dal CAD, dal regolamento europeo eIDAS (regolamento UE n. 910/2014), recentemente modificato dal regolamento UE 2024/1183, il cosiddetto eIDAS 2, che introduce fra l'altro il portafoglio europeo di identita' digitale. Bisogna tenere ben separati quattro concetti che nel linguaggio comune vengono confusi.

La firma elettronica semplice e' l'insieme dei dati in forma elettronica, allegati o connessi a un documento, che il firmatario usa per firmare. E' una definizione volutamente amplissima: vi rientrano la spunta su una casella, il nome digitato in calce a una mail, il PIN inserito su un terminale. Proprio perche' non garantisce nulla sull'identita' di chi firma ne' sull'integrita' del documento, il suo valore in giudizio e' liberamente valutabile: il giudice decide caso per caso se crederci. Non puo' essere rifiutata solo perche' e' elettronica, ma non fa piena prova. Attenzione al possibile distrattore che afferma che la firma elettronica semplice "non ha alcun valore giuridico": e' falso, e la sua attrattiva sta nel fatto che suona come il contraltare logico della piena prova riconosciuta alle firme superiori. La regola e' un'altra: nessun rifiuto per il solo fatto della forma elettronica, ma nessuna presunzione a favore.

La firma elettronica avanzata (FEA) aggiunge quattro garanzie, che conviene capire e non solo elencare. La firma deve essere connessa unicamente al firmatario e idonea a identificarlo: deve cioe' poter essere ricondotta a quella persona e non a un'altra. Deve essere creata con mezzi sui quali il firmatario mantiene un controllo esclusivo: significa che solo lui puo' azionare lo strumento di firma, cosi' che nessun altro possa firmare al suo posto. Infine deve essere collegata ai dati firmati in modo che ogni modifica successiva del documento risulti rilevabile: se qualcuno altera anche una virgola dopo la firma, la verifica lo denuncia. L'esempio tipico e' la firma grafometrica raccolta su tablet allo sportello di una banca, di un'assicurazione o di un patronato: il dispositivo non registra solo il disegno della firma, ma anche ritmo, pressione e velocita' del tratto, dati biometrici propri di quella persona, e li lega crittograficamente al documento firmato. E' cosi' che la FEA soddisfa insieme l'identificazione, il controllo esclusivo e la rilevabilita' delle modifiche, pur senza richiedere l'intervento di un certificatore qualificato. Quest'ultimo inciso e' proprio cio' che distingue la FEA dal livello superiore, e va memorizzato come tratto distintivo.

La firma elettronica qualificata (FEQ) e' una firma avanzata alla quale si aggiungono due requisiti ulteriori: e' creata da un dispositivo qualificato per la creazione della firma (una smart card, una chiavetta USB, un sistema remoto certificato) ed e' basata su un certificato qualificato rilasciato da un prestatore di servizi fiduciari qualificato, cioe' un soggetto vigilato e inserito in appositi elenchi di fiducia. E' il livello massimo previsto dal diritto europeo. La formula da fissare e' che la FEQ e' avanzata piu' dispositivo qualificato piu' certificato qualificato: chi ricorda i due elementi aggiuntivi risponde correttamente anche alle domande formulate al rovescio, quelle che chiedono che cosa manchi alla FEA per diventare qualificata.

La firma digitale e' una particolare specie di firma qualificata, tipica dell'ordinamento italiano, fondata sulla crittografia a chiavi asimmetriche. Il firmatario possiede una chiave privata, che tiene segreta e usa per firmare, e una chiave pubblica, contenuta nel certificato e conoscibile da tutti, che serve a chiunque per verificare la firma. Se la verifica riesce, si sa insieme chi ha firmato e che il file non e' stato toccato dopo. Attenzione a un possibile fraintendimento: la firma digitale non e' un quinto livello con effetti propri sopra la FEQ. Sul piano europeo essa e' a tutti gli effetti una firma elettronica qualificata, di cui rappresenta la realizzazione tecnica adottata in Italia: nel regime probatorio "firma digitale" e "firma elettronica qualificata" viaggiano sempre insieme, ed e' cosi' che vanno lette anche le domande d'esame.

L'efficacia probatoria: dove si annidano le trappole

Qui occorre una precisione che il linguaggio corrente non ha. Il CAD stabilisce, all'articolo 20, che il documento informatico sottoscritto con firma elettronica qualificata o con firma digitale soddisfa il requisito della forma scritta e ha l'efficacia della scrittura privata di cui all'articolo 2702 del codice civile: fa cioe' piena prova della provenienza delle dichiarazioni da chi l'ha sottoscritto, fino a querela di falso. La stessa efficacia e' riconosciuta al documento sottoscritto con firma elettronica avanzata, ma non incondizionatamente: la FEA produce quell'effetto solo se e' formata nel rispetto delle regole tecniche che garantiscono l'identificabilita' dell'autore, l'integrita' e l'immodificabilita' del documento. E' una condizione, non un dettaglio: se quelle regole non sono rispettate, il documento con FEA ricade nella libera valutazione del giudice. La stessa disposizione riconosce inoltre l'effetto della scrittura privata al documento formato, previa identificazione informatica dell'autore, attraverso SPID o altro processo avente i requisiti fissati dall'AgID: e' la ragione per cui una domanda di prestazione trasmessa dopo autenticazione SPID nell'area riservata del portale INPS ha valore, anche se l'utente non ha materialmente apposto alcuna firma. Vale la pena soffermarsi su questo punto, perche' e' quello che rende giuridicamente sostenibile l'intero impianto dei servizi online dell'Istituto: milioni di domande di prestazione arrivano ogni anno senza che nessuno firmi nulla, e sono pienamente imputabili al richiedente perche' l'identificazione e' avvenuta a monte dell'invio.

Una seconda distinzione va fissata con nettezza. La presunzione di riconducibilita' al titolare - la regola per cui l'utilizzo del dispositivo di firma si presume compiuto dal titolare, salvo che questi dia prova contraria - riguarda soltanto la firma elettronica qualificata e la firma digitale. Non si estende alla firma elettronica avanzata. Chi ha memorizzato le tre firme come un blocco unico ("digitale, qualificata e avanzata fanno tutte piena prova e si presumono del titolare") risponde sbagliato a una domanda su questo punto. La formula corretta da portare all'esame e' duplice: l'efficacia di scrittura privata puo' spettare anche alla FEA, ma alle condizioni tecniche dette; la presunzione di riconducibilita' spetta solo a FEQ e firma digitale.

Esiste poi uno scalino ulteriore per gli atti che il codice civile vuole necessariamente in forma scritta. L'articolo 1350 del codice civile elenca gli atti da farsi per iscritto a pena di nullita' e il CAD, quando questi sono redatti in forma elettronica, non tratta l'elenco in modo uniforme: distingue due gruppi. Per gli atti indicati ai numeri da 1 a 12 dell'articolo 1350 - i contratti che trasferiscono la proprieta' di beni immobili e in generale gli atti relativi a diritti reali immobiliari - serve, a pena di nullita', la firma elettronica qualificata o la firma digitale: la firma avanzata non basta. Per gli atti del numero 13, cioe' gli "altri atti specialmente indicati dalla legge", e' invece sufficiente la firma elettronica avanzata. La regola quindi non e' "per tutti gli atti dell'art. 1350 serve la qualificata", come si legge in molte sintesi affrettate: e' "per i nn. 1-12 serve la qualificata, per il n. 13 basta l'avanzata". Va aggiunto, come dato di realta' piu' che d'esame, che per un atto immobiliare la firma digitale non sostituisce l'intervento del notaio: la trascrizione nei registri immobiliari richiede comunque l'autentica.

Un esempio svolto chiarisce la scala meglio di ogni schema. Immaginiamo il quesito: "Un assicurato presenta un ricorso amministrativo contro il diniego di una prestazione. In quale dei seguenti casi il ricorso NON gode della presunzione di riconducibilita' al titolare del dispositivo di firma?", con le opzioni: (a) ricorso in PDF firmato con firma digitale; (b) ricorso in PDF firmato con firma elettronica qualificata remota; (c) ricorso firmato con firma elettronica avanzata grafometrica presso il patronato; (d) nessuno dei precedenti.

Il ragionamento si svolge cosi'. Le opzioni (a) e (b) sono entrambe firme qualificate - ricordiamo che la firma digitale e' una FEQ nella sua realizzazione italiana, e che il carattere remoto del dispositivo non toglie nulla alla qualificazione - e godono percio' della presunzione. L'opzione (c) e' una FEA: puo' avere l'efficacia della scrittura privata se rispetta le regole tecniche, ma non gode della presunzione di riconducibilita'. La risposta e' quindi (c). L'opzione (d) e' il distrattore per chi ha memorizzato le firme come blocco unico e non vede differenze fra i livelli; l'opzione (b) attrae chi crede, erroneamente, che la firma remota sia un livello inferiore perche' il dispositivo non e' fisicamente in mano al firmatario. La lezione trasversale e' che i distrattori in questa materia si possono costruire in due modi: appiattendo la scala delle firme, oppure introducendo una differenza tecnica irrilevante (remota o su smart card, su PDF o su XML) e facendola passare per una differenza giuridica.

Un secondo esempio, calato sul lavoro dell'Istituto, mostra la stessa scala in orizzontale. Un'istanza di riesame inviata all'INPS con un PDF firmato digitalmente e' imputabile con certezza all'assicurato, e se questi negasse di averla sottoscritta dovrebbe essere lui a provare l'abuso del dispositivo. La stessa istanza presentata dal cassetto previdenziale dopo accesso con SPID ha analogo valore, perche' l'identificazione e' avvenuta a monte. La stessa istanza inviata invece come semplice testo di posta ordinaria, con il nome scritto in fondo, e' una firma elettronica semplice: non e' priva di valore, ma il suo peso e' rimesso alla valutazione del giudice.

Il sigillo elettronico e la marca temporale

Accanto alle firme esistono due strumenti spesso confusi con esse. Il sigillo elettronico usa tecnologia analoga a quella della firma, ma appartiene a una persona giuridica (un ente, una societa') e non a una persona fisica: serve a garantire l'origine e l'integrita' di un documento riferendolo all'organizzazione, non a un individuo. La differenza non e' pero' solo di titolare: e' anche di effetto giuridico, ed e' qui che i quiz insistono. Il sigillo elettronico qualificato gode di una presunzione di integrita' del dato e di correttezza dell'origine dei dati cui e' associato. E' un effetto piu' circoscritto e piu' debole della piena prova propria della scrittura privata: il sigillo dice "questo documento proviene da quell'ente e non e' stato alterato", non "quella persona ha dichiarato quel contenuto". Trattarlo come "la firma digitale degli enti" e' un'approssimazione che porta a rispondere male. E' lo strumento naturale per i documenti generati automaticamente da un sistema informativo, come le certificazioni prodotte in serie: nessuna persona fisica li ha materialmente redatti, ma occorre garantirne provenienza e integrita'.

La validazione temporale, comunemente detta marca temporale, e' invece l'attestazione che a un certo documento informatico e' associata una data e un'ora certe e opponibili ai terzi: risponde alla domanda "quando", non alla domanda "chi". E' lo strumento che consente, per esempio, di dimostrare che un documento esisteva gia' a una certa data, indipendentemente da chi lo abbia sottoscritto - questione tutt'altro che teorica quando e' in gioco il rispetto di un termine di decadenza per la presentazione di una domanda o di un ricorso. Ha inoltre un rilievo pratico sulle firme: una firma il cui certificato e' scaduto o revocato resta verificabile se il documento porta una marca temporale anteriore a quell'evento.

Copie, duplicati e conservazione

Passiamo dal problema di chi firma a quello di come un documento si riproduce senza perdere valore. Il duplicato informatico e' ottenuto memorizzando la stessa identica sequenza di bit del documento originale: ha per definizione lo stesso valore giuridico dell'originale, senza bisogno di alcuna attestazione. La copia informatica di un documento informatico, invece, cambia formato pur mantenendo il contenuto (per esempio da un file di videoscrittura a PDF): conserva il valore dell'originale se la conformita' e' attestata secondo le regole tecniche vigenti. La differenza fra duplicato - bit identici - e copia - contenuto identico, forma diversa - e' una possibile domanda e si ricorda facilmente con questa immagine: il duplicato e' lo stesso file due volte, la copia e' lo stesso testo in un altro contenitore. Il distrattore tipico inverte i due termini, contando sul fatto che nel linguaggio comune "copia" e "duplicato" sono sinonimi; e' un caso in cui il senso comune e' esattamente il nemico.

Merita un discorso separato la copia per immagine su supporto informatico di un documento analogico, cioe' la scansione di un cartaceo, disciplinata dall'articolo 22 del CAD, perche' la norma prevede due regimi diversi che la formulazione corrente tende ad appiattire. Quando la conformita' della scansione all'originale e' attestata da un pubblico ufficiale con firma digitale, la copia ha piena efficacia probatoria: nessuno puo' liberarsene semplicemente negandola. Quando invece l'attestazione manca, la copia ha l'efficacia dell'originale a due condizioni concorrenti: che sia prodotta nel rispetto delle Linee guida AgID in materia, e che la sua conformita' non sia espressamente disconosciuta dalla controparte. Sono due regimi con esiti opposti in caso di contestazione: la copia autenticata resiste al disconoscimento, quella non autenticata cede. Se un quiz chiede "quale copia per immagine puo' essere disconosciuta?", la risposta e' quella priva di attestazione di conformita' del pubblico ufficiale. Il rilievo pratico e' evidente in un istituto che acquisisce quotidianamente documentazione sanitaria, contratti di lavoro e certificazioni in copia scansionata.

La conservazione digitale non e' il backup, e la confusione fra i due e' uno degli errori piu' diffusi, tanto nei quiz quanto negli uffici. Il backup e' una copia di sicurezza che serve a non perdere i dati in caso di guasto; la conservazione e' un processo giuridicamente regolato che assicura nel tempo autenticita', integrita', affidabilita', leggibilita' e reperibilita' dei documenti, con l'apposizione di riferimenti temporali, la creazione di pacchetti di archiviazione e la responsabilita' di una figura dedicata, il responsabile della conservazione. Un file archiviato su una chiavetta e' salvato, non conservato: manca il processo che ne garantisce l'opponibilita' e la leggibilita' futura.

Per l'INPS il tema e' particolarmente pesante, e la ragione merita di essere capita perche' spiega l'intero istituto. La materia previdenziale ha orizzonti temporali che nessun'altra funzione pubblica conosce: la posizione contributiva di un lavoratore che inizia oggi a versare produrra' effetti fra quarant'anni, quando si trattera' di liquidare la pensione, e potra' essere contestata anche dopo. I documenti che fondano l'estratto conto contributivo - flussi UniEmens, provvedimenti di accredito figurativo, riscatti, ricongiunzioni - devono restare autentici, integri e leggibili per decenni, ben oltre la vita dei formati e dei programmi con cui furono creati. E' esattamente il problema che la conservazione a norma risolve e che il semplice backup non sfiora: un backup fedele di un file in un formato ormai illeggibile e' un file perduto, per quanto integro sia.

PEC e domicilio digitale

La posta elettronica certificata e' un sistema di posta che documenta con ricevute firmate dai gestori il percorso del messaggio, attribuendogli valore legale. Il flusso completo, che conviene conoscere per intero per distinguere i diversi passaggi, e' il seguente. Il gestore del mittente, accettato il messaggio, rilascia la ricevuta di accettazione, che attesta data e ora della presa in carico. Fra il gestore del mittente e quello del destinatario viene poi scambiata una ricevuta di presa in carico, che documenta il passaggio di responsabilita' fra i due sistemi. Se la consegna riesce, il gestore del destinatario rilascia la ricevuta di avvenuta consegna. Se invece la consegna non riesce, il mittente riceve un avviso di mancata consegna: e' l'esito operativamente piu' importante, perche' segnala che l'invio non ha prodotto l'effetto voluto e che occorre attivarsi diversamente. La disciplina tecnica prevede che il gestore ritenti la consegna per un arco di tempo prima di dichiarare l'insuccesso, e che l'avviso di mancata consegna sia generato entro un termine ulteriore. Il punto da fissare e' che le ricevute non sono soltanto due: dire "accettazione e consegna" e chiudere la sequenza e' impreciso, ed e' precisamente la risposta che un possibile distrattore propone.

La regola sostanziale e' che la consegna si perfeziona con il deposito nella casella del destinatario, indipendentemente dal fatto che questi apra o legga il messaggio: e' l'equivalente della raccomandata con avviso di ricevimento, dove cio' che conta e' la messa a disposizione, non la lettura. Attenzione a un secondo punto altrettanto sfruttato: la PEC certifica invio, consegna, data e integrita' del messaggio, ma non l'identita' sostanziale di chi ha redatto o sottoscritto il contenuto. La casella prova che il messaggio e' partito da quel titolare; per attribuire con certezza il contenuto a una persona serve la firma. Un allegato non firmato inviato via PEC e' consegnato con certezza, ma non e' per cio' solo sottoscritto. La formula da portare all'esame e' che la PEC certifica il trasporto, la firma certifica il contenuto: sono due funzioni complementari, e nessuna delle due supplisce all'altra.

Il domicilio digitale e' l'indirizzo elettronico eletto presso un servizio di recapito certificato - tipicamente una PEC - al quale l'amministrazione notifica validamente le proprie comunicazioni. Le imprese e i professionisti iscritti in albi hanno l'obbligo di averne uno e di comunicarlo; i cittadini possono eleggerlo su base volontaria. I domicili sono raccolti in elenchi pubblici consultabili, che hanno un nome preciso, da riconoscere: per le imprese e i professionisti l'indice e' l'INI-PEC (Indice nazionale degli indirizzi PEC), mentre per i cittadini e per gli enti non tenuti all'iscrizione in altri elenchi c'e' l'INAD (Indice nazionale dei domicili digitali). L'amministrazione e' tenuta a interrogare questi elenchi prima di procedere in altro modo.

La conseguenza pratica e' pesante e si vede bene nel lavoro dell'Istituto: se un datore di lavoro ha il domicilio digitale iscritto in INI-PEC, la comunicazione inviata a quell'indirizzo produce effetti legali pieni e la mancata lettura non e' opponibile all'ente. Un avviso di irregolarita' contributiva o una diffida ad adempiere notificati al domicilio digitale sono perfetti anche se l'impresa non ha mai aperto il messaggio. Da qui l'importanza operativa di verificare sempre l'esistenza del domicilio digitale prima di attivare una notifica cartacea, che oltre a costare di piu' potrebbe risultare la modalita' sbagliata e, in qualche caso, esporre l'atto a contestazione.

SPID e identita' digitale

Se la firma risponde alla domanda "chi ha sottoscritto", l'identita' digitale risponde a quella, diversa, di "chi sta accedendo". SPID, il Sistema Pubblico di Identita' Digitale, e' un sistema di credenziali rilasciate da gestori accreditati e vigilati che consente di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione con un'unica identita', evitando di avere una password diversa per ogni ente. Si articola in livelli di sicurezza crescente: il primo con nome utente e password; il secondo con nome utente e password accompagnati da un codice temporaneo (OTP) oppure dall'autenticazione tramite app prevista dal gestore, cioe' un'autenticazione a due fattori; il terzo livello, previsto per gli usi piu' delicati, richiede in aggiunta l'utilizzo di un certificato digitale custodito su un supporto o dispositivo di sicurezza (per esempio una smart card o un dispositivo equivalente), ed e' molto meno diffuso.

La CIE, Carta d'Identita' Elettronica, e' un documento di riconoscimento dotato di microchip che funziona anche come strumento di autenticazione online, tipicamente avvicinandola a uno smartphone dotato di lettore NFC oppure appoggiandola su un lettore di smart card. La differenza da ricordare e' funzionale prima che tecnica: SPID e' un sistema di credenziali erogato da gestori accreditati sulla base di una convenzione pubblica, la CIE e' un documento d'identita' emesso dallo Stato che svolge in aggiunta la funzione di identita' digitale. Un errore da evitare e' considerare SPID una "firma": SPID identifica chi accede, non sottoscrive un contenuto, e produce effetti sul documento solo nel meccanismo dell'art. 20 del CAD visto sopra, cioe' come identificazione informatica preventiva dell'autore.

SPID consente a cittadini e imprese di accedere ai servizi online delle pubbliche amministrazioni e dei soggetti privati aderenti. Non rende automaticamente accessibile qualsiasi sito commerciale: il servizio deve aderire e accettare quel sistema di autenticazione.

Pagamenti con pagoPA

pagoPA e' la piattaforma nazionale che standardizza i pagamenti verso la pubblica amministrazione: l'ente espone la posizione debitoria, il cittadino sceglie un prestatore di servizi di pagamento (PSP), cioe' una banca o un altro istituto che offre servizi di pagamento, e la piattaforma garantisce la riconciliazione automatica del versamento con la posizione. Il PSP va distinto dal canale utilizzato: un'app, un sito o uno sportello, anche presso una tabaccheria abilitata, permettono di effettuare il pagamento attraverso un PSP. Non e' un conto corrente della PA ne' un gestore di denaro: e' un nodo di smistamento che mette in comunicazione enti e prestatori, e il denaro non transita mai in sua proprieta'. Il possibile distrattore descrive la piattaforma stessa come un intermediario che "incassa" per conto dell'ente: e' sbagliato ed e' attraente perche' e' cio' che l'utente percepisce. Chi esegue materialmente il pagamento e' il prestatore di servizi di pagamento (PSP) scelto dal cittadino: incassa l'importo e lo accredita all'ente creditore, facendo da intermediario del pagamento; pagoPA mette in comunicazione ente e PSP e rende automatica la riconciliazione. Il vantaggio amministrativo e' che l'ufficio sa immediatamente quale posizione e' stata saldata, senza dover riconciliare a mano estratti conto e bollettini - vantaggio non piccolo per un ente che gestisce riscossione di contributi, recuperi di indebiti e rateazioni.

ANPR e dati anagrafici

Accanto a pagoPA operano infrastrutture che l'operatore incontra quotidianamente anche senza saperlo. L'ANPR, Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, e' la base dati unica che ha sostituito le oltre settemila anagrafi comunali tenute separatamente. Il cambiamento non e' soltanto tecnico: prima, per sapere dove risiedeva un assicurato o per verificare un decesso rilevante ai fini della cessazione di una prestazione, occorreva rivolgersi al comune competente e attendere; oggi il dato e' consultabile da un'unica fonte allineata, e il cittadino puo' ottenere i certificati anagrafici online o presso un comune diverso da quello di residenza. Per l'ufficio questo significa notifiche indirizzate correttamente, verifiche piu' rapide sui requisiti anagrafici delle prestazioni e meno pratiche sospese in attesa di riscontri.

Interoperabilita' e PDND

La stessa logica ispira l'interoperabilita' fra le banche dati pubbliche, cioe' la loro capacita' di dialogare e scambiarsi dati: e' il fondamento tecnico del principio, di grande rilievo pratico, per cui l'amministrazione non deve chiedere al cittadino dati che gia' possiede o che sono in possesso di un'altra amministrazione - il principio cosiddetto "una volta sola". Un assicurato che ha gia' comunicato la propria residenza al comune non deve doverla dichiarare di nuovo per ottenere una prestazione; un'impresa i cui dati contributivi sono gia' nei sistemi dell'Istituto non deve autocertificarli per ottenere il DURC, il documento unico di regolarita' contributiva, che infatti viene rilasciato in modalita' telematica interrogando direttamente gli archivi degli enti previdenziali. Il DURC e' anzi l'esempio didatticamente piu' efficace di che cosa significhi progettare un servizio sull'interoperabilita': l'attestazione non nasce da una dichiarazione del richiedente da verificare a posteriori, ma da un'interrogazione automatica delle banche dati che detengono gia' il dato.

Come avviene concretamente questo dialogo? A livello di trasporto, le amministrazioni dispongono storicamente di un'infrastruttura di connettivita' condivisa - il Sistema Pubblico di Connettivita' (SPC) - che fornisce agli enti un canale di comunicazione comune, sicuro e regolato, alternativo all'uso della rete Internet pubblica per lo scambio di dati sensibili. A livello di contenuti, lo scambio passa oggi in misura crescente per la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND): un catalogo nazionale attraverso il quale ogni amministrazione espone i propri dati sotto forma di servizi interrogabili da programma (le cosiddette API, interfacce applicative), e le altre amministrazioni vi accedono aderendo ad appositi accordi che definiscono chi puo' chiedere cosa e a quale scopo. In pratica, invece di chiedere al cittadino un certificato che attesti un dato, l'ente che ne ha bisogno interroga direttamente, per via automatica e tracciata, la banca dati dell'ente che quel dato detiene: e' questa la traduzione operativa del principio "una volta sola" visto sopra, ed e' il presupposto tecnico di qualunque progettazione di servizio che voglia ridurre gli oneri a carico dell'utente.

Gestione documentale e protocollo informatico

Il capitolo precedente ha spiegato che valore ha un singolo documento informatico. Questo spiega che cosa succede quando i documenti sono milioni e devono essere ricevuti, registrati, classificati, ritrovati e conservati da un'organizzazione. E' la gestione documentale, e per un funzionario che progetta ed eroga servizi e' materia di lavoro prima ancora che di quiz: il ciclo di vita di una domanda di prestazione, dalla ricezione al provvedimento, e' un ciclo documentale.

Il protocollo informatico: che cos'e' e a che cosa serve

La registrazione di protocollo e' una parte della gestione documentale: le altre attivita', tra cui classificazione, fascicolazione e conservazione, restano distinte e necessarie secondo le regole applicabili. Registrare non significa aver gia' esaurito l'intero ciclo del documento.

Il protocollo e' la registrazione dei documenti in entrata e in uscita di un'amministrazione. La sua funzione non e' burocratica ma probatoria: attesta in modo non alterabile che un certo documento e' pervenuto o e' stato spedito e quando. E' cio' che consente di dire con certezza che una domanda e' arrivata entro il termine, che un ricorso e' tempestivo, che una comunicazione e' partita in una certa data. Nel protocollo informatico questa operazione e' svolta da un sistema informatico che sostituisce integralmente il vecchio registro cartaceo.

La registrazione di protocollo comprende un nucleo di informazioni che non possono mancare: il numero progressivo, la data di registrazione, il mittente per i documenti ricevuti o il destinatario per quelli spediti, l'oggetto, la data e il protocollo del documento ricevuto se disponibili, e l'impronta del documento informatico. Il punto da capire, piu' che l'elenco, e' la ragione di ognuna: l'insieme serve a identificare univocamente il documento, a collocarlo nel tempo, a collegarlo al soggetto e a garantire che il file registrato sia effettivamente quello e non un altro sostituito in seguito - quest'ultima e' la funzione dell'impronta, cioe' della stringa calcolata sul contenuto del file che cambia se anche un solo bit cambia.

Due caratteristiche del numero di protocollo sono chieste con regolarita' e vanno fissate insieme, perche' si spiegano l'una con l'altra. Il numero e' progressivo e la numerazione si rinnova ogni anno solare, ricominciando da uno: e' per questo che un protocollo si cita sempre come numero piu' anno, perche' il solo numero e' ambiguo. E soprattutto le informazioni della registrazione non sono modificabili: e' il tratto che distingue il protocollo da un qualsiasi archivio. Un errore materiale non si corregge sovrascrivendo, ma con un'annotazione che resta tracciata accanto al dato originario. La ragione e' evidente: un registro modificabile non proverebbe piu' nulla, e verrebbe meno l'unica funzione per cui esiste. Il distrattore tipico afferma che una registrazione errata puo' essere "corretta dall'operatore" o "annullata e rifatta liberamente": e' attraente perche' e' cio' che si farebbe in qualunque altro applicativo, e sbagliato proprio per questo.

La segnatura di protocollo e' l'apposizione al documento delle informazioni della registrazione. Attenzione a non confonderla con la registrazione stessa: la registrazione e' l'annotazione nel registro, la segnatura e' l'apposizione di quei dati sul documento, cosi' che il documento porti con se' i propri estremi. Nel documento informatico la segnatura viaggia come insieme di dati strutturati associati al file, ed e' cio' che permette a due amministrazioni di scambiarsi documenti protocollati facendo dialogare direttamente i rispettivi sistemi: il protocollo del destinatario legge i dati di segnatura del mittente e registra in automatico, senza reinserimento manuale.

Esiste infine il registro di emergenza, previsto per l'ipotesi in cui il sistema informatico sia indisponibile. Non e' una facolta' organizzativa ma un obbligo di continuita': quando il protocollo informatico non e' utilizzabile, le registrazioni si effettuano sul registro di emergenza, e alla ripresa del servizio i dati vanno riversati nel sistema ordinario, mantenendo la corretta collocazione temporale delle registrazioni fatte nel frattempo. La logica e' che l'interruzione del sistema non deve mai tradursi in un vuoto probatorio, perche' nel frattempo i termini per gli assicurati continuano a decorrere.

Classificazione, fascicolo informatico, manuale di gestione

Registrare non basta: bisogna anche poter ritrovare, e soprattutto tenere insieme cio' che appartiene alla stessa vicenda. Qui entrano tre strumenti.

  • La classificazione assegna a ogni documento una posizione all'interno di uno schema logico predefinito, il titolario (o piano di classificazione), che rispecchia le funzioni dell'ente e non la sua struttura organizzativa contingente. La distinzione e' sostanziale: se il titolario seguisse l'organigramma, ogni riorganizzazione renderebbe inconsultabile l'archivio pregresso; seguendo le funzioni - prestazioni pensionistiche, prestazioni a sostegno del reddito, vigilanza contributiva - resta stabile nel tempo.
  • Il fascicolo informatico raccoglie tutti gli atti e i documenti relativi a un medesimo procedimento o affare. Non e' una cartella qualunque del disco: e' un'aggregazione documentale strutturata, con propri dati identificativi, che segue il procedimento dall'avvio alla conclusione. Nel lavoro previdenziale e' il contenitore naturale di una vicenda: la domanda di prestazione, la documentazione sanitaria o reddituale prodotta, le richieste di integrazione, il provvedimento finale, l'eventuale ricorso amministrativo stanno tutti nello stesso fascicolo, ed e' cio' che consente a un funzionario diverso da quello che ha istruito la pratica di ricostruirla per intero.
  • Il manuale di gestione e' il documento con cui l'amministrazione descrive il proprio sistema di gestione documentale e ne definisce le regole operative: chi puo' protocollare, come si classifica, come si formano i fascicoli, quali documenti sono esclusi dalla registrazione, come si gestisce l'emergenza. Non e' un adempimento formale: e' la norma interna che rende verificabile il comportamento dell'ente, ed e' il presupposto perche' i processi documentali siano dimostrabili a posteriori.

Un chiarimento che vale punti: non tutti i documenti che entrano in un ufficio si protocollano. Ne sono esclusi, tipicamente, i documenti che per loro natura hanno gia' una registrazione propria in altri sistemi o che sono privi di rilevanza per il procedimento - gazzette, notiziari, materiale pubblicitario, e in generale gli atti gia' registrati in registri particolari dell'ente. Il criterio da tenere non e' l'elenco a memoria ma la ratio: si protocolla cio' la cui data di arrivo o di partenza puo' produrre effetti giuridici, non cio' che semplicemente transita.

Dove si collega il protocollo al resto del sistema

Vale la pena chiudere legando questo capitolo ai due che lo circondano, perche' i quiz talvolta costruiscono i distrattori proprio scambiando gli istituti. Il protocollo attesta che e quando un documento e' entrato o uscito; la firma attesta chi ne assume il contenuto; la PEC attesta il trasporto del messaggio fra due caselle; la conservazione garantisce che tutto questo resti autentico e leggibile nel tempo. Sono quattro funzioni distinte e complementari, e nessuna sostituisce l'altra. Un documento protocollato ma non firmato e' registrato, non sottoscritto. Un documento inviato via PEC ma non protocollato ha una prova di consegna, non una registrazione dell'ente. Un documento protocollato e firmato ma non conservato a norma e' oggi perfetto e fra vent'anni forse illeggibile.

Esempio svolto. Quesito: "Una domanda di indennita' di disoccupazione perviene via PEC il 30 giugno alle 23.50 e viene registrata a protocollo il 1 luglio alle 8.30. Quale data rileva per la tempestivita' rispetto a un termine scadente il 30 giugno?" Le opzioni tipiche sono: (a) il 1 luglio, data di protocollazione; (b) il 30 giugno, data della ricevuta di avvenuta consegna; (c) la data in cui il funzionario apre il messaggio; (d) nessuna, la PEC non fa data certa.

Il ragionamento: la PEC certifica la consegna con ricevuta, e la consegna si perfeziona con il deposito nella casella indipendentemente dalla lettura. Il documento e' quindi pervenuto all'amministrazione il 30 giugno; la registrazione a protocollo del giorno successivo e' un'operazione interna dell'ente, che non puo' ritardare a danno dell'istante un effetto gia' prodottosi. Risposta: (b). L'opzione (a) attrae chi identifica meccanicamente "arrivo" con "protocollazione" - e' l'errore concettuale piu' comune in materia; l'opzione (c) e' esclusa dalla regola per cui la lettura e' irrilevante; l'opzione (d) contraddice la funzione stessa della PEC. Da ricordare come principio generale: il protocollo documenta l'arrivo, non lo determina.

Hardware e software

Lo studio comprende anche il funzionamento del computer: distinguere componenti fisiche, programmi, memoria e archiviazione permette di capire le operazioni eseguite ogni giorno.

Un calcolatore e' l'insieme di una parte fisica, l'hardware, e di una parte immateriale fatta di istruzioni, il software. Il cuore dell'hardware e' la CPU (Central Processing Unit), il processore: e' l'unita' che esegue le istruzioni, composta idealmente da un'unita' di controllo, che decide cosa fare e in che ordine, e da un'unita' aritmetico-logica, che esegue calcoli e confronti. La sua velocita' si misura in cicli al secondo (gigahertz), ma il numero di core, cioe' di unita' di elaborazione indipendenti dentro lo stesso processore, conta oggi quanto la frequenza: quattro core a frequenza media eseguono piu' lavoro simultaneo di un core singolo molto veloce.

La memoria va distinta con precisione, perche' i quiz insistono sulla differenza fra memoria di lavoro e memoria di archiviazione.

  • RAM (Random Access Memory): e' la memoria di lavoro, dove il sistema carica i programmi e i dati in uso. E' volatile, cioe' si azzera quando manca l'alimentazione, ed e' leggibile e scrivibile. Se il documento non era stato salvato, un blackout lo fa perdere proprio perche' esisteva solo in RAM.
  • ROM (Read Only Memory): memoria di sola lettura, non volatile, scritta in fase di produzione; contiene le istruzioni di avvio della macchina. Il contenuto resta anche a computer spento, ed e' cio' che permette all'elaboratore di sapere cosa fare nell'istante in cui viene acceso, quando nessun sistema operativo e' ancora caricato.
  • Memorie di massa: sono i supporti non volatili che archiviano i dati in modo permanente, la sede dei file quando il computer e' spento. Il disco rigido meccanico (HDD) memorizza i dati su piatti magnetici rotanti letti da una testina mobile: offre grandi capacita' a basso costo, ma e' relativamente lento e sensibile agli urti proprio perche' contiene parti in movimento. L'unita' a stato solido (SSD) usa invece memoria elettronica di tipo flash, senza alcuna parte meccanica: e' molto piu' veloce e resistente, ed e' ormai lo standard nei computer da ufficio. Chiavette USB e schede di memoria impiegano la stessa tecnologia flash in formato portatile, adatte al trasporto di file piu' che all'archiviazione stabile. I supporti ottici (CD, DVD, Blu-ray) sono dischi letti da un laser, oggi in declino e usati soprattutto per la distribuzione di contenuti o come archivio di lungo periodo.
  • Memoria cache: piccola e velocissima, interna o vicinissima alla CPU, conserva i dati usati piu' di frequente per evitare accessi lenti alla RAM. E' un cuscinetto fra la velocita' del processore e quella, molto inferiore, della memoria principale.

La coppia RAM/ROM e' quella su cui si costruiscono i distrattori piu' efficaci, e la ragione e' la somiglianza dei nomi: chi risponde di fretta ricorda che una delle due e' volatile ma non quale. Il modo piu' solido di fissarla non e' la sigla ma la funzione: la RAM e' il tavolo di lavoro, si svuota quando si esce dall'ufficio; la ROM e' l'istruzione incisa nella macchina, resta anche a corrente staccata perche' serve proprio per ripartire da zero.

Le periferiche sono i dispositivi collegati all'unita' centrale. Si classificano in base alla direzione del flusso di dati, e il criterio va fissato bene perche' e' cio' che consente di classificare correttamente anche una periferica mai vista: il punto di riferimento e' sempre l'unita' centrale, non l'utente. Un dispositivo e' di input se porta dati verso l'unita' centrale (tastiera, mouse, scanner, microfono, lettore di smart card: tutti trasformano un'azione o un oggetto del mondo esterno in dati); e' di output se porta informazioni fuori dall'unita' centrale rendendole percepibili (monitor, stampante, altoparlanti); e' di input/output se fa entrambe le cose (uno schermo touch mostra e riceve tocchi, un modem trasmette e riceve, un disco esterno viene sia letto sia scritto).

Applicando il criterio si risolvono anche i casi dubbi, che sono esattamente quelli che i quiz propongono quando vogliono alzare la difficolta' di una domanda per il resto banale: una webcam e' input perche' i dati entrano; un proiettore e' output; una stampante multifunzione, che stampa e scansiona, e' input/output; il lettore di smart card con cui si appone una firma digitale e' input, perche' porta al calcolatore il certificato letto dalla carta. L'errore tipico nasce dal ragionare dal punto di vista dell'utente invece che della macchina: la stampante "riceve" un comando dall'utente e sembra dunque input, ma rispetto all'unita' centrale i dati escono, ed e' output.

Le unita' di misura si fondano sul bit, la cifra binaria che vale 0 o 1. Otto bit formano un byte, sufficiente a rappresentare un carattere. Da li' si sale con kilobyte, megabyte, gigabyte e terabyte. Il fattore di conversione merita attenzione, perche' e' oggetto di domanda diretta: nella misura binaria propria dell'informatica un kilobyte equivale a 1.024 byte (2 elevato alla decima), e cosi' ogni gradino successivo vale 1.024 volte il precedente; nel linguaggio commerciale si arrotonda a mille, ma il quiz che chiede "quanti byte compongono un kilobyte" attende di regola la risposta 1.024. Se fra le opzioni compaiono sia 1.000 sia 1.024, la risposta attesa e' la seconda: e' la convenzione informatica, mentre la prima e' quella commerciale usata dai produttori di dischi.

Sistema operativo e applicazioni

Il software si divide in software di base e software applicativo. Il sistema operativo (Windows, Linux, macOS) e' il software di base: gestisce la memoria, i processi, i file, le periferiche e fornisce l'interfaccia con l'utente; senza di esso i programmi applicativi non possono girare, perche' non avrebbero chi assegna loro memoria e accesso al disco. Il software applicativo e' quello che svolge il lavoro dell'utente: videoscrittura, fogli di calcolo, browser, applicativi gestionali con cui si istruiscono le pratiche. Un driver e' il programma che permette al sistema operativo di dialogare con una specifica periferica: e' la ragione per cui una stampante nuova puo' non funzionare finche' non si installa il software del produttore, e per cui un lettore di smart card non riconosciuto blocca la firma dei provvedimenti anche se il dispositivo e' fisicamente collegato.

La shell e' l'interfaccia attraverso cui l'utente impartisce comandi e avvia operazioni: puo' essere testuale, come un interprete di comandi, oppure grafica. Non coincide con il kernel, il nucleo che gestisce le risorse del sistema. Gli aggiornamenti di sicurezza correggono vulnerabilita': vanno installati tempestivamente anche sul sistema operativo. Aggiornare soltanto le applicazioni o usare un antivirus non sostituisce le correzioni del sistema. Le patch vanno installate tempestivamente usando il servizio o il canale ufficiale indicato dal produttore.

File firmati e cartelle

La gestione di file e cartelle segue una struttura ad albero: un'unita' contiene cartelle, che contengono altre cartelle e file. Il percorso (path) e' la sequenza che individua univocamente un file all'interno di quell'albero. L'estensione, cioe' la parte del nome dopo il punto, indica il formato: .docx per la videoscrittura, .xlsx per i fogli di calcolo, .pdf, .xml per i flussi strutturati come UniEmens, e .p7m per i file firmati digitalmente nel formato CAdES, che incapsula il documento e la firma in un unico involucro. Normalmente il software propone il nome originale seguito dall'estensione .p7m: per esempio, Prova.docx firmato in CAdES viene salvato come Prova.docx.p7m, salvo rinomina da parte dell'utente. Si tratta di una convenzione di denominazione: il nome proposto puo' essere modificato. Quest'ultima estensione merita di essere ricordata: un file .p7m non si apre con il normale lettore PDF ma con un software di verifica della firma.

Due distinzioni utili chiudono il capitolo. Copiare un file lo duplica lasciando l'originale, spostare lo trasferisce eliminandolo dall'origine; un collegamento non e' il file ma solo un rimando ad esso, quindi cancellare il collegamento non cancella il documento, mentre spostare il documento rende il collegamento inutilizzabile - e' l'origine di una quantita' di segnalazioni di "file sparito" che sono in realta' collegamenti orfani. La compressione (formati ZIP, 7z) riduce lo spazio occupato e permette di riunire piu' file in un unico archivio: utilissima per allegare piu' documenti a una PEC, che ha limiti di dimensione del messaggio, come accade quando si trasmette la documentazione a corredo di una pratica previdenziale.

File, estensioni e compatibilita'

Il nome identifica un file; l'estensione suggerisce il formato e l'applicazione associata. .doc e' il formato storico dei documenti Word, .docx quello predefinito nelle versioni moderne, salvo una diversa scelta di salvataggio. .exe identifica un file di programma eseguibile in Windows: aprirlo puo' avviare istruzioni, anziche' mostrare un documento. Rinominare l'estensione non converte il contenuto.

Un documento si salva su una memoria di massa, come disco rigido, SSD o pen drive, oppure su un servizio remoto. Il supporto non determina il programma necessario: un file Word su pen drive deve essere interpretato da Word o da un software compatibile con quel formato. La compatibilita' puo' essere parziale per impaginazioni o funzioni particolari. Non e' quindi indispensabile lo stesso programma che ha creato il file, ma occorre un programma capace di leggerne il formato.

Per collocare i formati nel tempo: Word 97-2003 usa normalmente .doc; .docx diventa il formato predefinito con Office 2007. Excel puo' aprire le cartelle storiche .xls in modalita' compatibilita': aprire non significa convertirle automaticamente in .xlsx. Per cambiare formato occorre scegliere la conversione o un formato diverso in Salva con nome. Il formato moderno .xlsm puo' conservare macro VBA; anche il vecchio .xls puo' contenerle, e la loro esecuzione dipende dalle impostazioni di sicurezza.

PDF/A e' una famiglia di profili standardizzati del PDF destinati alla conservazione nel lungo periodo. Non e' una firma digitale e l'estensione resta normalmente .pdf. PDF/R esiste come formato standardizzato per documenti con immagini raster: non va confuso con PDF/A. PDF/A riguarda il formato del file e non sostituisce il processo e il sistema di conservazione digitale, che richiedono attivita' organizzative e tecniche specifiche.

Nomi dei file in Windows

Nelle normali convenzioni Windows non si usano nei nomi i caratteri < > : " / \ | ? *, riservati ad altri scopi. Il punto e' ammesso, per esempio in relazione.final.docx, e separa normalmente nome ed estensione. Non si termina il nome con un punto o uno spazio nell'interfaccia ordinaria; esistono inoltre nomi riservati come CON e NUL. Dire che il punto e' sempre vietato e' quindi errato.

Occorre distinguere il nome base dal nome completo: Relazione.docx e Relazione.pdf possono coesistere nella stessa cartella perche' le estensioni sono diverse e quindi i nomi completi non coincidono. Avere dimensioni o contenuti diversi, da solo, non permette invece di conservare due file con lo stesso identificatore completo nella stessa cartella. Nelle normali impostazioni Windows maiuscole e minuscole non distinguono i nomi; NTFS puo' essere configurato per singole directory in modo sensibile alle maiuscole, ma questa non e' l'impostazione predefinita.

Database relazionali: tabelle, record e attributi

Un DBMS e' il software che gestisce una base di dati. Nel modello relazionale i dati sono organizzati in tabelle: ciascuna colonna rappresenta un attributo e ciascuna riga un record, o tupla. Lo schema della tabella stabilisce nomi e tipi delle colonne.

La tabella Pratiche con colonne Numero, Richiedente e Stato ha tre attributi per ogni riga. Le righe possono contenere valori diversi e, ove consentito, valori NULL: cio' non elimina la colonna dalla struttura del record. I record della stessa tabella condividono dunque lo stesso numero di attributi; non si puo' estendere questa affermazione a tabelle diverse del database. Una tabella Uffici puo' avere quattro colonne. La chiave primaria identifica univocamente la riga; una chiave esterna puo' collegare una pratica all'ufficio competente.

Il dominio di un attributo e' l'insieme dei valori ammessi per quell'attributo, descritto dal tipo e dalle eventuali restrizioni: per esempio, un campo Stato puo' ammettere soltanto Aperta, Sospesa o Chiusa. Il dominio non e' una riga o una tabella. Un vincolo di unicita' fra righe e' distinto dal controllo che il singolo valore appartenga al dominio.

Codice sorgente, selezione e astrazione

Il codice sorgente e' l'insieme delle istruzioni scritte in un linguaggio di programmazione. Il processore esegue istruzioni macchina: un compilatore puo' tradurre il sorgente prima dell'esecuzione; un interprete o un ambiente di esecuzione puo' valutarlo e tradurlo durante l'esecuzione, anche passando per un codice intermedio. Non ogni programma richiede quindi un file eseguibile prodotto anticipatamente con una compilazione separata.

La selezione if...else sceglie fra due rami in base a una condizione. In pseudocodice: if (A+B > C) stampa D; else stampa E;. Se e' noto che A+B e' diverso da C, il ramo else corrisponde al caso A+B minore di C; senza questa premessa includerebbe anche l'uguaglianza. Una ripetizione, come un ciclo, ha uno scopo diverso: eseguire istruzioni piu' volte.

L'astrazione rappresenta gli aspetti essenziali di un oggetto o problema, lasciando da parte dettagli non utili allo scopo. Un modello Pratica puo' esporre numero e stato senza mostrare come siano memorizzati sul disco. Non significa passare necessariamente dal concetto generale a uno specifico: quella formulazione non definisce l'astrazione.

Un'istruzione switch seleziona una sezione in base al valore di un'espressione. Il comando break, usato per uscire dallo switch, porta il controllo all'istruzione successiva allo switch e non termina l'intero programma. In C e C++ evita la prosecuzione nei case successivi; C# non consente il passaggio automatico fra sezioni non vuote e richiede un'uscita valida dalla sezione.

Reti e Internet

Una rete e' un insieme di dispositivi collegati per scambiare dati. Si classificano anzitutto per estensione: la LAN (Local Area Network) copre un'area circoscritta, come un ufficio o una sede; la MAN copre un'area metropolitana; la WAN (Wide Area Network) collega sedi geograficamente distanti fra loro. Internet e' la rete mondiale che interconnette reti diverse, ed e' quindi una rete di reti. La intranet e' invece una rete interna a un'organizzazione, che usa le stesse tecnologie di Internet ma e' accessibile solo dall'interno: la rete documentale che collega una direzione provinciale ai propri applicativi ne e' un esempio. La extranet estende in modo controllato l'accesso alla intranet a soggetti esterni selezionati, come partner o fornitori, che vedono una porzione definita delle risorse interne - e' il modello concettuale dei canali riservati a intermediari e patronati, che accedono a una parte circoscritta dei servizi. La VPN (Virtual Private Network) crea un canale cifrato attraverso Internet che permette a un dipendente in lavoro agile di collegarsi alla rete dell'ufficio come se fosse fisicamente presente: il traffico viaggia su rete pubblica ma e' incomprensibile a chi lo intercetti.

Comunicazione e TCP/IP

TCP e' un protocollo orientato alla connessione: prima dello scambio dei dati viene stabilita una connessione logica fra le estremita'. Fornisce un flusso di byte affidabile e ordinato; se la comunicazione fallisce, non puo' garantire una consegna a ogni costo.

I protocolli sono le regole comuni che rendono possibile la comunicazione fra macchine diverse. La famiglia TCP/IP e' lo standard di Internet e si regge su una divisione di compiti che vale la pena capire, perche' e' proprio la ripartizione dei ruoli l'oggetto della domanda: il protocollo IP si occupa dell'indirizzamento e dell'instradamento dei pacchetti, cioe' di far arrivare i dati alla macchina giusta scegliendo il percorso; il protocollo TCP si occupa dell'affidabilita', spezzando i dati in pacchetti, numerandoli, verificando che arrivino tutti e riordinandoli, richiedendo il rinvio di quelli persi. In sintesi: IP si occupa dell'instradamento; TCP offre un flusso affidabile e ordinato, ma un guasto puo' impedire di completare la comunicazione. Un indirizzo IP identifica un dispositivo in rete; il DNS e' il sistema che traduce i nomi comprensibili all'uomo negli indirizzi numerici corrispondenti, ed e' la ragione per cui si digita il nome di un sito invece di una sequenza di cifre.

Al di sopra di TCP/IP lavorano i protocolli applicativi, ciascuno dedicato a un compito. HTTP trasferisce le pagine web fra il server che le ospita e il browser che le mostra, funzionando a domanda e risposta: il browser chiede una risorsa, il server la restituisce. HTTPS fa la stessa cosa ma incapsula il traffico in un canale cifrato tramite TLS, cosi' che chi intercetta la comunicazione non possa ne' leggerla ne' alterarla, e allo stesso tempo consente di verificare l'identita' del sito attraverso un certificato. Il lucchetto nel browser segnala HTTPS: e' il minimo indispensabile per qualunque servizio in cui si inseriscono credenziali o si consultano dati previdenziali e reddituali.

L'apertura ordinaria di una connessione TCP usa il three-way handshake: SYN, SYN/ACK e ACK. E' la procedura per stabilire la connessione, non per chiuderla o individuare un indirizzo MAC. UDP e' invece un protocollo di trasporto senza connessione e non offre le garanzie di consegna e ordinamento di TCP; non si distingue da TCP per una velocita' sempre maggiore o minore.

Nel modello TCP/IP, TCP e UDP appartengono al livello di trasporto, IP al livello Internet. SMTP, usato per trasferire messaggi di posta, e' un protocollo del livello applicativo, come HTTP e FTP. Ethernet e ARP non sono protocolli applicativi: riguardano il collegamento di rete e la risoluzione degli indirizzi sul collegamento.

Trasferimento file e protocolli di posta

FTP e' invece il protocollo dedicato al trasferimento di interi file fra un computer e un server remoto, con operazioni di caricamento e scaricamento e navigazione fra cartelle: nasce per spostare file, non per visualizzare documenti, ed e' oggi considerato insicuro nella versione originaria perche' trasmette le credenziali in chiaro. Nella posta elettronica i compiti sono divisi: SMTP e' il protocollo dell'invio, quello che consegna il messaggio dal programma del mittente al server e poi da server a server fino a quello del destinatario; POP3 e IMAP governano invece la lettura da parte del destinatario, con una differenza che i quiz sfruttano: POP3 tipicamente scarica i messaggi sul dispositivo rimuovendoli dal server, mentre IMAP li mantiene sul server e li sincronizza fra piu' dispositivi, motivo per cui con IMAP un messaggio letto dal telefono risulta letto anche dal computer. Una domanda puo' chiedere quale protocollo si usi per inviare: la risposta e' SMTP, e il distrattore che propone POP3 o IMAP conta sul fatto che siano i nomi piu' familiari a chi ha configurato una casella di posta.

Occorre distinguere gli strumenti e i dati della navigazione web. Il browser (Edge, Chrome, Firefox, Safari) e' il programma che richiede e visualizza le pagine web; va tenuto distinto dal motore di ricerca (Google, Bing), che e' invece un servizio, cioe' un sito che indicizza il web e risponde alle interrogazioni: "con quale programma si naviga?" ha per risposta il browser, non Google. L'URL e' l'indirizzo completo di una risorsa: contiene il protocollo (https), il nome del sito e il percorso della pagina. I cookie sono piccoli file di testo che il sito deposita sul dispositivo dell'utente per riconoscerlo alle visite successive o ricordarne le scelte: non sono programmi e non possono "infettare" il computer, ma hanno rilievo per la riservatezza, ed e' per questo che i siti ne chiedono l'accettazione. Il distrattore che li descrive come "piccoli programmi che possono contenere virus" e' molto attraente perche' unisce due nozioni corrette per conto proprio, ed e' sbagliato: un cookie e' un dato, non codice eseguibile. La cronologia e i preferiti sono invece archivi locali del browser: la prima registra le pagine visitate, i secondi conservano gli indirizzi scelti dall'utente per ritrovarli rapidamente.

Il cloud computing e' l'erogazione di risorse informatiche (potenza di calcolo, spazio di archiviazione, applicazioni) come servizio via rete, pagato in base all'uso, invece che tramite macchine di proprieta'. Si articola in tre modelli, distinti da quanto si delega al fornitore: IaaS, in cui si acquista infrastruttura grezza come server e spazio disco e si resta responsabili di tutto cio' che vi si installa sopra; PaaS, in cui si acquista una piattaforma gia' pronta su cui sviluppare applicazioni, senza occuparsi del sistema sottostante; SaaS, in cui si usa direttamente un'applicazione pronta via browser, come una casella di posta online, senza installare nulla. Il criterio per non confonderli e' uno solo e conviene tenerlo al posto delle sigle: quanto piu' si sale da IaaS a SaaS, tanto piu' si delega al fornitore e tanto meno si controlla.

Per le amministrazioni il ricorso al cloud e' incoraggiato, ma non e' libero: i servizi cloud destinati alla PA devono essere qualificati, cioe' sottoposti a una verifica dei requisiti di sicurezza e affidabilita' secondo il regime nazionale che fa capo oggi all'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). La logica del sistema e' proporzionale: i dati trattati dalle amministrazioni sono classificati per criticita', e quanto piu' un dato e' critico per le funzioni dello Stato, tanto piu' stringenti sono i requisiti richiesti al servizio che lo ospita, fino a vincoli sulla localizzazione delle infrastrutture. Un'amministrazione non puo' quindi caricare i propri archivi su un servizio cloud qualsiasi solo perche' e' comodo o economico - considerazione tutt'altro che astratta per un ente che custodisce le posizioni contributive e i dati sanitari di decine di milioni di persone.

Le impostazioni di privacy del browser permettono di bloccare cookie, anche per singoli siti; il sito non deve autorizzare il blocco, ma alcune sue funzioni possono smettere di funzionare. La cache conserva invece copie di risorse per evitare di scaricarle ogni volta. Svuotarla puo' liberare spazio o risolvere problemi di caricamento, ma non e' una misura generale per eliminare malware o velocizzare il PC: al primo accesso successivo il sito puo' caricarsi piu' lentamente.

Reti e Internet
ProtocolloCompito
HTTPTrasferisce le pagine web fra server e browser, a domanda e risposta
HTTPSCome HTTP, ma in canale cifrato con TLS e con verifica dell identità del sito tramite certificato
FTPTrasferimento di interi file da e verso un server remoto; nella versione originaria trasmette le credenziali in chiaro
SMTPInvio del messaggio di posta, dal mittente al server e da server a server
POP3Lettura da parte del destinatario: scarica i messaggi; la cancellazione dal server e' distinta e dipende dai comandi e dalle impostazioni del client
IMAPLettura da parte del destinatario: mantiene i messaggi sul server e li sincronizza fra più dispositivi

HTML e collegamenti senza cavo

HTML, HyperText Markup Language, e' il linguaggio di marcatura che descrive la struttura e il significato dei contenuti di una pagina web: titoli, paragrafi, collegamenti, tabelle. Il browser interpreta questa struttura per presentare la pagina. HTML non e' il protocollo di trasporto HTTP e non e' un programma di navigazione. CSS descrive la presentazione grafica e JavaScript puo' aggiungere comportamenti programmati.

Bluetooth permette comunicazioni radio senza cavo fra dispositivi compatibili, per esempio computer e tastiera o cuffie. Non richiede di per se' un collegamento a Internet. Una connessione Ethernet cablata usa invece un cavo; USB indica un'altra interfaccia e non e' sinonimo di Bluetooth.

Posta elettronica e messaggi eliminati

Outlook e' un'applicazione per gestire posta elettronica, oltre a calendario e contatti. Un client di posta invia, riceve e organizza messaggi; una webmail consente operazioni analoghe attraverso il browser. Word e' invece orientato ai documenti di testo, Excel ai fogli di calcolo.

Con la cancellazione ordinaria, un messaggio ricevuto viene normalmente spostato in Posta eliminata o Cestino e puo' essere ripristinato. Svuotare la cartella o usare una cancellazione definitiva e' un'operazione diversa. Il comportamento preciso e la possibilita' di recupero dipendono dal servizio, dal client e dalle politiche di conservazione: non si deve presumere che ogni messaggio eliminato resti recuperabile senza limiti.

In Outlook, Rispondi prepara una risposta al mittente; Rispondi a tutti comprende anche gli altri destinatari visibili nei campi A e CC. Non significa rendere pubblico il messaggio. Prima dell'invio occorre controllare l'elenco dei destinatari e limitare la risposta a chi ne ha effettivamente bisogno.

Sicurezza informatica e protezione dei dati

La sicurezza informatica persegue tre obiettivi, che conviene ricordare insieme: la riservatezza (solo chi e' autorizzato accede al dato), l'integrita' (il dato non e' alterato indebitamente) e la disponibilita' (il dato e' accessibile quando serve a chi ne ha diritto). Sono obiettivi in tensione fra loro: una misura che aumenta la riservatezza tende a ridurre la disponibilita', ed e' il motivo per cui le procedure di sicurezza sono sempre un compromesso ragionato e non un massimo assoluto. La disponibilita' e' spesso la dimenticata delle tre, ed e' quella su cui si costruisce il distrattore che elenca solo riservatezza e integrita': in un ente che eroga prestazioni economiche a scadenza fissa, l'indisponibilita' di un sistema non e' un disagio ma un danno diretto a chi attende un pagamento.

Il termine malware indica genericamente qualsiasi software malevolo, ed e' l'insieme di cui virus, worm e gli altri sono specie. Il rapporto genere-specie e' importante per distinguere domande come "quale dei seguenti NON e' un malware" oppure trattano "virus" come sinonimo di malware: virus e' una specie, malware e' il genere. Il virus si attacca a un file ospite e si diffonde quando quel file viene eseguito: ha bisogno di un'azione dell'utente. Il worm invece si replica autonomamente sulla rete senza bisogno di un ospite ne' di un clic, ed e' per questo che si propaga con enorme rapidita' all'interno di una rete di ufficio. Il trojan si presenta come un programma utile e nasconde funzioni dannose, sfruttando la fiducia dell'utente che lo installa volontariamente. Lo spyware raccoglie di nascosto informazioni sull'utente; il keylogger, sua specie particolarmente insidiosa, registra i tasti premuti e cattura cosi' anche le password che non compaiono mai a schermo.

Il ransomware merita un discorso a parte: cifra i file della vittima e chiede un riscatto per la chiave di decifratura. E' la minaccia piu' temuta dalle amministrazioni perche' non ruba dati soltanto, ma blocca l'operativita' di interi uffici - e in un ente previdenziale il blocco si traduce immediatamente in prestazioni non liquidate e termini non rispettati. La difesa realmente efficace non e' l'antivirus, che puo' non riconoscere una variante nuova, ma il backup tenuto separato dalla rete: se esiste una copia recente e irraggiungibile dal malware, il ripristino rende il ricatto privo di oggetto. Questo e' un punto in cui il quiz premia chi ha capito e non chi ha memorizzato: alla domanda su quale sia la difesa piu' efficace contro il ransomware, l'antivirus e' il distrattore piu' scelto proprio perche' e' la risposta di senso comune.

Il phishing e' una truffa di ingegneria sociale, cioe' che colpisce la persona invece del sistema: un messaggio che imita un mittente autorevole (una banca, l'INPS) induce la vittima a cliccare un link e a inserire credenziali o dati della carta su un sito clone, graficamente identico all'originale. I segnali tipici sono l'urgenza artificiale ("la sua indennita' sara' sospesa entro 24 ore se non aggiorna i dati"), gli errori di lingua e di punteggiatura, l'indirizzo del mittente che solo somiglia a quello vero, e soprattutto il link che, passandoci sopra il puntatore senza cliccare, rivela un dominio estraneo. Le campagne che sfruttano il nome dell'Istituto sono ricorrenti e ruotano quasi sempre attorno alla promessa di un pagamento da sbloccare - un arretrato di pensione, un bonus, un rimborso - perche' la leva emotiva del denaro atteso e' la piu' efficace.

Variante importante: lo spear phishing e' mirato su una persona specifica e costruito con informazioni reali su di lei - il nome del suo dirigente, una pratica su cui sta lavorando - e per questo e' molto piu' credibile e piu' pericoloso nel contesto d'ufficio. La regola operativa da tenere ferma e' che le amministrazioni non chiedono mai credenziali o coordinate bancarie via email, e che nessuna prestazione si sblocca cliccando un link ricevuto per posta: chi deve modificare le proprie coordinate di accredito lo fa accedendo autonomamente al portale, mai seguendo un collegamento ricevuto.

Passando agli strumenti di difesa, la distinzione fondamentale e' fra due dispositivi che il linguaggio comune tende a sovrapporre. L'antivirus individua e neutralizza il codice malevolo, sia riconoscendo firme di minacce note sia analizzando comportamenti sospetti: serve a poco se non e' costantemente aggiornato, perche' le minacce nuove non sono ancora nel suo archivio. Il firewall ha una funzione diversa: filtra il traffico di rete in entrata e in uscita secondo regole, decidendo quali connessioni ammettere e quali bloccare. Confondere i due e' l'errore piu' diffuso, e si evita con una formula semplice: l'antivirus guarda i file, il firewall guarda le connessioni.

Il backup e' la copia di sicurezza, e si presenta in tre modalita' che vanno tenute distinte per comprenderne le conseguenze in fase di ripristino. Il backup completo copia tutto ogni volta: massimo spazio occupato, ripristino immediato perche' basta l'ultima copia. Il backup incrementale copia solo cio' che e' cambiato dall'ultimo backup di qualsiasi tipo, occupando pochissimo spazio ma richiedendo per il ripristino l'intera catena: se manca un anello, il ripristino fallisce. Il backup differenziale copia tutto cio' che e' cambiato dall'ultimo backup completo, occupando piu' spazio dell'incrementale ma richiedendo per il ripristino solo il completo piu' l'ultimo differenziale.

Esempio svolto sulla domanda tipica. Quesito: "Un ufficio esegue un backup completo la domenica e backup differenziali ogni sera. Un guasto si verifica il giovedi' mattina. Quali copie servono per il ripristino?" Opzioni: (a) il completo della domenica e tutti i differenziali da lunedi' a mercoledi'; (b) il completo della domenica e il solo differenziale di mercoledi' sera; (c) i soli differenziali; (d) il solo completo. Il ragionamento: essendo differenziale, ogni copia contiene tutto cio' che e' cambiato dall'ultimo completo, quindi quella di mercoledi' include gia' le variazioni di lunedi' e martedi'. Risposta: (b). L'opzione (a) e' la risposta corretta se le copie fossero incrementali, ed e' il distrattore piu' insidioso perche' non e' assurda: e' giusta per l'altro schema. E' il tipico caso in cui il quiz non verifica se si conoscono i nomi, ma se si e' capito il meccanismo.

Va infine tenuta almeno una copia in luogo fisicamente diverso dall'originale: un incendio o un furto che colpisca la stanza in cui stanno insieme dati e copia le porta via entrambe.

La gestione delle password segue poche regole solide, che valgono piu' di molti tecnicismi: la lunghezza conta piu' della complessita' dei caratteri, servono password diverse per servizi diversi, non va mai riutilizzata su altri siti quella della casella di posta (perche' chi controlla la posta puo' reimpostare tutte le altre), non si condivide con i colleghi e non si scrive su un foglietto sotto la tastiera. L'autenticazione a due fattori aggiunge alla password qualcosa che si possiede (un codice temporaneo su app o smartphone) o qualcosa che si e' (un'impronta): anche se la password viene rubata, l'accesso resta bloccato perche' manca il secondo elemento. I fattori di autenticazione si classificano appunto in conoscenza (qualcosa che si sa), possesso (qualcosa che si ha) e inerenza (qualcosa che si e'), e l'autenticazione si dice a piu' fattori solo quando combina categorie diverse: due password restano un fattore solo, per quanto lunghe siano. E' il collegamento con quanto visto su SPID: il secondo livello e' a due fattori proprio perche' unisce conoscenza (la password) e possesso (il codice temporaneo sul telefono).

Informatica forense

L'informatica forense applica metodi di raccolta, esame, analisi e documentazione dei dati digitali per ricostruire eventi e ottenere elementi utili a un'indagine. Puo' riguardare dispositivi, file, registri di sistema e traffico di rete. Un esempio e' ricostruire accessi e modifiche dopo una sottrazione di dati.

L'obiettivo non e' soltanto recuperare un file cancellato: bisogna preservare l'integrita' degli elementi acquisiti e documentare operazioni e passaggi di custodia, cosi' da rendere valutabili e ripetibili le conclusioni. Copie di lavoro e impronte crittografiche aiutano a controllare che il materiale non sia stato alterato. La risposta a un incidente mira anche a ripristinare il servizio; l'analisi forense si concentra sulle tracce e sulla loro interpretazione. Le attivita' devono rispettare le autorizzazioni e le regole applicabili.

GDPR e protezione dei dati personali

Se la sicurezza informatica protegge il sistema, la protezione dei dati personali protegge la persona a cui i dati si riferiscono: sono piani distinti che si sovrappongono solo in parte. Il Regolamento UE 2016/679, noto come GDPR, disciplina il trattamento dei dati personali; in Italia si applica insieme al Codice in materia di protezione dei dati personali come modificato dal d.lgs. 101/2018.

Il dato personale e' qualsiasi informazione riferita a una persona fisica identificata o identificabile: nome, codice fiscale, indirizzo, posizione contributiva, importo della pensione, e anche informazioni che di per se' non nominano nessuno ma consentono di risalire alla persona, come un indirizzo IP. Il trattamento e' qualunque operazione compiuta su di essi, dalla raccolta alla consultazione, dalla comunicazione alla cancellazione: anche solo leggere un dato e' un trattamento, ed e' la ragione per cui l'accesso non necessario alla posizione di un assicurato costituisce di per se' un illecito, indipendentemente da cosa si faccia dell'informazione. Un punto da distinguere: le persone giuridiche non sono tutelate dal GDPR, quindi i dati di una societa' in quanto tale non sono dati personali, mentre lo sono quelli delle persone fisiche che vi lavorano - distinzione operativamente rilevante nella gestione delle posizioni aziendali, dove i dati dell'impresa e quelli dei suoi dipendenti convivono nello stesso fascicolo con regimi diversi.

Merita una riga la categoria dei dati particolari, quelli che rivelano fra l'altro lo stato di salute, per i quali il regolamento prevede una tutela rafforzata e un divieto generale di trattamento salvo specifiche condizioni. Il rilievo per l'Istituto e' immediato: l'istruttoria di una prestazione di invalidita' o di un'indennita' di malattia poggia su documentazione sanitaria, ed e' l'area in cui gli obblighi di riservatezza e di minimizzazione sono piu' stringenti.

I ruoli vanno tenuti distinti perche' i quiz li scambiano volentieri. Il titolare del trattamento e' chi determina le finalita' e i mezzi del trattamento: e' l'INPS quando tratta i dati degli assicurati e dei pensionati, ed e' il soggetto su cui grava la responsabilita' principale. Il responsabile del trattamento e' invece il soggetto, tipicamente esterno, che tratta i dati per conto del titolare sulla base di un contratto o altro atto giuridico che ne definisce i limiti: un fornitore di servizi informatici che gestisce un applicativo per conto dell'ente. L'interessato e' la persona fisica cui i dati si riferiscono, quindi l'assicurato o il pensionato.

Il DPO, responsabile della protezione dei dati, e' una figura di controllo e consulenza che vigila sul rispetto della normativa, coopera con l'autorita' e funge da punto di contatto: la sua designazione e' richiesta in particolare quando il trattamento e' effettuato da un'autorita' pubblica o da un organismo pubblico, e le amministrazioni ne sono percio' dotate. Il punto da fissare e' che il DPO non decide i trattamenti: sorveglia il rispetto delle regole, informa e consiglia, ma non e' l'organo cui il Regolamento imputa la responsabilita' della conformita', che resta in capo al titolare. Vigila, non risponde in prima persona della correttezza delle scelte altrui. Confondere DPO e titolare e' un errore concettuale, e un possibile distrattore lo descrive come "il soggetto responsabile della conformita' dei trattamenti dell'ente": suona plausibile perche' il nome italiano contiene la parola "responsabile", ma inverte esattamente il rapporto.

I principi che governano ogni trattamento sono un blocco da conoscere per intero, e ciascuno ha un contenuto operativo preciso. La liceita' impone che ogni trattamento poggi su una base giuridica prevista dalla norma: senza di essa il trattamento e' vietato, per quanto ragionevole possa sembrare. La correttezza esige che i dati non siano trattati con modalita' ingannevoli o occulte rispetto alle aspettative dell'interessato. La trasparenza impone che la persona sappia, in linguaggio comprensibile, chi tratta i suoi dati, per quale scopo e per quanto tempo: e' cio' cui serve l'informativa.

La limitazione della finalita' vieta di riusare per scopi incompatibili dati raccolti per uno scopo determinato: dati acquisiti per l'istruttoria di una domanda di prestazione non possono essere impiegati per una finalita' estranea a quella per cui la legge li ha resi disponibili. La minimizzazione impone di raccogliere solo i dati necessari allo scopo: chiedere in un modulo informazioni che non servono alla pratica viola il principio, anche se nessuno ne fa un uso improprio - ed e' un vincolo di progettazione, non solo di comportamento, per chi disegna un servizio o un modulo di domanda.

L'esattezza obbliga a mantenere i dati corretti e aggiornati e, soprattutto, a rettificarli senza ritardo quando risultano errati: nel contesto previdenziale e' il principio che fonda l'obbligo di correggere una posizione contributiva errata appena l'errore emerge, perche' un estratto conto inesatto produce a cascata una prestazione calcolata male e, spesso, un indebito da recuperare anni dopo a danno di chi non ha alcuna colpa. La limitazione della conservazione impone di non tenere i dati oltre il tempo necessario alle finalita' per cui furono raccolti, salvo i termini imposti da altre norme - inciso importante nel settore previdenziale, dove altre norme impongono conservazioni lunghissime, come si e' visto parlando di conservazione digitale.

L'integrita' e riservatezza richiede misure tecniche e organizzative adeguate contro accessi non autorizzati, perdite e alterazioni: e' il ponte fra il GDPR e la sicurezza informatica trattata sopra. Infine la responsabilizzazione, spesso citata con il termine inglese accountability, per cui il titolare deve non solo rispettare le regole ma essere in grado di dimostrarlo con documentazione, registri e misure adeguate: e' il principio che ha spostato il sistema dall'adempimento formale alla prova sostanziale, ed e' quello che i quiz citano quando chiedono che cosa abbia di nuovo il GDPR rispetto alla disciplina precedente.

Un chiarimento che vale molti punti riguarda la base giuridica nel settore pubblico: per le pubbliche amministrazioni essa non e' quasi mai il consenso, bensi' l'adempimento di un obbligo legale o l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri. L'INPS non chiede al pensionato il permesso di trattare i suoi dati contributivi: li tratta perche' la legge glielo impone, e chiedere un consenso che poi non potrebbe essere revocato senza conseguenze sarebbe anzi fuorviante. Il distrattore che indica il consenso come base giuridica ordinaria dei trattamenti pubblici e' fuorviante, perche' il consenso e' la nozione che il pubblico associa istintivamente alla privacy; la regola e' l'opposta.

All'interessato spettano comunque diritti, e conviene capire cosa fa ciascuno perche' i quiz li propongono come distrattori l'uno dell'altro. Il diritto di accesso permette di sapere se un titolare tratta dati che riguardano la persona e di ottenerne copia insieme alle informazioni essenziali sul trattamento. La rettifica consente di far correggere i dati inesatti o di integrare quelli incompleti.

La cancellazione - il cosiddetto diritto all'oblio - consente di ottenere l'eliminazione dei dati, ma non e' assoluta: non opera quando il trattamento e' necessario per adempiere un obbligo legale o per l'esercizio di pubblici poteri. E' per questo che un assicurato non puo' farsi "cancellare" dagli archivi della posizione contributiva: quei dati sono trattati in forza di legge e servono a determinare i suoi stessi diritti pensionistici. L'esempio e' utile anche a smontare l'idea, diffusa, che il diritto all'oblio sia un potere generale di far sparire i propri dati da qualunque archivio.

La limitazione del trattamento e' una sorta di congelamento: i dati restano conservati ma il titolare non puo' usarli, se non in casi ristretti; e' la misura tipica del periodo intermedio in cui, per esempio, l'interessato ha contestato l'esattezza dei dati e la verifica e' in corso. L'opposizione e' cosa diversa: l'interessato chiede la cessazione di un trattamento in se' legittimo per motivi connessi alla sua situazione particolare, e il titolare deve interrompere salvo che dimostri motivi legittimi prevalenti o che il trattamento serva in giudizio. La coppia da non confondere e' proprio questa: la limitazione sospende l'uso dei dati conservandoli, l'opposizione chiede di smettere di trattarli.

Infine la portabilita' consente di ricevere i propri dati in un formato strutturato e di trasferirli a un altro titolare, ma riguarda solo i casi in cui il trattamento si fondi sul consenso o su un contratto e sia effettuato con mezzi automatizzati: nei trattamenti pubblici fondati sulla legge, di regola, non si applica. Anche qui il distrattore e' facile da riconoscere una volta noto il criterio: qualunque opzione che riconosca la portabilita' a un trattamento previdenziale obbligatorio e' sbagliata.

In caso di violazione dei dati personali, il cosiddetto data breach - che comprende non solo la sottrazione ma anche la perdita accidentale, la distruzione e la divulgazione non autorizzata - , il titolare deve notificarla all'autorita' di controllo senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui ne e' venuto a conoscenza, salvo che sia improbabile un rischio per i diritti e le liberta' degli interessati. Se il rischio e' elevato, deve inoltre informare gli interessati stessi: sono due obblighi distinti, con presupposti diversi, e un quesito potrebbe metterli in alternativa forzata, come se notificare all'autorita' esonerasse dall'informare le persone o viceversa. La formula corretta e' cumulativa: notifica all'autorita' come regola, piu' comunicazione agli interessati quando il rischio e' elevato. L'autorita' di controllo italiana e' il Garante per la protezione dei dati personali. Da fissare anche il momento da cui decorrono le 72 ore: non l'evento, ma la conoscenza dell'evento da parte del titolare.

Office automation

Scorciatoie, appunti e Annulla

Una scorciatoia o combinazione di tasti esegue dalla tastiera un comando che si potrebbe richiamare anche da un menu. In Windows e nelle applicazioni che adottano queste convenzioni, Ctrl+C copia la selezione negli appunti, Ctrl+X la taglia e Ctrl+V incolla il contenuto degli appunti nella posizione di destinazione. Incollare non significa copiare nuovamente cio' che in quel momento e' selezionato: se si copia una frase e si sposta il cursore, Ctrl+V inserisce quella frase nel nuovo punto. L'esito dipende anche dal tipo di oggetto e dall'applicazione.

Annulla, normalmente Ctrl+Z, torna indietro rispetto a un'operazione annullabile: per esempio, in Word consente di recuperare un paragrafo appena cancellato. Nelle interfacce storiche il comando si trovava nel menu Modifica; nelle versioni recenti e' disponibile anche sulla barra di accesso rapido. Non ogni azione e' annullabile.

Con la configurazione abituale del mouse, il clic sinistro seleziona e il doppio clic sinistro apre un elemento; il clic destro mostra il menu contestuale. Non esiste un comando generale di Windows assegnato al doppio clic destro: il comportamento puo' dipendere dal programma e dalle impostazioni. I pulsanti primario e secondario possono essere scambiati, percio' le convenzioni vanno lette nel contesto indicato.

Elaborazione testi

Un programma di videoscrittura come Word serve a produrre documenti formattati. La formattazione del carattere agisce su tipo, dimensione, grassetto, corsivo, sottolineato e colore; la formattazione del paragrafo agisce su allineamento, rientri, interlinea e spaziatura prima e dopo. Distinguere le due e' utile perche' molte funzioni si applicano all'una o all'altra: la giustificazione del testo, per esempio, e' proprieta' del paragrafo, non del carattere, e non ha senso applicarla a una singola parola. E' anche il criterio con cui si risolvono le domande che chiedono di classificare un'operazione: se l'effetto riguarda l'intero blocco di testo fino all'a capo, e' formattazione di paragrafo.

Gli stili sono insiemi predefiniti di formattazione applicabili con un clic. Il loro vantaggio non e' la comodita' immediata ma la coerenza e la manutenibilita': se si usa lo stile "Titolo 1" per tutte le intestazioni di una circolare, modificando lo stile si aggiornano tutte insieme, e diventa possibile generare automaticamente un sommario, che il programma costruisce proprio leggendo gli stili di titolo. Una domanda puo' chiedere appunto su cosa si basi il sommario automatico: la risposta e' sugli stili di titolo, non sulla dimensione del carattere ne' sulla numerazione manuale, che sono i due distrattori standard.

Le tabelle organizzano informazioni in righe e colonne e permettono unione e divisione di celle, ripetizione automatica della riga di intestazione sulle pagine successive, ordinamento del contenuto. Intestazione e pie' di pagina contengono elementi che si ripetono su ogni pagina, come il logo dell'ufficio o la numerazione automatica: inserire il numero di pagina a mano su un documento lungo e' l'errore che quella funzione esiste per evitare.

Stampa unione

La stampa unione e' la funzione da conoscere davvero, perche' e' il tipico strumento del lavoro amministrativo. Serve a produrre molti documenti personalizzati partendo da due elementi: un documento principale, che contiene il testo fisso e i campi unione, cioe' segnaposto come nome, indirizzo o importo, e un'origine dati, cioe' un elenco strutturato di destinatari, tipicamente un foglio di calcolo o una tabella in cui ogni riga e' un destinatario e ogni colonna un'informazione. L'unione genera una copia del documento per ogni record dell'origine dati, sostituendo i segnaposto con i valori di quella riga.

Esempio concreto e verosimile: una comunicazione ai titolari di una prestazione residenti in una certa provincia, identica nel corpo ma con dati anagrafici e importo diversi in ciascuna lettera; senza stampa unione occorrerebbe riscrivere o modificare a mano centinaia di documenti, con il rischio di introdurre errori - e in materia di comunicazioni sugli importi un errore materiale non e' un refuso, e' una comunicazione sbagliata a una persona. Si puo' inoltre filtrare l'origine dati per produrre solo alcune lettere - per esempio i soli importi superiori a una soglia - e l'esito puo' essere stampato, salvato in un unico file o inviato per posta elettronica. La domanda tipica chiede quali siano gli elementi indispensabili della stampa unione: documento principale e origine dati, due e non uno.

Per la stampa unione di Word, un foglio Excel e' un'origine dati comune, ma non l'unica: si possono usare anche dati di Access o una tabella strutturata in un documento Word. Il documento principale contiene il testo fisso e i campi; la sorgente contiene i record. Una presentazione PowerPoint non e' una normale origine dati supportata per questa operazione.

Word: pagina, tabelle e struttura

Word e' un elaboratore di testi: e' adatto, per esempio, a preparare una guida impaginata da stampare in formato A5. Le dimensioni del foglio si impostano nelle opzioni di layout della pagina; non coincidono con la dimensione del carattere. Per inserire una tabella nelle versioni con barra multifunzione si usa Inserisci > Tabella, scegliendo righe e colonne. La tabella fa parte del documento e non trasforma Word in un foglio di calcolo.

Allineare a destra significa disporre il testo rispetto al margine destro ed e' una proprieta' del paragrafo. Uno stile di paragrafo raccoglie impostazioni riutilizzabili: modificandolo si aggiornano i paragrafi ai quali e' applicato, tenendo conto di eventuali formattazioni dirette sovrapposte. Gli stili Titolo 1, Titolo 2 e successivi attribuiscono livelli alla struttura; il sommario automatico usa tali titoli o i livelli configurati nelle sue opzioni. Rendere una frase grande e in grassetto, da solo, non equivale ad attribuirle un livello di struttura.

L'indice analitico elenca termini o argomenti del documento con i numeri delle pagine in cui compaiono; si costruisce contrassegnando le voci da indicizzare. E' diverso dal sommario, che segue titoli e sezioni, e dal glossario, che raccoglie definizioni.

Foglio di calcolo

Un foglio elettronico e' una griglia di celle individuate dall'incrocio fra una colonna, indicata da lettere, e una riga, indicata da numeri: la cella C5 sta nella colonna C, riga 5. Una formula inizia sempre con il segno di uguale, che e' cio' che dice al programma di calcolare invece di trattare il contenuto come testo; una funzione e' una formula predefinita richiamata per nome con i suoi argomenti fra parentesi.

Un concetto importante e' quello dei riferimenti. Un riferimento relativo come A1 si adatta quando la formula viene copiata: trascinandola verso il basso diventa A2, A3 e cosi' via, perche' il programma memorizza non la cella ma la sua posizione rispetto alla formula. Un riferimento assoluto come $A$1 resta fisso, perche' il simbolo del dollaro blocca colonna e riga. Un riferimento misto blocca solo una delle due componenti: $A1 tiene fissa la colonna e lascia scorrere la riga, A$1 fa l'opposto.

Esempio pratico e tipico dell'ufficio: si deve calcolare la trattenuta da applicare a un elenco di importi lordi, con l'aliquota scritta una sola volta nella cella E1. La formula sara' del tipo uguale a B2 moltiplicato per $E$1, cosi' che copiandola verso il basso l'importo cambi riga per riga ma l'aliquota resti agganciata a E1. Senza il dollaro, alla seconda riga la formula cercherebbe l'aliquota in E2, che e' vuota, e restituirebbe zero senza segnalare alcun errore: e' proprio la silenziosita' di questo sbaglio a renderlo pericoloso, perche' il foglio appare perfettamente funzionante e i totali sono semplicemente falsi. Un esercizio su questo punto puo' essere formulato come "quale formula puo' essere copiata verso il basso senza errore": si risolve individuando quale grandezza deve scorrere e quale deve restare ferma, e mettendo i dollari solo sulla seconda.

Le funzioni essenziali per il lavoro amministrativo sono poche e vale la pena conoscerne bene il comportamento nei casi limite, perche' e' li' che si annidano le domande: oltre a sapere che cosa fa SOMMA, occorre capire che cosa succede se nell'intervallo c'e' del testo o una cella vuota.

  • SOMMA: addiziona i valori di un intervallo, per esempio quello che va da B2 a B50, ignorando le celle che contengono testo invece di dare errore. E' il motivo per cui un importo digitato con un carattere sbagliato viene silenziosamente escluso dal totale: il foglio non avverte, semplicemente somma un numero in meno.
  • MEDIA: calcola la media aritmetica dei valori numerici di un intervallo. Le celle vuote non entrano nel conteggio, mentre gli zeri si': la media di una colonna in cui le pratiche non ancora definite sono state indicate con uno zero e' diversa da quella in cui sono state lasciate in bianco, ed e' una differenza che incide sui risultati. La distinzione fra "vuoto" e "zero" e' il cuore della domanda.
  • SE: valuta una condizione e restituisce un valore se e' vera e un altro se e' falsa. E' la funzione logica di base: si puo' impostare che, se l'importo dell'indebito supera una certa soglia, compaia la parola "rateizzabile", altrimenti "unica soluzione". Piu' funzioni SE possono essere annidate una dentro l'altra per gestire piu' di due casi, con l'avvertenza che la funzione interna prende il posto di uno dei due risultati di quella esterna - ed e' proprio da qui che nasce il quesito che chiede quanti esiti distinti possa produrre una certa struttura annidata.
  • CONTA.SE: conta quante celle di un intervallo soddisfano un criterio, per esempio quante domande risultano "definite". Va distinta da CONTA.NUMERI, che conta le sole celle contenenti numeri, e da CONTA.VALORI, che conta tutte le celle non vuote a prescindere dal tipo di contenuto. La differenza fra le ultime due e' un possibile distrattore della famiglia, perche' i nomi si somigliano: numeri conta solo i numeri, valori conta tutto cio' che non e' vuoto. La versione che somma invece di contare, sempre sotto condizione, e' SOMMA.SE: serve per esempio a totalizzare gli importi delle sole prestazioni di un certo tipo.
  • CERCA.VERT: cerca un valore nella prima colonna di una tabella e restituisce il contenuto di una colonna successiva sulla stessa riga. Serve, per esempio, a recuperare il nominativo di un assicurato partendo dal codice fiscale, evitando di incrociare a mano due elenchi. Tre attenzioni operative: il valore cercato deve trovarsi nella prima colonna dell'intervallo indicato, non in una qualsiasi; l'indice della colonna da restituire si conta a partire da quella prima colonna dell'intervallo, non dall'inizio del foglio; l'ultimo argomento va impostato su corrispondenza esatta, perche' altrimenti la funzione cerca la corrispondenza approssimata e, su dati non ordinati, restituisce risultati sbagliati senza segnalare alcun errore. Se il valore cercato non esiste, il risultato e' un errore del tipo "non disponibile", che va gestito e non ignorato.

Un esempio svolto mostra come interpretare CERCA.VERT. Quesito: "In un foglio la colonna A contiene il codice fiscale, la colonna B il cognome, la colonna C la sede competente. Si vuole ottenere la sede a partire dal codice fiscale usando CERCA.VERT sull'intervallo da A1 a C500. Quale indice di colonna va indicato?" Opzioni: (a) 1; (b) 2; (c) 3; (d) l'indice non serve.

Il ragionamento: l'indice si conta a partire dalla prima colonna dell'intervallo, che qui e' A. Dunque A vale 1, B vale 2, C vale 3. La sede sta in C, quindi l'indice e' 3 e la risposta e' (c). Il distrattore (b) e' costruito per chi conta le colonne dopo quella di ricerca, ragionando "e' la seconda colonna che leggo oltre al codice": e' un errore di conteggio. Il distrattore piu' insidioso, nelle varianti di questo quesito, e' quello in cui l'intervallo non parte da A ma per esempio da B: in quel caso l'indice va ricalcolato rispetto a B, e chi conta dall'inizio del foglio sbaglia. La regola operativa da portare all'esame e' una sola: l'indice si conta sempre dall'intervallo, mai dal foglio.

I grafici traducono i dati in forma visiva e vanno scelti in base a cio' che si vuole mostrare: l'istogramma o il grafico a barre confrontano grandezze fra categorie diverse, il grafico a linee mostra un andamento nel tempo, il grafico a torta rappresenta la composizione di un totale e per questo ha senso solo se le parti sommano al cento per cento - usarlo per confrontare grandezze indipendenti e' un errore concettuale, ed e' esattamente il caso che il quesito propone come opzione plausibile.

L'ordinamento riorganizza le righe secondo una o piu' colonne, in modo crescente o decrescente; occorre selezionare l'intera area dati e non la sola colonna su cui si ordina, perche' altrimenti quella colonna si riordina da sola e le righe si disallineano, corrompendo irrimediabilmente l'archivio - un elenco in cui gli importi finiscono accanto ai nominativi sbagliati e' danneggiato in modo non sempre reversibile. Il filtro, al contrario, non elimina e non sposta nulla: nasconde temporaneamente le righe che non soddisfano il criterio, permettendo di vedere per esempio le sole pratiche di una certa sede, e togliendolo tutto ricompare. La coppia ordinamento/filtro e' chiesta proprio su questa differenza: uno riorganizza permanentemente, l'altro nasconde temporaneamente.

La tabella pivot riepiloga grandi quantita' di dati aggregandoli dinamicamente per categoria, ed e' lo strumento naturale per rispondere a domande del tipo "quante domande di disoccupazione sono state definite per ciascuna sede e per ciascun mese", che con le sole funzioni richiederebbe decine di formule. Nel controllo dell'andamento di un servizio non serve a calcolare qualcosa che le funzioni non sappiano fare, serve a farlo senza costruire e mantenere a mano un impianto di formule fragile.

Cartella di lavoro, fogli e apertura dei file

Il file Excel e' una cartella di lavoro (workbook), che contiene uno o piu' fogli di lavoro (worksheet), raggiungibili dalle relative linguette. Una cartella di lavoro non e' una cartella del sistema operativo. Nel file Pratiche.xlsx si possono avere i fogli Gennaio e Febbraio: salvando il file si salvano entrambi.

File > Nuovo crea una cartella vuota o una cartella basata su un modello; File > Apri carica una cartella esistente. Excel puo' mantenere aperte piu' cartelle: nella finestra di selezione file di Windows si possono selezionare piu' nomi, per esempio con Ctrl, e scegliere Apri. Si puo' anche aprire ogni file successivamente. Aprire due file non li fonde in uno.

Valori, formato e cancellazione delle celle

In una cella vanno distinti il contenuto (un valore o una formula), il tipo di dato e il formato con cui viene visualizzato. Numero, Valuta, Percentuale e Data rappresentano i valori in modi diversi: il valore 0,25, mostrato come percentuale, appare 25%. Cambiare il formato numerico normalmente non modifica il valore usato dai calcoli. Il formato Testo e un numero memorizzato come testo richiedono attenzione: assegnare semplicemente il formato Numero non converte necessariamente i testi gia' inseriti.

Scegliere e controllare il formato appropriato aiuta a interpretare i dati, ma non rende automaticamente corretta una formula. Per esempio, un codice con zeri iniziali puo' dover restare testo; un importo da sommare deve essere riconosciuto come numero. Due celle visivamente simili possono avere contenuti diversi: la barra della formula aiuta a controllarli.

Quando una cella e' selezionata, fuori dalla modifica del suo testo, CANC cancella dati e formule, conservando la cella e la sua formattazione. Cancellare il contenuto e' diverso da eliminare le celle, che puo' spostare quelle circostanti, e da cancellare soltanto i formati. Per esempio, dopo CANC una cella con sfondo giallo resta gialla ma vuota.

Il formato numerico predefinito delle celle e' Generale. Excel puo' riconoscere alcuni dati e applicare automaticamente un formato, per esempio quando si inserisce una data. Nell'allineamento di Formato celle, Testo a capo distribuisce il contenuto su piu' righe in base alla larghezza della cella senza eliminare celle o aggiungere colonne; per mostrarlo interamente puo' essere necessario adattare l'altezza della riga.

Riempimento: colore oppure inserimento di dati

Il colore di riempimento e' lo sfondo della cella, selezionabile dal comando con il secchiello nel gruppo Carattere della scheda Home. Cambiarlo rende la cella del colore scelto, senza modificare il suo valore. E' distinto dal colore del carattere, che riguarda lettere e cifre, e dai bordi.

Il riempimento automatico riguarda invece il contenuto: trascinando il quadratino nell'angolo della selezione si possono copiare valori e formule o proseguire serie, secondo i dati iniziali e le opzioni scelte. Con due celle contenenti 1 e 2, si puo' estendere la sequenza; copiando una formula si adattano i riferimenti relativi. Il contesto permette quindi di distinguere il riempimento grafico da quello dei dati.

Per usare il riempimento automatico con il mouse, il puntatore va sul piccolo quadratino nell'angolo in basso a destra della cella o dell'intervallo selezionato; da li' si trascina verso le celle da riempire. Trascinare il centro della cella o un bordo non equivale a usare il quadratino di riempimento.

Formattazione condizionale

La formattazione condizionale di Excel applica un formato quando una regola e' soddisfatta. Si seleziona l'intervallo e si usa Home > Formattazione condizionale per definire criterio e aspetto. Per esempio, sugli importi di D2:D20 si puo' scegliere uno sfondo rosso per i valori maggiori di 1000. Se un importo scende sotto la soglia, il formato legato a quella regola cambia automaticamente.

La regola puo' usare valori, duplicati o formule; puo' visualizzare colori, barre dati o icone. Non modifica di per se' i dati, non elimina righe e non calcola un nuovo importo. Il colore applicato manualmente resta una scelta grafica; quello condizionale dipende dalla valutazione della regola. Qui la funzione e' descritta nel contesto delle celle di un foglio di calcolo Excel. La formattazione condizionale non e' esclusiva di Excel: anche Outlook, per esempio, offre regole di formattazione condizionale per evidenziare messaggi. Per distinguere le funzioni occorre quindi considerare il programma e gli elementi a cui viene applicata la regola.

Formule, intervalli e argomenti

Una formula di Excel comincia con =. Le coordinate individuano le celle: G3:G6 e' l'intervallo continuo che comprende G3, G4, G5 e G6, estremi inclusi, quindi quattro celle. =SOMMA(G3:G6) somma quel blocco. Nella sintassi italiana qui utilizzata, il punto e virgola separa argomenti distinti: =SOMMA(B1;B346) somma soltanto B1 e B346, mentre =SOMMA(B1:B346) include tutte le celle fra le due.

La funzione SOMMA ignora il testo nelle celle referenziate: se C1:C3 contiene 8, una parola e 5, =SOMMA(C1:C3) restituisce 13. Questo non significa che qualunque formula ignori il testo: l'operatore + e gli argomenti testuali scritti direttamente in una funzione hanno regole diverse. E' necessario leggere esattamente formula e riferimenti.

=SE(D2>100;"Verificare";"Regolare") restituisce uno dei due testi in base al confronto. SE esegue un test condizionale che puo' riguardare sia valori sia formule: il confronto puo' usare il contenuto di una cella oppure il risultato di un'altra formula, come in =SE(SOMMA(B2:B5)>1000;"Oltre";"Entro"). =CONTA.SE(C2:C15;"Definita") conta le celle corrispondenti al criterio, senza sommare importi: per contare le multe relative a un certo articolo si applica il criterio alla colonna che contiene l'articolo. Per sommare gli importi corrispondenti serve invece SOMMA.SE.

Divisione per zero e SE.ERRORE

=A1/0 genera #DIV/0!: nessun valore del numeratore rende lecita la divisione per zero. Anche dividere per una cella vuota puo' produrre questo errore. Non si ottiene zero ne' un numero infinito da utilizzare nei calcoli.

=SE.ERRORE(A1/B1;"Controllare il divisore") restituisce il quoziente se il calcolo riesce; se la prima espressione produce un errore, restituisce il secondo argomento. SE.ERRORE gestisce anche altri errori, non soltanto #DIV/0!. Non corregge i dati originari: sostituire un errore con una stringa vuota puo' nascondere un problema che resta da risolvere.

Approfondimento: macro VBA e riferimenti relativi

Una macro puo' automatizzare operazioni mediante istruzioni VBA. Questo approfondimento spiega una nozione incontrata negli esercizi e non la presenta come requisito espressamente indicato dal bando PECS. Selection rappresenta l'oggetto selezionato; quando la selezione e' un intervallo di celle, si puo' usare la proprieta' Offset(righe, colonne) dell'oggetto Range.

Se e' selezionata C5, Selection.Offset(1, 2) restituisce il riferimento a E6: una riga in basso e due colonne a destra. Numeri negativi spostano il riferimento in alto o a sinistra; zero lascia invariata quella coordinata. Offset da solo restituisce un intervallo, non sposta la selezione: aggiungere .Select seleziona l'intervallo restituito. Se sono selezionate piu' celle, viene traslato l'intero intervallo. Se Selection e' un altro oggetto, per esempio un grafico, non si puo' presumere che esponga la stessa proprieta'.

Presentazioni

Un programma di presentazione come PowerPoint costruisce sequenze di diapositive. Il layout definisce la disposizione dei segnaposto all'interno di una singola diapositiva; lo schema diapositiva e' invece il modello che governa l'aspetto comune di tutte, ed e' il posto giusto in cui inserire un logo o un piede che devono comparire ovunque, evitando di ripeterli a mano su ogni slide e di doverli correggere uno per uno. E' lo stesso principio degli stili nella videoscrittura: si definisce una volta cio' che vale per tutti.

La transizione e' l'effetto che accompagna il passaggio da una diapositiva all'altra; l'animazione riguarda invece la comparsa, l'uscita o il movimento dei singoli oggetti dentro una diapositiva. La distinzione fra le due si ricorda cosi': la transizione riguarda le diapositive fra loro, l'animazione riguarda gli elementi dentro una diapositiva. Le note del relatore non compaiono in proiezione al pubblico e servono a chi parla, eventualmente visualizzate sul solo monitor del relatore. La visualizzazione sequenza diapositive mostra tutte le slide in miniatura ed e' la modalita' con cui si riordina rapidamente una presentazione trascinandole.

Definizione

Riferimento assoluto — È il riferimento di cella scritto con il simbolo del dollaro davanti a colonna e riga, che resta fisso quando la formula viene copiata, a differenza del riferimento relativo che si adatta alla nuova posizione.

Word: comandi, schede e funzioni

Questo capitolo mette in ordine i comandi di Microsoft Word che i quiz chiedono piu' spesso: dove si trovano nella barra multifunzione, quali tasti li attivano e che cosa fanno davvero. Il riferimento e' Word di Microsoft 365, con le scelte rapide come le elenca la documentazione italiana di Microsoft. Le versioni storiche organizzavano i comandi in menu (Modifica, Visualizza, Inserisci, Formato...): la documentazione Microsoft ricorda che i vecchi tasti ALT+lettera di quei menu funzionano ancora in parte. Quando un quiz parla di "menu Formato" o "menu Modifica" descrive quell'interfaccia storica; il comando attuale sta in una scheda della barra multifunzione e il suo percorso puo' differire da quello delle versioni precedenti.

La barra multifunzione: schede e tasti di scelta

I comandi sono raggruppati in schede (File, Home, Inserisci, Progettazione, Layout, Riferimenti, Lettere, Revisione, Visualizza); ogni scheda e' divisa in gruppi (per esempio, nella scheda Home il gruppo Carattere contiene Colore carattere). Premendo ALT compaiono i suggerimenti dei tasti di scelta: ALT+H apre Home, ALT+N Inserisci, ALT+G Progettazione, ALT+P Layout, ALT+S Riferimenti, ALT+M Lettere, ALT+R Revisione, ALT+W Visualizza, ALT+F il menu File, ALT+Q il campo Cerca (o "Dimmi"). CTRL+F1 riduce o espande la barra multifunzione.

SchedaA che cosa serve (secondo Microsoft)
FileVisualizzazione Backstage: nuovo, apri, salva, salva con nome, stampa, informazioni sul documento, opzioni
Homecomuni comandi di formattazione, stili di paragrafo, strumento Trova; qui c'e' anche il gruppo Appunti con Copia formato
Inseriscitabelle, immagini, forme, intestazioni, caselle di testo, simboli, WordArt, oggetti
Progettazionetemi, colori ed effetti, per esempio i bordi della pagina
Layoutmargini di pagina, orientamento, rientri e spaziatura; qui si trova anche la Sillabazione
Riferimentisommari, note a pie' di pagina, tabelle di citazioni
Letterestampa unione, buste ed etichette
Revisionecontrollo ortografico, lingue di modifica, revisioni, commenti, protezione
Visualizzavisualizzazioni del documento (modalita' di lettura, struttura...), zoom, gestione di piu' finestre

Attenzione alle sovrapposizioni: la Sillabazione sta nella scheda Layout (non in Revisione o Home); i margini si cambiano da Layout; il sommario da Riferimenti; l'interruzione di pagina e le caselle di testo dalla scheda Inserisci; il Thesaurus e l'ortografia da Revisione; la modalita' di lettura e lo zoom da Visualizza.

Scelte rapide da tastiera: il quadro d'insieme

Le combinazioni piu' richieste, come le riporta la pagina italiana di Microsoft "Scelte rapide da tastiera in Word":

OperazioneTasti
Nuovo documentoCTRL+N
Aprire un documentoCTRL+F12
Salvare il documentoCTRL+B (vedi le trappole in fondo)
Annulla l'ultima azioneCTRL+Z
Ripete l'azione precedente (o la ripristina dopo un annullamento)CTRL+Y (oppure F4: ripete l'ultimo comando)
Taglia / Copia / IncollaCTRL+X / CTRL+C / CTRL+V
Incolla solo il testoCTRL+MAIUSC+V
Seleziona tutto il contenutoCTRL+A
GrassettoCTRL+G
CorsivoCTRL+I
SottolineatoCTRL+S
Centra / Giustifica / Allinea a sinistra / Allinea a destraCTRL+E / CTRL+F / CTRL+T / CTRL+R
Finestra CarattereCTRL+D oppure CTRL+MAIUSC+F
StampaCTRL+P
Interruzione di riga (senza chiudere il paragrafo)MAIUSC+INVIO
Interruzione di paginaCTRL+INVIO
Interruzione di colonnaCTRL+MAIUSC+INVIO
Rimuovere la formattazione manuale del carattereCTRL+BARRA SPAZIATRICE
Rimuovere la formattazione di paragrafoCTRL+H
Guida di WordF1
Ortografia e grammatica (riquadro Editor)F7
ThesaurusMAIUSC+F7
Chiudere Word / chiudere il documento correnteALT+F4 / CTRL+F4

Ricorda i nomi italiani: G come Grassetto, S come Sottolineato, I come Corsivo (Italico), T come allinea a sinistra, R a destra, E centra, F giustifica. L'icona del grassetto nella scheda Home e' la lettera G, quella del corsivo la C e quella della sottolineatura la S. Grassetto e corsivo possono coesistere sulla stessa parola: sono formati di carattere indipendenti, e nulla impedisce di sommarli.

Muoversi e selezionare con la tastiera

  • HOME: cursore all'inizio della riga corrente. FINE: cursore alla fine della riga corrente.
  • CTRL+HOME: inizio del documento. CTRL+FINE: fine del documento.
  • CTRL+freccia SINISTRA/DESTRA: una parola a sinistra o a destra. CTRL+freccia SU/GIU': un paragrafo sopra o sotto.
  • CTRL+PGGIU': inizio della pagina successiva. CTRL+PGSU: inizio della pagina precedente. PGSU e PGGIU' da soli scorrono di una schermata.
  • Per spostarsi sulla riga precedente o successiva si usano le frecce (direzione).
  • MAIUSC + tasti di direzione estende la selezione (e' la tecnica per selezionare porzioni contigue di testo con la tastiera). MAIUSC+HOME seleziona fino all'inizio della riga, MAIUSC+FINE fino alla fine; CTRL+MAIUSC+freccia SINISTRA/DESTRA seleziona una parola alla volta.
  • CTRL+A: seleziona tutto. F8: avvia la selezione estesa; premuto piu' volte espande la selezione a parola, frase, paragrafo, sezione, documento; MAIUSC+F8 la riduce; ESC la interrompe.
  • CTRL+CANC elimina la parola a destra del punto di inserimento; CTRL+BACKSPACE la parola a sinistra.
  • Per spostare del testo, prima va selezionato: poi si taglia e incolla (CTRL+X, CTRL+V) oppure si usa F2, si porta il cursore nella destinazione e si preme INVIO.

Il tasto INVIO inizia un nuovo paragrafo (nuovo capoverso, anche in una cella di tabella); per andare a capo senza chiudere il paragrafo serve MAIUSC+INVIO. Per questo il segno di paragrafo compare a ogni INVIO e non a ogni "a capo" di riga forzato.

Formattazione del carattere

La formattazione del carattere riguarda l'aspetto delle singole lettere: tipo di carattere (font), dimensione, grassetto, corsivo, sottolineato, colore, effetti. I comandi principali sono nella scheda Home, gruppo Carattere; la finestra completa si apre con CTRL+D (o con il pulsante di avvio finestra del gruppo). Il font e' l'insieme coerente di lettere, numeri e simboli di un certo disegno tipografico.

  • Doppia sottolineatura: CTRL+MAIUSC+D. Sottolineatura solo delle parole, non degli spazi: CTRL+P.
  • Apice (per esempio per scrivere un'elevazione a potenza, come x al quadrato): CTRL+MAIUSC+segno piu'. Pedice: CTRL+MAIUSC+segno meno.
  • Maiuscoletto: CTRL+MAIUSC+K. E' un effetto del carattere e si trova nella finestra Carattere.
  • Testo nascosto: CTRL+Q.
  • Tutte maiuscole: CTRL+MAIUSC+A. MAIUSC+F3 cambia il testo selezionato tra maiuscole, minuscole e iniziali maiuscole.
  • Aumentare/ridurre la dimensione: CTRL+MAIUSC+> e CTRL+MAIUSC+<; di un solo punto con CTRL+] e CTRL+ALT+<.
  • Coppie di effetti combinabili: poiche' sono formati indipendenti, si possono assegnare insieme a una stessa parola, per esempio apice e doppia sottolineatura.
  • Evidenziatore: il comando "Colore evidenziatore testo" della scheda Home mette in risalto la parola con un colore di sfondo diverso, come un evidenziatore sulla carta; non cambia il colore delle lettere (quello e' "Colore carattere").

Per cancellare tutta la formattazione si usa il comando "Cancella formattazione" della scheda Home (l'icona con la lettera A e una gomma), mentre CTRL+BARRA SPAZIATRICE toglie solo la formattazione manuale del carattere e CTRL+H quella del paragrafo.

Copia formato

Il comando Copia formato (scheda Home, gruppo Appunti) replica la formattazione (colore, stile e dimensione del carattere, bordi) da una selezione a un'altra. Si seleziona l'elemento di partenza, si fa clic su Copia formato e si "dipinge" l'elemento di arrivo con il puntatore a pennello. Con un doppio clic sul pulsante la formattazione si puo' applicare a piu' selezioni senza dover tornare ogni volta sul comando; ESC termina la modalita'. Da tastiera: CTRL+ALT+C copia il formato, CTRL+ALT+V lo incolla (in questo caso il cursore non cambia aspetto). Funziona anche con la formattazione di un paragrafo.

Formattazione del paragrafo: allineamento, rientri, interlinea

La formattazione del paragrafo riguarda l'intero capoverso: allineamento, rientri, interlinea, spaziatura prima e dopo. Si trova nella scheda Home, gruppo Paragrafo (finestra completa con il pulsante di avvio finestra, scheda "Rientri e spaziatura"); rientri e spaziatura sono anche nella scheda Layout.

Allineamento orizzontale: a sinistra, centrato, a destra, giustificato (quattro tipi). Il testo giustificato e' allineato in modo uniforme sia al margine sinistro sia al destro; nel quiz "allineare il testo con i margini sinistro e destro" la risposta e' Giustifica. Il "centro della pagina" in senso orizzontale e' l'allineamento centrato (CTRL+E).

Rientro: e' la distanza tra il margine della pagina e il testo del paragrafo. Il rientro puo' essere sinistro, destro, della prima riga o sporgente. Si imposta dalla finestra Paragrafo. CTRL+K imposta un rientro, CTRL+MAIUSC+M lo rimuove, CTRL+W crea un rientro sporgente.

Interlinea: lo spazio verticale tra una riga e l'altra. Il pulsante "Interlinea e spaziatura paragrafo" della scheda Home propone i valori numerici di interlinea (1,0, 1,15, 1,5, 2,0...) e le opzioni della finestra Paragrafo.

Scorciatoie: CTRL+1 interlinea singola, CTRL+5 interlinea 1,5, CTRL+2 interlinea doppia.

Stili

Uno stile e' un insieme di formati salvato con un nome e applicabile in un colpo solo. La raccolta Stili e' nella scheda Home. Per creare uno stile nuovo si formatta del testo, poi nella raccolta Stili si sceglie "Crea uno stile", si da' un nome e si conferma. Per cambiarne uno esistente si fa clic destro sullo stile nella raccolta e si sceglie Modifica (oppure si modifica un testo gia' formattato con quello stile e si aggiorna lo stile alla selezione). Per far comparire lo stile in tutti i documenti futuri, nella finestra Modifica stile si sceglie l'opzione "Nuovi documenti basati su questo modello". Scelte rapide: CTRL+MAIUSC+N stile Normale; ALT+1, ALT+2, ALT+3 gli stili Titolo 1, 2, 3; CTRL+ALT+MAIUSC+S il riquadro Stili; CTRL+L il riquadro Applica stili.

Gli stili Titolo sono la base del sommario automatico e della visualizzazione Struttura.

Elenchi puntati e numerati

I comandi Elenco puntato ed Elenco numerato stanno nella scheda Home, gruppo Paragrafo. CTRL+MAIUSC+L aggiunge un elenco puntato. Il punto elenco e' modificabile: si seleziona l'elenco, si apre la freccia accanto al pulsante Elenco puntato, si sceglie "Definisci nuovo punto elenco" e si usa Simbolo o Immagine: cosi' si puo' sostituire il pallino con una freccia o con un quadratino o un segno di spunta. Per l'elenco numerato la freccia accanto al pulsante apre "Definisci nuovo formato numero", dove si sceglie lo stile del numero (cifre, lettere o altro formato) e si puo' scegliere da quale numero iniziare; il valore predefinito e' 1. In generale, il formato dell'elenco si cambia dal menu a tendina del pulsante, non riscrivendo i numeri a mano.

Tabulazioni e rientri

Il tasto TAB sposta il cursore alla tabulazione successiva; in una tabella TAB passa alla cella successiva e MAIUSC+TAB alla precedente, mentre CTRL+TAB inserisce un carattere di tabulazione dentro la cella. I rientri del paragrafo si impostano dalla finestra Paragrafo, scheda Rientri e spaziatura (pulsante di avvio finestra del gruppo Paragrafo, scheda Home).

Pagina: margini, orientamento, colonne, interruzioni

La scheda Layout raccoglie la gestione della pagina: Margini (modelli preimpostati o "Margini personalizzati"), Orientamento (Verticale o Orizzontale), dimensioni, interruzioni, rientri e spaziatura. I margini sono lo spazio vuoto tra il bordo del foglio e l'area di scrittura (superiore, inferiore, sinistro, destro). A questi quattro si aggiunge il margine di rilegatura: e' lo spazio supplementare che si somma a un margine in vista della rilegatura, per evitare che il testo sia coperto dalla rilegatura; si imposta in Layout > Margini > Margini personalizzati, inserendo la larghezza nella casella del margine di rilegatura (in inglese Gutter) e scegliendone la posizione (a sinistra o in alto). Con i margini speculari o con due pagine per foglio la posizione e' decisa automaticamente.

La scheda Progettazione, invece, gestisce temi, colori, effetti e bordi della pagina: non e' li' che si cambiano i margini.

L'interruzione di pagina segna il punto in cui finisce una pagina e inizia la successiva; si inserisce dalla scheda Inserisci o con CTRL+INVIO. L'interruzione di sezione ("Pagina successiva", dal comando Interruzioni della scheda Layout) divide il documento in sezioni con impostazioni indipendenti, per esempio intestazioni diverse.

Sillabazione: scheda Layout, pulsante Sillabazione, con le modalita' Automatica (Word sillaba mentre si scrive) e Manuale (si approva ogni possibile trattino con una finestra di dialogo). L'area di sillabazione e' la quantita' di spazio che si accetta di lasciare tra l'ultima parola di una riga e il margine destro: allargarla riduce il numero di trattini, restringerla rende meno irregolare il margine destro.

Intestazione e pie' di pagina

L'intestazione e' l'area in alto del foglio, il pie' di pagina quella in basso: contengono elementi che si ripetono automaticamente in ogni pagina (titolo, nome dell'autore, numero di pagina, logo o immagine). Si aggiungono dalla scheda Inserisci, oppure con un doppio clic nella zona alta o bassa della pagina; per uscire si sceglie "Chiudi intestazione e pie' di pagina" oppure si preme ESC. Quindi, per mettere un logo in alto a sinistra in tutte le pagine, o il nome dell'autore su ogni pagina, la funzionalita' giusta e' Intestazione e pie' di pagina.

Si possono differenziare: la prima pagina (opzione "Diversi per la prima pagina"), le pagine pari e dispari (opzione "Diversi per pagine pari e dispari"), le sezioni. Per averli diversi in sezioni diverse si inserisce un'interruzione di sezione Pagina successiva, poi nella prima intestazione della nuova sezione si disattiva "Collega a precedente"; senza questo passaggio la nuova intestazione resta uguale a quella della sezione precedente. Quindi la risposta alla domanda "si possono avere intestazioni diverse?" e' si': diverse fra pari e dispari, diversa nella prima pagina, diverse per sezione. I numeri di pagina sono un campo che si inserisce in queste aree (ALT+MAIUSC+P inserisce il campo PAGE).

Visualizzazione: intestazioni e pie' di pagina sono visibili in Layout di stampa; non compaiono invece nella visualizzazione Bozza.

Visualizzazioni del documento

Le visualizzazioni si scelgono dalla scheda Visualizza:

VisualizzazioneCaratteristiche
Layout di stampamostra il documento come appare sulla pagina stampata; e' la visualizzazione predefinita e mostra intestazioni, pie' di pagina e margini (CTRL+ALT+P)
Layout Webmostra come apparira' il contenuto se pubblicato sul Web; e' un'approssimazione, non una corrispondenza esatta
Strutturapermette di creare una struttura e di manipolare il testo per livelli di titolo: spostare su e giu', espandere e comprimere, cambiare livello dei titoli (CTRL+ALT+O)
Bozzamostra la formattazione del testo ma semplifica il layout; non compaiono i limiti di pagina, intestazioni e pie' di pagina, sfondi e le immagini non "in linea con il testo" (CTRL+ALT+N). E' la visualizzazione per scrivere e correggere velocemente
Modalita' di letturanasconde strumenti e menu per lasciare spazio alle pagine; adatta il layout al dispositivo (ALT+W, F)

Per vedere la suddivisione del testo in capitoli e paragrafi si usa la visualizzazione Struttura. Per vedere come sara' il documento stampato si usa Layout di stampa e, per la stampa vera e propria, l'anteprima di stampa (vedi sotto). Lo zoom si regola dalla scheda Visualizza, o con CTRL+scorrimento del mouse, oppure CTRL+segno piu' / CTRL+segno meno; CTRL+MAIUSC+W ripristina il 100%. CTRL+ALT+S divide la finestra del documento in due riquadri (lo stesso tasto la ricompone).

CTRL+MAIUSC+8 (non sul tastierino numerico) mostra tutti i caratteri non stampabili: spazi (punti), segni di tabulazione e il segno di paragrafo . Il segno ¶ indica la fine del paragrafo; nei quiz la funzione che mostra spazi (puntini) e simboli di interruzione e' chiamata "Mostra tutto".

Stampa e anteprima

La stampa si avvia da File > Stampa (o CTRL+P). La stessa finestra contiene l'anteprima di stampa: si scorrono le pagine con le frecce in basso e si controlla come sara' il documento stampato prima di inviarlo alla stampante. CTRL+ALT+I passa all'anteprima di stampa; con CTRL+HOME e CTRL+FINE si va alla prima e all'ultima pagina. Nelle impostazioni di stampa si scelgono:

  • il numero di copie (per stampare piu' di una copia);
  • quali pagine stampare, con la freccia accanto a "Stampa tutte le pagine": "Stampa pagina corrente", "Stampa personalizzata" per indicare pagine singole e intervalli separati da virgole (per esempio 3, 4-6); quindi e' possibile stampare solo una parte del documento;
  • le pagine per foglio (piu' pagine nello stesso foglio);
  • la stampa su entrambi i lati, il colore o il bianco e nero, la stampa di commenti e revisioni.

Attenzione alla differenza: "Numero di copie" stampa piu' copie dello stesso documento; "Pagine per foglio" mette piu' pagine sullo stesso foglio.

Salvataggio, formati e modelli

Il formato predefinito di Word e' .docx (documento basato su XML). Per cambiare nome, posizione o formato si usa "Salva con nome" (File > Salva con nome): serve a salvare una copia con un altro nome o in un'altra posizione, senza sostituire l'originale. "Salva" invece sostituisce la versione precedente. I formati principali:

EstensioneFormato
.docxdocumento Word predefinito, basato su XML
.docdocumento Word 97-2003 (compatibilita' con le versioni precedenti)
.dotxmodello di Word (Word Template): serve per iniziare nuovi documenti
.dotmodello di Word 97-2003
.docm / .dotmdocumento / modello con macro abilitate (l'ultima lettera "m" indica che puo' contenere codice macro VBA)
.rtfRich Text Format: testo formattato leggibile da altre applicazioni
.txttesto normale senza formattazione
.htmpagina Web: documento salvato per la visualizzazione sul Web
PDFesportazione in PDF per la visualizzazione su qualsiasi piattaforma

Per salvare un documento come modello lo si salva scegliendo il tipo "Modello di Word (.dotx)". Un testo standard riutilizzabile, come una formula di saluto, si memorizza come blocco di Glossario: ALT+F3 definisce un blocco con il contenuto selezionato; per inserirlo si digitano i primi caratteri del blocco e, quando compare la descrizione comando, si preme INVIO. Un file .docx non puo' contenere macro; solo i formati con la "m" finale (.docm, .dotm) possono contenerle. Il PDF compare fra i formati di esportazione di Word. Un file esistente si apre con CTRL+F12 (comando Apri del menu File).

Un altro comando utile del tasto ALT: ALT+B apre la finestra per rinominare il documento o salvarlo in un'altra posizione.

Trova e sostituisci

Il comando Trova (CTRL+F, oppure Home) apre il riquadro di ricerca: Word cerca mentre si digita; il filtro del riquadro (come descritto da Microsoft per Word per il Web) offre le opzioni "Maiuscole/minuscole" e "Solo parole intere". Se la ricerca di "costa" non attiva "Solo parole intere", trovera' anche "costante" (la parola contiene "costa"); attivando l'opzione "costante" non compare. Il comando Sostituisci si trova in Home > Modifica > Sostituisci; la guida Microsoft cita CTRL+H, mentre la pagina italiana delle scelte rapide elenca CTRL+MAIUSC+S per la finestra Sostituisci (e CTRL+H per rimuovere la formattazione del paragrafo): nella finestra si scrive il testo da cercare e il testo con cui sostituirlo, poi si usa "Sostituisci tutto" per cambiare tutte le occorrenze, oppure "Sostituisci" per controllare ogni modifica. Fra le opzioni avanzate: "Maiuscole/minuscole", caratteri jolly (* per qualsiasi stringa, ? per un carattere), ricerca di caratteri speciali (segni di paragrafo, interruzioni di pagina) e di formattazioni specifiche (grassetto, evidenziatore). Per correggere un errore ricorrente in tutto il documento (una parola scritta sempre male) si usa Trova e sostituisci. MAIUSC+F4 ripete l'ultima ricerca Trova.

La finestra Vai a (CTRL+ALT+G) permette di passare a una pagina, un segnalibro, una nota, una tabella, un commento.

Ortografia, grammatica e Thesaurus

Il controllo automatico durante la digitazione segnala gli errori con una linea ondulata: rossa per l'ortografia (parola non presente nel dizionario) e blu per la grammatica. La documentazione parla anche di sottolineature viola per lo stile. Il controllo durante la digitazione e' attivabile e disattivabile in File > Opzioni, sezione Correzione (caselle "Controlla ortografia durante la digitazione" e "Controlla grammatica durante la digitazione"): il quiz "viene eseguito durante la digitazione?" ha quindi come risposta corretta "dipende dalle impostazioni". Il controllo non cambia il testo in autonomia: segnala e propone alternative; la sostituzione automatica la fa la correzione automatica, se attiva. Facendo clic con il tasto destro su una parola sottolineata si sceglie un suggerimento, "Ignora" oppure "Aggiungi al dizionario" (per l'ortografia, non per la grammatica). Un termine straniero compare sottolineato in rosso se il dizionario in uso (italiano) non lo conosce.

Il controllo completo si avvia da Revisione > Ortografia e grammatica oppure con F7: si apre il riquadro Editor (anche nella scheda Home c'e' il comando Editor). ALT+F7 individua l'errore successivo. Il controllo in un'altra lingua e' possibile se sono installati gli strumenti di correzione di quella lingua: si imposta la lingua di modifica dalla scheda Revisione, comando Lingua (finestra con ALT+R, U, L) e Word puo' applicarla anche a singole parole o frasi. Il controllo ortografico esiste anche in altri programmi: in Excel e Access solo come controllo manuale (F7), in Outlook anche durante la digitazione.

Un controllo ortografico non verifica il significato: una parola scritta correttamente ma sbagliata nella frase (ad esempio "il gatto quotidiano" o "la penna di cioccolatini", frasi che non hanno senso ma contengono parole italiane valide) non viene segnalata dal controllo ortografico, perche' ogni parola e' nel vocabolario.

Il Thesaurus e' il dizionario dei sinonimi e dei contrari: serve a trovare sinonimi (parole di significato simile) e contrari (antonimi) di una parola. Si trova nella scheda Revisione, comando Thesaurus: si seleziona la parola, si preme Thesaurus e il riquadro mostra i risultati; si inserisce un sinonimo puntando la parola nell'elenco, aprendo la freccia e scegliendo Inserisci (oppure Copia). In Word per computer c'e' anche la scorciatoia del tasto destro sulla parola, voce Sinonimi. Tasto di scelta: MAIUSC+F7. Il Thesaurus supporta piu' lingue, selezionabili in fondo al riquadro.

Tabelle: ordinare, formule, selezione

Si naviga con TAB (cella successiva) e MAIUSC+TAB (cella precedente). Per iniziare un nuovo paragrafo in una cella si preme INVIO. ALT+5 sul tastierino numerico (con BLOC NUM disattivato) seleziona l'intera tabella.

Il comando Ordina (scheda Layout degli strumenti tabella, dopo avere selezionato la tabella) ordina le righe in base a una colonna: si sceglie la colonna, il tipo di dato (Testo, Numero, Data) e l'ordine crescente o decrescente, fino a tre livelli di ordinamento. Quindi e' possibile mettere in ordine alfabetico un elenco di nomi.

Il comando Formula si trova nella scheda Layout degli Strumenti tabella, gruppo Dati. Le formule usano funzioni come SUM (SOMMA), AVERAGE (MEDIA), COUNT, IF, MAX, MIN con gli argomenti posizionali ABOVE (sopra), BELOW (sotto), LEFT (sinistra), RIGHT (destra); si possono anche combinare, per esempio LEFT,ABOVE. Una formula che somma "sopra e sotto" la cella addiziona i numeri che si trovano nelle celle sopra e sotto quella cella. I risultati si ricalcolano all'apertura del documento; per aggiornarli a mano si preme F9 dopo avere selezionato la formula, oppure dopo avere selezionato l'intera tabella per aggiornare tutte le formule della tabella (CTRL+A e poi F9 per tutto il documento). Per impedire l'aggiornamento di un campo lo si blocca con CTRL+F11; per sbloccarlo si seleziona e si preme CTRL+MAIUSC+F11. CTRL+MAIUSC+F9 scollega il campo (lo trasforma in risultato fisso).

Immagini, WordArt, caselle di testo, oggetti

  • Tutto cio' che si aggiunge al testo sta nella scheda Inserisci: Immagini (si sceglie il file con la finestra di ricerca), Forme, Caselle di testo, WordArt, Simbolo, Oggetto. Quindi si puo' integrare testo e grafica in un documento Word. Il formato di un'immagine inseribile dipende dai tipi grafici supportati da Office: fra quelli elencati da Microsoft per Office ci sono BMP, EMF, GIF, JPEG, PNG, TIFF, WMF; non compaiono SWF e altri formati Flash, e un file audio (come .aac) non e' un'immagine.
  • La casella di testo si inserisce dalla scheda Inserisci.
  • WordArt crea titoli grafici con effetti speciali sul testo (Riempimento testo, Contorno testo, Effetti testo, Trasforma), inseribili da Inserisci (ALT+N, W).
  • Per inserire un foglio di lavoro Excel in un documento Word si usa Inserisci > Oggetto: "Crea nuovo" apre Excel per creare i dati; "Crea da file" inserisce un file esistente. Un oggetto incorporato diventa parte del file Word e non e' piu' collegato all'origine; un oggetto collegato (casella "Collega a file") viene aggiornato quando cambia il file di origine. "Visualizza come icona" mostra un'icona al posto del contenuto.

Simboli e caratteri speciali

Per inserire un carattere che non e' sulla tastiera (la A maiuscola accentata, la n con tilde di "Nina", la i con accento circonflesso di "principi", il simbolo di copyright) si usa Inserisci > Simbolo (gruppo Simboli): si sceglie il simbolo dall'elenco oppure "Altri simboli" e si fa doppio clic. Non tutti i caratteri sono presenti in tutti i font: il set Segoe UI Symbol contiene i simboli piu' comuni. Nella finestra Altri simboli, la scheda "Caratteri speciali" riporta molti simboli con le loro scelte rapide. Alcuni esempi da tastiera: copyright digitando (c) fra parentesi grazie alla correzione automatica; marchio registrato CTRL+ALT+R; marchio CTRL+ALT+T. Per i caratteri internazionali: CTRL+MAIUSC+^ seguito dalla lettera per le vocali con accento circonflesso (per esempio la i); CTRL+MAIUSC+~ seguito da n per la n con tilde; CTRL+accento grave (`) seguito dalla lettera per le vocali con accento grave; il codice Unicode (per esempio 20AC per l'euro) seguito da ALT+X.

Revisioni, commenti, protezione

Lo strumento Revisioni (Rileva modifiche) della scheda Revisione permette di apportare modifiche lasciando traccia di che cosa e' stato modificato e da chi. Si attiva e si disattiva con CTRL+MAIUSC+E. Le modifiche si risolvono con Accetta (rende la modifica definitiva) o Rifiuta (la elimina); dopo ogni scelta Word passa alla modifica successiva; con le frecce si puo' anche accettare o rifiutare tutto in una volta. Attenzione: nascondere i segni di revisione (visualizzazione senza marcatori) li nasconde soltanto: le modifiche restano nel documento finche' non sono accettate o rifiutate. Il commento si inserisce con CTRL+ALT+A (scheda Revisione, Nuovo commento).

La protezione del documento permette di limitare chi puo' aprire o modificare il documento. I modi principali:

  • Crittografa con password: File > Informazioni > Proteggi documento > Crittografa con password; si inserisce e si conferma la password e si salva. La password distingue maiuscole e minuscole e puo' avere al massimo 15 caratteri; Word non e' in grado di recuperarla se la si dimentica.
  • Limita modifica: scheda Revisione, gruppo Proteggi; l'elenco delle restrizioni comprende "Nessuna modifica (sola lettura)". Si possono lasciare modificabili alcune parti (eccezioni per "Tutti" o per utenti specifici) e poi si preme "Si, applica protezione", con o senza password; per rimuoverla si usa "Interrompi protezione".
  • Segna come finale (File > Informazioni > Proteggi documento): rende il file di sola lettura e imposta lo stato su Finale, ma non e' una misura di sicurezza: chiunque riceva una copia puo' rimuovere lo stato finale.

Quindi un documento Word si puo' proteggere "con password" per evitare modifiche non autorizzate, come indicano i quiz, ma e' la crittografia (o Limita modifica con password) a dare protezione reale.

Sommario, segnalibri e riferimenti incrociati

Il sommario automatico si crea cosi': si applicano gli stili Titolo 1, 2, 3 ai titoli (Home > Stili), poi si posiziona il cursore dove inserirlo e si sceglie Riferimenti > Sommario con uno stile automatico. Il sommario non si aggiorna da solo quando si cambiano i titoli: va aggiornato con tasto destro sul sommario > "Aggiorna campo" (o con F9), scegliendo se aggiornare solo i numeri di pagina o l'intera tabella. Un sommario "manuale" non usa gli stili Titolo e non si aggiorna automaticamente. ALT+MAIUSC+O segna una voce di sommario.

Un segnalibro identifica un punto del documento (un testo, un'immagine o una posizione) a cui tornare o fare riferimento: Inserisci > Segnalibro, si assegna un nome che inizia con una lettera e non contiene spazi (si usa il trattino basso), poi si preme Aggiungi. La finestra Vai a permette di raggiungerlo. Un collegamento ipertestuale (CTRL+ALT+K) puo' puntare a un segnalibro dello stesso documento. Il riferimento incrociato (Inserisci > Riferimento incrociato) e' un collegamento a un elemento che si trova in un'altra parte del documento (un titolo, un segnalibro, una nota, una figura con didascalia), per esempio "vedi Figura 1": per impostazione predefinita e' un collegamento ipertestuale, e si aggiorna con "Aggiorna campo" se il contenuto cambia di posto.

Macro e documenti con virus

Una macro e' una serie di comandi e istruzioni raggruppati in un solo comando, per automatizzare attivita' ripetitive. Si registra da Visualizza > Macro > Registra macro (si puo' assegnarla a un pulsante o a una combinazione di tasti), si esegue da Visualizza macro (ALT+F8 apre la finestra Macro). Durante la registrazione la selezione si fa con la tastiera, perche' le selezioni col mouse non vengono registrate. Le macro vengono salvate in file con "m" finale (.docm) o nel modello (Normal.dotm). Solo i formati con la "m" finale possono contenere macro VBA.

Interfaccia: barra del titolo, barra di stato, barra multifunzione

La documentazione italiana di Microsoft descrive la finestra di Word per elementi. La barra del titolo sta in alto e contiene il nome del documento (insieme ai pulsanti per ridurre a icona, ripristinare le dimensioni e chiudere la finestra, e alle opzioni dell'account); a fianco c'e' la barra di accesso rapido. La barra di stato sta in fondo alla finestra e riporta le statistiche sul documento: numero di pagine, conteggio parole, lingua del testo e livello di zoom. Quindi "la barra che contiene il nome del documento" e' la barra del titolo, mentre "le informazioni sul documento aperto" si leggono sulla barra di stato.

Il conteggio parole compare nella barra di stato mentre si digita. Se si selezionano alcune parole, la barra mostra il conteggio della selezione accanto a quello dell'intero documento. Per vedere anche caratteri, paragrafi e righe si fa clic sul conteggio parole nella barra di stato; se il conteggio non e' visibile, si fa clic con il tasto destro sulla barra di stato e si attiva la voce relativa. Per sapere "dove si legge il numero di parole" la risposta secondo Microsoft e' quindi la barra di stato.

La barra multifunzione e' personalizzabile da File > Opzioni > Personalizzazione barra multifunzione: si possono ordinare schede e comandi, nasconderli o mostrarli, rinominare schede e gruppi, esportare e importare la configurazione. Non si possono invece ridurre le dimensioni del testo o delle icone, ne' cambiare il colore della barra (si puo' solo cambiare la combinazione di colori di Office). Le personalizzazioni valgono solo per l'applicazione in cui sono fatte (non si estendono da Word a Excel).

La barra di accesso rapido contiene comandi indipendenti dalla scheda attiva. Si possono aggiungere pulsanti (tasto destro su un comando e "Aggiungi alla barra di accesso rapido", oppure File > Opzioni > Barra di accesso rapido) e spostare la barra sopra o sotto la barra multifunzione. Vi si aggiungono solo comandi, non gli elenchi (per esempio i valori di rientro). Quindi la risposta a "si puo' personalizzare la barra degli strumenti inserendo altre icone?" e' si', entro questi limiti.

La Guida si apre con F1; in alternativa dal pulsante della Guida nel menu File, oppure scrivendo la richiesta nella casella "Che cosa si vuole fare?" (ALT+Q).

Creare, aprire e salvare i documenti

Per creare un documento si apre Word oppure, se e' gia' aperto, si sceglie Nuovo e poi Documento vuoto. In alternativa si fa doppio clic su un modello della raccolta, oppure si cerca un modello online scrivendo una parola (per esempio "curriculum") nella casella di ricerca. Microsoft descrive l'avvio dell'applicazione come il momento in cui si sceglie fra documento vuoto e modello: non afferma che Word apra da solo un documento vuoto. CTRL+N crea un nuovo documento a programma gia' aperto.

I documenti usati di recente compaiono nell'elenco dei documenti recenti; quanti elementi mostrare si decide in File > Opzioni > Avanzate, sezione Visualizzazione (numero di documenti visualizzati nell'elenco Documenti recenti). Un file lo si apre con CTRL+F12 (finestra Apri).

Per il salvataggio, in File > Opzioni > Salva si imposta il formato predefinito, l'intervallo del salvataggio automatico (da 1 a 120 minuti) e il "Percorso file predefinito", cioe' la cartella proposta la prima volta che si usa Apri, Salva o Salva con nome. L'opzione "Salva nel computer per impostazione predefinita" fa salvare nella cartella locale invece che in OneDrive o in percorsi di rete. F12 apre direttamente la finestra Salva con nome. Nella Word in italiano la scelta rapida per salvare e' CTRL+B (oppure MAIUSC+F12) secondo la tabella Microsoft delle scelte rapide; CTRL+S e' la sottolineatura e CTRL+G il grassetto. F12 apre Salva con nome. Se compaiono sia CTRL+S sia CTRL+B come risposte, la pagina sul salvataggio (CTRL+S) e' generica.

Un documento si puo' inviare per posta elettronica da File > Condividi > "Allega invece una copia": si sceglie se allegare il file nel formato originale o come PDF, poi si compila il messaggio e si invia (serve Outlook impostato come programma di posta predefinito).

I file ricevuti come allegato o scaricati da Internet si aprono in Visualizzazione protetta: e' una modalita' di sola lettura in cui la maggior parte delle funzioni di modifica e' disattivata, pensata perche' i file da posizioni non sicure possono contenere virus o altro malware. Se non serve modificare, Microsoft consiglia di restare in Visualizzazione protetta; per uscirne e abilitare la modifica si usa la barra dei messaggi gialla.

Selezionare e modificare il testo

Secondo la pagina Microsoft "Selezionare testo": per una singola parola si fa doppio clic rapidamente su di essa; per una riga si pone il cursore all'inizio della riga e si preme MAIUSC+freccia GIU'; per un paragrafo si pone il cursore all'inizio del paragrafo e si preme CTRL+MAIUSC+freccia GIU'; per tutto il testo si usa CTRL+A. La pagina delle scelte rapide aggiunge F8 (inizia a estendere la selezione) e CTRL+MAIUSC+F8 per un blocco verticale di testo.

Il tasto INS serve ad attivare e disattivare la modalita' sovrascrittura: con la sovrascrittura attiva il testo digitato sostituisce, carattere per carattere, quello che si trova a destra del cursore. Il comportamento si regola in File > Opzioni > Avanzate, sezione "Opzioni di modifica": la casella "Usa il tasto INS per controllare la sovrascrittura" abilita il tasto, mentre "Usa modalita' sovrascrittura" la mantiene sempre attiva. Con la sovrascrittura attiva il testo a destra del cursore viene sostituito, e quindi sembra "scomparire" mentre si scrive.

Word consente di impostare la lingua anche per il solo testo selezionato, dalla finestra di dialogo Lingua (la funzione "Rileva lingua automaticamente" puo' non riconoscere una lingua diversa da quella predefinita; per la selezione si puo' anche scegliere "Non controllare l'ortografia o la grammatica"). Una lingua per essere controllata richiede gli strumenti di correzione installati (language pack).

Per cambiare maiuscole e minuscole la pagina delle scelte rapide indica MAIUSC+F3.

Carattere: barrato, doppia barratura, effetti, sottolineatura

Il barrato a linea singola e' un pulsante della scheda Home (gruppo Carattere). La doppia barratura non ha pulsante: si apre la finestra Carattere con il pulsante di avvio finestra del gruppo (o CTRL+D) e nella scheda Carattere si spunta "Barrato doppio". Quindi in Word si possono sia barrare una parola sia barrarla due volte.

La sottolineatura semplice e' il pulsante S del gruppo Carattere. Nella finestra Carattere l'elenco "Stile sottolineatura" offre le varianti: per esempio "Solo parole" (non sottolinea gli spazi), la sottolineatura doppia, e un elenco "Colore sottolineatura" per cambiare il colore della linea.

Il bordo di una parola, riga o paragrafo si crea da Home > Bordi (menu della freccia) e si rifinisce con "Bordi e sfondo", dove contano stile, colore e spessore e la casella "Applica a" (Testo o Paragrafo).

Per creare o cambiare uno stile si lavora dalla raccolta Stili della scheda Home: si formatta il testo, si sceglie "Crea uno stile" e si da' un nome. Per cambiare uno stile esistente si fa clic destro sullo stile e si sceglie Modifica, oppure si modifica un testo che ha gia' quello stile e si sceglie "Aggiorna stile in base alla selezione". Nella finestra Modifica stile si decide se la modifica vale per il solo documento o per i documenti futuri.

Righelli, rientri e tabulazioni

Il righello si mostra da Visualizza > Righello (gruppo Mostra) e si nasconde togliendo la spunta alla stessa voce. Esistono due righelli: orizzontale e verticale; il verticale compare solo in visualizzazione Layout di stampa e va abilitato da File > Opzioni > Avanzate > Visualizzazione, casella "Mostra righello verticale nella visualizzazione Layout di stampa". La sua scheda e' quindi Visualizza.

Sul righello orizzontale si regolano rientri e tabulazioni:

  • Rientro sinistro: si trascina il quadratino in basso a sinistra; sposta insieme prima riga e rientro sporgente.
  • Rientro destro: indicatore triangolare in basso a destra.
  • Rientro prima riga: triangolo in alto a sinistra; solo la prima riga del paragrafo e' rientrata.
  • Rientro sporgente: parte triangolare superiore dell'indicatore inferiore sinistro; la seconda riga e le successive sono rientrate piu' della prima.

I segni di rientro stanno quindi sul righello. Prima di trascinarli si seleziona il paragrafo da modificare. Per impostare una tabulazione dal righello si sceglie il tipo con il pulsante all'estremita' sinistra del righello (sinistra, centrata, destra, decimale, barra) e poi si fa clic sul bordo inferiore del righello nel punto voluto; per rimuoverla basta trascinarla via, verso il basso. La tabulazione decimale allinea i numeri sul separatore decimale.

Dalla finestra si procede cosi': Home, pulsante di avvio della finestra Paragrafo, comando Tabulazioni; si digita la misura in "Posizione tabulazione", si sceglie l'allineamento ed eventualmente il carattere di riempimento, poi Imposta e OK. In quella finestra "Cancella" toglie una tabulazione e "Cancella tutto" le toglie tutte.

Interlinea

Si imposta da Home > Interlinea e spaziatura paragrafo > Opzioni interlinea (finestra Paragrafo, scheda Rientri e spaziatura). Per cambiare l'interlinea dell'intero documento si usa invece Progettazione > Spaziatura paragrafo. Le voci dell'elenco "Interlinea" sono descritte da Microsoft cosi':

VoceEffetto
SingolaInterlinea singola
1,5 righeUna volta e mezza l'interlinea singola
DoppiaInterlinea doppia
AlmenoSpaziatura minima necessaria per adattarsi al carattere o all'elemento grafico piu' grande della riga (nei quiz: "interlinea minima")
EsattamenteInterlinea fissa, espressa in punti (nei quiz: "esatta"); per esempio 12 punti con caratteri da 10
MultiplaMultiplo espresso come numero maggiore di 1: 1,15 aumenta del 15 per cento, 3 equivale a tripla

Nella stessa finestra "Prima" e "Dopo" regolano lo spazio prima e dopo i paragrafi, ed e' possibile salvare le impostazioni come predefinite.

Pagina: margini, colonne, filigrana, colore, bordi

I margini si cambiano da Layout > Margini, scegliendo un modello o "Margini personalizzati" (finestra con i valori da inserire). Microsoft documenta questo percorso nella scheda Layout, non nel menu File. Se il documento ha piu' sezioni il nuovo margine vale solo per la sezione corrente.

Per disporre il testo in colonne si va in Layout > Colonne: per l'intero documento si sceglie un'opzione preimpostata oppure "Altre colonne" per un formato personalizzato; per trasformare solo una parte si selezionano prima i paragrafi e poi si applica il comando. L'interruzione di colonna (CTRL+MAIUSC+INVIO) sposta il testo nella colonna successiva.

La filigrana sta nella scheda Progettazione, pulsante Filigrana: si scelgono voci pronte (BOZZA, RISERVATO, NON COPIARE), oppure "Filigrana personalizzata" con testo (carattere, dimensione, colore, orientamento) o immagine (selezione del file, scala, colori attenuati). Se non si vede, si passa a Visualizza > Layout di stampa. Se una pagina ha gia' una filigrana si toglie prima di aggiungerne un'altra, per non averne due.

Il colore della pagina si imposta da Progettazione > Colore pagina: colori del tema o standard, "Altri colori", "Effetti di riempimento" per sfumatura, trama, motivo o immagine; "Nessun colore" lo rimuove. Il colore non appartiene quindi ai margini e alle misure della finestra Imposta pagina.

Un bordo pagina si aggiunge da Progettazione > Bordi pagina (finestra Bordi e sfondo: stile, colore, larghezza, distanza dal bordo con Opzioni); i bordi pagina si applicano per sezione, non per singola pagina, e per metterlo su una sola pagina bisogna isolarla in una sezione con le interruzioni di sezione.

Immagini, caselle di testo, WordArt

Per ridimensionare un'immagine si usano i quadratini di ridimensionamento. Per mantenere le proporzioni si trascina un quadratino d'angolo tenendo premuto MAIUSC; con CTRL+MAIUSC l'immagine mantiene anche il centro nella stessa posizione; CTRL da solo conserva il centro. Nel pannello Formato o nella finestra Dimensioni la casella Blocca proporzioni va deselezionata se altezza e larghezza devono cambiare in modo indipendente.

Il bordo di un'immagine si colora da Formato immagine > Bordo immagine: si sceglie il colore, lo spessore e il tratteggio; "Nessun contorno" lo toglie. In alternativa la raccolta Stili immagine applica in un clic bordo ed effetto.

Una casella di testo si inserisce da Inserisci > Casella di testo e puo' essere trascinata ovunque nel documento (puntatore a quattro frecce). WordArt e' nella stessa scheda Inserisci.

Fra i formati grafici inseribili (elenco di Office per Mac) ci sono BMP, EMF, GIF, JPEG, PNG, TIFF e WMF (metafile di Windows): sono formati di immagine, non di documento Word.

Tabelle: spostare, ordinare, incollare da Excel

Per selezionare e spostare una tabella in visualizzazione Layout di stampa si porta il puntatore sulla tabella finche' compare il quadratino di spostamento si fa clic su di esso (puntatore a quattro frecce) e si trascina in una nuova posizione. Con lo stesso quadratino si seleziona la tabella per copiarla (CTRL+C) o tagliarla (CTRL+X) e incollarla (CTRL+V).

Per ordinare in ordine alfabetico un elenco puntato o numerato (o un elenco di nominativi) si seleziona l'elenco, si sceglie Home > Ordina, si imposta "Ordina per" su Paragrafi, Tipo su Testo, e si sceglie Crescente (dalla A alla Z) o Decrescente.

Per portare dati da Excel in Word si selezionano i dati in Excel, CTRL+C, poi in Word CTRL+V e si apre il pulsante Opzioni Incolla accanto ai dati:

  • Mantieni formattazione originale: incolla come tabella conservando l'aspetto di Excel;
  • Usa stili di destinazione: la tabella prende lo stile del documento Word;
  • Collegamento & mantieni formattazione originale e Collega & usa stili di destinazione: i dati restano collegati al foglio di origine e si aggiornano quando questo cambia;
  • Immagine: i dati non sono piu' modificabili ne' aggiornabili;
  • Mantieni solo il testo: ogni riga diventa un paragrafo e i valori delle celle sono separati da tabulazioni.

Ascolto, finestre e lingua

La funzione che legge ad alta voce il testo si chiama Leggi ad alta voce: scheda Revisione, pulsante Leggi ad alta voce, con riproduzione, pausa, precedente e successivo,. Si avvia con CTRL+ALT+BARRA SPAZIATRICE ed e' disponibile in Office 2019, Office 2021 e Microsoft 365. Il comando distinto "Parla" legge solo il testo selezionato.

Per vedere due documenti insieme si aprono entrambi e si sceglie Visualizza > Affianca (gruppo Finestra); lo "Scorrimento sincrono" fa scorrere i due contemporaneamente. Con piu' documenti aperti, CTRL+F6 passa alla finestra successiva e CTRL+MAIUSC+F6 alla precedente.

La finestra Stampa (File > Stampa) mostra l'anteprima; per stampare una singola copia si lascia il valore 1 nella casella Copie e si preme il pulsante Stampa. Con la freccia sotto Impostazioni si sceglie "Stampa pagina corrente" o "Stampa personalizzata" per intervalli come 3, 4-6.

Proprieta' del documento: titolo e tag

Titolo, autore, oggetto e parole chiave (chiamate anche tag) sono proprieta' del documento, dette anche metadati. Si vedono e si modificano da File > Informazioni: si passa il puntatore sulla proprieta' e si scrive; con "Mostra tutte le proprieta'" si espande l'elenco e con Proprieta' > Proprieta' avanzate si apre la finestra completa, in cui la scheda Riepilogo contiene Titolo, Oggetto, Autore, Responsabile, Azienda, Categoria, Parole chiave (Tag) e Commenti. Le proprieta' aggiornate automaticamente (dimensioni, date di creazione e ultima modifica, statistiche come numero di parole e caratteri) non sono modificabili a mano.

Trappole tipiche dei quiz

  • CTRL+G, CTRL+S, CTRL+I: nella pagina italiana di Microsoft G = Grassetto, S = Sottolineato, I = Corsivo. Se un quiz chiede il tasto per salvare la pagina italiana indica CTRL+B, ma il quiz puo' dare come giusta CTRL+S (assegnazione dell'interfaccia inglese): leggi bene le opzioni e scegli quella coerente con la dicitura italiana che compare.
  • CTRL+Y ripete (o ripristina l'azione annullata); CTRL+Z annulla; F4 ripete l'ultimo comando.
  • CTRL+INVIO = interruzione di pagina; MAIUSC+INVIO = interruzione di riga (andare a capo senza chiudere il paragrafo); CTRL+MAIUSC+INVIO = interruzione di colonna; INVIO = nuovo paragrafo.
  • HOME = inizio riga, FINE (End) = fine riga; CTRL+HOME/FINE = inizio/fine documento: non confondere riga e documento.
  • ALT+F4 chiude Word (l'applicazione), CTRL+F4 chiude il documento corrente. CTRL+CANC cancella una parola, non chiude nulla.
  • F7 = ortografia e grammatica, MAIUSC+F7 = Thesaurus, F1 = guida, F9 = aggiorna campi, F8 = estendi selezione.
  • CTRL+BARRA SPAZIATRICE toglie la formattazione manuale del carattere; CTRL+MAIUSC+V incolla solo testo; CTRL+ALT+C/V copia e incolla formato.
  • Sottolineatura ondulata: rossa = ortografia, blu = grammatica.
  • Thesaurus = sinonimi e contrari (non traduzioni, non correzione ortografica); sta in Revisione.
  • Sommario in Riferimenti, simbolo in Inserisci, interruzione di pagina in Inserisci, sillabazione in Layout, margini in Layout, lettura e zoom in Visualizza, ortografia in Revisione.
  • Margine (distanza dal bordo del foglio all'area di scrittura) ≠ rientro (distanza dal margine al testo del paragrafo); margine di rilegatura si somma in corrispondenza della rilegatura.
  • Interlinea: Almeno (minima) = si adegua al carattere piu' grande; Esattamente (esatta, fissa) = valore in punti fisso; Multipla = multiplo/percentuale della singola; Singola = si adegua al carattere piu' grande di una riga.
  • Numero di copie (stampare piu' copie) ≠ Pagine per foglio (piu' pagine nello stesso foglio).
  • Layout di stampa mostra intestazioni e pie' di pagina; Bozza no; Struttura mostra la gerarchia dei titoli; Layout Web simula la pagina Web.
  • Trova "costa" senza "Solo parole intere": trova anche "costante".
  • Segna come finale non e' una protezione sicura; la password di crittografia non si recupera.
  • Salva sostituisce la versione precedente; Salva con nome crea una copia con altro nome, posizione o formato; il modello e' .dotx, i file con macro hanno la "m" (.docm, .dotm).
  • Un sommario creato automaticamente va aggiornato dopo avere modificato i titoli.

Excel: funzioni, formule, dati e grafici

Come e' fatto un foglio Excel: celle, selezione e immissione

Una cartella di lavoro contiene fogli; ogni foglio e' una griglia di celle. Le colonne sono identificate da lettere (A, B, C...), le righe da numeri (1, 2, 3...): l'indirizzo di una cella combina le due cose (B7 = colonna B, riga 7). Secondo la pagina Microsoft "Specifiche e limiti di Excel" un foglio ha al massimo 1.048.576 righe per 16.384 colonne; la larghezza di colonna massima e' 255 caratteri, l'altezza di riga massima 409 punti, una cella puo' contenere fino a 32.767 caratteri. Il numero di cartelle di lavoro aperte e' limitato solo dalla memoria e dalle risorse del sistema.

Selezionare celle (documentazione "Selezionare il contenuto delle celle in Excel"):

  • un intervallo: si trascina con il mouse oppure si tiene premuto MAIUSC con i tasti di direzione; per un intervallo ampio si clicca sulla prima cella e, tenendo premuto MAIUSC, sull'ultima (per esempio clic su A1, MAIUSC e clic su A7 selezionano A1:A7);
  • celle o intervalli non adiacenti: si tiene premuto CTRL mentre si selezionano le singole celle (si possono selezionare in qualunque posizione);
  • un'intera colonna: clic sulla lettera in alto oppure CTRL+BARRA SPAZIATRICE; un'intera riga: clic sul numero di riga oppure MAIUSC+BARRA SPAZIATRICE; l'intero foglio: pulsante Seleziona tutto all'incrocio tra intestazioni di riga e di colonna;
  • perche' si seleziona prima di eseguire un comando: Excel applica il comando alla selezione corrente; senza selezione non saprebbe su quali celle agire.

Immissione dati (pagina "Immettere manualmente i dati nelle celle"): si digita nella cella e si preme INVIO o TAB; ALT+INVIO inizia una nuova riga nella stessa cella; F2 modifica la cella attiva; ESC annulla l'immissione. Dalla pagina "Scelte rapide da tastiera in Excel": TAB sposta di una cella a destra (si resta quindi sulla stessa riga), INVIO completa l'immissione e seleziona la cella sottostante, CTRL+HOME porta all'inizio del foglio (A1), CTRL+FINE all'ultima cella usata del foglio (angolo in basso a destra dell'area utilizzata), F1 apre la Guida. Un numero preceduto da apostrofo (') viene memorizzato come testo (lo cita la pagina sull'ordinamento): l'apostrofo non e' una "protezione da correzioni", cambia il tipo di dato della cella.

Altre scelte rapide frequenti (stessa pagina): CTRL+N nuova cartella vuota; CTRL+S salva; CTRL+Z annulla; CTRL+Y ripete l'ultima azione; CTRL+1 apre Formato celle; CTRL+segno piu' (+) inserisce celle, righe o colonne; CTRL+segno meno (-) elimina celle, righe o colonne; ALT+SEGNO DI UGUALE (=) inserisce la formula Somma automatica; CTRL+accento grave (`) alterna visualizzazione dei valori e delle formule; CTRL+; inserisce la data corrente (valore fisso, non si aggiorna); CTRL+MAIUSC+: l'ora corrente; ALT+F4 chiude Excel (CTRL+ALT+W chiude la cartella di lavoro); CTRL+T crea una tabella; ALT+F1 crea subito un grafico incorporato; F11 un grafico in un foglio separato; F9 ricalcola. Per inserire una colonna a sinistra di quella selezionata si seleziona la colonna e si usa CTRL+piu' oppure Home > Inserisci. Dalla pagina delle scelte rapide: ALT+H = scheda Home, ALT+L = Layout di pagina, ALT+A = Dati (per le altre schede la documentazione e' incoerente: non memorizzarle).

Spostare e copiare con il mouse (pagina "Spostare o copiare celle, righe e colonne"): trascinando la selezione dal suo bordo si sposta il contenuto e si sostituisce quello delle celle di destinazione (Excel avvisa se si sta per sostituire una colonna); tenendo premuto CTRL durante il trascinamento si copia; con MAIUSC si sposta inserendo senza sostituire. Non e' la stessa cosa del quadratino di riempimento (angolo in basso a destra), che serve a copiare formule o proseguire serie. Con Incolla speciale (Home > Incolla, oppure CTRL+ALT+V) si sceglie cosa incollare: Valori (solo i risultati delle formule, senza formato), Formule, Formattazione, Trasponi (righe in colonne), Incolla collegamento. Con un normale CTRL+V si incolla tutto: dati, formato, formule e commenti.

Formule e operatori

Una formula inizia sempre con = e puo' contenere funzioni, riferimenti di cella, costanti e operatori. Senza il segno uguale Excel tratta quanto digitato come testo o data: SOMMA(A1:A10) senza = resta una stringa e 11/2 diventa la data 11-feb. Il separatore degli argomenti e' il punto e virgola o la virgola a seconda delle impostazioni regionali; gli esempi della documentazione in italiano usano il punto e virgola, ma Microsoft precisa che dipende dalle impostazioni di posizione (quindi una forma come =MEDIA(A1,A2) non e' di per se' "sbagliata" in ogni configurazione). Il testo nelle formule va tra virgolette; si possono annidare fino a 64 livelli di funzioni.

TipoOperatoriEsempi
Aritmetici+ somma, - sottrazione e negazione, * moltiplicazione, / divisione, % percentuale, ^ elevamento a potenza=3*3 vale 9; =15/3 vale 5; =20%*20 vale 4; =3^2 vale 9; =7^2 vale 49
Confronto= uguale, > maggiore, < minore, >= maggiore o uguale, <= minore o uguale, <> diversoA1>=B1 restituisce VERO o FALSO
Concatenazione testo& (e commerciale)="Salva"&"gente" restituisce Salvagente
Riferimento: intervallo; punto e virgola = unione di riferimenti; spazio = intersezioneB5:B15 e' l'intervallo; B7:D7 C6:C8 e' l'intersezione

Il simbolo & non e' un operatore aritmetico: concatena. Nelle formule non esiste un operatore "!" tra due numeri e nemmeno ">>": nell'elenco ufficiale degli operatori non compaiono, quindi formule come =34!10 o =13>>123 non sono valide. Anche le parentesi devono essere bilanciate: a ogni parentesi aperta deve corrispondere una chiusa (la pagina "Rilevare gli errori delle formule" porta come esempio una formula con due chiuse e una sola aperta, che non funziona). Una formula come (A7+D2)/(C5+C6)*(D7-D8)) e' quindi formalmente errata.

Precedenza degli operatori (pagina "Operatori di calcolo e precedenza"), dal piu' forte al piu' debole: operatori di riferimento (: spazio ;), negazione, percentuale, ^, * e / (stessa priorita', da sinistra a destra), + e - (stessa priorita'), &, confronti. Le parentesi servono a cambiare l'ordine di calcolo: =5+2*3 vale 11, =(5+2)*3 vale 21. Esempi svolti:

  • =5+3*3 vale 14 (prima 3*3=9, poi +5); =16+2*2 vale 20; =10+2*6+8 vale 30;
  • con A1=10, A2=4, A3=2: =(A1+A3)/A3+A2 vale (12)/2+4 = 10; =(A1+A3)/A3 vale 6; =(A1+A3)/A2 vale 3; =(A1*A3)/A2 vale 20/4 = 5; =A2+10 aggiunge 10 al valore di A2 (14); =A2*10 lo moltiplica per 10 (40);
  • con A2=3, A3=3, A4=2: =(A2+A3)*A4 vale 6*2 = 12;
  • con A1=10, B2=20, C3=30: =A1*B2-SE(B2>C3;A1;C3) vale 200 - SE(FALSO;...;30) = 200-30 = 170.

Divisione e moltiplicazione. Microsoft osserva che in Excel non esiste una funzione DIVIDI: per dividere si usa l'operatore /. La funzione QUOZIENTE restituisce solo la parte intera di una divisione (scarta il resto): =QUOZIENTE(5;2) vale 2, mentre =5/2 vale 2,5; =QUOZIENTE(-10;3) vale -3. Per moltiplicare si usa * oppure PRODOTTO.

Concatenare testo. CONCATENA(testo1; testo2; ...) unisce fino a 255 elementi (massimo 8.192 caratteri) in un'unica stringa; dalle versioni recenti e' sostituita da CONCAT ma resta disponibile. Non inserisce spazi da sola. Con A1 = VERDI e B1 = Antonio: =CONCATENA(B1;A1) restituisce AntonioVERDI; =CONCATENA(A1;" ";B1) restituisce VERDI Antonio; =CONCATENA(B1;"_";A1) restituisce Antonio_VERDI; =A1&" "&B1 equivale alla seconda.

Riferimenti relativi, assoluti e misti; altri fogli; nomi

(Pagina "Panoramica delle formule"). Un riferimento relativo (A1) si adatta quando la formula viene copiata: copiando =A1 da B2 a B3 diventa =A2. Un riferimento assoluto ($A$1) non cambia mai: copiato da B2 a B3 resta =$A$1. Nei riferimenti misti si blocca una sola componente: $A1 fissa la colonna, A$1 fissa la riga; copiando =A$1 da A2 a B3 si ottiene =B$1. Il tasto F4, con un riferimento selezionato nella formula in modifica, fa ruotare le combinazioni assoluto/relativo (A1, $A$1, A$1, $A1); premuto da solo, fuori da una formula in modifica, ripete l'ultimo comando o azione se possibile (non e' un tasto "inattivo"). Nota: Microsoft precisa che quando si tagliano e incollano formule i riferimenti non vengono modificati, mentre copiando i relativi si adattano.

  • Altro foglio: NomeFoglio!Cella, per esempio =Foglio2!C2 usa il valore della cella C2 del Foglio2; se il nome contiene spazi o caratteri non alfabetici va tra apostrofi: ='Dati trimestrali'!D3. Si puo' collegare nella stessa formula piu' fogli e sommare celle di fogli diversi.
  • Riferimento 3D: =SOMMA(Foglio2:Foglio13!B5) somma B5 di tutti i fogli compresi tra Foglio2 e Foglio13.
  • Eliminare una colonna: le formule che puntano a celle singole della colonna eliminata restituiscono #RIF! (per esempio =SOMMA(B2;C2;D2) diventa =SOMMA(B2;#RIF!;C2)); una formula con un intervallo, come =SOMMA(B2:D2), si aggiorna da sola. Anche inserendo righe o colonne nell'intervallo la SOMMA si aggiorna. Annulla (CTRL+Z) ripristina subito la colonna.
  • Nomi: si assegna un nome a una cella o a un intervallo selezionandolo, digitando il nome nella Casella Nome (a sinistra della barra della formula) e premendo INVIO; oppure Formule > Crea da selezione (usa le etichette di riga/colonna), Formule > Definisci nome, Formule > Gestione nomi, Formule > Usa nella formula. Il nome e' una etichetta che identifica la cella: =SOMMA(Vendite) al posto di =SOMMA(A16:A20).

Le funzioni principali con esempi svolti

Una funzione e' una formula predefinita (un algoritmo di calcolo gia' pronto) che esegue un calcolo specifico a partire da argomenti; le funzioni sono raggruppate per categorie (matematiche, statistiche, logiche, di testo, data e ora, finanziarie, database...). Si inseriscono digitandole (Excel suggerisce i nomi) o con il pulsante fx (scheda Formule > Inserisci funzione). Gli intervalli si scrivono con i due punti (A1:A4), le celle singole si separano con il separatore di argomenti.

Somma, prodotto, media, minimo, massimo (pagine Microsoft delle singole funzioni):

FunzioneChe cosa faEsempio
SOMMA(num1;[num2];...)Somma numeri, celle o intervalli (fino a 255 argomenti); ignora il testo negli intervalli=SOMMA(A1:C3) somma 9 celle; =SOMMA(5:5) somma tutta la riga 5; con A1:A3 = 3, 4, 5: =SOMMA(A1:A3) vale 12 e =SOMMA(A1:A3)/2 vale 6
PRODOTTO(num1;...)Moltiplica tutti i numeri indicati; celle vuote, logici e testo in un intervallo sono ignoratiPRODOTTO(A3:A6) = A3*A4*A5*A6; PRODOTTO(B1:C3) moltiplica 6 celle; =PRODOTTO(2:2) moltiplica la riga 2; con 5, 15, 30: =PRODOTTO(A2:A4) vale 2250; =PRODOTTO(A1;A5) moltiplica solo A1 e A5
MEDIA(num1;...)Media aritmetica; ignora testo, logici e celle vuote negli intervalli, ma include gli zeri=MEDIA(B1:B3) o =MEDIA(A1:A4); MEDIA(F3:G5) media 6 celle. Con 18, 25, 30, 27, 22 in A1:A5: somma 122, =MEDIA(A1:A5) vale 24,4
MEDIANA(num1;...)Numero che occupa la posizione centrale; con quantita' pari fa la media dei due centraliPer 2, 3, 3, 5, 7, 10 la media e' 5, la mediana 4, la moda 3 (esempio Microsoft)
MIN / MAXValore piu' piccolo / piu' grande; ignorano logici e testo negli intervalli; senza numeri restituiscono 0MIN(A1;A10), MAX(n1;n2); con 10, 7, 9, 27, 2: MAX = 27, MIN = 2, MAX(A2:A6;30) = 30, MIN(A2:A6;0) = 0
MAX.VALORICome MAX ma valuta anche i logici (VERO = 1, FALSO = 0) e il testo (0) nei riferimentiCon 0; 0,2; 0,5; 0,4; VERO: MAX.VALORI vale 1

Conteggi (da non confondere):

  • CONTA.NUMERI conta le celle che contengono numeri (date comprese); non conta testo, logici, errori, celle vuote. Con A2:A6 = 08.12.08 (data); 19; 22,24; VERO; #DIV/0!: =CONTA.NUMERI(A2:A6) vale 3; =CONTA.NUMERI(A2:A6;2) vale 4 (il valore 2 scritto direttamente nell'argomento viene contato).
  • CONTA.VALORI conta le celle non vuote, di qualsiasi tipo (anche errori e testo vuoto ""): sugli stessi dati =CONTA.VALORI(A2:A6) vale 5.
  • CONTA.VUOTE conta le celle vuote (conta anche quelle con formula che restituisce ""; non quelle con zero).
  • CONTA.SE(intervallo;criterio) conta le celle che rispettano la condizione; il criterio testuale o con operatori va tra virgolette (">9000", "Rossi"); non somma gli importi.

Funzioni condizionali SOMMA.SE, MEDIA.SE, CONTA.SE. Sintassi: SOMMA.SE(intervallo; criteri; [int_somma]) e MEDIA.SE(intervallo; criteri; [intervallo_media]). Gli argomenti obbligatori sono due (intervallo e criteri); il terzo, facoltativo, indica le celle da sommare o mediare se diverse da quelle valutate. Si possono usare i caratteri jolly ? (un carattere) e * (qualsiasi sequenza); il tilde (~) davanti a ? o * li cerca come caratteri letterali. Per condizioni multiple esistono le versioni ...PIU.SE. Dati di esempio: A2:A7 = Rossi, Bianchi, Rossi, Verdi, Rossi, Bianchi; B2:B7 = 100, 250, 150, 300, 50, 200.

  • =CONTA.SE(A2:A7;"Rossi") = 3;
  • =SOMMA.SE(A2:A7;"Rossi";B2:B7) = 100+150+50 = 300 (somma solo le celle di B corrispondenti a Rossi);
  • =MEDIA.SE(A2:A7;"Rossi";B2:B7) = 300/3 = 100;
  • =SOMMA.SE(B2:B7;">150") = 250+300+200 = 750 (senza terzo argomento somma le stesse celle valutate);
  • =CONTA.SE(B2:B7;">=150") = 4 (250, 150, 300, 200); =SOMMA.SE(A2:A7;"R*";B2:B7) = 300.

Funzioni logiche. SE(test; se_vero; [se_falso]) restituisce un valore se il test e' vero e un altro se e' falso; il testo da restituire va tra virgolette (VERO e FALSO sono riconosciuti senza). Esempio: con B2 = 250, =SE(B2>=200;"Alto";"Basso") restituisce Alto. E(logico1;...) restituisce VERO solo se tutti gli argomenti sono veri: =E(A2>1;A2<100) e' VERO se A2 e' maggiore di 1 e minore di 100, FALSO altrimenti. O(logico1;...) restituisce VERO se almeno uno e' vero. NON(logico) inverte il valore: con A2 = 50, =NON(A2>100) restituisce VERO. Con D5 = 3 ed E5 = 4: =E(D5<3;E5>2) restituisce FALSO (3<3 e' falso, anche se E5>2 e' vero). E, O, NON si usano di solito dentro SE: =SE(E(B2>=100;B2<=300);"Ok";"Fuori"). Fino a 255 condizioni; testo e celle vuote negli intervalli sono ignorati.

CERCA.VERT(valore; matrice_tabella; indice; [intervallo]) cerca il valore nella prima colonna (la piu' a sinistra) dell'intervallo e restituisce il contenuto della colonna indicata da indice sulla stessa riga. Funziona solo da sinistra verso destra. L'ultimo argomento: FALSO (o 0) = corrispondenza esatta; VERO (o 1, o omesso) = approssimata, e richiede la prima colonna ordinata. Tabella A2:C5: 101 Penna 2; 102 Quaderno 5; 103 Zaino 30; 104 Righello 1. =CERCA.VERT(103;A2:C5;3;FALSO) = 30; =CERCA.VERT(102;A2:C5;2;FALSO) = Quaderno; =CERCA.VERT(105;A2:C5;3;FALSO) = #N/D (valore non trovato); =CERCA.VERT(103;A2:C5;4;FALSO) = #RIF! (l'indice 4 supera le 3 colonne). Il testo da cercare va tra virgolette, altrimenti si ottiene #NOME?. Microsoft segnala CERCA.X come versione migliorata, che cerca in qualsiasi direzione.

ARROTONDA(num; num_cifre): con num_cifre maggiore di 0 arrotonda ai decimali indicati, con 0 all'intero piu' vicino, con valore negativo a sinistra della virgola. =ARROTONDA(23,7825;2) = 23,78; =ARROTONDA(2,15;1) = 2,2; =ARROTONDA(2,149;1) = 2,1; =ARROTONDA(21,5;-1) = 20. Non confondere con il formato numerico: cambiare le cifre decimali visualizzate in Formato celle non cambia il valore memorizzato, ARROTONDA si'.

Matematiche e trigonometriche: ASS(num) valore assoluto (=ASS(-4) vale 4); RADQ(num) radice quadrata (=RADQ(16) vale 4; =RADQ(-16) da' #NUM!, si evita con =RADQ(ASS(-16)) = 4); FATTORIALE(num) (=FATTORIALE(5) = 120; con A2=4 =FATTORIALE(A2) = 24; con A3=2 =FATTORIALE(A3) = 2; la parte decimale e' troncata, =FATTORIALE(0) = 1, un negativo da' #NUM!); GRADI(angolo) converte i radianti in gradi (=GRADI(PI.GRECO()) = 180); CASUALE() numero reale maggiore o uguale a 0 e minore di 1, che cambia a ogni ricalcolo (=INT(CASUALE()*100) un intero da 0 a 99; F9 nella barra della formula lo trasforma in valore fisso); SOMMA.Q somma i quadrati (=SOMMA.Q(3;4) = 25); SOMMA.SOMMA.Q(matrice_x;matrice_y) restituisce la somma della somma dei quadrati dei valori corrispondenti di due matrici (con {2;3} e {6;5}: 4+36+9+25 = 74); le due matrici devono avere lo stesso numero di valori, altrimenti #N/D.

Funzioni di testo (con A1 = abcdefg salvo diversa indicazione): SINISTRA(testo;[num_caratt]) e DESTRA(testo;[num_caratt]) estraggono i primi o gli ultimi caratteri (se num_caratt e' omesso vale 1): =DESTRA(A1;3) = efg; con A1 = "Sic transit gloria mundi", =SINISTRA(A1;3) = Sic. STRINGA.ESTRAI(testo;inizio;num_caratt) parte dalla posizione indicata: =STRINGA.ESTRAI(A1;3;4) = cdef. LUNGHEZZA(testo) conta i caratteri, spazi inclusi: con A1 = Genova, =LUNGHEZZA(A1) = 6. TROVA(testo;stringa;[inizio]) restituisce la posizione di un testo in un altro, distinguendo maiuscole e minuscole (RICERCA no); inizio e' il carattere da cui comincia la ricerca (non puo' essere 0 ne' superiore alla lunghezza). In "Luisa Monaco" (L=1, u=2, i=3, s=4, a=5, spazio=6, M=7, o=8, n=9, a=10, c=11, o=12), =TROVA("o";A2;9) restituisce 12, perche' parte dal carattere 9 e la prima o successiva e' al 12. ANNULLA.SPAZI rimuove gli spazi tranne i singoli spazi tra le parole (utile su dati importati; non toglie lo spazio unificatore, codice 160).

Data e ora: OGGI() restituisce la data corrente, ADESSO() data e ora correnti; non hanno argomenti e si aggiornano a ogni ricalcolo o apertura (con CTRL+; invece la data inserita e' fissa). Excel memorizza le date come numeri seriali. GIORNI(data_fine; data_inizio) restituisce il numero di giorni compresi tra due date: =GIORNI("15-MAR-2021";"1-FEB-2021") = 42. MESE(num_seriale) e GIORNO(num_seriale) estraggono mese e giorno: con A2 = 15.04.11, =MESE(A2) = 4 e =GIORNO(A2) = 15. Poiche' MESE richiede un argomento (una data) e OGGI non ne accetta, una formula come =OGGI(MESE()) non e' valida e restituisce errore. Esempio d'uso: =ANNO(OGGI())-1963 da' l'eta' di chi e' nato nel 1963.

Statistiche, finanziarie, database (le categorie compaiono nei "Riferimenti" Microsoft): FREQUENZA e' una funzione statistica che conta quante volte i valori cadono in classi e restituisce una matrice (nelle versioni non dinamiche si conferma con CTRL+MAIUSC+INVIO); DEV.ST e' la deviazione standard di un campione (metodo n-1; funzione di compatibilita'), DEV.ST.P quella dell'intera popolazione (metodo n). EFFETTIVO(tasso_nominale; periodi) e' una funzione finanziaria che restituisce il tasso di interesse annuo effettivo (con 0,0525 e 4 periodi: 0,0535427); VAL.FUT calcola il valore futuro di un investimento a tasso costante; INTERESSI restituisce gli interessi pagati in un periodo. DB.DEV.ST.POP(database; campo; criteri) e' una funzione di database: deviazione standard sull'intera popolazione dei record che soddisfano i criteri.

Ordinamento e filtri

Ordinare (pagina "Ordinare dati in un intervallo o una tabella"): si seleziona una cella della colonna e, nella scheda Dati, gruppo Ordina e filtra, si sceglie A-Z / Z-A per il testo, dal piu' piccolo al piu' grande o viceversa per i numeri, dal meno recente al piu' recente per le date. I comandi crescente/decrescente ordinano sia testi sia numeri (e date). Ordinamento personalizzato (Dati > Ordina) consente di ordinare in base a piu' criteri: per esempio prima per Reparto e poi per nome all'interno di ciascun reparto (fino a 64 colonne), oppure secondo un elenco creato (Grande, Medio, Piccolo) o in base al colore della cella o del carattere. Cautele indicate da Microsoft: i numeri memorizzati come testo (anche quelli preceduti da apostrofo) si ordinano in modo diverso dai numeri veri (i numeri veri vengono ordinati prima di quelli archiviati come testo); gli spazi iniziali falsano l'ordine (ANNULLA.SPAZI); nella finestra di ordinamento va indicato se la prima riga contiene intestazioni.

Filtrare (pagina "Filtrare i dati in un intervallo o una tabella"): Dati > Filtro aggiunge una freccia a ogni intestazione di colonna. Si possono scegliere i valori da mostrare o usare Filtri testo / Filtri numerici (maggiore di, tra, primi 10...). Il filtro nasconde temporaneamente le righe che non soddisfano il criterio, senza cancellarle; i filtri su piu' colonne sono cumulativi (ognuno restringe ancora il sottoinsieme); i dati filtrati si possono copiare, formattare, usare nei grafici e stampare. Le icone dell'intestazione mostrano se il filtro e' applicato. Se si usa Trova, la ricerca avviene solo nei dati visibili. Per ottenere solo le righe in cui la colonna "Editore" ha un certo valore si applica quindi un filtro a quella colonna. Quando i dati sono formattati come tabella (Inserisci > Tabella oppure Home > Formato come tabella; scorciatoia CTRL+T che apre la finestra Crea tabella) i pulsanti di filtro compaiono automaticamente.

Grafici

I grafici si inseriscono dalla scheda Inserisci (gruppo Grafici): si selezionano i dati e si sceglie un grafico consigliato o uno specifico tipo; ALT+F1 crea subito un grafico incorporato nel foglio. F11 crea invece il grafico in un foglio grafico separato. Un grafico standard e' collegato direttamente alle celle del foglio: se i dati cambiano il grafico segue, senza operazioni particolari. Un grafico puo' avere titolo, legenda, titoli degli assi, griglia, etichette dati e una linea di tendenza (Progettazione grafico > Aggiungi elemento grafico). Esistono anche tipi 3D (istogramma 3D, linee 3D, torta 3D).

  • Cambiare il tipo dopo la creazione: si seleziona il grafico, si clicca con il pulsante destro sull'area del grafico o del tracciato e si sceglie Cambia tipo di grafico; oppure scheda Progettazione grafico > gruppo Tipo > Cambia tipo di grafico. Si puo' cambiare il tipo di una singola serie (grafico combinato); per i grafici 3D e a bolle solo quello dell'intero grafico.
  • Aggiungere dati a un grafico esistente o cambiare la serie: finestra di dialogo Seleziona origine dati (e' la finestra con cui si gestiscono serie ed etichette; nei grafici pivot non e' possibile invertire righe e colonne da li').
  • Grafico a torta: rappresenta una sola serie di dati disposta in una colonna o in una riga; i valori non devono essere negativi, quasi nessuno deve essere zero, non piu' di sette categorie. Per crearlo si selezionano i valori numerici e i relativi campi testuali (le etichette); la legenda spiega a quale categoria corrisponde ogni "fetta".
  • Nell'elenco "Tipi di grafico disponibili" figurano istogrammi, linee, torta, barre, aree, radar, a dispersione, anello e altri; non compare un "diagramma di flusso", che non e' un tipo di grafico di dati.

Tabelle pivot

Una tabella pivot (chiamata anche rapporto di tabella pivot) e' uno strumento analitico e di reporting per riepilogare, analizzare, esplorare e presentare grandi quantita' di dati: calcola subtotali e aggregazioni, riepiloga per categorie e sottocategorie, e permette di spostare righe in colonne (da cui "pivot") per vedere riepiloghi diversi dello stesso insieme di dati. Si crea da tabelle o intervalli esistenti (anche piu' tabelle) e anche da origini dati esterne (Access, SQL Server, cubi OLAP, file di testo, XML, ODC).

  • Creazione: si selezionano le celle (dati in colonne, con una sola riga di intestazione), poi scheda Inserisci > Tabella pivot, si sceglie dove collocarla (nuovo foglio o foglio esistente) e OK. Per dati esterni: Inserisci > Tabella pivot > Da origine dati esterna > Seleziona connessione.
  • Struttura: nel riquadro Campi tabella pivot si trascinano i campi nelle aree Filtri, Colonne, Righe, Valori. Selezionando semplicemente un campo, i campi non numerici vanno in Righe, le gerarchie di data/ora in Colonne, i campi numerici in Valori.
  • Calcolo: nell'area Valori il riepilogo predefinito e' SOMMA; se i dati sono interpretati come testo il riepilogo diventa CONTA (conteggio). Si cambia con Impostazioni campo valore > Riepiloga valori per; "Mostra valori come" permette per esempio la percentuale del totale complessivo.
  • Aggiornamento: se si aggiungono dati all'origine la tabella pivot va aggiornata (tasto destro > Aggiorna, oppure Analisi tabella pivot > Aggiorna / Aggiorna tutto). Un grafico pivot e' il grafico collegato alla tabella pivot: ammette qualsiasi tipo tranne dispersione (xy), azionario e a bolle.

Convalida dati, blocca riquadri, finestre

Convalida dati (scheda Dati > gruppo Strumenti dati > Convalida dati): limita il tipo di dato o i valori immessi in una cella. Nella scheda Impostazioni, in Consenti, si sceglie: Numero intero, Decimale, Elenco (menu a discesa; la sorgente si digita come elenco di valori separati dal separatore di elenco, virgola o punto e virgola secondo le impostazioni regionali), Data, Ora, Lunghezza testo, Personalizzato (formula). Altre due schede definiscono il Messaggio di input (mostrato quando la cella e' selezionata) e l'Avviso errore. E' lo strumento giusto per impedire, per esempio, che in una cella numerica venga inserito del testo. Il comando non e' disponibile se il foglio e' protetto o la cartella e' condivisa. Per rimuoverla: Convalida dati > Cancella tutto.

Blocca riquadri (scheda Visualizza > Blocca riquadri): mantiene visibile un'area del foglio mentre si scorre il resto. Il comando Blocca riquadri blocca le righe sopra e le colonne a sinistra della cella selezionata: per bloccare le prime due colonne si seleziona la terza colonna; per bloccare righe e colonne insieme si seleziona la cella sotto le righe e a destra delle colonne da lasciare visibili; per sbloccare si sceglie di nuovo il comando nella stessa scheda. Dividi (stessa scheda) crea invece riquadri scorrevoli in modo indipendente.

Piu' cartelle o fogli sullo schermo: scheda Visualizza, gruppo Finestra: Nuova finestra apre un'altra finestra della stessa cartella; Disponi tutto le dispone affiancate, in orizzontale, in verticale o in cascata (si possono confrontare anche cartelle di lavoro diverse). L'intervallo di ingrandimento (zoom) va dal 10% al 400%.

Stampa: area, titoli, imposta pagina

  • Area di stampa: uno o piu' intervalli di celle designati per la stampa quando non si vuole stampare l'intero foglio. Si selezionano le celle e si usa Layout di pagina > gruppo Imposta pagina > Area di stampa > Imposta area di stampa; Aggiungi ad area di stampa amplia l'area (celle non adiacenti creano una seconda area). Ogni area viene stampata in una pagina separata; per impostarne piu' di una si tiene premuto CTRL durante la selezione. L'area e' salvata con la cartella di lavoro. Cancella area di stampa elimina tutte le aree del foglio. Una volta definita, in stampa vale solo quell'area (si puo' scegliere "Ignora area di stampa"). Anteprima interruzioni di pagina (Visualizza) mostra le aree.
  • Stampare una selezione o piu' fogli: File > Stampa (oppure CTRL+P); in Impostazioni la freccia accanto a "Stampa fogli attivi" permette di scegliere cosa stampare (per esempio fogli attivi o intera cartella di lavoro). Prima si selezionano i fogli da stampare. In stampa si puo' includere la griglia delle celle.
  • Titoli di stampa: Layout di pagina > Stampa titoli > scheda Foglio: in "Righe da ripetere in alto" si scrive per esempio $1:$1, in "Colonne da ripetere a sinistra" le colonne di etichette; cosi' le intestazioni compaiono su ogni pagina stampata.
  • Imposta pagina (Layout di pagina > Imposta pagina; i titoli di stampa stanno nella scheda Foglio): orientamento verticale o orizzontale (scheda Layout di pagina), ridimensionamento (Regola a % o Adatta a n pagine in larghezza/altezza), formato carta (per stampare su A3 si agisce qui), qualita' di stampa, numero della prima pagina, margini.

Protezione di foglio, cartella e file

Sono tre livelli diversi (pagina "Proteggere un foglio di lavoro"): (1) foglio: impedisce di modificare, spostare o eliminare i dati delle celle bloccate. Procedura in due passi: prima si sbloccano le celle che devono restare modificabili (clic destro > Formato celle, o CTRL+1, scheda Protezione, deselezionare Bloccata), poi scheda Revisione > Proteggi foglio, scegliendo le operazioni consentite e, se si vuole, una password; per toglierla Revisione > Rimuovi protezione foglio. Microsoft avverte che non e' concepita come funzione di sicurezza. Alcuni comandi (come Convalida dati) non sono disponibili su un foglio protetto. (2) cartella di lavoro (struttura): Revisione > Proteggi cartella di lavoro impedisce ad altri di visualizzare fogli nascosti e di aggiungere, spostare, eliminare, nascondere e rinominare fogli. (3) file: con una password per aprire il file si impedisce l'accesso a chi non la conosce (pagina "Proteggere un file di Excel"). Se la password viene persa Excel non puo' recuperarla: e' quindi possibile proteggere con password un foglio o un file, ma la password va conservata. Il blocco delle celle funziona solo se la protezione del foglio e' attiva.

Salvataggio e formati (pagina "Salvare una cartella di lavoro in un formato file diverso"): il formato predefinito attuale e' .xlsx (basato su XML, Excel 2007 e successivi; non puo' contenere macro VBA); un modello ha estensione .xltx (non memorizza macro; .xltm se contiene macro) e si ottiene da File > Salva con nome, scegliendo Modello di Excel come tipo di file; Salva con nome serve anche per cambiare nome, cartella o formato (PDF, testo, CSV...). Salvando in formati di testo come CSV (valori separati da delimitatore, utile per trasferire dati ad altri programmi) si perdono formattazione e funzionalita' non supportate e viene salvato solo il foglio attivo. Un file .xls (Excel 97-2003) si converte in .xlsx da File > Informazioni > Converti.

Messaggi di errore e cancelletti

MessaggioSignificato (documentazione Microsoft)Causa tipica
#####La colonna non e' abbastanza larga per mostrare il contenutoSi allarga la colonna o si fa doppio clic sul bordo tra le intestazioni di colonna (adatta automaticamente); nessun dato e' perso
#VALORE!Qualcosa non va nel modo in cui e' scritta la formula o nelle celle a cui fa riferimento (messaggio molto generico)Es. =A1+B1 con testo in una delle celle (SOMMA invece ignora il testo)
#NOME?Nome di funzione o nome definito non riconosciutoErrore di digitazione nella funzione, nome non definito, testo senza virgolette
#RIF!Riferimento a una cella non validaCella, riga o colonna eliminata; indice di CERCA.VERT oltre le colonne dell'intervallo
#N/DValore non disponibile: la formula non trova quanto richiestoCERCA.VERT, CERCA.ORIZZ, CONFRONTA senza corrispondenza
#NUM!Valore numerico non validoRADQ di un negativo, FATTORIALE(-1), risultato troppo grande o piccolo
#NULLO!Riferimento scritto senza i due punti (operatore di intervallo)=SOMMA(A1 A5) invece di =SOMMA(A1:A5)
#DIV/0!Divisione per zero (gia' trattato nel capitolo precedente)=A1/0 o divisore vuoto

SE.ERRORE(valore; valore_se_errore) intercetta #N/D, #VALORE!, #RIF!, #DIV/0!, #NUM!, #NOME? e #NULLO!. Microsoft sconsiglia di usarlo per nascondere un #NOME?, che indica un elemento da correggere nella sintassi. Per capire un errore si puo' usare l'indicatore (triangolo nell'angolo della cella) del controllo errori e la Guida (F1).

Fogli di lavoro: inserire, rinominare, spostare, eliminare

I fogli di una cartella di lavoro hanno un nome che compare nella scheda del foglio, in basso. Un foglio nuovo si ottiene con l'icona Nuovo foglio (il segno piu') accanto alle schede, oppure da Home > Inserisci > Inserisci foglio. Il nome si puo' cambiare: doppio clic sulla scheda, oppure clic con il pulsante destro sulla scheda e voce Rinomina, poi si digita il nuovo nome. Per spostare un foglio si trascina la scheda; con il pulsante destro si usa Riordina (per esempio per portarlo alla fine). Per eliminarlo: pulsante destro sulla scheda e Elimina, oppure Home > Elimina > Elimina foglio. Nelle versioni attuali questi comandi stanno nella barra multifunzione (scheda Home) e nel menu delle schede, non in un menu "Inserisci" a tendina come nei vecchi Excel.

Scrivere lo stesso dato su piu' fogli. Si clicca la scheda del primo foglio e, tenendo premuto CTRL, le schede degli altri: quello che si digita nel foglio attivo viene applicato alle stesse celle di tutti i fogli selezionati. Per annullare la selezione multipla basta cliccare un foglio non selezionato. Per sommare celle di fogli diversi si usa un riferimento ad altri fogli (anche 3D), come visto sopra.

Righe, colonne e celle: inserire, eliminare, cancellare, dimensioni

  • Inserire o eliminare una colonna o una riga: si seleziona una cella dentro la colonna (o la riga) e si usa Home > Inserisci > Inserisci colonne foglio (o Inserisci righe foglio) e analogamente Elimina; in alternativa pulsante destro sull'intestazione (la lettera o il numero) e voce Inserisci o Elimina. La nuova riga compare sopra quella selezionata; la formattazione della riga o colonna selezionata viene trasferita a quella nuova. Il pulsante Elimina (celle, righe, colonne, foglio) e' nella scheda Home, gruppo Celle. Scorciatoie: CTRL+segno piu' (+) inserisce, CTRL+segno meno (-) elimina celle, righe o colonne. La combinazione "ALT+D" proposta come risposta ad alcuni quiz per eliminare una colonna non compare nell'elenco ufficiale delle scelte rapide.
  • Eliminare e cancellare non sono la stessa cosa. Eliminare toglie le celle dal foglio e fa scorrere quelle vicine; cancellare svuota le celle ma le lascia al loro posto. Il pulsante Cancella (Home, gruppo Modifica) offre: Cancella tutto (contenuto, formati e commenti), Cancella formati (solo la formattazione), Cancella contenuto, Cancella commenti e note, Cancella collegamenti ipertestuali. Selezionando una cella e premendo CANC o BACKSPACE si cancella il contenuto senza toccare formati e commenti. Il pulsante con la "A" e la gomma (Cancella formattazione) e' tipico di Word; in Excel la funzione analoga e' Cancella formati.
  • Larghezza di colonna e altezza di riga: si trascina il bordo destro dell'intestazione di colonna (o quello inferiore dell'intestazione di riga), oppure si usa Home > Formato > Larghezza colonne (e Altezza righe) digitando il valore. Il comando Adatta larghezza colonne (o il doppio clic sul bordo) adatta la dimensione al contenuto. La larghezza si misura in caratteri (predefinita 8,43; massimo 255), l'altezza in punti (predefinita 15; massimo 409); il valore 0 nasconde la colonna o la riga. Ogni colonna ha una sola larghezza e ogni riga una sola altezza. Il comando sta quindi sotto Home > Formato, non in un menu "Formato" separato come nelle versioni storiche.

Formato numero: negativi, decimali, frazioni, valuta

Il formato si sceglie dall'elenco Numero della scheda Home, con CTRL+1 oppure con il pulsante destro e Formato celle > Numero. Le categorie comprendono: Generale (predefinito; con numeri di 12 o piu' cifre usa la notazione scientifica), Numero, Valuta, Contabilita', Data, Ora, Percentuale, Frazione, Scientifico, Testo e Personalizzato. Non esiste una categoria "Economico" ne' una formattazione di traduzione automatica in un'altra lingua. Si sceglie il numero di posizioni decimali cella per cella (il formato cambia come il numero appare, non il valore memorizzato) e, per Numero e Valuta, come mostrare i numeri negativi nella casella Numeri negativi: quindi un negativo non ha una resa unica, dipende dallo stile scelto. Nel formato Contabilita' la casella dei negativi non c'e' perche' la pratica contabile li mostra tra parentesi; Contabilita' allinea inoltre i simboli di valuta e le virgole decimali in colonna. CTRL+MAIUSC+$ applica il formato Valuta.

Frazioni. Con la cella in formato Generale, digitare 3/11 viene interpretato come una data. Per ottenere la frazione si digita uno zero, uno spazio e poi la frazione (0 3/11): lo zero scompare dopo INVIO. In alternativa si applica prima il formato Frazione (Home > Numero) e poi si digita. Excel riduce la frazione al denominatore piu' basso e arrotonda se non puo' mostrare quella esatta; per un denominatore fisso serve un formato personalizzato come # ?/16. Con formato Testo la frazione resta com'e' ma non si puo' usare nei calcoli.

Allineamento. Con l'allineamento Generale il testo si dispone a sinistra e i numeri a destra. Gli allineamenti orizzontali (a sinistra, al centro, a destra) e verticali (in alto, al centro, in basso) si trovano nel gruppo Allineamento della scheda Home: un numero puo' quindi stare in alto, al centro o in basso nella cella. Orientamento (Home > Allineamento) ruota il testo verso l'alto o verso il basso, in senso orario o antiorario, oppure lo rende verticale; in Formato celle > Allineamento, nella casella Gradi, si imposta un angolo preciso (valori positivi ruotano verso l'alto, negativi verso il basso). Si puo' quindi impostare un angolo preciso (per esempio 45 gradi).

Immissione dati: trucchi della tastiera

  • Stesso valore in piu' celle: si selezionano le celle (anche non adiacenti), si digita il dato nella cella attiva e si preme CTRL+INVIO: l'intervallo selezionato viene riempito con l'immissione.
  • Andare a capo nella stessa cella: ALT+INVIO (il solo INVIO completa l'immissione).
  • Completamento automatico: se i primi caratteri digitati corrispondono a una voce gia' presente nella colonna, Excel propone il resto; vale per le voci di testo. Si disattiva da File > Opzioni > Avanzate, togliendo la spunta a Abilita completamento automatico per i valori delle celle.
  • Decimali fissi: File > Opzioni > Avanzate, casella Inserisci automaticamente virgola decimale: con 3 posizioni, digitando 2834 si ottiene 2,834.
  • Data e ora correnti: CTRL+; inserisce la data corrente e CTRL+MAIUSC+; l'ora corrente (valori fissi); le funzioni OGGI e ADESSO si aggiornano da sole.
  • Dato piu' largo della cella: un numero troppo largo per la colonna appare come #####, e basta allargare la colonna (doppio clic sul bordo destro) per vederlo.

Bordi, copia formato, commenti e note, immagini

Bordi. Si selezionano le celle e, nel gruppo Carattere della scheda Home, si apre la freccia del pulsante Bordi e si sceglie lo stile; Altri bordi apre la finestra Formato celle alla scheda Bordo, dove si scelgono stile e colore della linea e la posizione del bordo. I bordi marcano i contorni delle celle e compaiono nelle pagine stampate. Lo spessore si cambia da Formato celle > Bordo, scegliendo uno degli stili di linea piu' spessi nella casella Linea e poi il tipo di bordo in Predefiniti: e' quindi possibile modificare lo spessore del contorno di una o piu' celle. Per toglierli: freccia accanto a Bordi > Nessun bordo. Un intervallo selezionato e' trattato come un unico blocco: se si selezionano 3 celle orizzontali consecutive e si applica il bordo sinistro, la linea compare solo a sinistra della prima cella; con 3 celle verticali il bordo sinistro compare su tutte e tre.

Copia formato. Si seleziona la cella con la formattazione da copiare, si sceglie il pulsante Copia formato (in inglese Format Painter) nella scheda Home e si trascina sulla cella o sull'intervallo di destinazione: viene trasferita la formattazione (per esempio carattere, riempimento, bordi, formato numerico), non il contenuto.

Commenti e note. Un commento e' in thread: si apre con pulsante destro > Nuovo commento, accetta risposte e puo' essere contrassegnato come Risolto. Una nota e' una semplice annotazione senza risposte: pulsante destro > Nuova nota, oppure MAIUSC+F2. In entrambi i casi nella cella compare un indicatore nell'angolo e, passandoci sopra con il cursore, il testo diventa visibile. Non e' un indicatore di errore: gli errori di formula si segnalano con il controllo errori della cella.

Immagini. Un'immagine si inserisce da Inserisci > Illustrazioni > Immagini e puo' stare sopra le celle (fluttuante) oppure dentro una cella con Inserisci nella cella (anche dal menu del pulsante destro o con Incolla immagine nella cella; esiste anche la funzione IMAGE). Excel supporta per questo i formati JPG, PNG, BMP, ICO, WEBP, TIF e GIF non animato. Un'immagine gia' inserita come oggetto si seleziona con un clic e si rimuove con il tasto CANC.

Somma automatica e deviazione standard

Somma automatica si trova in Home e nella scheda Formule: si seleziona la cella subito sotto la colonna di numeri (o a destra della riga), si preme il pulsante, Excel inserisce da solo una formula con la funzione SOMMA evidenziando le celle sovrastanti, e INVIO mostra il risultato. La formula si puo' copiare in altre celle e si adatta alla nuova posizione. Altri modi per sommare: =A1+A2+A3 con l'operatore + oppure =SOMMA(A1:A3), piu' comoda e meno soggetta a errori di digitazione.

DEV.ST. DEV.ST(num1;[num2];...) stima la deviazione standard di un campione (da 1 a 255 argomenti) ed e' mantenuta per compatibilita': la funzione attuale e' DEV.ST.C (cosi' nella pagina Microsoft; in Excel italiano compare come DEV.ST.CAMP), mentre per l'intera popolazione si usa DEV.ST.POP. Con i valori in A1:A9 la formula corretta da scrivere in A10 e' =DEV.ST(A1:A9) (intervallo con i due punti).

Visualizza: barra della formula, schermo intero, formule, visualizzazioni personalizzate

  • Barra della formula: se non e' visibile si attiva dalla scheda Visualizza con la casella Barra della formula.
  • Schermo intero: era un comando delle vecchie versioni (nascondeva barra multifunzione, barra della formula e barra di stato). Microsoft precisa che l'opzione non e' disponibile da Excel 2013 in poi, ma e' sempre possibile nascondere barra multifunzione, schede o comandi per guadagnare spazio. Nelle versioni vecchie CTRL+MAIUSC+F1 attivava e disattivava la modalita'.
  • Mostrare le formule invece dei risultati: scheda Formule > Mostra formule oppure CTRL+` (accento grave); lo stesso comando riporta ai risultati. Per impedire che una formula appaia nella barra della formula si seleziona la cella, in Formato celle > Protezione si spunta Nascosta e poi si protegge il foglio (Revisione > Proteggi foglio).
  • Visualizzazioni personalizzate (Visualizza > Visualizzazioni cartella di lavoro > Visualizzazioni personalizzate > Aggiungi): salvano impostazioni di visualizzazione (righe e colonne nascoste, selezione di celle, filtri, finestra) e impostazioni di stampa (margini, intestazioni, area di stampa) per richiamarle in seguito con Mostra. Una vista si applica solo al foglio che era attivo alla creazione e non e' disponibile se la cartella contiene una tabella di Excel.
  • Finestre: Visualizza > Disponi tutto mostra affiancate piu' finestre aperte; non esiste piu' un menu "Finestra" separato.

Controllo ortografico

Si usa la scheda Revisione > Controllo ortografia oppure il tasto F7. Con una sola cella selezionata Excel controlla l'intero foglio (compresi commenti, intestazioni, pie' di pagina e elementi grafici); con piu' celle selezionate controlla solo quelle. Le celle che contengono formule non vengono controllate. Completamento automatico e Correzione automatica aiutano durante la digitazione (la Correzione automatica si trova in File > Opzioni > Correzione).

Macro e sicurezza dei file

Una macro e' una serie di comandi che automatizza un'attivita' ripetuta; si puo' registrare sia in Excel sia in Word. Alcune macro possono pero' introdurre virus o software dannoso: per questo all'apertura di un file con macro Excel mostra un avviso di sicurezza con il pulsante Abilita contenuto. Microsoft avverte di non abilitare mai le macro in un file se non si e' certi di cosa fanno, e precisa che non e' necessario abilitarle per visualizzare o modificare il file. I virus che si diffondono sfruttando documenti di Word o Excel sono i macro virus. Per questo un file Excel ricevuto per posta va trattato con cautela: la domanda "perche' controllarlo con un antivirus?" ha come risposta il rischio che le macro siano nocive, e l'attivazione delle macro e' un possibile veicolo di attacco informatico.

Condivisione: creazione condivisa e cartella di lavoro condivisa

La creazione condivisa (co-authoring) permette a piu' persone di aprire e modificare contemporaneamente la stessa cartella di lavoro: le modifiche degli altri sono visibili dopo pochi secondi. Richiede un abbonamento Microsoft 365, un file in formato.xlsx,.xlsm o.xlsb salvato nel cloud, e si avvia con il pulsante Condividi in alto a destra. La vecchia funzione Cartella di lavoro condivisa (Revisione > Condividi cartella di lavoro, con la casella "Consenti modifiche contemporaneamente da piu' utenti") e' una caratteristica meno recente, con molti limiti (per esempio non si puo' modificare con Excel per il web), sostituita dalla creazione condivisa; i suoi pulsanti sono nascosti nelle versioni recenti.

Dati esterni, Access, Word e stampa della griglia

  • Importare dati dal menu Dati: nella scheda Dati il comando Recupera dati (Power Query) importa da file (cartella di lavoro di Excel, testo/CSV, XML), database e altre origini, anche dal Web.
  • Da Access a Excel: Access non ha un comando Salva con nome per il formato Excel: si usa l'esportazione (scheda Dati esterni, gruppo Esporta, Excel), che crea una copia dei dati selezionati (tabella, query, maschera, report) in un file apribile in Excel.
  • Da Excel a Word: si seleziona l'intervallo, CTRL+C; in Word si incolla con CTRL+V e con il pulsante Opzioni Incolla si sceglie come inserire i dati (per esempio mantenendo la formattazione, oppure come testo con valori separati da tabulazioni).
  • Stampa della griglia: per impostazione predefinita le linee della griglia non si stampano; si attiva da Layout di pagina > Opzioni foglio > Stampa (sotto Griglia). La griglia stampata compare solo intorno ai dati; in alternativa si applicano bordi alle celle.

Scelte rapide: precisazioni

  • F1 apre la Guida; F2 modifica la cella attiva; F4 in una formula fa ruotare i riferimenti assoluti e relativi e, da solo, ripete l'ultimo comando o azione se possibile; F7 avvia l'ortografia; F11 crea un grafico in un foglio separato.
  • ; CTRL+X taglia la selezione; CTRL+V incolla il contenuto copiato o tagliato; CTRL+Z annulla l'ultima operazione; CTRL+Y la ripete.
  • Tasti di scelta delle schede: ALT+H Home, ALT+L Layout di pagina, ALT+M Formule (la prima tabella della pagina riporta ALT+U), ALT+A Dati, ALT+W Visualizza; la prima tabella assegna ALT+N sia a Inserisci sia a Visualizza (documentazione incoerente: ALT+W corrisponde a Visualizza nel paragrafo sui tasti di scelta, e conviene non farne oggetto di studio).

Trappole tipiche dei quiz

  • "Quante celle somma SOMMA(A1:C3)?" Nove (3 righe per 3 colonne). PRODOTTO(B1:C3) e MEDIA(F3:G5) agiscono su 6 celle; PRODOTTO(A3:A6) moltiplica 4 celle; =SOMMA(5:5) e =PRODOTTO(2:2) operano su tutta la riga.
  • Precedenza: 5+3*3 non vale 24 ma 14; con parentesi il risultato cambia. Il segno & concatena, non e' aritmetico. ^ e' potenza, * e' moltiplicazione, / divisione.
  • CONTA.NUMERI, CONTA.VALORI, CONTA.SE, CONTA.VUOTE: contano rispettivamente numeri, celle non vuote, celle che rispettano un criterio, celle vuote. SOMMA.SE ha due argomenti obbligatori e il terzo facoltativo; MEDIA.SE e SOMMA.SE sono funzioni condizionali, E e O sono funzioni logiche.
  • E richiede tutte vere, O almeno una: =E(D5<3;E5>2) con D5=3, E5=4 da' FALSO.
  • MAX e MIN ignorano i logici nei riferimenti; MAX.VALORI no (VERO vale 1). Senza numeri restituiscono 0.
  • ##### significa colonna troppo stretta (o data negativa), non errore di calcolo: si risolve allargando la colonna. #RIF! nasce da celle eliminate, #NOME? da nomi sbagliati, #N/D da ricerche senza risultato, #VALORE! da tipi sbagliati.
  • Selezione: celle non adiacenti = CTRL; intervallo continuo = MAIUSC (clic sul primo e sull'ultimo estremo); riga intera = clic sul numero, colonna intera = clic sulla lettera.
  • Scheda giusta: grafici e tabelle pivot e tabelle = Inserisci; ordinamento, filtro, convalida dati, strumenti dati = Dati; blocca riquadri, Dividi, Disponi tutto = Visualizza; area di stampa, Stampa titoli, Imposta pagina, orientamento = Layout di pagina; mostra formule, Gestione nomi, Somma automatica, Inserisci funzione = Formule; Proteggi foglio e Proteggi cartella di lavoro = Revisione.
  • Per mostrare solo certe righe si usa il Filtro (le altre sono nascoste, non cancellate); per riorganizzare tutte le righe si usa l'Ordinamento; per riepilogare e incrociare i dati la tabella pivot.
  • Tabella pivot: si ottiene da dati esistenti (anche da origini esterne), la funzione di riepilogo predefinita e' SOMMA, non si aggiorna da sola quando cambia l'origine. Il grafico pivot e' diverso dal grafico normale.
  • Grafico: dopo averlo creato si puo' cambiare il tipo (clic destro, Cambia tipo di grafico) e aggiungere dati (Seleziona origine dati); i dati modificati nel foglio si riflettono nel grafico senza operazioni; la torta usa una sola serie.
  • F4: in una formula fa ruotare i riferimenti assoluti e relativi; da solo ripete l'ultima azione. F2: modifica la cella. TAB: cella a destra, stessa riga. CTRL+FINE: ultima cella usata.
  • Il valore della cella o il formato: ARROTONDA cambia il valore, il formato cambia solo come appare; una cella piu' stretta del dato mostra ##### se e' un numero.
  • Protezione: foglio, cartella (struttura) e file hanno comandi diversi; si puo' proteggere con password un foglio o un file; la protezione del foglio non e' una funzione di sicurezza.
  • Stampa: piu' aree di stampa vanno su pagine separate; cancellare un'area cancella tutte; A3 e' un formato carta (Imposta pagina); titoli = righe ripetute su ogni pagina.
  • Estensioni: .xlsx cartella di lavoro, .xltx modello, .xls formato storico, .csv testo con delimitatori.

Outlook e posta elettronica in pratica

A cosa serve Outlook e come parla con il server

Outlook e' un client di posta: un programma che si colloca fra l'utente e il server e permette di scrivere, inviare, ricevere e organizzare i messaggi, oltre a gestire calendario, contatti e attivita'. In gergo il client e' il MUA (Mail User Agent). Non va confuso con il servizio di posta (il server che custodisce la casella) ne' con la webmail, che e' lo stesso servizio usato dal browser. Programmi come Word o Excel non gestiscono posta e un browser come Safari non e' un client di posta.

Tre protocolli si dividono il lavoro, come descrive la documentazione Microsoft sulle impostazioni di Outlook.com:

  • SMTP: gestisce l'invio dei messaggi (nell'esempio Microsoft, porta 587 con STARTTLS).
  • IMAP: serve alla ricezione e mantiene i messaggi sul server, quindi sincronizzati fra piu' dispositivi.
  • POP: serve alla ricezione e tipicamente scarica i messaggi sul computer locale.

Regola mnemonica da quiz: per inviare serve SMTP; POP e IMAP sono i protocolli per ricevere. La differenza fra POP e IMAP ha una conseguenza concreta sul tipo di file dati usato da Outlook, vista piu' sotto (PST e OST).

I campi dell'intestazione: A, Cc, Ccn, Oggetto

CampoFunzioneVisibile agli altri destinatari?
ADestinatari diretti, a cui il messaggio e' rivoltoSi'
Cc (copia per conoscenza)Chi riceve una copia, in chiaroSi'
Ccn (copia per conoscenza nascosta)Chi riceve una copia senza che il suo nome compaia agli altriNo
OggettoTitolo che riassume il contenuto, visibile nell'elenco dei messaggiSi'

Secondo Microsoft, chi e' inserito nel campo Ccn riceve una copia del messaggio senza che il suo nome sia visibile agli altri destinatari. Due conseguenze pratiche, entrambe documentate: il mittente vede i destinatari Ccn aprendo il messaggio in Posta inviata; i destinatari Ccn non possono usare Rispondi a tutti per coinvolgere gli altri, perche' non li vedono.

Il campo Ccn non e' sempre mostrato e va attivato. Nel nuovo Outlook: Opzioni, Mostra campi, Mostra ccn. In Outlook classico, se il messaggio si apre in una finestra separata: Opzioni, Ccn; se e' nel riquadro di lettura: pulsante Ccn della barra multifunzione.

Esempio operativo. Un ufficio deve scrivere a 200 candidati senza far vedere a ciascuno gli indirizzi degli altri: mette nel campo A il proprio indirizzo e tutti i candidati in Ccn. Lo stesso criterio vale per ogni invio a molti destinatari che non devono conoscersi.

Esempio di lettura. Un messaggio ha A: guido, Cc: marco, Ccn: laura. Guido e Marco vedono nell'intestazione solo guido e marco; laura riceve la sua copia ma il suo nome resta nascosto agli altri due. Se laura sceglie Rispondi a tutti, non coinvolge nessuno dei due, per il motivo documentato sopra.

Rispondi, Rispondi a tutti, Inoltra

  • Rispondi: invia la risposta solo al mittente originale.
  • Rispondi a tutti: invia al mittente originale e a tutti gli altri destinatari nelle righe A e Cc.
  • Inoltra: permette di indicare nuovi destinatari, cioe' di mandare un messaggio ricevuto a chi non compariva in A e Cc.

Differenza sugli allegati, indicata da Microsoft: rispondendo gli allegati non vengono reinclusi (sarebbe rimandare lo stesso file a chi lo ha inviato); inoltrando, gli allegati originali sono inclusi automaticamente. In entrambi i casi se ne possono aggiungere altri a mano. L'oggetto riceve un prefisso automatico: RE: nelle risposte, FW: negli inoltri.

Quando si inoltra un messaggio il destinatario va scritto nel campo A del nuovo messaggio: i campi A e Cc dell'originale non si trasferiscono da soli come destinatari.

Scrivere, salvare e inviare un messaggio

  • Nuovo messaggio: Ctrl+N dalla vista Posta (nel classico, da qualsiasi vista, Ctrl+Maiusc+M). Invia: Ctrl+Invio (nel classico anche Alt+Z). Rispondi: Ctrl+R. Inoltra: Ctrl+Maiusc+T (nel classico la pagina elenca anche Ctrl+F).
  • Bozze: un messaggio iniziato e non inviato viene salvato automaticamente nella cartella Bozze (Microsoft indica un salvataggio ogni 30 secondi, intervallo non modificabile nel nuovo Outlook); si puo' anche salvare a mano con Opzioni, Salva bozza. Per riprenderlo si apre la cartella Bozze e si fa doppio clic sul messaggio. Nel classico l'intervallo di salvataggio e' personalizzabile, da 1 a 99 minuti.
  • Posta in uscita: trattiene i messaggi che Outlook non riesce a trasmettere. Microsoft cita fra le cause allegati troppo grandi (consigliando di eliminare quelli oltre 20 MB), modalita' Offline attiva (si passa online dalla scheda Invia/Ricevi) e casella piena.

Attenzione a non confondere: Bozze = messaggio non ancora inviato per scelta dell'autore; Posta in uscita = messaggio che l'utente ha inviato ma che Outlook non e' riuscito a trasmettere; Posta inviata = copia di cio' che e' stato spedito.

Allegati, immagini e formato del messaggio

Un file si allega dal computer, dai file recenti o da OneDrive/SharePoint. Per i file in cloud si puo' scegliere se inviare una copia o un collegamento e con quali permessi (visualizzare o modificare). Un'immagine puo' essere allegata oppure inserita nel corpo: quella inserita, dice Microsoft, non deve essere scaricata per essere vista dal destinatario.

FormatoCaratteristiche
HTMLE' il predefinito: caratteri, colori, elenchi, immagini nel corpo
Testo normaleCompatibile con tutti i client, nessuna formattazione, niente immagini nel corpo; gli allegati sono possibili
RTFFormato Microsoft datato, solo nel classico; i messaggi inviati all'esterno sono convertiti in HTML e Microsoft consiglia HTML

Se il comando Immagini e' inattivo, il messaggio e' probabilmente in testo normale: va portato in HTML. Un messaggio si puo' salvare sul computer come file .eml o .msg e convertire in PDF con la stampa in PDF di Windows.

Priorita', contrassegni e conferme

Dalle opzioni di recapito si assegna al messaggio importanza alta o bassa. Il destinatario la vede nell'elenco: Microsoft cita il punto esclamativo rosso (alta) e la freccia blu (bassa), con aspetto variabile fra i client. Il punto esclamativo rosso indica quindi priorita' alta, non un errore o un virus. Si possono anche contrassegnare i messaggi e aggiungere pulsanti di voto.

Le conferme sono due e non vanno scambiate:

  • Conferma di recapito: attesta che il messaggio e' arrivato nella casella del destinatario, non che l'abbia letto.
  • Conferma di lettura: segnala l'apertura. Il destinatario puo' rifiutarsi di inviarla, alcuni programmi non la supportano e non c'e' modo di forzarla.

Si richiedono dalla scheda Opzioni del messaggio (nel classico la preferenza generale e' in File, Opzioni, Posta, Verifica). Microsoft precisa che la funzione non e' disponibile per account IMAP o POP come Gmail, Yahoo o iCloud, e consiglia di richiederle solo quando servono. Conseguenza per i quiz: la conferma di lettura non garantisce mai che il destinatario abbia letto il messaggio.

Firma, regole e risposte automatiche

La firma (nome, ruolo, recapiti) e' un elemento di personalizzazione del messaggio: Microsoft prevede firme predefinite inserite automaticamente oppure inserite a mano.

Le regole sono uno strumento di automazione che agisce sui messaggi in arrivo secondo criteri. Possono basarsi su mittente, oggetto, parole nel testo, destinatari, priorita', allegati; si possono aggiungere piu' condizioni ed eccezioni. Le azioni includono spostare in una cartella, cambiare la priorita', eliminare, contrassegnare, inoltrare automaticamente, interrompere l'elaborazione delle regole successive. Vantaggio tipico: smistare la posta senza interventi manuali. Una regola richiede un nome, almeno una condizione e almeno un'azione.

Le risposte automatiche (ex Fuori sede) inviano una risposta a ciascun mittente una sola volta, per evitare bombardamenti. Si puo' impostare un periodo di validita'; si possono differenziare i testi per colleghi interni e contatti esterni e limitare le risposte esterne ai soli contatti in rubrica. Se non si fissa un orario di fine, a ogni accesso alla casella compare un promemoria che sono ancora attive.

Posta indesiderata e spam

Il filtro di Outlook sposta i messaggi ritenuti indesiderati nella cartella Posta indesiderata (la cartella spam). Lo spam e' la posta non richiesta, tipicamente inviata in massa. Il filtro e' automatico ma non infallibile: nel livello Alto Microsoft raccomanda di controllare ogni tanto la cartella.

Il livello di protezione si puo' cambiare: scheda Home, gruppo Elimina, Blocca, Opzioni posta indesiderata. Microsoft descrive questi livelli: Nessun filtro automatico (il predefinito: restano valutati solo gli indirizzi dell'elenco Mittenti bloccati), Basso (solo i messaggi piu' ovvi), Alto (per chi riceve molti messaggi indesiderati) e Solo elenchi indirizzi attendibili (i messaggi di mittenti non presenti negli elenchi attendibili sono considerati indesiderati). Piu' alto e' il livello, maggiore e' il rischio che messaggi legittimi finiscano in Posta indesiderata. Esistono gli elenchi Mittenti attendibili e Mittenti bloccati ed e' possibile anche eliminare subito i messaggi sospetti invece di spostarli.

Cartelle, archiviazione e file PST/OST

Le cartelle standard sono Posta in arrivo, Posta inviata, Bozze, Posta in uscita, Posta indesiderata e Posta eliminata (dove finiscono i messaggi cancellati in modo ordinario).

I dati di Outlook risiedono in file locali. Secondo Microsoft il file .pst (file di dati di Outlook) e' usato soprattutto dagli account POP3 e serve anche per archiviare elementi meno recenti, creare backup e liberare spazio quando la casella e' quasi piena; la cartella predefinita e' Documenti, File di Outlook. Il file .ost (file di dati offline) e' la copia sincronizzata del server usata da Exchange, IMAP, Outlook.com e Microsoft 365: non richiede backup perche' e' gia' una copia del server e si risincronizza su una nuova configurazione. Quindi per i file dati di Outlook le estensioni da ricordare sono .pst e .ost.

L'archiviazione automatica sposta gli elementi meno recenti in un archivio, con la frequenza scelta, oppure li elimina se si imposta l'eliminazione: sono due opzioni alternative. Impostazioni: File, Opzioni, Avanzate, Impostazioni archiviazione automatica; non e' disponibile nel nuovo Outlook per Windows. I singoli messaggi si possono anche salvare sul computer (.eml, .msg).

Contatti, gruppi e calendario

I contatti sono nella sezione Persone (nel classico Ctrl+4) e archiviano indirizzi e dati delle persone. Per scrivere a molti si usa un gruppo di contatti (un tempo lista di distribuzione): in Outlook classico Persone, Nuovo gruppo di contatti, nome, Aggiungi membri, Salva; poi basta digitare il nome del gruppo come destinatario.

Il calendario (Ctrl+2) gestisce appuntamenti e riunioni. In Outlook sul web lo si condivide con livelli di autorizzazione diversi: solo disponibilita' (si vede quando si e' occupati), titolo e luogo, dettagli completi, modifica, delegato. Chi non usa Outlook, per esempio un utente Gmail, puo' accettare l'invito solo con un account Microsoft 365 o Outlook.com. Gli elementi privati mostrano, a quasi tutti, soltanto l'occupazione.

PEC: solo il confine con la posta ordinaria

La dispensa ha gia' il capitolo sulla PEC. Qui basta il confine posto dal DPR 68/2005, art. 1: la posta elettronica certificata e' un sistema in cui al mittente e' fornita documentazione elettronica che attesta l'invio e la consegna. La conferma di recapito o di lettura di Outlook e' una funzione del programma, che il destinatario puo' rifiutare: non e' equiparabile alla documentazione della PEC.

Rubrica, completamento automatico e contatti

Scrivendo nei campi A, Cc o Ccn Outlook propone dei suggerimenti. Secondo Microsoft, a seconda dell'account i suggerimenti attingono ai contatti personali, ai contatti dell'organizzazione (per esempio l'elenco indirizzi globale) e ai nomi e indirizzi usati in precedenza per inviare messaggi. A ogni nuova persona a cui si scrive, il destinatario viene aggiunto all'elenco di completamento automatico.

Distinzione da ricordare: l'elenco di completamento automatico non e' la rubrica dei contatti. Per salvare davvero una persona fra i contatti la procedura documentata e' manuale: si apre un messaggio, si seleziona il nome del mittente o del destinatario per far comparire la scheda profilo e si sceglie Aggiungi ai contatti. Quindi un'affermazione come "Outlook inserisce automaticamente in rubrica chi ti scrive" non trova riscontro nella documentazione Microsoft. Se non si ricorda un nome, il pulsante Rubrica della barra multifunzione, oppure il pulsante A, Cc o Ccn, apre la finestra Aggiungi destinatari, dove si sceglie l'elenco in cui cercare (contatti personali o elenco indirizzi globale).

La scheda di un contatto puo' contenere molto piu' del nome e dell'indirizzo: Microsoft precisa che un contatto puo' essere semplice, con nome e indirizzo, oppure comprendere indirizzo postale, piu' numeri di telefono e una foto. Con Aggiungi altro si inseriscono dati supplementari come l'indirizzo e la data di nascita. Il numero di telefono si registra quindi nei campi della scheda contatto.

I contatti si possono anche aggiungere ai Preferiti (nel classico: selezionare il contatto e Aggiungi a Preferiti sulla barra degli strumenti); quelli con indirizzo e-mail compaiono nel riquadro di spostamento di Posta.

Menzioni con @ nel corpo del messaggio

Per attirare l'attenzione di una persona si digita il simbolo @ seguito dalle prime lettere del nome o del cognome nel corpo di un messaggio o di un invito a una riunione. Outlook evidenzia il nome e, come descrive Microsoft, lo aggiunge alla riga A. Quindi il contatto e' aggiunto automaticamente al campo A solo se si usa la menzione con @: citare il nome senza il simbolo non produce lo stesso effetto. Per impostazione predefinita e' inclusa e aggiunta la forma completa del nome, e si puo' cancellare una parte della menzione lasciando per esempio solo il nome proprio.

Nell'elenco della Posta in arrivo compare il simbolo @ accanto ai messaggi in cui si e' menzionati, ed e' disponibile il filtro @ Mi menziona (in alto nell'elenco, Filtro). Limiti dichiarati da Microsoft: la caratteristica dei messaggi menzionati richiede destinatari su Exchange Server 2016, Exchange Server 2019, Exchange Online o Outlook.com; l'indicatore @ e' disponibile solo per Exchange Online o Outlook.com.

Destinatari multipli e separatore

Nella pagina Microsoft sulla creazione di un messaggio la regola e' esplicita: si immettono nomi o indirizzi nelle caselle A, Cc o Ccn e si separano i diversi destinatari con un punto e virgola. Il carattere separatore da ricordare e' quindi ;, non la virgola e non lo spazio.

La graffetta e gli allegati

Microsoft indica che i messaggi che includono allegati sono identificati da una graffetta (detta anche fermaglio) nell'elenco dei messaggi. L'icona segnala dunque la presenza di uno o piu' file allegati, non una priorita' e non un errore. L'anteprima file permette di visualizzare l'allegato nel riquadro di lettura senza aprirlo in un'altra applicazione: sono visualizzabili i file dei programmi Office piu' comuni, le immagini e i file di testo.

Attenzione al tipo di file: Outlook blocca gli allegati potenzialmente non sicuri, tra cui i file con estensione bat, exe, vbs e js, perche' potrebbero contenere virus. Per questo la frase "gli allegati possono essere file di qualunque tipo" non e' accurata alla lettera: Outlook accetta diversi tipi di file ma ne blocca alcuni. Microsoft raccomanda inoltre prudenza con qualsiasi allegato, soprattutto se il mittente e' sconosciuto, e di tenere aggiornato l'antivirus.

Sul riconoscimento di risposte e inoltri, la distinzione documentata e' sul testo dell'oggetto: prefisso RE: per le risposte e FW: per gli inoltri. Colore e forma delle icone di stato non sono riportati nelle pagine Microsoft consultate e per questo la dispensa non li indica.

Segna come letto o da leggere

Si usa il menu che compare facendo clic con il pulsante destro sul messaggio: Segna come gia' letto oppure Segna come da leggere. Scorciatoie italiane: Ctrl+Q per segnare come gia' letto, Ctrl+U per segnare come da leggere. Si possono scegliere piu' messaggi tenendo premuto Ctrl; per un'intera cartella si seleziona un messaggio, si preme Ctrl+A e si sceglie il comando. "Da leggere" riporta il messaggio nello stato non letto, come se non fosse stato aperto. Outlook segna come letto un messaggio quando lo si seleziona; nelle opzioni del riquadro di lettura si puo' impostare un'attesa in secondi (per esempio 30) prima della marcatura.

Cartelle: creare, rinominare, eliminare, svuotare

  • Nuova cartella nel nuovo Outlook: nel riquadro delle cartelle a sinistra clic destro sull'indirizzo e-mail, oppure puntatore su di esso e Altre opzioni, Creare una nuova cartella; si digita il nome e si preme Invio. Per una sottocartella si seleziona la cartella madre e si sceglie Creare una nuova sottocartella.
  • Nuova cartella in Outlook classico: nel riquadro sinistro di Posta, clic destro nel punto in cui aggiungerla e Nuova cartella; nome e Invio.
  • Rinominare (Outlook sul web e Outlook.com): clic destro sulla cartella e Rinomina. Le cartelle predefinite, come Posta in arrivo, Bozze e Posta eliminata, non si possono rinominare; Posta in arrivo e Posta inviata non si possono nemmeno eliminare.
  • Elimina cartella: sposta la cartella e il suo contenuto in Posta eliminata. Elimina tutto: sposta tutti gli elementi della cartella selezionata in Posta eliminata. L'eliminazione non e' quindi definitiva: i messaggi restano recuperabili finche' non si svuota Posta eliminata.
  • Svuotare Posta eliminata: clic destro sulla cartella e Svuota (nel classico Svuota cartella). Solo dopo lo svuotamento gli elementi sono eliminati in modo definitivo. Lo svuotamento puo' essere automatico: nel nuovo Outlook con l'opzione alla chiusura "Svuota cartella Posta eliminata"; nel classico in Avanzate, con "Svuota la cartella Posta eliminata all'uscita".

Microsoft aggiunge che con account Microsoft 365, Outlook.com o Exchange la cartella si chiama Posta eliminata; con altri account, come Gmail o Yahoo, si chiama Cestino.

Regole: come si creano

La via documentata nella guida Microsoft e' partire da un messaggio: clic destro sul messaggio e poi Regole, Crea regola; si sceglie la condizione (per esempio "L'oggetto contiene"), l'azione (per esempio "Sposta elemento nella cartella") e si conferma. Spuntando "Esegui subito la regola nei messaggi gia' presenti nella cartella corrente" la regola si applica anche alla posta esistente. In alternativa si usa un modello: File, Gestisci regole e avvisi, Nuova regola, con scelta guidata di condizioni, azioni e nome. Alcune regole funzionano solo quando Outlook e' in esecuzione. Il percorso "scheda Home, Regole" non e' riportato nella pagina consultata per l'Outlook per Windows e non va dato per scontato.

Firme multiple

In Outlook si possono creare piu' firme per scopi diversi, per esempio interna o esterna, personale o aziendale, e scegliere se inserirle in automatico nei nuovi messaggi, nelle risposte e negli inoltri, oppure inserirle a mano mentre si scrive. La firma puo' contenere testo, collegamenti e immagini, come un logo o una firma scritta a mano. Nel classico si impostano due elenchi, Nuovi messaggi e Risposte/inoltri, ciascuno con la firma predefinita oppure (nessuna); l'inserimento manuale avviene dal comando Firma del menu Messaggio. Dopo averne creata una, Outlook classico non la aggiunge al messaggio gia' aperto: va inserita a mano in quel messaggio.

Stampare un messaggio e annullare un'azione

Un messaggio si stampa selezionandolo e usando il pulsante Stampa della scheda Home, oppure con Ctrl+P; a messaggio aperto si sceglie File, Stampa, con anteprima e possibilita' di indicare le pagine da stampare. Il comando e' disponibile, ma la documentazione non afferma che la stampa riesca "sempre": dipende da stampante e impostazioni.

Per annullare l'ultima operazione nelle applicazioni Office Microsoft indica Ctrl+Z, ripetibile per piu' passaggi, e Ctrl+Y o F4 per ripristinare o ripetere. Nella pagina consultata non e' indicato un limite numerico di azioni annullabili.

Quota della casella e barra attivita'

  • Quota: per gli account di lavoro o istituto la pagina Microsoft indica fino a 100 GB per cassetta postale (limite riducibile dall'amministratore). Superata la capacita' non si possono inviare o ricevere messaggi, e chi scrive riceve un errore che indica la casella piena. Il messaggio inglese "mailbox quota exceeded" significa quindi che la casella ha raggiunto il limite di spazio.
  • Attivita': nell'Outlook classico la barra To-Do e' un riquadro stretto sul lato destro che tiene sotto controllo eventi del calendario, attivita' e contatti; vi si trascinano gli elementi per creare attivita'. Nel nuovo Outlook e in Microsoft 365 le attivita' sono mostrate con La mia giornata e gestite con l'app To Do. Una nuova attivita' si crea con Ctrl+Maiusc+K.

PEC: fonte normativa per i confronti con Outlook

Il DPR 11 febbraio 2005, n. 68, all'art. 1 definisce la posta elettronica certificata come ogni sistema di posta elettronica nel quale e' fornita al mittente documentazione elettronica attestante l'invio e la consegna di documenti informatici. All'art. 6 distingue due ricevute: la ricevuta di accettazione, fornita dal gestore del mittente, con i dati di certificazione che provano l'avvenuta spedizione; la ricevuta di avvenuta consegna, fornita al mittente dal gestore del destinatario, che prova che il messaggio e' pervenuto all'indirizzo dichiarato dal destinatario e ne certifica il momento. La ricevuta di consegna e' rilasciata contestualmente alla consegna nella casella, indipendentemente dalla lettura da parte del destinatario,. L'art. 4, comma 6, stabilisce che la validita' di trasmissione e ricezione e' attestata da queste due ricevute.

Conseguenza per i quiz: togliere 'comma 2' oppure verificare. Un messaggio spedito da un indirizzo PEC verso un indirizzo di posta ordinaria non ha un gestore PEC di destinazione che la emetta, perche' la ricevuta con valore di legge e' propria dello scambio PEC verso PEC. Questa e' una deduzione dal testo dell'art. 6, non una frase letterale del decreto.

Trappole tipiche dei quiz

  • Ccn: nasconde il destinatario agli altri destinatari; il mittente lo vede in Posta inviata. Chi e' in Ccn non puo' coinvolgere gli altri con Rispondi a tutti.
  • A, Cc, Ccn: il destinatario diretto sta in A; Cc e' visibile; Ccn e' nascosto.
  • Rispondi a tutti raggiunge mittente, A e Cc; Inoltra serve a mandare il messaggio a un nuovo destinatario.
  • Allegati: inoltrando restano inclusi, rispondendo no.
  • Punto esclamativo rosso: priorita' alta, non errore di invio.
  • Bozze, Posta in uscita, Posta inviata: tre cartelle per tre situazioni diverse.
  • Conferma di recapito non e' conferma di lettura, e la lettura non e' mai garantita.
  • SMTP invia, POP e IMAP ricevono.
  • PST per archivio e backup (account POP), OST per la copia offline del server (IMAP, Exchange).
  • Posta indesiderata: il livello del filtro si puo' modificare; il predefinito e' Nessun filtro automatico.
  • Browser o suite d'ufficio (Safari, Word, Excel) non sono client di posta.
  • Risposte automatiche: una sola risposta per mittente.

Windows, file ed estensioni, tastiera

Come ragionano i quiz su file e Windows

Le domande di questa area sono quasi tutte di riconoscimento: data una estensione, dire che cosa contiene e quale programma la apre; data una combinazione di tasti, dire che cosa fa; dato un gesto (eliminare, disinstallare, comprimere), dire dove va a finire il file. Conviene quindi studiare per tabelle e per coppie "nome - funzione", tenendo ferma una distinzione: l'estensione e' la parte finale del nome (dopo l'ultimo punto) e indica il formato del file; il programma che lo apre e' un'altra cosa, perche' lo stesso formato puo' essere aperto da programmi diversi (un file .docx si apre con Word, ma anche con altri editor che lo leggono).

Nomi, percorsi e cartelle

Secondo la documentazione Microsoft il nome di un file e' formato da un nome base e da una estensione facoltativa, separati da un punto. Le cartelle (directory) seguono le stesse regole dei file: per il file system una cartella e' un file con un attributo speciale.

  • Il percorso (path) e' la sequenza di cartelle che porta al file, separate dalla barra rovesciata (backslash, \). Il file e' sempre l'ultimo componente.
  • Il percorso assoluto inizia dal volume, cioe' dalla lettera dell'unita' seguita dai due punti e dal backslash: C:\Immagini\Foto.bmp indica il file Foto.bmp, di tipo bitmap, nella cartella Immagini dell'unita' C. I percorsi di rete usano invece due backslash iniziali, nella forma \\server\condivisione\cartella\file (percorso UNC).
  • Un punto singolo (.) indica la cartella corrente, due punti (..) la cartella superiore (la "genitrice").
  • I caratteri vietati nei nomi sono: < > : " / \ | ? *. Per questo un nome non puo' contenere l'asterisco o il punto interrogativo, che sono i caratteri "jolly" usati nelle ricerche.
  • Non si puo' terminare un nome con uno spazio o con un punto; e' invece consentito iniziare con un punto (.temp).
  • Sono nomi riservati (dispositivi) CON, PRN, AUX, NUL, COM1-COM9, LPT1-LPT9, anche seguiti da estensione (NUL.txt e' equivalente a NUL).
  • Maiuscole e minuscole non vanno considerate distinte: OSCAR, Oscar e oscar sono lo stesso nome. Vale anche per le lettere delle unita': D:\ e d:\ indicano lo stesso volume.
  • Limite storico: MAX_PATH = 260 caratteri per un percorso, nelle edizioni di Windows precedenti a Windows 10 versione 1607; nelle versioni successive il limite si rimuove con una modifica al registro o ai criteri di gruppo.
  • Il vecchio schema DOS "8.3" (8 caratteri di nome e 3 di estensione) non vale piu': FAT e NTFS supportano nomi lunghi. Nei file system recenti (NTFS, exFAT, FAT32) i nomi lunghi sono memorizzati in Unicode.

Esempio. Nel nome relazione.finale.docx l'estensione e' .docx (l'ultima parte), non .finale. Un file chiamato Immagine.txt e' un file di testo: conta l'estensione, non la parola "immagine" nel nome.

Esplora file: copiare, spostare, rinominare, eliminare

Esplora file (in versioni piu' vecchie "Esplora risorse") e' lo strumento per navigare cartelle e file. Le operazioni di base e le loro combinazioni di tasti, secondo l'elenco ufficiale Microsoft delle scelte rapide:

OperazioneTastiEffetto
CopiareCTRL+CCopia l'elemento selezionato (resta anche nell'origine)
TagliareCTRL+XTaglia l'elemento selezionato (sara' spostato dove lo si incolla)
IncollareCTRL+VIncolla l'elemento copiato o tagliato
AnnullareCTRL+ZAnnulla l'ultima azione
RipristinareCTRL+YRipristina (ripete) un'azione annullata
Selezionare tuttoCTRL+ASeleziona tutti gli elementi di un documento o di una cartella
RinominareF2Rinomina l'elemento selezionato
EliminareCANCElimina l'elemento selezionato in Esplora file spostandolo nel Cestino (nei campi di testo cancella il carattere a destra del cursore)
Eliminare senza CestinoMAIUSC+CANCElimina l'elemento senza passare prima dal Cestino
AggiornareF5Aggiorna la finestra attiva (in un browser ricarica la pagina)

Copiare e spostare. Copiare la cartella A dentro la cartella B lascia A dov'e' e crea in B una copia di A con tutto il suo contenuto. Tagliare e incollare, invece, sposta: l'originale scompare dal vecchio posto. Il trascinamento con il mouse e' un'alternativa a questi comandi.

Cestino e cancellazione

Quando si elimina un file con CANC (o dal comando Elimina) esso viene spostato nel Cestino, dove resta in attesa. Dal Cestino si puo' ripristinare (clic destro sull'elemento e Ripristina) e il file torna nella cartella originale; solo svuotando il Cestino la cancellazione diventa definitiva dal punto di vista dell'utente. MAIUSC+CANC salta il Cestino. Microsoft precisa che, dopo la cancellazione definitiva, lo spazio occupato dal file e' solo contrassegnato come libero e i dati possono esistere ancora finche' non vengono sovrascritti: per tentare un recupero esiste lo strumento a riga di comando Windows File Recovery.

Per ricordare: il Cestino e' lo strumento che "memorizza i file prima dell'eliminazione definitiva"; non e' una cartella in cui si lavora ne' un meccanismo di backup.

File compressi e ZIP

I file compressi (ZIP) "occupano meno spazio di archiviazione" e si trasferiscono piu' rapidamente. Una cartella compressa contiene altri file e cartelle in forma compressa. In Windows si crea con clic destro sul file o sulla cartella, poi Invia a e Cartella compressa (in Windows 11, Mostra altre opzioni e poi Invia a): la cartella compressa nasce nello stesso percorso. Per estrarre si trascinano i file in un altro punto oppure si sceglie Estrai tutto. Windows 11 versione 24H2 supporta ZIP, RAR, 7z e TAR.

Attenzione: secondo Microsoft un file crittografato perde la crittografia dopo la decompressione, con rischio di divulgazione di dati riservati. Le linee guida AgID (Allegato 2) classificano ZIP, 7-Zip (.7z), RAR e TAR fra gli archivi compressi: quindi .7z e .rar sono contenitori compressi, non formati video.

Disinstallare programmi e Impostazioni

Secondo Microsoft un programma si disinstalla in tre modi: dal menu Start (Tutte le app, clic destro sull'app e Disinstalla); da Impostazioni (App, App installate, poi Altro e Disinstalla); dal Pannello di controllo (Programmi, Programmi e funzionalita', clic destro sul programma e Disinstalla). Alcuni programmi integrati in Windows non si possono disinstallare. Non si cancella semplicemente la cartella del programma: si usa la procedura di disinstallazione.

Windows 11 in modalita' S e' una versione ottimizzata per sicurezza e prestazioni: consente di installare solo app dal Microsoft Store, mantiene Microsoft Edge come browser predefinito e usa Windows Defender come antivirus. Si puo' uscire dalla modalita' S gratuitamente, ma non si puo' tornare indietro.

Gestione attivita' e finestre

La combinazione CTRL+MAIUSC+ESC apre direttamente Gestione attivita' (Task Manager), l'utility con cui si monitorano i processi in esecuzione e si termina un programma bloccato (Termina attivita'). CTRL+ALT+CANC porta invece alla "schermata di sicurezza", da cui, secondo i quiz, si raggiungono tra l'altro l'arresto e Gestione attivita'. Altre combinazioni utili:

TastiFunzione ufficiale
ALT+TABPassare da un'app aperta all'altra
ALT+F4Chiudere l'elemento attivo o uscire dall'app
WIN+DMostrare o nascondere il desktop
WIN+LBloccare il PC
WIN+EAprire Esplora file
WIN+RAprire la finestra di dialogo Esegui
WIN+TABAprire Visualizzazione attivita'
WIN+IAprire Impostazioni
WIN+VAprire gli Appunti (cronologia)
CTRL+ESCAprire il menu/schermata Start
STAMP (Print Screen)Acquisire la schermata intera (screenshot)

Il tasto STAMP prende il nome dall'inglese "print screen" ("stampa schermo"): oggi non invia nulla alla stampante ma acquisisce lo schermo, e l'immagine puo' essere incollata con CTRL+V in un programma di grafica o in un documento.

Estensioni dei documenti Office e programma che le apre

Le estensioni di Office che terminano in x (docx, xlsx, pptx) sono i formati basati su XML introdotti da Office 2007 e sono il formato predefinito delle versioni recenti; quelle senza la x (doc, xls, ppt) sono i formati binari "97-2003". Le estensioni con la m (docm, xlsm, pptm) possono contenere macro VBA. Le estensioni di modello hanno la t (dotx, xltx, potx); quelle di presentazione a schermo intero hanno la s (ppsx).

EstensioneTipo di fileProgramma tipico
.docxDocumento Word (formato XML predefinito)Word
.docDocumento Word 97-2003 (binario)Word
.dotxModello Word senza macroWord
.rtfRich Text Format: testo con formattazione, scambiabile fra sistemi e programmi diversiWord e altri programmi
.txtTesto normale: nessuna formattazioneWord (che lo salva senza formattazione) e programmi di testo
.odtOpenDocument Text (aperto, OASIS/ISO 26300)Applicazioni OpenDocument (OpenOffice, LibreOffice), Word
.xlsxCartella di lavoro Excel (XML, senza macro)Excel
.xlsCartella di lavoro Excel 97-2003Excel
.xlsmCartella di lavoro Excel con macroExcel
.csvTesto con valori separati da delimitatore; salva solo il foglio attivoExcel
.odsOpenDocument SpreadsheetApplicazioni OpenDocument (es. OpenOffice Calc), Excel
.pptxPresentazione PowerPoint (XML)PowerPoint
.pptPresentazione PowerPoint 97-2003PowerPoint
.ppsxPresentazione che si apre sempre in modalita' presentazionePowerPoint
.potxModello di presentazione (design)PowerPoint
.odpOpenDocument PresentationApplicazioni OpenDocument (es. OpenOffice Impress), PowerPoint
.accdbDatabase (dati strutturati) di AccessAccess
.pdfPortable Document Format: conserva l'impaginazione, non facilmente modificabileLettori PDF; Word, Excel e PowerPoint possono salvare in PDF
.html / .htmPagina web (ipertesto)Browser
.xmlDati o documenti strutturati in XMLBrowser, editor di testo, programmi specifici

Regola pratica. Il dettaglio finale conta: .dotx e' un modello Word (Word), .potx un modello PowerPoint (PowerPoint), .xltx un modello Excel; la lettera iniziale (d, x, p) richiama Word, Excel, PowerPoint. Per lo scambio fra suite diverse, Word indica che aprendo e salvando file .odt la formattazione puo' andare in parte persa: nel salvare in ODT non sono, ad esempio, supportati protezione del documento, revisioni, temi e macro.

Immagini, audio, video: estensioni e contenuto

EstensioneChe cosa contieneNote ufficiali
.jpg / .jpegImmagine (raster)16 milioni di colori, adatto alle fotografie
.pngImmagine (raster)Approvato dal W3C per sostituire il GIF
.gifImmagine (raster)Limitato a 256 colori; supporta l'animazione
.bmpImmagine bitmap (Device Independent Bitmap)Rappresentazione di un'immagine in righe e colonne di punti
.tif / .tiffImmagine bitmapFormato per memorizzare immagini bitmap
.mp4Contenitore multimediale (MPEG-4): video, di norma con audioIndicato da Microsoft come "MPEG-4 Video"
.avi, .mkvContenitori multimediali (AVI RIFF, Matroska)Classificati come tali da AgID
.zip, .rar, .7zArchivi compressiNon sono formati audio o video

Il termine contenitore e' usato da AgID: un file .mp4 o .mkv racchiude le tracce video e audio (e sottotitoli); per questo un quesito su un formato "audio/video" e' corretto per MP4 e MKV. Un'immagine .jpg e' un'immagine, non un documento di testo; un .txt e' "testo semplice senza formattazione".

Formati aperti e formati proprietari

Le linee guida AgID sui documenti informatici (Allegato 2, "Formati di file e riversamento") valutano i formati secondo apertura, standardizzazione e interoperabilita'. Un formato e' aperto se esiste una specifica tecnica pubblica; e' proprietario se creato e controllato da un'organizzazione privata che ne detiene la proprieta' intellettuale; non proprietario quando le specifiche sono gestite da un organismo di standardizzazione o sono pubbliche.

  • ODF (.odt, .ods, .odp): OpenDocument, standard aperto sviluppato da OASIS e adottato come ISO/IEC 26300; un file .odt e' un insieme di XML "imbustati" in un archivio ZIP.
  • OOXML (.docx, .xlsx, .pptx): Open XML, standard ISO/IEC 29500, ideato da Microsoft; i documenti sono pacchetti compressi di file XML. AgID consiglia, per interoperabilita', il profilo Strict.
  • PDF: AgID lo qualifica come aperto nella versione 2.0 e proprietario "libero" nella 1.7; per la conservazione sono ammessi solo i profili PDF/A, il formato raccomandato per i documenti da archiviare.
  • TXT, CSV, XML, HTML: formati basati su testo e di larga diffusione; l'RTF e' invece un formato Microsoft che AgID classifica come proprietario e deprecato; il CSV e' fra i formati d'elezione per gli open data.

Come si dice nei quiz: "formato che garantisce che contenuto e formattazione restino invariati su qualsiasi dispositivo" e' il PDF; "formato standard di salvataggio di un documento di testo di OpenOffice" e' .odt.

Barra delle applicazioni, menu Start e area di notifica

Secondo la guida Microsoft, la barra delle applicazioni e' una parte centrale di Windows: serve ad avviare le app, passare da una finestra aperta all'altra e raggiungere funzioni di sistema come notifiche, ricerca e menu Start. E' lei, non altre "barre", a contenere il pulsante Start, le icone dei programmi aperti o aggiunti, l'orologio e l'area di notifica. Nei quiz la risposta a "in quale barra si trova il pulsante Start / l'orologio di sistema / i programmi aperti" e' sempre barra delle applicazioni.

  • Allineamento. In Windows 11 la barra e' centrata per impostazione predefinita: le icone, compreso Start, stanno al centro. Le impostazioni consentono solo di scegliere tra allineamento al centro e a sinistra; non e' possibile spostare la barra in alto o sul lato dello schermo, perche' resta nella parte inferiore.
  • Menu Start. Non si puo' rimuovere dalla barra, ma se ne puo' cambiare la posizione (a sinistra invece che al centro). Iniziando a digitare dopo averlo aperto parte la ricerca; la ricerca parte anche premendo il tasto Windows e digitando.
  • Area di notifica. Sta nella parte destra della barra e comprende le icone delle app in background e degli strumenti di sistema (menu penna, tastiera virtuale, touchpad virtuale), le impostazioni rapide (rete, volume, luminosita') e il calendario con il centro notifiche. Le icone si possono trascinare tra l'area visibile e l'area nascosta, detta anche area di overflow.
  • Mostra desktop. L'angolo piu' lontano della barra e' una piccola area che riduce a icona tutte le finestre aperte per far vedere il desktop; selezionandola di nuovo le finestre tornano com'erano.
  • Pulsanti. In Windows 10 la barra mostra di norma un solo pulsante senza etichetta per app, anche con piu' finestre aperte; le impostazioni consentono di mostrare le etichette o di non raggruppare mai i pulsanti.

Quanto al desktop, Windows include per impostazione predefinita l'icona del Cestino; le icone di sistema personalizzabili sono Questo PC, Cestino, Rete e File dell'utente. I collegamenti sul desktop si creano, per esempio, con clic destro su un'area vuota, Nuovo e poi Collegamento, oppure con Invia a e Desktop (crea collegamento) dal menu di un file o di una cartella; il collegamento punta all'elemento originale (programma, file, cartella o pagina web) senza duplicarlo.

Scelte rapide da tastiera non ancora viste

L'elenco ufficiale Microsoft delle scelte rapide conferma i comportamenti della tabella.

TastoEffetto secondo Microsoft
BACKSPACEElimina i caratteri a sinistra del cursore
CANCElimina i caratteri a destra del cursore
CTRL+BACKSPACEElimina le parole a sinistra del cursore
CTRL+CANCElimina le parole a destra del cursore
F2 (Esplora file)Rinomina l'elemento selezionato
F3 (Esplora file)Cerca un file o una cartella
F4 (Esplora file)Seleziona la barra degli indirizzi per modificare il percorso corrente
F5Aggiorna la finestra attiva
F6Scorre gli elementi in una finestra o sul desktop
F10Attiva la barra dei menu nella finestra attiva
F11 (Esplora file)Ingrandisce o riduce a icona la finestra attiva
PrtScn (STAMP)Permette di selezionare un'area dello schermo e acquisirla negli Appunti

Per la coppia dei quiz: Backspace cancella a sinistra del cursore, Canc a destra. La fonte ufficiale riporta il lato sinistro per Backspace, le parole a destra per CTRL+CANC e, per il solo Canc, i caratteri a destra del cursore. In Esplora file, invece, Canc sposta l'elemento selezionato nel Cestino. F2 e F3 non vanno scambiati: F2 rinomina, F3 cerca.

Disco rigido: deframmentazione, controllo errori, ripristino

La pagina Microsoft "Deframmenta / ottimizza le unita' dati" spiega la differenza fra i due tipi di unita'. I dischi rigidi vengono deframmentati, cioe' i file sono riorganizzati in modo da essere allineati e piu' facili da leggere per l'unita'. Le unita' a stato solido (SSD) vengono invece "tagliate" (TRIM): si indica all'unita' dove puo' fare in sicurezza il lavoro di pulizia quando non e' impegnata. Il tutto e' chiamato ottimizzazione. Per impostazione predefinita Windows ottimizza le unita' una volta alla settimana, con pianificazione modificabile. Lo strumento si trova cercando "deframmentazione" e scegliendo Deframmenta e ottimizza unita'.

Nei quiz la risposta "riorganizza in maniera efficiente i dati sul disco" e' quindi la deframmentazione; la formula "compattare lo spazio libero e quello occupato" descrive lo stesso effetto in modo generico.

Per individuare i settori danneggiati lo strumento documentato da Microsoft e' chkdsk: controlla i metadati del file system e del volume per errori logici e fisici. Usato senza parametri mostra soltanto lo stato del volume e non corregge nulla; con /f corregge gli errori sul disco; con /r individua i settori danneggiati e recupera le informazioni leggibili (e include la funzione di /f). Servono almeno i privilegi del gruppo Administrators locale e il comando vale solo per i dischi locali, non per una lettera di unita' di rete.

Il Ripristino configurazione di sistema riporta il PC a uno stato precedente. Funziona con i punti di ripristino, istantanee della configurazione e delle impostazioni di sistema, create dal sistema in occasioni importanti (installazioni di software o aggiornamenti) o manualmente prima di modifiche importanti. Ripristina lo stato di file di sistema, impostazioni del Registro e programmi installati al momento della creazione del punto, annullando le modifiche recenti senza influire, precisa Microsoft, sui file personali. Non e' quindi un backup dei documenti.

File system, dimensione dei file e dispositivi

La tabella di confronto Microsoft sui file system indica come dimensione massima di un singolo file 2^64 - 1 byte per NTFS, exFAT e UDF, ma soltanto 4 GiB per FAT32. Per questo un file da 12 GB non puo' essere salvato intero su un dispositivo formattato FAT32 (tipicamente una vecchia chiavetta USB o una scheda di memoria) e andrebbe suddiviso in parti, mentre un volume NTFS o exFAT lo accetta. Nella stessa tabella: nome file fino a 255 caratteri Unicode per NTFS, exFAT e FAT32; percorso fino a 32.760 caratteri, con componenti di non oltre 255.

APFS (Apple File System) e' il file system del mondo Apple: Apple lo descrive come file system proprietario, progettato con la cifratura in mente e valido per iPad, iPhone, Mac e altri dispositivi Apple. Nelle domande "quale file system e' specifico di Apple" la risposta e' APFS; NTFS, FAT32 ed exFAT sono quelli usati da Windows.

Indicizzazione della ricerca

L'indicizzazione crea un indice dei file e delle loro proprieta' sul dispositivo e migliora velocita' ed efficienza delle ricerche. L'analogia usata da Microsoft e' l'indice di un libro: permette di trovare un termine o una proprieta' comune, come la data di creazione di un file, senza scorrere tutto. Windows esamina file, messaggi e altri contenuti e ne cataloga le informazioni (parole e metadati). La prima indicizzazione puo' richiedere un paio d'ore; poi prosegue in background e viene ripetuta solo per i dati aggiornati. Le modalita' sono due: Classica, che per impostazione predefinita indicizza Documenti, Immagini, Musica e Desktop, e Avanzata, che indicizza l'intero PC e puo' usare piu' risorse. Per cercare, Microsoft indica la ricerca dalla barra delle applicazioni o da Esplora file; cercando da una cartella si restringe il campo, cercando da Questo PC la ricerca e' piu' lenta ma approfondita.

Condivisione di file e cartelle in rete

La guida Microsoft distingue due ambiti. Per la rete locale (LAN), cioe' computer connessi alla stessa rete domestica o aziendale, si condivide da Esplora file: clic destro, Mostra altre opzioni, Concedi accesso a persone specifiche, poi si sceglie un utente della rete oppure Tutti per dare accesso a ogni utente della rete. Per condividere file tramite Internet, per esempio con amici o familiari, la stessa guida indica invece OneDrive.

  • Condividere una cartella significa renderla accessibile in rete, con il suo contenuto, ad altri utenti; un sistema di file sharing e' quindi un meccanismo che consente a piu' utenti di accedere agli stessi file.
  • Collegamento a una risorsa di rete. Si puo' mappare un'unita' di rete: da Esplora file, Questo PC, poi Altro e Mappa unita' di rete; si sceglie una lettera di unita' e si digita nella casella Cartella il percorso della cartella o del computer (oppure si usa Sfoglia). Con Riconnetti all'accesso il collegamento si ripristina a ogni accesso al PC. La cartella remota compare poi in Esplora file con la lettera scelta.

Antivirus e quarantena

Le FAQ Microsoft su antivirus e antimalware chiariscono le tre azioni possibili su una minaccia rilevata. Rimuovi elimina il file dal PC; Quarantena sposta il file in un percorso sicuro e lo blocca in modo che non possa essere eseguito; Consenti lo aggiunge all'elenco degli elementi consentiti e ne autorizza l'esecuzione (solo se si considerano attendibili software e autore). Un file in quarantena non comporta alcun rischio per il PC e puo' restarci quanto si vuole. Dalla quarantena si puo' Rimuovere oppure Ripristinare: il ripristino riporta il file nella posizione originale, dove si puo' scegliere di eseguirlo di nuovo. Se un antivirus mette un file in quarantena, dunque, lo ha ritenuto potenzialmente dannoso (potrebbe contenere un virus) ed e' stato isolato e bloccato, non necessariamente cancellato. Il software che controlla i file per evitare infezioni da malware e' l'antivirus.

Fine del supporto delle versioni di Windows

Le pagine di supporto Microsoft indicano che il supporto per Windows 8 e' terminato il 12 gennaio 2016 e quello per Windows 8.1 il 10 gennaio 2023. Per Windows 10 le pagine riportano la fine al 14 ottobre 2025: dopo quella data Microsoft non fornisce piu' aggiornamenti software gratuiti da Windows Update, assistenza tecnica o correzioni di sicurezza; il PC continua a funzionare, ma si raccomanda il passaggio a Windows 11. A oggi, quindi, Windows 8.1 e Windows 10 sono entrambe versioni non piu' supportate, mentre Windows 11 e' in supporto. Se un quesito datato offre solo una di queste due come opzione, e' quella la risposta.

Coda di stampa e file di log

La coda di stampa di una stampante mostra i processi di stampa in sospeso, cioe' gli elementi in attesa di essere stampati; se l'elenco e' vuoto non ci sono processi in attesa. Si apre da Start, Impostazioni, Bluetooth e dispositivi, Stampanti e scanner, selezionando la stampante e poi Apri coda di stampa. Non e' la cronologia di quanto e' stato stampato in passato, ma l'elenco di cio' che e' ancora da stampare.

Un file di log e' un registro in cui programmi o sistema annotano eventi. In Windows la documentazione Microsoft descrive la registrazione eventi come un modo standard e centralizzato per le applicazioni e il sistema operativo di registrare importanti eventi software e hardware, archiviati in una raccolta chiamata registro eventi e consultabile con il Visualizzatore eventi. In precedenza molte applicazioni usavano log di errori proprietari, ciascuno con formato proprio.

Trappole da ricordare

  • La barra con Start, orologio e programmi aperti e' sempre la barra delle applicazioni; in Windows 11 e' centrata di default, si puo' allineare a sinistra e non si sposta in alto.
  • HDD si deframmentano, SSD si ottimizzano con TRIM; l'ottimizzazione automatica e' settimanale.
  • chkdsk senza parametri non corregge; con /r cerca i settori danneggiati.
  • Ripristino configurazione di sistema usa punti di ripristino e non tocca i file personali.
  • FAT32: massimo 4 GiB per file, quindi un file da 12 GB non ci sta intero.
  • APFS e' proprietario Apple, non un file system Windows.
  • Quarantena significa isolato e bloccato, non per forza eliminato; si puo' ripristinare.
  • Windows 8.1 fuori supporto dal 10 gennaio 2023; Windows 10 dal 14 ottobre 2025.
  • In LAN si condivide con Concedi accesso a persone specifiche; per Internet Microsoft indica OneDrive.
  • F2 rinomina, F3 cerca, F4 barra degli indirizzi, F5 aggiorna.

Trappole tipiche dei quiz

  • Estensione e programma: .pptx, .ppsx, .potx fanno tutti capo a PowerPoint (presentazione, presentazione a schermo intero, modello); .dotx a Word; .xlsx a Excel; .accdb ad Access. Non confondere .docx con il vecchio .doc.
  • MP4: e' un contenitore multimediale per audio e video, non un formato di sola immagine o di sola compressione; MKV e AVI sono contenitori analoghi. .7z e .rar sono compressi, non video.
  • Testo semplice: l'estensione senza formattazione e' .txt (Blocco note); .rtf e .docx conservano la formattazione.
  • Ordine nel percorso: unita', cartelle, file, separati da backslash. C:\Immagini\Foto.bmp e' corretto; con barra normale o con l'estensione sbagliata e' un'altra risposta.
  • CANC contro MAIUSC+CANC: CANC manda al Cestino (ripristinabile); MAIUSC+CANC no.
  • CTRL+Y ripristina un'azione annullata con CTRL+Z; CTRL+X sposta, CTRL+C copia.
  • ALT+TAB passa tra le finestre, non le chiude; ALT+F4 chiude l'app attiva; WIN+D mostra il desktop; WIN+L blocca; WIN+R apre Esegui.
  • CTRL+ALT+CANC apre la schermata di sicurezza (da cui, nei quiz, si arresta il computer); CTRL+MAIUSC+ESC apre direttamente Gestione attivita'.
  • STAMP acquisisce lo schermo, non stampa.
  • Nomi: i caratteri \ / : * ? " < > | sono vietati; le maiuscole non distinguono due file; non si termina con spazio o punto.
  • ZIP: comprime e raggruppa; il crittografato perde la protezione se messo in ZIP.
  • Disinstallazione: da Impostazioni o Pannello di controllo, non cancellando la cartella.
  • Modalita' S: solo app dal Microsoft Store; l'uscita e' gratuita ma irreversibile.

Cloud, browser, Internet e sicurezza in pratica

Il cloud secondo la definizione NIST

La definizione di riferimento e' quella del NIST (SP 800-145): il cloud computing e' un modello per abilitare un accesso di rete ubiquo, comodo e on-demand a un insieme condiviso di risorse informatiche configurabili, che possono essere assegnate e rilasciate rapidamente con uno sforzo di gestione minimo. Dalla definizione discendono cinque caratteristiche essenziali, che sono il filtro con cui si decide se un servizio e' davvero "cloud":

  • On-demand self-service: l'utente si procura da solo la capacita' di cui ha bisogno, senza chiedere l'intervento di un operatore del fornitore. La risposta "senza l'intervento di un amministratore" nei quiz descrive questo.
  • Broad network access: le risorse sono raggiungibili via rete con meccanismi standard da dispositivi diversi (PC, portatile, smartphone). Per questo, di norma, l'unico software da avere sul computer per usare molti servizi cloud e' il browser.
  • Resource pooling: le risorse del fornitore sono messe in comune per servire molti clienti, con risorse fisiche e virtuali assegnate dinamicamente. Il cliente in genere non controlla ne' conosce l'ubicazione esatta delle risorse: per questo "non e' possibile sapere dove stanno fisicamente i server" non e' un difetto che escluda il cloud.
  • Rapid elasticity: le capacita' si aggiungono e si tolgono rapidamente, in alcuni casi automaticamente, per seguire la domanda. E' il concetto che i quiz chiamano scalabilita' o auto scaling: aumentare o ridurre le risorse in base al carico.
  • Measured service: l'uso e' misurato, controllato e rendicontato, in modo trasparente per fornitore e cliente. E' la base del pagamento a consumo.

Una distinzione utile per i quiz sulla scalabilita': la scalabilita' orizzontale significa aggiungere nodi o server per sostenere piu' carico; quella verticale significa potenziare la singola macchina. La definizione NIST non usa questi due aggettivi, che sono lessico comune del settore: se una domanda li contrappone, la differenza e' tra "piu' macchine" e "macchina piu' grossa".

Modelli di servizio: IaaS, PaaS, SaaS

Il NIST li definisce in base a che cosa il cliente riceve e controlla:

  • SaaS (Software as a Service): il cliente usa le applicazioni del fornitore, accessibili da vari dispositivi tramite un'interfaccia leggera come il browser. Il cliente non gestisce ne' controlla l'infrastruttura sottostante. Esempi tipici: la posta web, Google Drive e Google Docs, le applicazioni online di Microsoft 365.
  • PaaS (Platform as a Service): il cliente pubblica sull'infrastruttura del fornitore applicazioni proprie o acquisite, create con linguaggi e strumenti che il fornitore supporta. Non gestisce l'infrastruttura, ma controlla le applicazioni installate.
  • IaaS (Infrastructure as a Service): il cliente ottiene risorse fondamentali come elaborazione, archiviazione e rete, e puo' installarvi software arbitrario, compresi sistema operativo e applicazioni. Il quiz che chiede un servizio IaaS ha come risposta classica un fornitore di macchine virtuali e spazio disco come Amazon AWS.
ModelloIl cliente riceveIl cliente gestisceAnalogia
IaaSCalcolo, archiviazione, reteSistema operativo e applicazioniIl computer "nudo"
PaaSPiattaforma di sviluppo ed esecuzioneLe proprie applicazioniIl sistema operativo con i suoi strumenti, su cui costruire
SaaSApplicazione finitaSolo l'uso e i propri datiIl programma gia' installato e pronto

L'analogia con il computer (PaaS come sistema operativo) e' didattica e non fa parte della definizione NIST: nei quiz conviene sempre ragionare sul criterio "chi controlla cosa". Salendo da IaaS a SaaS si delega di piu' al fornitore e si controlla di meno.

Modelli di diffusione: privato, pubblico, ibrido

Il NIST distingue quattro modelli di deployment:

  • Cloud privato: l'infrastruttura e' a uso esclusivo di una singola organizzazione.
  • Cloud community: infrastruttura condivisa da un gruppo di organizzazioni con interessi comuni.
  • Cloud pubblico: infrastruttura disponibile al pubblico generale o a un vasto gruppo di settore, ubicata presso il fornitore. Differenza con il privato: il pubblico e' offerto da fornitori esterni a chiunque, il privato e' riservato a una sola organizzazione.
  • Cloud ibrido: composizione di due o piu' infrastrutture distinte (privata, community, pubblica) che restano entita' separate ma sono legate da tecnologie standardizzate. Nei quiz e' la risposta a "combinazione di cloud privato e pubblico".

Due termini collegati. Il multi-cloud e' l'uso di servizi di piu' fornitori diversi, tipicamente per non dipendere da uno solo; l'ibrido riguarda invece la combinazione privato/pubblico. Non sono sinonimi.

Archiviazione e collaborazione: OneDrive, SharePoint, Teams, Google Workspace

Sono servizi di archiviazione e collaborazione in modalita' SaaS, da non confondere tra loro.

  • OneDrive e' il servizio Microsoft di archiviazione in cloud: sincronizza i file tra dispositivi e puo' fare da backup delle cartelle standard del PC (Desktop, Documenti, Immagini), che cosi' risultano protette e disponibili su tutti i dispositivi. Con la funzione Files On-Demand i file appaiono in Esplora file come "solo online" senza occupare spazio sul disco; si possono marcare come sempre disponibili offline. Nei quiz "OneDrive e' un servizio cloud di archiviazione e backup" e' la risposta corretta.
  • SharePoint: secondo Microsoft le organizzazioni lo usano per creare siti web e come luogo sicuro dove archiviare, organizzare, condividere e accedere alle informazioni da qualsiasi dispositivo, da qualsiasi dispositivo. E' piu' orientato alla gestione documentale di gruppo che al file personale.
  • Microsoft Teams: l'applicazione di messaggistica per le organizzazioni, uno spazio di lavoro per comunicazione e collaborazione in tempo reale, riunioni, condivisione di file e app. Per ricordare: Teams comunica, SharePoint organizza contenuti, OneDrive tiene i file.
  • Google Workspace: la piattaforma cloud di Google che riunisce applicazioni integrate come Gmail, Calendar, Drive (archiviazione e condivisione di file), Docs (testi), Sheets (fogli di calcolo), Slides (presentazioni), Meet (videoriunioni) e Keep (note). Per "quale strumento crea e condivide note" la risposta e' Keep; Visual Studio e' un ambiente di sviluppo e non fa parte della suite.

Il vantaggio per il lavoro da remoto discende dal broad network access: i documenti sono accessibili da qualunque dispositivo connesso e, dove il servizio lo prevede, in modalita' offline con risincronizzazione successiva. Un servizio di cloud storage archivia dati su server remoti e li rende disponibili e sincronizzati su piu' dispositivi. Il cloud non e' un database: e' un modello di erogazione di servizi, dentro cui puo' esistere un database. Anche il backup in cloud e' una copia dei dati su server remoti, utile al ripristino. Le applicazioni web (web application) si usano con un normale browser e permettono la collaborazione perche' i dati sono salvati online.

Il cloud nella pubblica amministrazione

Il sito ufficiale cloud.italia.it presenta la Strategia Cloud Italia, che persegue tre finalita': incentivare l'adozione del cloud nella PA, garantire sicurezza attraverso il Polo Strategico Nazionale, valorizzare la capacita' delle amministrazioni di erogare servizi digitali. Il principio guida e' il cloud first: favorire l'adozione prioritaria di strumenti e tecnologie cloud nello sviluppo di nuovi servizi. Il Polo Strategico Nazionale e' descritto come l'infrastruttura dello Stato, che assicura continuita' operativa e tolleranza ai guasti ai servizi strategici e critici della PA. La strategia prevede una classificazione dei dati in funzione del danno potenziale della loro compromissione (ordinari, critici, strategici) e richiede che i servizi cloud rispettino criteri di sicurezza, affidabilita' e scalabilita', insieme a sovranita' digitale, interoperabilita' e reversibilita'. Per il PNRR la stessa pagina indica 1,9 miliardi di euro tramite le misure per le PA centrali e per oltre 12mila enti locali.

Sul piano della qualificazione, il sito dell'ACN spiega che l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha preso in carico dal 19 gennaio 2023 la qualificazione dei servizi cloud per la PA, in base al decreto direttoriale n. 29 del 2 gennaio 2023, in coordinamento con il Dipartimento per la trasformazione digitale; dopo un periodo transitorio, il nuovo regolamento e' pienamente efficace dal 1 agosto 2023. I servizi qualificati sono elencati nel Catalogo dei servizi cloud per la PA gestito dall'ACN. Nella sostanza: non basta che un servizio sia comodo, deve essere qualificato. La qualificazione, prima in capo ad AgID, e' oggi un compito ACN: e' un classico punto di confusione.

Browser: parti dell'interfaccia e comandi

Il browser e' il programma che richiede e visualizza le pagine web. Sono browser Chrome (Google), Edge e Internet Explorer (Microsoft, quest'ultimo ormai dismesso ma ancora citato nei quiz), Firefox (Mozilla), Opera e Safari. Non sono browser: Google (e' un motore di ricerca), Facebook, Yahoo, Spotify, Mozilla Thunderbird (programma di posta), Microsoft Office, Adobe Reader e Acrobat Reader (lettori di PDF), Drupal e WordPress (strumenti per realizzare siti). "Mozilla" e' il nome della fondazione e del progetto; il browser e' Firefox.

  • Barra degli indirizzi (address bar): il campo dove si scrive l'indirizzo (URL) del sito da visitare.
  • Schede (tab) e finestre: piu' pagine nella stessa finestra. In Chrome, secondo le scorciatoie ufficiali, Ctrl+T apre una scheda, Ctrl+N una finestra, Ctrl+Maiusc+N una finestra in incognito.
  • Indietro (freccia a sinistra): torna alla pagina precedente. Aggiorna (freccia circolare): ricarica la pagina corrente, richiedendone di nuovo il contenuto al server (F5 o Ctrl+R in Chrome). Interrompi (X): ferma il caricamento in corso (Esc).
  • Home (icona a forma di casa): carica la pagina iniziale impostata dall'utente (in Chrome la scorciatoia e' Alt+Home). La pagina caricata all'avvio e' quella specificata nelle impostazioni del browser: si puo' cambiare indicando l'URL desiderato.
  • Cerca nella pagina: Ctrl+F apre la barra di ricerca dei termini nella pagina corrente; non e' la ricerca sul web.
  • Stampa: Ctrl+P, o la voce dei menu del browser: una pagina web si puo' sempre stampare.
  • Preferiti o segnalibri (Ctrl+D) e cronologia (Ctrl+H): i primi sono gli indirizzi scelti dall'utente, la seconda registra le pagine visitate e si puo' cancellare.
  • Link: testo o immagine, spesso sottolineato, che rimanda a un'altra pagina.

Dopo aver seguito un link, il browser permette di stampare, salvare, aggiungere ai preferiti; non permette di cancellare la pagina dal server, perche' il browser e' un client e non puo' modificare il sito. Per visualizzare una pagina il browser scarica il codice HTML (e le risorse collegate) e lo interpreta. Il pulsante di chiusura della finestra e' nella barra del titolo.

Popup, plug-in, cookie, cache, cronologia e navigazione privata

  • Popup: finestra o riquadro che compare automaticamente sopra la pagina, di solito con messaggi pubblicitari. I browser possono bloccarli con un'apposita impostazione perche' possono nascondere inganni e malware e rallentano la navigazione.
  • Plug-in ed estensioni: componenti aggiuntivi del browser. Il plug-in, nel senso dei quiz, e' il componente necessario a visualizzare certi tipi di contenuti o documenti; l'estensione aggiunge funzioni. Vanno installati solo da fonti attendibili.
  • Cookie: secondo la specifica RFC 6265 sono informazioni di stato che un server memorizza presso il browser, come coppie nome/valore, per mantenere sessioni sopra il protocollo HTTP che di per se' non ha stato. I cookie di sessione scadono alla fine della sessione; quelli persistenti hanno una scadenza (attributo Expires o Max-Age) e restano oltre la sessione. Sono dati, non programmi.
  • Cache e cronologia: la cache conserva copie di risorse per non riscaricarle. Tornando alla pagina precedente il browser puo' riutilizzare la copia gia' in memoria, mentre il pulsante Aggiorna la richiede di nuovo al server.
  • Navigazione InPrivate (Edge) e in incognito (Chrome): alla chiusura delle finestre private Edge elimina cronologia di navigazione e di download, cookie e altri dati dei siti, immagini e file nella cache; restano pero' i preferiti e i file scaricati. Chrome precisa che in incognito non salva i dati dei siti ne' un registro delle pagine visitate, ma che i siti, il datore di lavoro, la scuola o il provider possono ancora osservare l'attivita'; anche segnalibri e file scaricati restano. La modalita' privata protegge dagli altri utenti dello stesso dispositivo, non rende anonimi in rete.

URL, dominio, HTTP, HTTPS e lucchetto

Un URL (Uniform Resource Locator) e' l'indirizzo completo di una risorsa. In https://www.esempio.it/pagina si distinguono lo schema o protocollo (https), il nome del sito (www.esempio.it) e il percorso (/pagina). Il dominio identifica il sito; la parte finale e' il dominio di primo livello (TLD). Il TLD puo' essere generico (.com, senza vincolo geografico) o di un paese: secondo l'elenco IANA, .fr e' la Francia, .at l'Austria, .fi la Finlandia, .be il Belgio, .dk la Danimarca, .pt il Portogallo, .se la Svezia, .br il Brasile, .it l'Italia. Nei quiz "sito registrato in..." si risolve guardando solo il suffisso finale: italy.pt e' del Portogallo, portugal.fi della Finlandia, city.at dell'Austria, visitfrance.be del Belgio, turismo.dk della Danimarca, visit.se della Svezia, carnevale.br del Brasile, ilmeteo.fr della Francia. Il nome che evoca un altro paese non conta. "www" sta per World Wide Web.

HTTP (HyperText Transfer Protocol) e' un protocollo a livello applicativo, senza stato, a richiesta e risposta, per sistemi informativi ipertestuali distribuiti (RFC 9110). Lo schema http usa per default la porta TCP 80; lo schema https usa TLS, che garantisce riservatezza e integrita', e per default la porta TCP 443. Per questo una transazione di e-commerce va fatta su https (porta 443), non su http (porta 80). Il lucchetto chiuso nella barra degli indirizzi indica una connessione protetta; non garantisce che il sito sia onesto, perche' anche un sito di phishing puo' avere una connessione cifrata. Controllare https e lucchetto prima di inserire dati e' un consiglio ufficiale (CISA), ma non esaurisce la prudenza.

Sito statico e dinamico: il primo mostra a un dato URL sempre lo stesso contenuto, finche' qualcuno non cambia a mano il file HTML sul server, e non richiede un database; il secondo genera le pagine anche in base ai dati di un database, quindi allo stesso URL puo' mostrare contenuti diversi. WordPress e' un Content Management System. Un sito e' responsivo quando il layout si adatta automaticamente allo schermo. Un sito puo' contenere un numero qualsiasi di pagine. Le definizioni delle versioni del web (3.0 come web semantico, 5.0 come web intelligente) sono convenzioni terminologiche non normate: si imparano come risposta attesa della banca dati.

Motori di ricerca

Un motore di ricerca (Google, Bing) e' un servizio che indicizza le pagine web e risponde alle ricerche; non e' un browser. Per far indicizzare meglio e piu' in fretta un sito, l'elemento da comunicare al motore e' la sitemap, cioe' l'elenco strutturato delle pagine. ansa.it e' un sito di notizie, non un motore di ricerca.

Reti: indirizzi, DNS, DHCP, router, switch, Wi-Fi

  • Indirizzo IP: identifica un dispositivo in rete. IPv4 e' una sequenza di quattro numeri da 0 a 255 separati da punti, per esempio 192.168.1.15, che e' un indirizzo di rete locale (privato). Secondo la RFC 8200, IPv6 porta la dimensione dell'indirizzo da 32 a 128 bit.
  • Subnet mask: indica quale parte dell'indirizzo identifica la rete e quale il singolo dispositivo.
  • Indirizzo MAC: identifica la scheda di rete (NIC) a livello di collegamento; ARP risolve un indirizzo IP nel MAC corrispondente.
  • DNS: sistema che traduce i nomi di dominio in indirizzi, strutturato ad albero gerarchico, con name server che conservano le informazioni e resolver che le recuperano per conto dei programmi (RFC 1034).
  • DHCP: protocollo che fornisce ai dispositivi la configurazione di rete e assegna automaticamente gli indirizzi (RFC 2131). Non va confuso con il DNS.
  • Router: collega la rete locale a Internet e instrada i pacchetti tra reti; il default gateway e' il punto verso cui il dispositivo manda il traffico destinato fuori dalla rete locale.
  • Switch: dispositivo che connette piu' dispositivi nella stessa rete locale e inoltra i dati al destinatario giusto. La topologia Ethernet comune e' a stella, con i dispositivi collegati a uno switch.
  • Client e server: il client e' il dispositivo che richiede una risorsa, il server la fornisce. Una stampante e' la periferica che si condivide piu' spesso in rete; una unita' di rete permette di usare file e cartelle condivisi da altri computer.
  • Estensione: LAN, MAN, WAN e, come ambito piu' ampio, la GAN (rete globale). La scheda di rete permette di collegare piu' computer formando una LAN.
  • Bit-rate: velocita' di trasmissione dei dati in un'unita' di tempo.

Sul Wi-Fi: la famiglia 802.11 e' lo standard per le reti senza fili locali; Wi-Fi 6, secondo la Wi-Fi Alliance, offre velocita' piu' alte, maggiore capacita' e migliori prestazioni in ambienti densi, e introduce la banda a 6 GHz accanto a 2,4 e 5 GHz. Per la protezione, la Wi-Fi Alliance indica WPA3 come obbligatorio per i dispositivi certificati: tra le opzioni di un quiz si sceglie il protocollo piu' recente presente. Le reti aperte espongono i dati all'intercettazione. Un hotspot personale e' al sicuro solo se protetto da password.

Malware, spam, phishing, DoS

Sul malware (virus, worm, trojan, spyware, ransomware) e sul phishing la dispensa ha gia' parlato. Si aggiungono questi punti. Il trojan e' un malware che si nasconde in programmi apparentemente utili. Un virus e' codice che infetta il software e non danneggia direttamente l'hardware. Secondo la definizione CISA il phishing usa email o siti malevoli per sollecitare informazioni personali fingendo di essere un'organizzazione fidata; segnali tipici sono mittente simile ma alterato, saluti generici, link che non corrispondono al testo, errori di lingua, allegati sospetti. Buona pratica e' verificare la richiesta tramite contatti indipendenti e non condividendo dati sensibili via email.

Lo spam (spamming) e' l'invio non richiesto di messaggi, in genere pubblicitari, a un gran numero di utenti, di solito per email. Il denial of service (DoS) e' un attacco che impedisce agli utenti legittimi di accedere a un sistema, di solito sommergendolo di traffico; se e' condotto da molte macchine insieme e' distribuito (DDoS), spesso tramite una botnet di dispositivi compromessi (CISA). Il flood HTTP sovraccarica un server di richieste HTTP; il netstrike e' la protesta in cui molti manifestanti caricano insieme, con il proprio browser, il sito dell'organizzazione bersaglio. Una vulnerabilita' e' una debolezza di un software o sistema sfruttabile da un attaccante; si riduce con gli aggiornamenti e non aprendo allegati o link di fonti non attendibili.

Firewall, antivirus, crittografia, VPN, backup

Il firewall filtra il traffico di rete secondo regole per proteggere da accessi non autorizzati: puo' essere un componente del sistema operativo o un dispositivo di rete. L'antivirus e' un programma che rileva e neutralizza codice malevolo. L'antivirus guarda i file, il firewall le connessioni. Mozilla e Acrobat Reader non sono antivirus. La crittografia converte i dati da forma leggibile a forma non intelligibile, decifrabile solo con la chiave appropriata; protegge dati memorizzati e trasmessi, anche nel cloud. La VPN crea un canale sicuro su rete pubblica; la VLAN e' una rete locale logica ricavata da una rete fisica: sono cose diverse. Contro il ransomware la CISA raccomanda backup offline, cifrati e testati periodicamente. Fare il backup di un disco significa riportarne il contenuto su un altro supporto.

Password, due fattori, protezione fisica

Una password e' un segreto, in genere una sequenza alfanumerica usata con un nome utente per accedere in modo esclusivo a una risorsa. Sul modo di sceglierla il NIST (SP 800-63B) e' preciso: lunghezza minima di 15 caratteri se la password e' l'unico fattore, 8 se fa parte di un'autenticazione a piu' fattori; si dovrebbero accettare almeno 64 caratteri; non vanno imposte regole di composizione (miscele obbligatorie di tipi di caratteri); non va imposto il cambio periodico, ma va forzato il cambio se c'e' evidenza di compromissione; le nuove password vanno confrontate con elenchi di password comuni o compromesse. Quindi lunghezza e imprevedibilita' contano piu' dei trucchi di sostituzione. I quiz seguono pero' la prassi tradizionale: lunga, con maiuscole, minuscole, numeri e simboli, senza parole di senso compiuto, generata in modo casuale. Tra opzioni come "R12!xBN5Ti89@Cc" e "76MnJi34!G_Hyt-33" si sceglie quella lunga, mista e senza senso. Una parola di uso non comune e' piu' debole di una combinazione casuale. Se si sospetta che la password sia nota, la si cambia subito e, in ambito lavorativo, si avvisa l'amministratore.

L'autenticazione a piu' fattori combina categorie diverse: qualcosa che si sa (password), qualcosa che si ha (telefono, chiave fisica), qualcosa che si e' (impronta). Una OTP (one-time password) e' un codice valido una sola volta: il caso tipico e' la conferma di una transazione bancaria. Autenticazione e autorizzazione sono diverse: la prima verifica l'identita', la seconda stabilisce che cosa l'utente puo' fare. Contro chi ha accesso fisico al PC la misura piu' immediata e' la password all'accensione. La combinazione Ctrl+Alt+Canc apre in Windows la schermata di sicurezza, da cui si puo' cambiare la password. La sicurezza dei sistemi informativi ha due aspetti: fisico e logico.

Netiquette e accessibilita'

La netiquette e' il galateo della rete: l'insieme di regole di buona condotta nella comunicazione online; non e' una legge ne' un protocollo tecnico. Per l'accessibilita', un linguaggio chiaro nei siti e nei documenti pubblici li rende comprensibili anche a chi ha difficolta' cognitive; pulsanti grandi e facili da cliccare aiutano chi ha difficolta' motorie.

Sicurezza: vocabolario che ricorre nei quiz

Molte domande chiedono il significato di un termine. Le definizioni che seguono sono quelle del glossario del NIST (il Computer Security Resource Center), che e' la fonte da preferire quando un quiz e' ambiguo.

TermineChe cosa significaParola chiave da ricordare
Vulnerabilita'Una debolezza di un sistema informativo, delle procedure di sicurezza, dei controlli interni o della realizzazione, che puo' essere sfruttata o innescata da una fonte di minaccia.Debolezza sfruttabile
Penetration testTest di sicurezza in cui i valutatori imitano attacchi reali per cercare i modi di aggirare le protezioni di un'applicazione, di un sistema o di una rete.Simulare un attacco per trovare le falle
Packet sniffer (sniffing)Software che osserva, registra e cattura il traffico che passa su una rete cablata o senza fili.Intercettare il traffico
RansomwarePer la CISA e' una forma di malware pensata per cifrare i file di un dispositivo, rendendo inutilizzabili i file stessi e i sistemi che ne dipendono.Cifra i file e chiede un riscatto
Denial of service (DoS)Gli utenti legittimi non riescono ad accedere a sistemi, dispositivi o risorse di rete per l'azione di un attore malevolo.Negare l'accesso a chi ne ha diritto

Quattro precisazioni utili.

  • La vulnerabilita' e' la debolezza, non l'attacco e non il danno. La minaccia e' chi o che cosa potrebbe sfruttarla. Un quiz che definisce la vulnerabilita' come "una debolezza che puo' essere sfruttata" ha dato la risposta giusta.
  • Il penetration test e' condotto da valutatori entro vincoli precisi, per individuare come aggirare le protezioni. Il NIST lo descrive anche come la verifica di quanto un sistema resista a tentativi attivi di comprometterlo.
  • Lo sniffing e' un'attivita' di osservazione del traffico. Per questo la cifratura (HTTPS, reti Wi-Fi protette) e' la contromisura di base.
  • Nel ransomware il danno e' l'indisponibilita' dei dati. La CISA aggiunge che gli aggressori chiedono un pagamento per la decifrazione e sempre piu' spesso minacciano di rendere pubblici i dati sottratti. La difesa passa dalla prevenzione e dalla preparazione alla risposta; il backup, di cui la dispensa ha gia' parlato, e' la misura che permette di ripartire.

Sul DoS la CISA indica come segnali tipici una rete insolitamente lenta (aprire file o siti), un sito che diventa irraggiungibile, l'impossibilita' di accedere a qualunque sito. Il modo migliore per rilevare un DoS e' il monitoraggio e l'analisi del traffico di rete. L'attacco funziona sommergendo il bersaglio di richieste fino a farlo cedere o non rispondere.

Reti Wi-Fi e hotspot: come proteggerle

La CISA, nella guida sulla protezione delle reti senza fili, indica queste regole di buon senso.

  • Cifratura: WPA3 e' oggi la piu' forte; WPA e WPA2 sono ancora disponibili, ma conviene usare apparati che supportano WPA3. Fra WPA, WPA2 e WPA3 la scelta piu' robusta e' WPA3: la CISA consiglia apparati che la supportano. se tra le opzioni c'e' WPA3, e' quella la piu' robusta.
  • Password del router: cambiare quella predefinita, perche' rende piu' difficile l'accesso al dispositivo. Una password complessa rende piu' difficile l'accesso.
  • Nome della rete (SSID): evitare di pubblicizzarlo e sostituire quello del produttore con uno personalizzato, perche' questo rende piu' difficile per un aggressore individuare la rete.
  • Hotspot pubblici: Sugli hotspot pubblici disattivare la condivisione di file e cartelle. e disattivare la condivisione di file.

Un hotspot personale (lo smartphone che condivide la connessione) si protegge con la stessa logica: cifratura attiva e password robusta. La sola password non e' pero' una garanzia assoluta di immunita' da violazioni: e' la condizione minima. Se in un quiz compare l'opzione "solo se protetto da password", e' la risposta che il testo si aspetta, ma conviene ricordare che la password e' necessaria e non sufficiente.

Phishing e altre forme di inganno

La CISA distingue quattro varianti di ingegneria sociale, utili per le domande "quale termine indica...".

  • Social engineering: manipolazione di persone, facendosi passare per figure di fiducia, per ottenere informazioni.
  • Phishing: imitazione di un'organizzazione legittima tramite email o siti per sottrarre dati personali.
  • Vishing: l'inganno avviene a voce, spesso sfruttando sistemi VoIP in cui l'identificativo del chiamante puo' essere falsificato.
  • Smishing: l'inganno avviene tramite SMS con collegamenti malevoli.

Segnali d'allarme: mittente sospetto, saluto generico, collegamenti falsificati, errori grammaticali, allegati sospetti. controllare che il sito usi https, usare software di sicurezza e l'autenticazione a piu' fattori. Se si e' stati raggirati: segnalare internamente, avvisare la banca, cambiare le password, monitorare l'uso improprio dell'identita'.

Indirizzi, pop-up e comandi del browser

Quando un indirizzo e' formalmente corretto. La sintassi generale di un URI (RFC 3986) e' schema, due punti, parte gerarchica, eventualmente un punto interrogativo con la query e un cancelletto con il frammento. Il nome dello schema comincia con una lettera e prosegue con lettere, cifre, il segno piu', il punto o il trattino. Lo schema indica la specifica che governa quel tipo di identificatore: http e https per le pagine web, ftp per il trasferimento di file. Lo stesso RFC cita come esempio proprio un indirizzo ftp://, quindi un indirizzo che inizia con ftp:// seguito dal nome del server e' formalmente corretto: non lo e' solo quello che comincia con http. Gli indirizzi sbagliati dei quiz hanno di solito spazi, mancano dei due punti oppure hanno lo schema scritto male.

Pop-up. Chrome blocca i pop-up per impostazione predefinita e, quando ne blocca uno, mostra un'icona nella barra degli indirizzi. Dal menu (i tre puntini) si apre Impostazioni, poi Privacy e sicurezza, Impostazioni sito, Popup e reindirizzamenti, dove si sceglie il comportamento predefinito. Si possono anche consentire o bloccare i pop-up per singoli siti. Se i messaggi indesiderati continuano anche dopo il blocco, la causa possono essere le notifiche del sito, che si bloccano dalle informazioni sul sito. La risposta dei quiz e' quindi "con l'apposito comando nelle impostazioni o opzioni del browser". Il percorso esatto cambia da versione a versione, il principio no.

Livelli del TCP/IP

L'RFC 1122, che definisce i requisiti per gli host Internet, descrive quattro livelli: applicazione (il livello piu' alto), trasporto, Internet e collegamento (link). Nel trasporto stanno i due protocolli TCP e UDP. Il TCP e' orientato alla connessione e affidabile; l'UDP offre un servizio a datagrammi senza connessione. Il livello di trasporto cura quindi la comunicazione fra le applicazioni (end-to-end); IP, ICMP e IGMP sono nel livello Internet. Per le domande "quale livello comprende TCP e UDP" la risposta e' trasporto, non rete.

Cloud: altri termini che ricorrono

  • Cloud broker: per il NIST e' un'entita' che gestisce l'uso, le prestazioni e la fornitura dei servizi cloud e negozia i rapporti tra fornitori e utilizzatori. E' un intermediario, non un fornitore.
  • Service level agreement (SLA): impegno tra un fornitore di servizi e uno o piu' clienti su aspetti specifici del servizio: responsabilita', tipo di servizio, livello atteso di prestazioni (affidabilita', qualita', tempi di risposta), requisiti di segnalazione, risoluzione e conclusione. Un altro testo NIST lo descrive come il contratto che definisce, ad esempio, il tempo di ripristino dopo un guasto. Nei quiz: contratto che fissa i livelli di servizio garantiti.

Il resto dei termini cloud che compaiono nei quiz (storage a oggetti, scalabilita' verticale, bilanciamento del carico, orchestrazione, serverless, CDN) non ha qui una definizione ufficiale verificata: su queste domande conviene ragionare sul senso del nome, che di solito e' trasparente, e ricordare che la risposta della banca dati e' una definizione tecnica non ufficiale.

Trappole tipiche dei quiz

  • Browser e motore di ricerca: Google, Yahoo, Facebook non sono browser; Thunderbird e Acrobat Reader nemmeno. Chrome, Edge, Firefox, Opera, Safari lo sono.
  • Cookie: sono dati, non programmi; quelli di sessione di norma spariscono alla chiusura del browser.
  • Navigazione in incognito: non rende invisibili a datore di lavoro, provider o siti; download e preferiti restano.
  • Lucchetto: indica connessione cifrata, non sito affidabile.
  • http e https: http porta 80, https porta 443 con TLS; per i pagamenti sempre https.
  • Aggiorna richiede di nuovo la pagina al server; indietro torna alla precedente; Ctrl+F cerca nella pagina.
  • IaaS, PaaS, SaaS: ragionare su chi gestisce che cosa; Google Drive e' SaaS, AWS e' IaaS.
  • Ibrido e' privato piu' pubblico; multi-cloud e' piu' fornitori.
  • Qualificazione cloud PA: oggi compete all'ACN, non piu' all'AgID.
  • Firewall e antivirus: connessioni contro file.
  • Cambio periodico delle password: la prassi dei quiz lo consiglia, il NIST lo sconsiglia in assenza di compromissione. Se la domanda e' neutra segui la risposta attesa; se cita il NIST segui il NIST.
  • VPN o VLAN: la prima e' un canale sicuro su rete pubblica, la seconda una segmentazione logica.
  • DHCP o DNS: il primo assegna indirizzi, il secondo traduce nomi.
  • TLD: conta solo il suffisso finale, non il nome del sito.

Concetti di base, hardware, Access e PowerPoint

Bit, byte e multipli: decimale contro binario

Il bit e' la cifra binaria, 0 oppure 1: la quantita' minima di informazione. Il byte e' un gruppo di 8 bit. Da qui discendono due conti che i quiz ripropongono di continuo: 8 byte = 8 x 8 = 64 bit; e un byte puo' assumere 2^8 = 256 valori diversi (da 00000000 a 11111111).

Regola generale: con n bit si rappresentano 2^n valori diversi. Esempi svolti:

  • 5 bit: 2^5 = 32 valori.
  • 7 bit: 2^7 = 128 valori.
  • 8 bit (un byte): 2^8 = 256 valori.
  • 2 byte = 16 bit: 2^16 = 65.536 valori.
  • Quanti bit servono per 250 valori diversi? Si cerca il piu' piccolo n con 2^n >= 250. Poiche' 2^7 = 128 non basta e 2^8 = 256 basta, ne servono 8.

Per i multipli esistono due convenzioni, ed e' la fonte di molte trappole. Il NIST ricorda che l'uso di "kilo" per indicare 1.024 e' nato fra gli informatici, mentre per i fisici e il Sistema Internazionale kilo significa 1.000; per eliminare l'ambiguita' nel 1998 la IEC ha standardizzato i prefissi binari kibi, mebi, gibi, tebi (simboli Ki, Mi, Gi, Ti), corrispondenti a 2^10, 2^20, 2^30, 2^40.

MultiploDecimale (SI)Binario (IEC)
Kilo / kibi1 kB = 1.000 byte1 KiB = 1.024 byte
Mega / mebi1 MB = 1.000.000 byte1 MiB = 1.048.576 byte
Giga / gibi1 GB = 10^9 byte1 GiB = 2^30 = 1.073.741.824 byte
Tera / tebi1 TB = 10^12 byte1 TiB = 2^40 = 1.099.511.627.776 byte

Quindi "un gigabyte e' circa 10^9 byte" e' corretto nel senso decimale, mentre nel senso binario tradizionale sono 2^30 byte: i due valori differiscono di circa il 7%. Per confrontare quantita' diverse ("quale occupa piu' spazio?") bisogna prima portare tutto alla stessa unita': 1 TB supera 1 GB, 1 GB supera 1 MB, e un valore espresso in bit va diviso per 8 per ottenere i byte.

Esempio sulle immagini: un'immagine di 100 x 100 pixel in solo bianco e nero usa 1 bit per pixel, quindi 10.000 bit; 10.000 / 8 = 1.250 byte. Con piu' colori ogni pixel richiede piu' bit e il conto cresce in proporzione.

Sistema binario ed esadecimale: conversioni svolte

Nel sistema binario ogni posizione vale una potenza di 2, da destra: 1, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128... Per passare da binario a decimale si sommano le potenze corrispondenti alle cifre 1.

  • 11 (binario) = 2 + 1 = 3.
  • 1011 = 8 + 2 + 1 = 11; sapendo che 1001 = 9, 1011 e' due unita' in piu'.
  • 111111 = 32 + 16 + 8 + 4 + 2 + 1 = 63 (sei bit tutti a 1 valgono 2^6 - 1).
  • 10101010 = 128 + 32 + 8 + 2 = 170.
  • Parte frazionaria: dopo la virgola i pesi sono 1/2, 1/4, 1/8, 1/16... Percio' 0,0101 = 1/4 + 1/16 = 0,25 + 0,0625 = 0,3125.

Per passare da decimale a binario si dividono i valori per 2 annotando i resti, oppure si sottraggono le potenze di 2 piu' grandi possibile. Esempi: 8 = 1000; 105 = 64 + 32 + 8 + 1, cioe' in otto bit 01101001; 8310 = 8192 + 64 + 32 + 16 + 4 + 2, cioe' 10000001110110 (le potenze usate sono 2^13, 2^6, 2^5, 2^4, 2^2, 2^1).

L'esadecimale usa 16 simboli: 0-9 e le lettere A-F, con A = 10, B = 11, C = 12, D = 13, E = 14, F = 15. Ogni cifra esadecimale corrisponde esattamente a 4 bit, per cui un byte si scrive con due cifre esadecimali. Cio' rende la conversione binario-esadecimale un lavoro di raggruppamento, senza passare dal decimale.

Da binario a esadecimale: si raggruppano i bit a quattro a quattro partendo da destra, completando con zeri a sinistra.

  • 11010100 = 1101 | 0100 = D | 4 = D4.
  • 1111010 = 0111 | 1010 = 7 | A = 7A.
  • 11110110100 = 0111 | 1011 | 0100 = 7 | B | 4 = 7B4.
  • 110111001 = 0001 | 1011 | 1001 = 1 | B | 9 = 1B9.

Da esadecimale a binario: ogni cifra diventa un gruppo di quattro bit.

  • 6CA = 0110 | 1100 | 1010 = 011011001010, cioe' 11011001010 togliendo lo zero iniziale.
  • 2ED = 0010 | 1110 | 1101 = 1011101101.
  • 3A,8 = 0011 | 1010 , 1000 = 111010,1 (la parte dopo la virgola si raggruppa da sinistra verso destra).

Da esadecimale a decimale: ogni posizione vale una potenza di 16 (1, 16, 256, 4096...).

  • 51A = 5 x 256 + 1 x 16 + 10 = 1280 + 16 + 10 = 1306.
  • 13B = 1 x 256 + 3 x 16 + 11 = 256 + 48 + 11 = 315.
  • ACAC1A = 10 x 16^5 + 12 x 16^4 + 10 x 16^3 + 12 x 16^2 + 1 x 16 + 10 = 10.485.760 + 786.432 + 40.960 + 3.072 + 16 + 10 = 11.316.250.

Da decimale a esadecimale: si divide per 16 annotando i resti. 396 / 16 = 24 con resto 12 (C); 24 / 16 = 1 con resto 8; 1 / 16 = 0 con resto 1; leggendo i resti al contrario si ottiene 18C. Verifica: 1 x 256 + 8 x 16 + 12 = 396.

Somma binaria: valgono 0+0=0, 0+1=1, 1+1=10 (scrivo 0, riporto 1). Esempio: 0111 + 0101 = 1100 (7 + 5 = 12).

Complemento a 1 e a 2. Il complemento a 1 si ottiene scambiando ogni 0 con 1 e viceversa. Il complemento a 2, che i calcolatori usano per i numeri con segno, si ottiene invertendo i bit e sommando 1; ha il vantaggio che lo zero ha una sola rappresentazione e che le stesse operazioni valgono per numeri con e senza segno. Esempio: complemento a 2 di 1100100. Inversione: 0011011; aggiungo 1: 0011011 + 1 = 0011100.

CPU, architettura di von Neumann e ciclo di esecuzione

La CPU (processore) esegue le istruzioni dei programmi. E' composta idealmente da un'unita' di controllo, che interpreta le istruzioni e invia i segnali agli altri componenti, e da un'unita' aritmetico-logica (ALU), che esegue operazioni matematiche e logiche (somme, confronti, AND, OR, NOT), oltre ai registri. Il modello logico di riferimento dei calcolatori e' l'architettura di von Neumann: programma e dati stanno nella stessa memoria e la CPU li preleva da li'.

Il ciclo di istruzione (fetch-decode-execute) e' ripetuto continuamente:

  1. Fetch (prelievo): la CPU legge dalla memoria l'istruzione indicata dal program counter, che poi punta alla successiva.
  2. Decode (decodifica): l'unita' di controllo interpreta l'istruzione e capisce quali operazioni e quali operandi servono.
  3. Execute (esecuzione): l'operazione viene svolta (ad esempio un calcolo nella ALU, un accesso alla memoria, un salto).

Alcuni testi dettagliano le fasi in cinque passi: caricamento dell'istruzione, decodifica, caricamento dell'operando, esecuzione, memorizzazione del risultato. E' la stessa sequenza, solo piu' analitica: l'ordine non cambia.

Memorie: gerarchia, memoria virtuale, supporti, firmware

  • Gerarchia: registri e cache della CPU, poi RAM, poi memorie di massa (SSD, HDD), infine i supporti offline. Piu' si scende, piu' la memoria e' capiente, economica e lenta. La memoria primaria ha tempi di accesso dell'ordine dei nanosecondi; i dischi secondari dell'ordine dei millisecondi (dell'ordine di 10-15 ms per un HDD; i dischi ottici sono ancora piu' lenti).
  • Memoria virtuale: tecnica con cui il sistema operativo combina la RAM e lo spazio su disco in un unico ampio insieme di indirizzi, cosi' da far girare programmi piu' grandi della RAM fisica. Si risponde: "uso dello spazio su disco come estensione della RAM".
  • Memorie di massa: sono non volatili. Dischi magnetici (HDD) e a stato solido (SSD, memoria flash) sono i principali; la memoria flash e' non volatile e senza parti meccaniche, e l'SSD e' molto piu' rapido di un HDD. Se si elimina il disco si perdono i dati: per questo una domanda sulla "perdita di informazioni" porta all'hard disk.
  • Supporti ottici: CD, DVD, Blu-ray, letti da un laser. Il CD ha 120 mm di diametro e una capacita' di 650-700 MB (74-80 minuti di audio). Esistono varianti in sola lettura (ROM), scrivibili una volta (R) e riscrivibili (RW): fra le opzioni, il DVD-RW e' il disco ottico riscrivibile. Un supporto di memoria esterno al computer e' ad esempio una chiavetta USB o un disco esterno.
  • Firmware: software a basso livello che controlla l'hardware, memorizzato in memoria non volatile (flash, EEPROM) dentro il dispositivo stesso. Il quiz sul software memorizzato nei dispositivi hardware chiede firmware.

Scheda madre, bus, BIOS e UEFI

La scheda madre e' il circuito stampato principale: ospita la CPU, gli slot della memoria RAM, il chipset, la memoria con il firmware e i connettori per periferiche e schede di espansione. E' l'elemento che supporta e connette tutte le parti del computer.

Il bus e' il canale di comunicazione condiviso (insieme di conduttori o piste sul circuito stampato) su cui viaggiano i dati fra i componenti. Si distinguono, ad esempio, il bus degli indirizzi, che individua le locazioni di memoria (con indirizzi a 32 bit si raggiungono 2^32 locazioni, circa 4 miliardi, cioe' circa 4 GiB se ogni locazione e' un byte), e il bus di memoria verso la RAM. Esempi moderni: PCI Express all'interno, USB all'esterno. Alla domanda "come si trasferiscono i dati all'interno di un pc?" la risposta e' "nel bus". Attenzione al doppio significato: "topologia a bus" indica anche un modo di cablare una rete, ma qui si parla del bus della scheda madre.

Il BIOS (Basic Input/Output System) e' il firmware che inizializza l'hardware all'accensione. Esegue il POST (autotest di CPU, RAM, scheda video, tastiera, dischi), poi cerca il programma di avvio (bootloader) sul disco e gli cede il controllo; fornisce inoltre interfacce standard per accedere ai dispositivi. Oggi il BIOS e' registrato su memoria flash della scheda madre, aggiornabile senza togliere il chip. Il successore e' l'UEFI (Unified Extensible Firmware Interface), specifica del firmware di avvio; Windows 11 richiede sistemi UEFI. Nei quiz: BIOS = "programma caricato all'avvio che gestisce l'hardware".

Plug and Play: tecnologia che permette di collegare un dispositivo e farlo riconoscere e inizializzare in automatico, senza configurazione manuale; e' il caso di USB, HDMI, SATA e PCI Express.

Schermo, risoluzione e qualita' di stampa

La dimensione di uno schermo si misura in pollici, lungo la diagonale. La risoluzione e' invece il numero di pixel mostrati in larghezza e altezza (ad esempio 1920 x 1080): il quiz sulla "definizione delle immagini sullo schermo" si riferisce alla risoluzione, quello sui "pollici" alla dimensione fisica. La qualita' di stampa e di scansione si misura in DPI (dots per inch, punti per pollice). Nelle immagini digitali l'analogo e' il PPI (pixel per pollice).

Sistemi operativi e processi

Il testo ha gia' definito sistema operativo, driver e shell. Si aggiungono qui i riferimenti dei quiz.

  • Windows e' il sistema di Microsoft; il suo assistente vocale e' stato Cortana, oggi ridimensionato (l'app autonoma e' stata deprecata). Per le riunioni e le videoconferenze nella suite Microsoft 365 si usa Teams.
  • macOS e' il sistema dei Mac Apple. Secondo l'elenco ufficiale Apple le versioni comprendono Catalina (10.15), Big Sur (11), Monterey (12), Ventura (13), Sonoma (14), Sequoia (15). Catalina e Big Sur sono dunque versioni di macOS. L'assistente vocale Apple e' Siri. MacBook Pro e Macintosh sono computer Apple, non sistemi operativi.
  • Linux e' un sistema derivato da Unix, scritto da zero da Linus Torvalds con la collaborazione di sviluppatori di tutto il mondo; il kernel e' sotto licenza GNU GPL v2. Si distribuisce attraverso le distribuzioni, sistemi completi pronti all'uso. Le distribuzioni Linux sono quindi sistemi operativi open source.
  • Processo e multitasking: un processo e' un programma in esecuzione; il sistema gestisce piu' processi insieme dandoli in turno alla CPU. L'algoritmo di scheduling Round Robin assegna a ogni processo una fetta di tempo (quanto) uguale, in ordine circolare: e' la risposta a "fetta equa di tempo".
  • Deframmentazione: quando un file viene scritto in spazi liberi non contigui si frammenta e la lettura richiede piu' spostamenti delle testine. La deframmentazione riorganizza i file e lo spazio libero in modo da consolidarli in blocchi contigui, riducendo il movimento meccanico; opera su volumi NTFS o FAT.
  • Formattazione: prepara un dispositivo all'uso. Comprende, oltre al livello fisico fatto in fabbrica, la divisione in partizioni e la creazione del file system (formattazione di alto livello), con cui il sistema operativo sa come organizzare i file. Una formattazione ordinaria non cancella fisicamente i dati: li lascia di norma recuperabili.

Software di base, applicativo e licenze

Il software di sistema (sistema operativo, driver, firmware, utilita' come la deframmentazione) e' distinto dal software applicativo (videoscrittura, foglio di calcolo, browser).

Le licenze regolano cosa si puo' fare del software. Definizioni autorevoli (Progetto GNU e Open Source Initiative):

  • Software libero: garantisce quattro liberta' (eseguire per qualsiasi scopo, studiare e modificare il codice, ridistribuire copie, distribuire le versioni modificate). "Libero" vale come "libera espressione", non come "birra gratis": puo' anche essere venduto.
  • Open source: secondo la Open Source Definition la licenza deve consentire la libera ridistribuzione (anche a pagamento), includere o rendere disponibile il codice sorgente, ammettere modifiche e opere derivate, non discriminare persone o campi d'uso. Il software open source e' dunque sottoposto a una licenza libera che permette lo studio e le modifiche da parte di altri programmatori. GPL, BSD e MIT sono esempi di licenze di questo tipo: "BSD e MIT sono due tipi di licenza software".
  • Freeware: software concesso in uso gratuitamente; secondo il Progetto GNU permette la ridistribuzione ma non la modifica, e il codice non e' disponibile: e' software proprietario distribuito gratis, non software libero.
  • Shareware: si puo' copiare e provare, ma chi continua a usarlo deve pagare la licenza.
  • Software proprietario: uso, ridistribuzione o modifica sono vietati o soggetti a permesso. Commerciale non e' sinonimo di proprietario: descrive il modello di business di chi lo sviluppa.

Suite per ufficio

Microsoft 365 / Office comprende Word (testi), Excel (fogli di calcolo e tabelle di dati), PowerPoint (presentazioni), Outlook (posta) e Teams (chat e riunioni online); Access (database) compare nelle edizioni che lo prevedono. LibreOffice e' la suite open source e gratuita (licenza Mozilla Public License v2.0) che funziona su Windows, macOS e Linux e legge i formati Microsoft; il suo formato nativo e' ODF, standard aperto. I suoi componenti e le corrispondenze con Office sono:

LibreOfficeFunzioneEquivalente Microsoft
WritervideoscritturaWord
Calcfoglio di calcoloExcel
ImpresspresentazioniPowerPoint
BasedatabaseAccess
Drawgrafica vettoriale e diagrammi(nessun equivalente diretto)
Matheditor di formule(nessun equivalente diretto)

LibreOffice e' dunque l'alternativa gratuita al pacchetto Microsoft Office; per tabelle e grafici dei dati si usa un foglio di calcolo (Excel o Calc). Google Workspace e' la suite in cloud di Google, gestita per le organizzazioni da una console di amministrazione unica.

Microsoft Access: concetti essenziali

Access e' il programma Microsoft per la gestione di database relazionali; l'analogo di LibreOffice e' Base. Un database Access e' fatto di oggetti diversi:

  • Tabella: contenitore dei dati, organizzato in righe e colonne. Ogni record e' una riga con le informazioni su un elemento; ogni campo e' una colonna che memorizza una singola informazione, presente in ogni record.
  • Chiave primaria: colonna che identifica in modo univoco ogni riga; non puo' avere valori duplicati. Access suggerisce una colonna Contatore (AutoNumber), perche' non cambia. La chiave esterna e' la chiave primaria di un'altra tabella, inserita per creare la relazione.
  • Relazioni: uno-a-molti (la piu' comune), molti-a-molti (richiede una tabella di collegamento) e uno-a-uno (rara). L'integrita' referenziale garantisce che i valori della chiave esterna corrispondano sempre a valori della chiave primaria: si applica quando si definiscono le relazioni fra tabelle.
  • Query: strumento per visualizzare, aggiungere, eliminare o modificare dati. Si dividono in query di selezione (estraggono dati da una o piu' tabelle, con criteri e calcoli) e query di comando, o di azione (aggiungono, modificano, eliminano righe: accodamento, aggiornamento, eliminazione, creazione tabella). Una fase fondamentale nella definizione di una query e' la scelta delle tabelle su cui si basa.
  • Maschera (form): interfaccia per inserire, vedere e gestire i dati in modo piu' semplice che nella tabella grezza.
  • Report: presenta i dati, presi da tabelle o query, in forma leggibile e adatta alla stampa, con totali e raggruppamenti. Le viste sono: Visualizzazione Report (aspetto finito), Anteprima di stampa (come apparira' stampato), Visualizzazione Layout (modifiche con i dati visibili) e Visualizzazione Struttura (controllo completo su sezioni e controlli): per modificare la formattazione si usano Layout e Struttura.
  • Filtro: mostra temporaneamente solo i record che rispondono a un criterio, senza eliminare alcun dato; si toglie e i record tornano visibili. I tipi sono filtro per selezione, filtro in base a maschera (utile con piu' campi: si compila una maschera vuota con i criteri) e filtro avanzato, che si puo' salvare come query.
  • Campo Si/No: memorizza un valore booleano (Si/No, Vero/Falso, On/Off); di norma e' mostrato con una casella di controllo.

Formati di file. Dalla versione 2007 il formato predefinito e' .accdb; prima si usava .mdb. Il .accdb supporta campi a valori multipli, allegati, campi calcolati e crittografia migliorata; il .mdb conserva compatibilita' con le versioni precedenti e funzioni come la replica. I file .accdb non si aprono con versioni di Access antecedenti al 2007; i file .mdb si aprono con Access. Una sigla come "acdb" non figura fra le estensioni di Access indicate dal produttore.

PowerPoint: concetti essenziali

  • Layout e schema: il layout stabilisce posizione e formattazione dei segnaposto (titolo, testo, tabelle, immagini) della singola diapositiva; lo schema diapositiva (Visualizza, Schema diapositiva) e' il modello comune: cio' che vi si modifica (font, logo) si applica a tutte le diapositive basate su di esso.
  • Transizione contro animazione: la transizione riguarda l'intera diapositiva e il passaggio alla successiva, una sola per diapositiva; l'animazione riguarda un singolo elemento (testo, forma, immagine) e ne possono esistere piu' d'una. Gli effetti di animazione sono di ingresso, di uscita, di enfasi e percorsi di movimento.
  • SmartArt: oggetti grafici che trasformano testo o elenchi in diagrammi visivi, scelti da una galleria di layout; si inseriscono da Inserisci, SmartArt, oppure con Converti in SmartArt dalla scheda Home.
  • WordArt: strumento che inserisce testo decorativo per far risaltare un titolo: stili preimpostati, riempimento e contorno, ombre, riflessi, trasformazioni (testo curvo). Si trova in Inserisci, WordArt.
  • Estensioni: una presentazione normale ha estensione .pptx. Salvata come PowerPoint Show diventa .ppsx: al doppio clic parte subito in modalita' presentazione invece di aprirsi in modifica. Per modificarla si apre da File, Apri dentro PowerPoint. Quindi "Presentazione.ppsx" e' il file creato per partire in modalita' show.

Access: report, maschere e fogli dati

Un database Access e' fatto di oggetti diversi, e ogni oggetto ha un compito preciso. Le domande piu' frequenti chiedono di distinguere a cosa serve ciascuno e come si modifica.

  • Report: oggetto del database che serve a presentare le informazioni, ad esempio per visualizzare o distribuire un riepilogo dei dati, archiviare istantanee dei dati, fornire dettagli su singoli record o creare etichette. In sintesi, e' il prospetto con il risultato di un'elaborazione dei dati, in forma adatta alla stampa.
  • Origine record: un report e' associato a una tabella o a una query (nominata o incorporata); e' da li' che prende righe e colonne.
  • Sezioni del report (visibili in visualizzazione Struttura): intestazione di report (all'inizio, tipicamente logo, titolo e data), intestazione di pagina (in cima a ogni pagina), intestazione di gruppo, corpo (una volta per ogni riga dell'origine record), pie' di pagina di gruppo, pie' di pagina, pie' di pagina di report (totali dell'intero report).

Dove si crea un report: gruppo Report della scheda Crea. Gli strumenti sono Report (report tabulare semplice con tutti i campi dell'origine selezionata), Struttura report (report vuoto in visualizzazione Struttura), Report vuoto (si apre in visualizzazione Layout con l'Elenco campi), Creazione guidata report ed Etichette. Il report creato si apre in visualizzazione Layout, dove si ridimensionano e spostano campi ed etichette trascinandoli.

VisualizzazioneA cosa serve
LayoutSi formatta il report con i dati visibili: ridimensionare, spostare campi, unire o dividere celle dal menu di scelta rapida.
StrutturaSi vedono le sezioni e si aggiungono campi e controlli; e' la vista adatta a modificare la struttura.
Anteprima di stampaMostra come apparira' il report dopo la stampa; si apre dal menu del tasto destro sul report (nel riquadro di spostamento o sulla scheda del documento) e si chiude con Chiudi anteprima.

Quindi, per modificare la formattazione di un report si usano la visualizzazione Layout o la visualizzazione Struttura, non l'Anteprima di stampa, che serve solo a controllare il risultato. La pagina di assistenza descrive l'Anteprima di stampa come funzione del report; non dice che sia attivabile su ogni oggetto del database.

Maschere e controlli

I controlli sono gli oggetti che si inseriscono in una maschera o in un report per inserire, modificare o visualizzare dati. Sono da ricordare:

  • Casella di testo: mostra testo, numeri, date, ore; puo' essere associata a un campo (se e' aggiornabile, scrivendo nella casella si modifica il valore nella tabella) o mostrare un valore calcolato.
  • Etichetta: contiene testo fisso. Le etichette autonome servono per titoli e istruzioni della maschera: per aggiungere un titolo nell'intestazione di una maschera si inserisce quindi un controllo etichetta.
  • Pulsante di comando: attiva una macro o una routine Visual Basic.
  • Casella combinata: elenco di valori possibili piu' una casella di testo modificabile; l'elenco puo' derivare da una tabella o da una query.
  • Interruttore, pulsante di opzione e casella di controllo: gestiscono valori on/off, vero/falso, si/no; raggruppati in un gruppo di opzioni consentono di sceglierne uno solo alla volta.
  • Linea e interruzione di pagina: elementi di aspetto e di impaginazione.

Fogli dati: aprire una tabella e rinominare un campo

Il foglio dati e' la rappresentazione in righe e colonne dei dati di una tabella o del risultato di una query; per impostazione predefinita tabelle e query si aprono proprio in visualizzazione Foglio dati. Nel riquadro di spostamento si fa clic con il tasto destro sulla tabella e si sceglie Apri dal menu di scelta rapida.

Per rinominare un campo in visualizzazione Foglio dati si agisce sull'intestazione della colonna: la guida indica il tasto destro sull'intestazione e il comando Rinomina colonna, oppure, per un campo nuovo, il doppio clic sulla riga di intestazione e la digitazione del nome. Altre operazioni sull'intestazione: ordinare, filtrare con la freccia, nascondere e scoprire campi.

Il tipo di dati Si/No

Memorizza un valore booleano: Vero o Falso, Attivato o Disattivato, Si o No, cioe' qualsiasi campo con solo uno di due valori. E' spesso associato a una casella di controllo in maschere e report. Si aggiunge in visualizzazione Foglio dati (Fare clic per aggiungere, poi Si/No) o in visualizzazione Struttura (colonna Tipo di dati). Fra le proprieta' del campo ci sono Didascalia, Valore predefinito, Formato (Vero/Falso, Si/No, Attivazione/disattivazione), Allineamento testo, Valido se e Messaggio errore. La proprieta' Indicizzato ha tre valori: Si (nessun duplicato), che crea un indice univoco; Si (Duplicati OK), indice non univoco; No, che rimuove l'indice. Il campo Si/No ha dunque una proprieta' legata ai duplicati.

Attenzione: se si elimina un campo che contiene dati, i dati si perdono definitivamente; conviene fare prima un backup del database.

Screen saver e stampa di prova in Windows

Lo screen saver e' un'immagine o un'animazione che compare quando il computer resta inattivo per un periodo stabilito. Nato per evitare la bruciatura dei vecchi monitor CRT, oggi resta un modo per personalizzare lo schermo e un livello in piu' di sicurezza: con l'opzione di richiedere l'accesso alla ripresa (On resume, display logon screen) il computer lasciato incustodito mostra la schermata di accesso e non il desktop. Microsoft ricorda che per risparmiare energia e' consigliato mettere il computer in sospensione. Si imposta da Personalizzazione, Schermata di blocco, voce Screen saver, dove si scelgono lo screen saver e i minuti di attesa.

Per verificare che Windows 11 comunichi con la stampante si stampa una pagina di prova: Start, Impostazioni, Dispositivi, Bluetooth e dispositivi, Stampanti e scanner, si seleziona la stampante, poi Proprieta' stampante e nella scheda Generale il pulsante Stampa pagina di prova. Se non esce nulla, si risolve prima il problema della stampante o del driver. Nelle app come Word o Excel conviene anche controllare che sia selezionata la stampante giusta e che il suo stato sia Pronta.

Sicurezza: gli attacchi che i quiz chiedono di riconoscere

Software o firmware destinato a eseguire un processo non autorizzato con effetto negativo su riservatezza, integrita' o disponibilita' di un sistema informativo; programma inserito in un sistema, di solito di nascosto, con l'intento di comprometterne dati, applicazioni o sistema operativo.
TermineSignificato (fonte NIST, CISA)
Attacco brute force (forza bruta)Metodo per accedere a un dispositivo provando molte combinazioni di password; in crittografia, attacco che prova tutte le combinazioni possibili finche' trova quella giusta.
RansomwareMalware progettato per cifrare i file di un dispositivo rendendo inutilizzabili i file e i sistemi che li usano; gli attaccanti chiedono un riscatto per la decifratura e spesso minacciano anche di diffondere i dati sottratti.
SpoofingTentativo di accedere a un sistema fingendosi un utente autorizzato; impersonificare e mascherarsi sono forme di spoofing.
PhishingTecnica per ottenere dati sensibili, come numeri di conto, tramite una richiesta fraudolenta in una mail o in un sito, fingendosi un'azienda o una persona affidabile.
Attacco zero-dayAttacco che sfrutta una vulnerabilita' di hardware, firmware o software prima sconosciuta: non essendo nota, non ha ancora una correzione.
Malware
HackerNel glossario NIST, utente non autorizzato che tenta di accedere a un sistema informativo o vi riesce.
IDS (Intrusion Detection System)Servizio di sicurezza che monitora e analizza gli eventi di rete o di sistema per individuare e segnalare in tempo reale o quasi i tentativi di accesso non autorizzato alle risorse.
SandboxAmbiente di esecuzione ristretto e controllato che impedisce a un software potenzialmente dannoso di accedere alle risorse del sistema, tranne quelle per cui e' autorizzato. E' dunque un'area di prova isolata.
CifraturaTrasformazione crittografica dei dati per produrre un testo cifrato, illeggibile senza la chiave.

Il GDPR (Regolamento UE 2016/679, articolo 4) definisce i dati biometrici come i dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona fisica che ne consentono o confermano l'identificazione univoca, quali l'immagine facciale o i dati dattiloscopici (le impronte digitali). L'articolo 9 vieta in linea generale di trattare i dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona, salvo le eccezioni previste, come il consenso esplicito. Fra le misure di sicurezza che l'articolo 32 cita ci sono la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati personali. Il Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. 196/2003) e' in vigore dal 1 gennaio 2004.

Dispositivi di rete di uso comune

  • Access point wireless: dispositivo che consente ai dispositivi wireless di collegarsi a una rete cablata; connette i client Wi-Fi fra loro e, se collegato, al sistema di distribuzione, tipicamente la rete cablata aziendale.
  • Switch: dispositivo che instrada i dati in ingresso da una delle porte verso la specifica porta di uscita che li porta alla destinazione.
  • Proxy server: server che soddisfa le richieste dei suoi client inoltrandole ad altri server; fa quindi da intermediario fra client e server.

Applicazioni da riconoscere: CAD, videoconferenza, database

  • AutoCAD (Autodesk): software di disegno e progettazione 2D e 3D, con file DWG. E' un prodotto in abbonamento, non open source.
  • DraftSight: software di disegno tecnico CAD 2D e di progettazione 3D.
  • FreeCAD: modellatore 3D parametrico open source, per progettare oggetti reali di qualsiasi dimensione; senza costi di licenza. E' la risposta al disegno tecnico open source.
  • Zoom e Jitsi Meet: videoconferenza. Zoom e' un servizio commerciale con piano gratuito; Jitsi Meet e' una soluzione di videoconferenza completamente open source, gratuita e senza account.
  • Google Drive: archivio di file, che si caricano, condividono e modificano; non e' una piattaforma di conference call.
  • MySQL: sistema di gestione di database open source di tipo relazionale (dati in tabelle separate), sviluppato da Oracle. E' un DBMS, non un editor di immagini; Microsoft Access, a sua volta, e' un programma per database e non un editor di immagini.

Dati: big data e data mining

Un database e' una raccolta strutturata di dati e un DBMS serve ad aggiungere, accedere ed elaborare i dati. I big data sono, per il NIST, insiemi di dati molto estesi, caratterizzati per volume, varieta', velocita' e variabilita', che richiedono un'architettura scalabile per memorizzazione, elaborazione e analisi. Il data mining e' un processo analitico che cerca correlazioni o schemi in grandi insiemi di dati: ha senso, per esempio, per individuare in una base dati i clienti con maggiore propensione all'acquisto.

Intelligenza artificiale: i termini di base

  • IA: per il NIST, sistema artificiale che svolge compiti in circostanze variabili e imprevedibili senza una significativa supervisione umana, oppure che sa imparare dall'esperienza e migliorare le prestazioni quando e' esposto a insiemi di dati.
  • Machine learning (apprendimento automatico): sviluppo e uso di sistemi informatici che si adattano e imparano dai dati con l'obiettivo di migliorare l'accuratezza; e' un sottoinsieme dell'IA.
  • Deep learning: sottoinsieme del machine learning basato su reti neurali artificiali con piu' livelli (di ingresso, nascosti, di uscita). Quindi e' un tipo di apprendimento automatico con reti neurali a molteplici livelli.
  • Elaborazione del linguaggio naturale: si occupa di problemi come traduzione, generazione di testo, risposta a domande e riassunto; i modelli di tipo transformer, come BERT o GPT, vi sono applicati.

Comunicazione online: RSS, hashtag, WhatsApp

  • Feed RSS: RSS e' un formato di syndication dei contenuti web (Really Simple Syndication), un dialetto di XML; permette di diffondere notizie e contenuti e di ricevere aggiornamenti su un argomento.
  • Hashtag: parola o frase preceduta dal simbolo cancelletto (#) usata per indicizzare parole chiave o argomenti. Cliccandolo si vedono gli altri messaggi con lo stesso hashtag. Non puo' contenere spazi o punteggiatura.
  • WhatsApp: app di messaggistica che invia messaggi, foto, video, documenti, posizione e fa chiamate vocali, con crittografia end-to-end; nata come alternativa agli SMS.

Trappole tipiche dei quiz

  1. Rinominare un campo in Access si fa sull'intestazione, non nei dati; modificare un report si fa in Layout o Struttura.
  2. Open source e' diverso da gratuito e da commerciale: FreeCAD e Jitsi sono open source, AutoCAD no.
  3. IDS monitora e segnala; la sandbox isola; lo spoofing falsifica un'identita'; il ransomware cifra e chiede un riscatto.
  4. Deep learning e' una parte del machine learning, che a sua volta e' una parte dell'IA.

Trappole tipiche dei quiz

  • 1.000 contro 1.024: se l'esercizio dice "circa 10^9" usa il valore decimale; se parla di potenze di 2 o di prefissi kibi/gibi, quello binario. Leggi cosa e' dato.
  • Esadecimale: si raggruppa a quattro bit partendo da destra per la parte intera; dopo la virgola si parte dalla virgola verso destra. A-F valgono 10-15.
  • Memorie: la RAM e' volatile, il disco no; l'SSD e' piu' veloce dell'HDD; nanosecondi per la memoria centrale, millisecondi per i dischi.
  • Freeware non e' open source: gratis non significa codice libero, e un freeware ha comunque una licenza d'uso. L'open source non e' "senza diritti d'autore": gli autori restano titolari e concedono una licenza libera.
  • Sistema operativo e computer: MacBook Pro e Macintosh sono macchine; macOS e Big Sur sistemi. Cortana e Siri sono assistenti vocali, non sistemi.
  • Pollici e risoluzione: pollici = dimensione fisica della diagonale; risoluzione = numero di pixel; DPI = qualita' di stampa e scansione.
  • Filtro e query in Access: il filtro nasconde e non elimina; la query di selezione non cambia i dati, quella di comando si'.

Riepilogo di studio

Il percorso comprende regole del documento digitale, hardware e software, reti, sicurezza e strumenti Office. Per ogni operazione occorre distinguere il dato, il suo formato e il comando applicato. Dopo lo studio, usa i quiz per individuare i passaggi da riprendere; il numero di quesiti disponibili per un argomento non ne stabilisce il peso nella prova INPS.

Fonti e aggiornamento

Fonti verificate

Qui trovi i riferimenti utilizzati per questo materiale: testi normativi, documentazione e altre fonti consultabili per approfondire gli argomenti.

Fonti consultate il 05 ottobre 2026. Per i riferimenti normativi, in caso di divergenza fa sempre fede il testo ufficiale.

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