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Riassunto · Quiz Concorso INPS 1695 Funzionari PECS

Riassunto - Comprensione e ragionamento verbale - INPS 1695 Funzionari PECS

di Redazione TiConsiglio

Fonti verificate

Contenuto a fini di studio e autovalutazione, generato con il supporto dell'AI e sottoposto a controlli anche automatizzati. Può contenere imprecisioni. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono la normativa vigente né gli atti ufficiali cui occorre sempre fare riferimento.

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1. Perche' questa materia vale doppio nel concorso INPS PECS

Nella maggior parte dei concorsi la comprensione verbale e' una materia di sbarramento: serve a passare la preselezione e poi si dimentica. Nel concorso INPS per 1.695 Funzionari PECS non e' cosi'. La prova scritta prevede due sezioni, e la prima consiste nell'analisi di testi tecnico-giuridici: esattamente la competenza che qui alleniamo. Studiare bene questa materia significa quindi lavorare contemporaneamente su due fronti, e conviene tenerlo a mente perche' cambia il modo di studiare.

In preselezione conta la velocita' chirurgica: hai poco piu' di un minuto a quesito e devi decidere in fretta quale opzione e' l'unica compatibile con il testo. Non ti serve capire il testo in profondita', ti serve capirlo abbastanza da escludere tre opzioni. Nella scritta conta invece la ricostruzione: devi mostrare di aver colto la struttura di una norma, cosa dispone, a chi si applica, quali eccezioni prevede. La buona notizia e' che la competenza sottostante e' la stessa: saper distinguere cio' che un testo dice da cio' che a te sembra ragionevole. La differenza e' solo nell'output.

Va ricordato che il punteggio della preselettiva, se la preselettiva ci sara' (e' prevista solo se le domande superano una certa soglia), non entra nella graduatoria finale. E' pura fase di sbarramento. Questo ha una conseguenza pratica sullo studio: in preselezione non devi puntare all'eccellenza, devi puntare a non sbagliare le domande facili. La perfezione la giochi nella scritta.

2. Come si legge un testo per rispondere a domande

2.1 La lettura orientata: leggere per rispondere, non per sapere

La lettura orientata e' una lettura finalizzata a un compito: non leggi per imparare il contenuto, leggi per essere in grado di ritrovare le informazioni quando ti verranno chieste. E' un atteggiamento mentale diverso dallo studio, e va allenato perche' non e' spontaneo.

La sequenza che funziona meglio in prova, e che consiglio di adottare rigidamente, e' questa. Prima leggi il brano una volta sola, per intero, a velocita' normale, senza fermarti sulle parole che non conosci. Lo scopo di questa lettura non e' memorizzare, e' costruire una mappa: di che cosa parla, chi sostiene che cosa, dove sta il punto di svolta del ragionamento. Poi leggi le domande. Solo a quel punto torni al testo, ma non lo rileggi tutto: vai al punto preciso in cui sai che vive la risposta. Questo terzo passaggio e' quello che decide il risultato, ed e' il passaggio che i candidati impreparati saltano, rispondendo a memoria di quello che gli e' rimasto in testa dalla prima lettura. La memoria del brano e' notoriamente ottimista: ricordi il senso generale e ti perdi le condizioni, le limitazioni, i quantificatori. E le domande vertono quasi sempre proprio su quelli.

C'e' un'obiezione ricorrente: non conviene leggere prima le domande e poi il testo, cosi' si legge gia' sapendo cosa cercare? In teoria si', nella pratica quasi mai. Con cinque o sei domande in testa la lettura diventa una caccia al dettaglio e perdi la struttura argomentativa, che e' proprio cio' su cui vertono le domande piu' pesanti (scopo dell'autore, titolo, inferenza). L'eccezione ragionevole e' il brano molto lungo con una sola domanda molto specifica: li' leggere prima la domanda risparmia tempo.

2.2 Tesi, argomenti, esempi: la gerarchia delle informazioni

Quasi ogni testo argomentativo ha tre livelli, ed e' fondamentale saperli distinguere perche' le domande li confondono di proposito.

  • La tesi e' l'affermazione che l'autore vuole farti accettare. E' cio' che il testo sostiene, non cio' che il testo descrive. Si riconosce perche' e' l'unica affermazione che il resto del testo serve a sostenere: se togli la tesi, tutto il resto diventa senza scopo.
  • Gli argomenti sono le ragioni portate a sostegno della tesi. Rispondono alla domanda "perche' dovrei crederci?". Sono in genere introdotti da connettivi causali (poiche', infatti, dato che) o si presentano come dati, principi, considerazioni.
  • Gli esempi sono casi concreti che illustrano un argomento. Non lo dimostrano: lo rendono visibile. Un esempio si riconosce perche' e' sostituibile con un altro esempio senza che il ragionamento cambi.

Perche' questa distinzione e' decisiva? Perche' il distrattore piu' frequente in assoluto nelle domande sul "punto principale" e' un esempio del testo promosso a tesi. L'esempio e' l'elemento piu' concreto e vivido del brano, quindi e' quello che ti resta in mente; e siccome e' letteralmente scritto nel testo, l'opzione che lo ripropone sembra ineccepibile. Ma la domanda chiedeva il punto principale, non un dettaglio vero.

2.3 Esempio svolto: individuare la tesi

Testo. "La digitalizzazione dei servizi pubblici viene spesso presentata come una misura di semplificazione. In molti casi, tuttavia, essa si limita a trasferire sull'utente adempimenti che prima erano svolti dall'amministrazione: la compilazione, la verifica preliminare dei requisiti, il caricamento dei documenti. Un'indagine su alcuni portali per l'accesso alle prestazioni assistenziali ha rilevato che il tempo medio impiegato dal cittadino per completare una domanda online e' superiore a quello richiesto dallo sportello fisico. Cio' non significa che la digitalizzazione sia inutile, ma che la semplificazione non e' un effetto automatico della tecnologia: dipende da come il servizio e' progettato."

Domanda. Quale affermazione esprime meglio la tesi del brano?
A) I portali online per le prestazioni assistenziali sono piu' lenti degli sportelli fisici.
B) La digitalizzazione dei servizi pubblici e' dannosa e andrebbe limitata.
C) La semplificazione non discende automaticamente dalla digitalizzazione, ma dipende dalla progettazione del servizio.
D) L'amministrazione tende a scaricare sui cittadini adempimenti che le competono.

Ragionamento. Cerco l'affermazione che il resto del testo serve a sostenere. Il brano parte da una convinzione diffusa ("viene spesso presentata come"), la contesta con un argomento (il trasferimento degli adempimenti), la illustra con un esempio (l'indagine sui portali) e chiude esplicitando la conclusione dopo un "ma". La struttura converge sull'ultima frase.

Risposta: C. E' esattamente la conclusione, ed e' l'unica affermazione che spiega perche' tutto il resto sia stato scritto.

Perche' cadono le altre. A e' l'esempio promosso a tesi: e' vera nel testo, ma e' un dato di supporto, e per giunta ristretto ("alcuni portali"). B e' una radicalizzazione: il testo dice espressamente il contrario ("cio' non significa che la digitalizzazione sia inutile"), e chi sceglie B ha letto il tono critico e lo ha estremizzato. D e' un argomento scambiato per tesi, e in piu' aggiunge un'intenzione ("tende a scaricare") che il testo non attribuisce a nessuno: il testo descrive un effetto, non una volonta'.

LivelloChe cosa faCome si riconosce
TesiÈ l'affermazione che l'autore vuole far accettareSe la togli, tutto il resto resta senza scopo
ArgomentoPorta le ragioni a sostegno della tesiRisponde a perché dovrei crederci, spesso dopo un connettivo causale
EsempioIllustra un argomento senza dimostrarloÈ sostituibile con un altro esempio senza che il ragionamento cambi

3. Le domande tipiche e come si affrontano

3.1 Significato di un termine nel contesto

Ti viene chiesto che cosa significa una parola o un'espressione cosi' come e' usata nel brano. Il metodo e' meccanico e va applicato sempre allo stesso modo: copri mentalmente la parola e prova a inserire ciascuna opzione al suo posto, rileggendo la frase per intero. L'opzione corretta e' quella che lascia la frase sensata e coerente con cio' che viene prima e dopo.

Il distrattore classico e' il significato piu' comune della parola, quello che troveresti per primo sul vocabolario, quando pero' il testo la usa in un'accezione tecnica o traslata. Esempio: in un testo amministrativo "sanare" non significa curare ma regolarizzare a posteriori una situazione difforme; "istruire" una pratica non significa insegnare ma predisporre gli atti necessari alla decisione; una prestazione "erogata" non e' distrutta ma corrisposta. Chi risponde con il significato da dizionario generico sbaglia proprio perche' quel significato esiste davvero: e' plausibile, ma non e' quello del brano.

3.2 Informazione esplicitamente presente

La domanda chiede quale affermazione e' contenuta nel testo, o quale non lo e'. E' la domanda piu' semplice concettualmente e una delle piu' sbagliate in pratica, per un motivo solo: la fretta. La regola operativa e' che devi essere in grado di puntare il dito sulla riga che contiene la risposta. Se non trovi la riga, l'opzione non e' corretta, per quanto ti suoni familiare.

Attenzione alle domande in negativo ("quale delle seguenti NON e' affermata nel testo"). Il candidato che le legge in fretta cerca l'opzione vera e la sceglie, mentre doveva cercare l'unica falsa. Se in prova incontri un NON, un SALVO, un TRANNE, fermati mezzo secondo e sottolinealo: il costo e' irrisorio, l'errore che previene e' certo.

3.3 Inferenza legittima

Un'inferenza e' una conclusione che non e' scritta nel testo ma che discende necessariamente da cio' che il testo afferma. La parola chiave e' necessariamente. Se il testo dice "tutte le domande presentate oltre il termine sono dichiarate irricevibili" e dice anche "la domanda di Rossi e' stata presentata oltre il termine", allora "la domanda di Rossi e' irricevibile" e' un'inferenza legittima anche se quella frase non c'e': non e' possibile che le premesse siano vere e la conclusione falsa.

Il criterio per riconoscere un'inferenza illegittima e' semplice da enunciare e difficile da applicare sotto pressione: chiediti se riesci a immaginare uno scenario in cui tutto quello che il testo dice e' vero, e l'opzione e' comunque falsa. Se ci riesci, l'inferenza non regge. Questo test - la ricerca del controesempio - e' lo strumento piu' potente di tutta la materia.

3.4 Scopo dell'autore

La domanda chiede perche' il testo e' stato scritto: per informare, descrivere, criticare, proporre, confutare, mettere in guardia. Si risponde guardando il tono e la direzione del brano, non i suoi contenuti. Un testo che elenca dati senza valutarli informa; un testo che introduce un'opinione diffusa e poi la smonta confuta; un testo che descrive un problema e chiude con "sarebbe opportuno" propone.

Il distrattore tipico e' un verbo troppo forte o troppo debole: "denunciare" al posto di "segnalare", "dimostrare" al posto di "suggerire", "descrivere" al posto di "criticare". Sono errori di intensita': l'oggetto e' giusto, la temperatura no. Vanno pesati con la stessa attenzione degli errori di contenuto.

3.5 Titolo piu' adatto

Un buon titolo deve coprire tutto il brano e solo il brano. Due difetti simmetrici lo squalificano: il titolo troppo ampio, che potrebbe stare sopra dieci testi diversi ("La pubblica amministrazione italiana"), e il titolo troppo stretto, che copre solo un paragrafo, tipicamente l'esempio. Un terzo difetto e' il titolo che introduce un tema assente: suona bene, e' pertinente all'argomento generale, ma il testo non ne parla.

Riprendendo il brano del paragrafo 2.3: "I tempi di attesa negli sportelli pubblici" e' troppo stretto (copre l'esempio), "La rivoluzione digitale" e' troppo ampio, "Digitalizzare non basta: la semplificazione dipende dalla progettazione" copre tesi e argomenti ed e' il titolo corretto.

4. Dice, implica, e' plausibile: la distinzione decisiva

Qui si perdono piu' punti che in tutto il resto della materia messo insieme, e vale la pena spiegare perche'. Il nostro cervello, quando legge, non archivia le frasi: costruisce un modello della situazione, e lo completa in automatico con quello che sa del mondo. E' un'operazione utilissima nella vita e disastrosa in prova, perche' dopo trenta secondi non distingui piu' cio' che hai letto da cio' che hai integrato tu.

Le tre categorie vanno tenute separate con disciplina.

  • Cio' che il testo dice e' scritto, ed e' verificabile puntando il dito su una riga. Anche una riformulazione con parole diverse rientra qui, purche' il contenuto sia identico.
  • Cio' che il testo implica non e' scritto ma discende necessariamente da cio' che e' scritto. Regge il test del controesempio.
  • Cio' che e' plausibile e' compatibile con il testo, magari verissimo nella realta', ma potrebbe essere falso senza che nulla di quanto scritto diventi falso. In una prova a risposta multipla, e' sbagliato. Sempre.

4.1 Esempio svolto

Testo. "Nel corso dell'ultimo anno l'ente ha ricevuto un numero di istanze telematiche superiore del 40 per cento rispetto all'anno precedente. Nello stesso periodo il personale addetto all'istruttoria e' rimasto invariato. I tempi medi di definizione delle pratiche si sono allungati."

Domanda. Quale delle seguenti affermazioni e' deducibile dal testo?
A) L'allungamento dei tempi e' stato causato dall'aumento delle istanze a parita' di personale.
B) L'ente avrebbe dovuto assumere nuovo personale addetto all'istruttoria.
C) Nell'ultimo anno l'ente ha gestito piu' istanze telematiche dell'anno precedente senza aumentare il personale istruttorio.
D) Le istanze presentate in forma non telematica sono diminuite.

Ragionamento. Passo le opzioni al setaccio delle tre categorie. C e' la semplice combinazione di due frasi esplicite: e' cio' che il testo dice, riformulato. A afferma un nesso causale; il testo mette i tre fatti in sequenza temporale ("nello stesso periodo") ma non dice mai che l'uno abbia causato l'altro. Provo il controesempio: i tempi potrebbero essersi allungati per un cambio di procedura, per un guasto informatico, per un inasprimento dei controlli - e tutte e tre le frasi del testo resterebbero vere. Quindi A e' plausibile, non implicata. B e' un giudizio su cosa fosse opportuno fare: e' una valutazione mia, il testo non prescrive nulla. D parla di istanze non telematiche, di cui il testo non fa alcuna menzione: potrebbero essere aumentate, diminuite o rimaste identiche.

Risposta: C.

Da questo esempio si ricava la regola pratica piu' redditizia dell'intera materia: correlazione temporale non e' causalita'. Quando un'opzione introduce "a causa di", "per effetto di", "in conseguenza di", "poiche'", e nel testo c'e' soltanto una successione di fatti, quell'opzione e' quasi sempre il distrattore.

5. Come sono costruiti i distrattori

Le opzioni sbagliate non sono casuali: sono progettate per intercettare una scorciatoia mentale precisa. Riconoscere la fabbrica ti fa risparmiare tempo, perche' molti distrattori si smontano prima ancora di tornare al testo.

5.1 Le parole del testo, il rapporto logico alterato

E' il distrattore piu' insidioso perche' sfrutta il riconoscimento lessicale: rivedi le stesse parole del brano e il cervello segnala "questa l'ho letta". Ma i termini sono stati ricombinati in un rapporto diverso. Il testo dice "la digitalizzazione non produce semplificazione se il servizio non e' progettato bene"; l'opzione dice "un servizio ben progettato produce digitalizzazione". Stessi elementi, relazione invertita.

La forma piu' frequente e' l'inversione della condizionale. "Se A allora B" non equivale a "se B allora A". Da "chi presenta la domanda oltre il termine e' escluso" non segue "chi e' escluso ha presentato la domanda oltre il termine": puo' essere escluso per mille altre ragioni. L'unica riformulazione sempre valida di "se A allora B" e' "se non B allora non A" (chi non e' escluso non ha presentato la domanda oltre il termine). Vale la pena impararla a memoria, perche' e' testata di continuo.

5.2 L'opzione vera nel mondo ma non nel testo

Un'affermazione corretta, magari che sai per certo, che pero' nel brano non c'e'. E' particolarmente pericolosa per i candidati preparati: piu' conosci la materia, piu' rischi di rispondere con le tue conoscenze invece che con il testo. In un brano sull'INPS, un'opzione che descrive correttamente una prestazione ma di cui il testo non parla e' sbagliata anche se ne conosci a memoria la disciplina. Il perimetro della risposta e' il brano, non il tuo sapere.

5.3 L'opzione corretta a meta'

Due proposizioni unite: la prima ineccepibile, la seconda falsa o non sostenuta. Il candidato legge l'inizio, riconosce che e' giusto e smette di leggere. Contromisura banale ed efficacissima: leggi ogni opzione fino all'ultima parola prima di valutarla. Un'opzione e' corretta solo se lo e' interamente; un solo elemento sbagliato la squalifica per intero.

5.4 La generalizzazione indebita

E' l'errore sui quantificatori, cioe' le parole che indicano quanti casi sono coinvolti. Il testo dice "alcuni", "spesso", "in molti casi", "tende a", "puo'"; l'opzione dice "tutti", "sempre", "necessariamente", "in ogni caso". La sostituzione e' minima graficamente e devastante logicamente: "alcune domande sono respinte" e "tutte le domande sono respinte" sono affermazioni completamente diverse, e la seconda non discende dalla prima.

Funziona anche al contrario, in modo piu' subdolo: il testo afferma qualcosa in modo assoluto ("nessuna domanda e' ammessa dopo il termine") e l'opzione lo ammorbidisce ("le domande dopo il termine sono di norma respinte"). Sembra prudente, quindi sembra sicura, ma introduce eccezioni che il testo esclude.

La contromisura e' operativa: cerchia i quantificatori in ogni opzione prima di decidere. Sono le parole piu' pesanti dell'intero quesito e sono anche le meno visibili.

5.5 Esempio svolto sui distrattori

Testo. "Molte amministrazioni hanno adottato sistemi di verifica automatica dei requisiti. Dove tali sistemi sono stati accompagnati da una revisione della modulistica, i tempi di istruttoria si sono ridotti in misura significativa. In assenza di questa revisione, i benefici sono risultati modesti."

Domanda. Quale affermazione e' coerente con il testo?
A) Tutte le amministrazioni che hanno adottato sistemi di verifica automatica hanno ridotto i tempi di istruttoria.
B) La sola verifica automatica dei requisiti non garantisce una riduzione significativa dei tempi di istruttoria.
C) La revisione della modulistica riduce i tempi di istruttoria anche senza sistemi di verifica automatica.
D) I sistemi di verifica automatica hanno peggiorato l'efficienza delle amministrazioni che non hanno rivisto la modulistica.

Ragionamento. B riformula l'ultima frase: dove manca la revisione i benefici sono modesti, dunque la verifica automatica da sola non basta. Regge.

Risposta: B.

Perche' cadono le altre. A e' la generalizzazione indebita: il testo dice "molte" e distingue due scenari, l'opzione dice "tutte" e ne cancella uno. C e' l'inversione: il testo parla di revisione che accompagna la verifica automatica, mai di revisione da sola; e' plausibile, ma il testo non lo dice. D e' il rovesciamento di segno: il testo dice che i benefici sono stati "modesti", cioe' piccoli ma positivi; l'opzione li trasforma in un peggioramento. Beneficio scarso non e' danno, ed e' un salto che il candidato distratto compie senza accorgersene perche' il tono della frase e' comunque critico.

6. Connettivi e struttura argomentativa

I connettivi sono le parole che esplicitano il rapporto logico tra due parti di un discorso. Sono poche decine e governano il senso di qualunque testo: chi li legge bene capisce l'argomentazione anche senza padroneggiare il lessico tecnico. In un testo giuridico sono ancora piu' importanti, perche' spesso l'intera portata di una norma dipende da un "salvo" o da un "purche'".

  • Avversativi (ma, tuttavia, invece, al contrario, per contro, nondimeno): segnalano che sta arrivando qualcosa che contrasta con quanto appena detto. Regola pratica preziosa: nei testi argomentativi il peso sta quasi sempre dopo l'avversativo. Cio' che precede e' la posizione da correggere, cio' che segue e' la posizione dell'autore. Se devi individuare la tesi, cerca il "tuttavia".
  • Conclusivi (pertanto, quindi, dunque, di conseguenza, ne consegue che): segnalano che cio' che segue e' derivato da cio' che precede. Individuano la conclusione dell'argomentazione, quindi spesso la tesi.
  • Causali (poiche', in quanto, dato che, infatti, giacche'): segnalano che cio' che segue e' la ragione di quanto detto. Attenzione a "infatti", che non introduce una causa ma una conferma o un esempio.
  • Concessivi (nonostante, sebbene, benche', pur, ancorche'): ammettono un fatto che sarebbe un ostacolo, e affermano lo stesso la conclusione. "Nonostante l'aumento delle istanze, i tempi sono rimasti stabili" afferma la stabilita' dei tempi e ammette l'aumento. L'errore tipico e' scambiare l'elemento concesso per l'elemento affermato.
  • Condizionali (se, qualora, ove, nel caso in cui): subordinano un effetto al verificarsi di un presupposto. Nulla dicono su cosa accada se il presupposto non si verifica, ed e' esattamente li' che i distrattori vanno a pescare.
  • Condizione necessaria (purche', a condizione che, sempre che, solo se): sono di segno opposto ai precedenti e vanno tenuti ben distinti. "Purche' A, allora B" significa che senza A non c'e' B. "Se A allora B" significa invece che con A c'e' B, ma B potrebbe esserci anche per altre vie. Confondere condizione sufficiente e condizione necessaria e' l'errore logico piu' comune nei quesiti sui testi normativi.
  • Esclusivi ed eccettuativi (salvo, salvo che, fatta eccezione per, tranne, ad esclusione di): ritagliano un sottoinsieme di casi a cui la regola non si applica. Vanno letti due volte, perche' ribaltano l'esito per la fascia di casi che descrivono.

6.1 Esempio svolto: un connettivo cambia tutto

Confronta queste due formulazioni, identiche nelle parole tranne una.

(1) "Il contributo e' riconosciuto ai richiedenti residenti nel comune, se hanno presentato domanda entro il termine."
(2) "Il contributo e' riconosciuto ai richiedenti residenti nel comune, salvo che abbiano presentato domanda oltre il termine."

Nella (1) il contributo e' subordinato a una condizione positiva: chi ha presentato domanda entro il termine lo riceve, e sugli altri la formulazione non dispone nulla in modo esplicito. Nella (2) la regola generale e' il riconoscimento e viene ritagliata un'eccezione: chi ha presentato domanda oltre il termine ne resta fuori. Il risultato pratico e' molto simile, ma la struttura logica no, e conviene vedere su un quesito che cosa cambia davvero.

Quesito. Tizio risiede nel comune e ha presentato domanda il giorno successivo alla scadenza del termine. In base alla formulazione (2), ha diritto al contributo?

Ragionamento. Isolo i tre elementi della norma. La fattispecie riguarda i richiedenti residenti nel comune: Tizio e' residente e ha presentato domanda, quindi e' un richiedente e rientra nella fattispecie. L'effetto ordinario e' il riconoscimento del contributo. L'eccezione introdotta da "salvo che" sottrae alla regola chi ha presentato domanda oltre il termine: e' esattamente il caso di Tizio, che ha depositato il giorno dopo la scadenza. Rientra nella fattispecie ma e' colpito dall'eccezione, quindi l'esito e' rovesciato.

Risposta: no, Tizio non ha diritto al contributo. Con la formulazione (1) l'esito e' identico, ma per una via diversa: la condizione "se hanno presentato domanda entro il termine" non e' soddisfatta, quindi l'effetto non si produce. Stesso risultato, percorso logico opposto - nella (1) manca la condizione, nella (2) scatta l'eccezione.

C'e' pero' un secondo caso che vale ancora di piu', ed e' quello su cui i candidati sbagliano. Prendi Caio, residente nel comune, che non ha presentato alcuna domanda. Ha diritto al contributo in base alla (2)? Il ragionamento sbagliato, e purtroppo diffuso, e' questo: "l'eccezione riguarda solo chi ha presentato in ritardo, Caio non ha presentato affatto, dunque l'eccezione non lo tocca e il contributo gli spetta". E' falso, e capire perche' vale mezza materia. La regola non si applica a chiunque respiri nel comune: si applica ai richiedenti residenti. Caio non e' un richiedente, perche' non ha avanzato alcuna richiesta. Non rientra affatto nella fattispecie, quindi la norma non lo riguarda ne' in un senso ne' nell'altro, e nessun contributo gli e' riconosciuto.

Va tenuta ben ferma la distinzione tra due posizioni che si somigliano solo nell'esito. C'e' chi cade fuori dalla fattispecie: la norma non parla di lui, non lo esclude, semplicemente non lo contempla, e per ricevere l'effetto occorrerebbe un'altra disposizione. E c'e' chi rientra nella fattispecie ma e' colpito dall'eccezione: la norma lo contempla eccome, gli riconoscerebbe il beneficio, ma glielo sottrae per una circostanza specifica. Tizio e' nel secondo gruppo, Caio nel primo. Entrambi restano senza contributo, ma per ragioni giuridicamente diverse: se un domani venisse abrogata l'eccezione sul ritardo, Tizio avrebbe diritto al contributo, Caio no.

L'errore tipico consiste nel trattare "non coperto dall'eccezione" come sinonimo di "coperto dalla regola". Non lo e': l'eccezione ritaglia un sottoinsieme interno alla fattispecie, e uscire dal ritaglio non significa entrare nella fattispecie se non ci si era mai. La contromisura operativa e' sempre la stessa e va applicata prima di guardare le opzioni: individua a chi si rivolge la norma (qui i richiedenti), verifica se il soggetto del quesito rientra in quella categoria, e solo dopo passa a valutare condizioni ed eccezioni. Chi salta il primo passaggio e comincia dall'eccezione arriva a conclusioni rovesciate.

Un secondo confronto, sui concessivi:

(3) "L'ente ha ridotto i tempi di attesa perche' ha aumentato il personale."
(4) "L'ente ha ridotto i tempi di attesa nonostante non abbia aumentato il personale."

Nella (3) l'aumento di personale c'e' ed e' la causa. Nella (4) l'aumento non c'e', e la riduzione dei tempi e' presentata come sorprendente. Un'opzione che, di fronte al testo (4), affermi "l'ente ha aumentato il personale" e' un classico: contiene esattamente le parole del brano, con il segno rovesciato dal connettivo. Chi legge per parole chiave la sceglie.

Da non confondere

Non confondere la condizione sufficiente introdotta da se, qualora, ove (con A si produce B, ma B può prodursi anche per altre vie) con la condizione necessaria introdotta da purché, a condizione che, solo se (senza A non c'è B).

7. Lessico e relazioni semantiche

7.1 Sinonimi e contrari in contesto

Il sinonimo perfetto praticamente non esiste: due parole vicine di significato differiscono quasi sempre per registro, intensita' o ambito d'uso. Nei quesiti di preselezione la domanda giusta non e' "questa parola e' simile?", ma "posso metterla al posto dell'altra in questa frase senza che cambi nulla?". "Revocare" e "annullare" sono vicini, ma un provvedimento si revoca per una nuova valutazione di opportunita' e si annulla per un vizio: in un testo tecnico non sono intercambiabili.

Sui contrari, attenzione alla differenza tra contrari contraddittori e contrari graduabili. "Ammissibile" e "inammissibile" sono contraddittori: escludono una terza possibilita', o l'una o l'altra. "Caldo" e "freddo" sono graduabili: in mezzo c'e' il tiepido. Nei ragionamenti su testi normativi questa differenza conta, perche' dalla negazione di un contraddittorio puoi dedurre l'altro, dalla negazione di un graduabile no: se una cosa non e' calda, non ne segue che sia fredda.

7.2 Iperonimi e iponimi

L'iperonimo e' il termine piu' generale che include altri; l'iponimo e' il termine piu' specifico incluso in esso. "Prestazione" e' iperonimo di "pensione di vecchiaia"; "atto amministrativo" e' iperonimo di "provvedimento", che a sua volta e' iperonimo di "decreto". La relazione va in una sola direzione, ed e' proprio questa asimmetria a essere testata. Ogni decreto e' un provvedimento; non ogni provvedimento e' un decreto. Un'opzione che tratta l'iponimo come equivalente all'iperonimo ("il testo parla di provvedimenti, dunque parla di decreti") commette un errore di quantificazione mascherato da errore di vocabolario.

7.3 Analogie verbali

Un'analogia verbale ha la forma "A sta a B come C sta a D": devi individuare la relazione tra la prima coppia e ritrovare la stessa relazione nella seconda. Il metodo e' sempre lo stesso, ed e' il segreto per non perdersi: verbalizza la relazione in una frase, il piu' precisa possibile, poi provala sulle opzioni. Se una frase vaga funziona con due opzioni, la frase e' troppo vaga: rendila piu' stretta finche' ne sopravvive una sola. E ricorda di mantenere l'ordine: se la prima coppia va dal contenitore al contenuto, anche la seconda deve andare nella stessa direzione.

Le relazioni ricorrenti sono poche e conviene conoscerle: sinonimia; antonimia; genere-specie (veicolo/automobile); parte-tutto (pagina/libro); strumento-funzione (bisturi/incidere); professionista-ambito (magistrato/tribunale); causa-effetto (siccita'/carestia); materia-prodotto (argilla/mattone); grado di intensita' (tiepido/bollente); azione-risultato (istruire/decisione).

Esempio svolto. Ricorso sta a impugnazione come istanza sta a: A) rigetto; B) domanda; C) termine; D) funzionario.

Ragionamento. Verbalizzo: "il ricorso e' lo strumento con cui si esercita l'impugnazione", ovvero atto e sua funzione tipica; ma piu' semplicemente ricorso e impugnazione stanno in relazione di specie e genere, il ricorso e' una forma di impugnazione. Cerco allora il genere di cui l'istanza e' specie: l'istanza e' una forma di domanda rivolta all'amministrazione. B regge. A e' l'esito possibile dell'istanza, non il suo genere, e sposta la relazione su causa-effetto. C e' un elemento accessorio della disciplina, nessuna relazione con la coppia. D e' il destinatario, altra relazione ancora.

Risposta: B.

8. Completamento di frasi e riordino di paragrafi

8.1 Completamento

Nei quesiti di completamento manca una o piu' parole e devi scegliere l'inserto che rende il periodo coerente. Il vincolo decisivo non e' quasi mai il significato della singola parola: e' la coerenza logica tra le due parti del periodo. Prima di guardare le opzioni, chiediti se le due parti si oppongono, si sommano o l'una spiega l'altra: hai gia' escluso meta' delle risposte.

Esempio. "Il numero di istanze e' cresciuto del quaranta per cento; ______, i tempi medi di definizione sono rimasti invariati." Opzioni: A) pertanto; B) tuttavia; C) infatti; D) inoltre.

Ragionamento. Le due parti sono in contrasto: normalmente piu' istanze significano tempi piu' lunghi, e qui i tempi non cambiano. Serve un avversativo. A e C affermerebbero un rapporto di conseguenza o conferma che non c'e' (dall'aumento delle istanze non segue affatto la stabilita' dei tempi, ne' la spiega). D si limiterebbe ad aggiungere un fatto sullo stesso piano, perdendo la tensione tra i due dati che e' proprio il senso della frase.

Risposta: B.

Quando l'inserto e' un termine lessicale e non un connettivo, controlla anche il registro: in un testo tecnico l'opzione colloquiale e' quasi sempre il distrattore, anche quando il significato torna.

8.2 Riordino di paragrafi

Ti vengono date quattro o cinque frasi mescolate e devi ricostruire l'ordine originale. Non si procede a intuito: si procede per ancore, cioe' indizi formali che fissano la posizione di una frase indipendentemente dal senso complessivo.

  • L'apertura e' la frase che introduce il tema con termini pieni e non presuppone nulla: contiene i sostantivi per esteso, non i pronomi.
  • I pronomi e i dimostrativi (questo, tale, esso, cio') sono le ancore piu' forti: rimandano a qualcosa detto prima, quindi la frase che li contiene non puo' aprire e deve seguire quella che nomina il referente per esteso.
  • Gli articoli determinativi funzionano allo stesso modo: "una verifica automatica" introduce, "la verifica" riprende. Chi trova l'indeterminativo ha trovato la frase che viene prima.
  • I connettivi (tuttavia, pertanto, inoltre) impediscono a una frase di aprire e ne indicano la relazione con la precedente.
  • Le catene temporali o logiche (prima/poi, premesso/ne consegue) fissano l'ordine di blocchi interi.

Metodo operativo: individua prima l'apertura, poi lavora sulle coppie obbligate (X deve stare subito dopo Y perche' ne riprende un termine), poi assembla. Se resti indeciso tra due sequenze, rileggi il risultato per intero: la sequenza sbagliata produce quasi sempre un pronome senza referente o un connettivo senza appiglio, e lo senti subito.

Definizione

ancora — Nel riordino di paragrafi è un indizio formale, come un pronome, un dimostrativo, un articolo determinativo o un connettivo, che fissa la posizione di una frase rispetto alle altre indipendentemente dal senso complessivo del brano.

9. Il testo giuridico-amministrativo

Questo capitolo e' il ponte tra la preselezione e la sezione (a) della prova scritta. Il testo normativo o amministrativo non e' scritto male per pigrizia: e' scritto in modo denso perche' deve essere preciso, cioe' deve individuare senza margine di dubbio i casi a cui si applica. Le subordinate incassate, i rinvii, le formule fisse servono a delimitare. Una volta capita la logica, la densita' diventa gestibile.

9.1 L'anatomia di una norma

Un articolo di legge o di regolamento ha una struttura ricorrente. La rubrica e' il titoletto dell'articolo: non ha valore precettivo, non dispone nulla, ma ti dice in una riga di cosa tratta l'articolo, ed e' il primo posto dove guardare per orientarti. Il comma e' la partizione numerata interna all'articolo, e ogni comma tende a contenere una regola compiuta; le lettere e i numeri all'interno del comma elencano casi, requisiti o esclusioni.

Quando leggi un comma, cerca sempre quattro elementi, in quest'ordine:

  • La fattispecie, cioe' la situazione descritta a cui la norma si applica. Risponde a "quando".
  • I destinatari, cioe' i soggetti coinvolti. Risponde a "a chi".
  • L'effetto, cioe' cosa la norma dispone: un obbligo, un divieto, una facolta', l'attribuzione di un diritto. Risponde a "cosa succede".
  • Le eccezioni, cioe' i casi sottratti alla regola.

Se sai isolare questi quattro elementi, hai capito la norma anche se non ne padroneggi il lessico. E soprattutto: le domande d'esame vertono quasi sempre su uno di questi quattro, tipicamente sull'ultimo.

9.2 Le formule fisse e cosa significano davvero

  • Ai sensi di (o "a norma di", "in conformita' a"): indica il fondamento giuridico di quanto si sta dicendo. Rimanda a un'altra disposizione che ne fissa i presupposti. In lettura veloce puoi trattarlo come un'etichetta di provenienza, ma se la domanda verte sui presupposti dovrai andare a vedere la fonte richiamata.
  • Salvo / salvo che: introduce un'eccezione che sottrae alcuni casi alla regola appena enunciata. E' la parola piu' pesante di un testo normativo e va sempre letta due volte, perche' per la fascia di casi che descrive l'esito e' rovesciato.
  • Fatto salvo (o "ferma restando", "impregiudicato"): non ritaglia un'eccezione ma preserva qualcosa che continua ad applicarsi comunque. "Fatta salva l'applicazione delle sanzioni" significa che le sanzioni restano applicabili nonostante quanto disposto. E' un errore frequente confonderlo con "salvo che": il primo conserva, il secondo esclude.
  • Fermo restando quanto previsto da: la norma richiamata continua a valere, quella nuova si aggiunge senza sostituirla.
  • In deroga a: introduce una disciplina che si applica al posto di quella ordinaria, per i casi indicati. La regola generale resta in vita per tutti gli altri casi.
  • Si applica, in quanto compatibile: estende una disciplina a una materia diversa, ma solo per le parti che hanno senso in quel nuovo contesto. E' un rinvio elastico, non un'equiparazione piena.
  • Puo' contro deve: distingue la facolta' dall'obbligo, ed e' il bersaglio numero uno dei distrattori. Un'opzione che trasforma "l'amministrazione puo' richiedere documentazione integrativa" in "l'amministrazione deve richiedere documentazione integrativa" e' sbagliata, e sembra identica a chi legge in fretta. Occhio anche alle forme equivalenti: "e' tenuto a", "e' fatto obbligo di", "e' facolta' di", "e' consentito".
  • Entro contro non prima di: il primo fissa un limite massimo, il secondo un limite minimo. Sono termini di segno opposto e vengono scambiati spesso.

9.3 Districare la sintassi burocratica

Il periodo amministrativo tipico e' lungo, con la principale spesso sepolta in mezzo a incisi. La tecnica per scioglierlo e' meccanica e funziona sempre: trova il verbo principale e il suo soggetto, riducili a una frase minima, poi riattacca gli incisi uno alla volta verificando a quale elemento si riferiscono.

Esempio. "Le domande presentate dai soggetti che, alla data di scadenza del termine indicato nel bando, non risultino in possesso dei requisiti di cui all'articolo precedente sono dichiarate inammissibili, salvo che il difetto riguardi elementi regolarizzabili, nel qual caso l'ufficio assegna un termine per l'integrazione."

Scomposizione. Frase minima: "Le domande sono dichiarate inammissibili". Chi? Quelle presentate da soggetti privi dei requisiti. Quando si valuta il possesso? Alla data di scadenza del termine del bando - non al momento della presentazione, ed e' una precisazione che cambia gli esiti concreti. Poi arriva un "salvo che": esiste una fascia di casi esclusi dalla regola, cioe' quelli in cui il difetto riguarda elementi regolarizzabili. E per quella fascia c'e' una disciplina propria: l'ufficio assegna un termine per integrare.

Ricostruito cosi', il comma dice due cose: regola generale (mancano i requisiti alla scadenza, domanda inammissibile) ed eccezione (se il difetto e' regolarizzabile, si integra). Una domanda tipo sara': "il candidato la cui domanda presenta un difetto regolarizzabile e' escluso?" La risposta e' no, e sta tutta nel "salvo che" che il lettore frettoloso non registra.

9.4 Esempio svolto su testo amministrativo

Testo (circolare fittizia, a scopo didattico). "Le sedi territoriali provvedono all'istruttoria delle istanze secondo l'ordine cronologico di presentazione. E' fatta salva la trattazione prioritaria delle istanze presentate da soggetti in condizioni di particolare fragilita', secondo i criteri definiti dalla direzione competente. Qualora l'istruttoria richieda documentazione integrativa, il responsabile del procedimento puo' assegnare un termine non inferiore a dieci giorni per la produzione dei documenti; decorso inutilmente tale termine, l'istanza e' definita sulla base degli atti disponibili."

Domanda. Quale affermazione e' conforme al testo?
A) Il responsabile del procedimento deve sempre assegnare dieci giorni per l'integrazione documentale.
B) Le istanze sono trattate esclusivamente in ordine cronologico di presentazione.
C) Se il termine per l'integrazione scade senza che i documenti siano prodotti, l'istanza viene comunque definita.
D) Le istanze prive della documentazione completa sono respinte.

Ragionamento. C riformula l'ultima proposizione: "decorso inutilmente tale termine, l'istanza e' definita sulla base degli atti disponibili". Il testo non prevede l'archiviazione ne' il rigetto automatico: prevede la definizione con quel che c'e'. C regge.

Risposta: C.

Perche' cadono le altre. A commette due errori sovrapposti, entrambi tipici: trasforma il "puo'" in "deve", e converte "non inferiore a dieci giorni" - che e' un minimo, quindi il termine puo' essere anche di venti - in un valore fisso. Sono due parole soltanto, e ribaltano il contenuto. B ignora l'"e' fatta salva": la trattazione prioritaria dei soggetti fragili convive con l'ordine cronologico, quindi "esclusivamente" e' falso; e' la classica generalizzazione indebita costruita cancellando l'eccezione. D e' plausibile ma non scritta: e' quello che uno si aspetta accada, e il testo dice invece un'altra cosa (definizione sulla base degli atti disponibili, che puo' anche concludersi positivamente). Chi sceglie D risponde con il proprio modello mentale della burocrazia, non con il testo.

Da non confondere

Salvo che introduce un'eccezione che sottrae alcuni casi alla regola e ne rovescia l'esito, mentre fatto salvo, ferma restando e impregiudicato non ritagliano alcuna eccezione ma preservano una disciplina che continua ad applicarsi comunque.

10. Sinonimi, contrari e significati: il procedimento

10.1 Il metodo in quattro passi

I quesiti di lessico non misurano la memoria delle parole: misurano se sai applicare un procedimento. Nel concorso ricorrono sette famiglie: sinonimo, contrario, "parola da scartare" o "attinente a", parola ponte tra due significati, modo di dire, anagramma, completamento grammaticale (ortografia, relativi, pronomi). Le prime quattro (sinonimo, contrario, scartare/attinente, parola ponte) si risolvono con la stessa sequenza.

  • Passo 1 - Isola il termine nel suo contesto. Se e' dentro una frase, conta il senso che ha li', non il primo che ti viene in mente. Se e' isolato, richiama almeno due usi diversi prima di guardare le opzioni.
  • Passo 2 - Formula la risposta prima dei distrattori. Una definizione breve ("esiguo = in quantita' molto piccola"). I distrattori sono costruiti per chi legge le opzioni a freddo e si lascia guidare dal suono.
  • Passo 3 - Controlla la categoria grammaticale. Aggettivo con aggettivo, verbo con verbo, con lo stesso complemento. Un'opzione di categoria diversa si scarta senza discutere il significato.
  • Passo 4 - Verifica per sostituzione. Rimetti la risposta nella frase e rileggi. Se cambia senso, registro o costruzione, e' un sinonimo parziale e c'e' probabilmente un'opzione migliore.

10.2 Sinonimi: contesto, categoria e distrattori

Un sinonimo e' una parola che puo' sostituirne un'altra in un dato contesto. I distrattori hanno quasi sempre tre forme: il contrario, il falso amico per suono, il falso amico per campo semantico. Riconoscerli nelle opzioni e' gia' una verifica della risposta.

Esempio svolto 1. "Sinonimo di esiguo: esigente / scarso / esagerato". Il Vocabolario Treccani definisce esiguo "piccolo, tenue" per misura o quantita' (una spesa esigua, un guadagno esiguo); tra i sinonimi elenca limitato, modesto, modico, scarso, trascurabile. Le tre opzioni sono aggettivi: la categoria non discrimina. Esigente e' il falso amico per suono (inizia con "esi-", ma indica chi pretende molto). Esagerato e' il falso amico per campo: parla di quantita', ma in eccesso, cioe' dal lato opposto (Treccani da' come contrari ampio, abbondante, considerevole). Risposta: scarso.

Esempio svolto 2: paronimi. Eludere e alludere si somigliano e hanno la stessa origine latina (ludere, giocare), ma per Treccani eludere e' "evitare, sfuggire, con l'inganno o con l'astuzia" (eludere un controllo, una domanda) e alludere e' "accennare velatamente a cose o persone che non si vogliono nominare". "Eludere significa: accennare velatamente / evitare con astuzia / giocare" nasconde la risposta tra due trappole: la coppia gemella e l'etimologia. Risposta: evitare con astuzia. Quando due parole si assomigliano nel suono, la domanda sta quasi sempre testando la distinzione.

Esempio svolto 3: la struttura dei distrattori. Per alacre Treccani indica "svelto, sollecito" (un funzionario alacre) e, in senso figurato, un ingegno aperto e fertile. Con le opzioni "sollecito / allegro / pigro" si vedono tutte le mosse: allegro e' il falso amico per suono (stesso inizio, stessa lunghezza), pigro e' il contrario, sollecito e' l'unica che non rientra in nessuna delle due trappole. Se due opzioni sembrano entrambe valide, vince quella con stesso registro e stessa intensita' del termine dato.

10.3 Contrari: l'asse, il polo, la parola semplicemente diversa

Nei contrari l'opzione che "suona contraria" spesso non lo e'. Prima individua l'asse su cui si muove la parola (quanto si spende, quanto si parla), poi cerca il polo opposto. Le opzioni sullo stesso lato dell'asse sono sinonimi, qualunque sia il campo.

Esempio svolto 4. "Contrario di prodigo: generoso / avaro / largo". Treccani definisce prodigo "che spende o dona senza misura". La sezione Sinonimi e Contrari indica tra i sinonimi generoso e largo e tra i contrari avaro, tirchio, taccagno e parsimonioso. Due opzioni su tre sono sinonimi: resta avaro.

Esempio svolto 5: parola con piu' sensi. Loquace e' "che parla molto, ciarliero" (Treccani); contrari: laconico, silenzioso, taciturno. Ma Treccani registra anche il senso figurato "che esprime chiaramente" (un silenzio, uno sguardo loquace), con sinonimi eloquente, espressivo, significativo. In "contrario di loquace: taciturno / eloquente / ciarliero", il senso e' quello proprio: taciturno; ciarliero e' il sinonimo, eloquente e' la trappola per chi ricorda solo l'uso figurato. Se la frase parlasse di "un silenzio loquace", i rapporti si rovescerebbero: il contesto decide.

Contraddittori e graduabili. Con coppie come ammissibile / inammissibile esiste una sola risposta. Con coppie graduabili (esiguo, per cui sono contrari validi ampio, abbondante, considerevole) scegli l'opzione piu' vicina al polo opposto e scarta quella "nella media". Una parola semplicemente diversa (stesso campo, altro argomento) non e' un contrario: per mediocre il contrario e' il termine di qualita' alta, non mediano, che richiama solo il suono.

10.4 Prefissi negativi: in-, dis-, s-, a- e le loro trappole

Molti contrari si formano con un prefisso. Riconoscerlo accelera, ma i prefissi ingannano in tre modi: hanno piu' valori, non sono sempre negativi, a volte non sono prefissi.

Prefissi che formano contrari, con esempi verificati e trappola tipica
PrefissoValoreEsempi (Treccani)Trappola
in- (im-, il-, ir-)negazione; ma anche moto verso l'interno o valore intensivoimmorale (in- + morale); inaridire, infiammare (in- che forma un verbo)In inverno, dal latino hibernum, non c'e' alcun prefisso
dis-rovescia il senso positivo; talvolta separazione o dispersionedisonore, dissimile, dispiacere; disgiungere, discutereDisgiungere e discutere non negano nulla: dis- vi vale "separazione"
s-negazione o privazionesleale (s- + leale)Non basta una "s" iniziale: il resto deve essere una parola esistente e pertinente
a- (privativo)assenza della qualita'amorale (a- + morale)Amorale non e' immorale

Esempio svolto 6: amorale o immorale. Per Treccani immorale e' chi agisce "in modo apertamente contrario alle norme della morale"; amorale e' cio' che e' moralmente indifferente o non giudicabile con criteri morali. Il primo si oppone alla morale, il secondo ne sta fuori. Nel quesito "contrario di morale" la risposta naturale e' immorale; nel quesito "indifferente ai criteri morali" vince amorale. Non sono sinonimi.

Esempio svolto 7: la parola da scartare per prefisso. "Scarta: predire / preannunciare / premura". Il prefisso pre- vale "prima": le prime due dicono qualcosa in anticipo. Premura viene da premere (Treccani: cura, sollecitudine, oppure urgenza e fretta): le lettere iniziali coincidono, il prefisso non c'e'. In ogni serie costruita su un prefisso, controlla prima che ciascun termine lo contenga davvero, poi che abbia lo stesso valore.

10.5 "Da scartare" e "attinente a": nomina il criterio

Sono le formule piu' frequenti. L'errore tipico e' cercare l'intruso senza aver detto a voce quale sia il criterio. Procedimento:

  • Nomina il criterio: campo (mari, capitali, tessuti, parti dell'occhio), categoria grammaticale (articoli, preposizioni), famiglia di parole.
  • Cerca le due parole che condividono piu' proprieta': l'intruso e' la terza.
  • Controlla il livello. L'intruso puo' essere dello stesso campo ma di altro livello: contenitore contro contenuto, parte contro insieme. In "serbatoio / benzina / gasolio" gli ultimi due sono carburanti, il primo il recipiente.
  • Se due criteri sono possibili tieni quello che lascia fuori una sola parola (il quesito chiede un solo intruso).

Esempio svolto 8: intruso grammaticale. "Scarta: il / lo / dal". Il criterio e' grammaticale: il e lo sono articoli determinativi, dal e' una preposizione articolata (da + il). Tutte e tre sono maschili singolari, quindi il genere non offre un criterio concorrente.

10.6 Parole con piu' significati: la parola ponte

Il quesito chiede quale tra cinque termini abbia un significato associabile a entrambe le parole date. Non e' un sinonimo: e' una parola ponte, che cambia senso per agganciarsi a ciascuna.

Metodo. Per ogni parola data scrivi due o tre campi in cui compare; per ogni opzione cerca il senso collegabile alla prima e quello collegabile alla seconda; tieni l'unica che regge entrambi. I due sensi possono essere molto lontani (proprio e figurato).

Esempio svolto 9. "Scuola - Pesci": aula / banco / branco / vasca / pesca. Per Treccani banco e' il mobile che serve da sedile e piano di lavoro, tra l'altro nelle scuole, ed e' anche una grande quantita' di pesci che nuotano insieme (un banco di acciughe). Risposta: banco. Ogni distrattore regge una sola delle due parole: aula la scuola e non i pesci, vasca e branco i pesci e non la scuola, pesca richiama il tema senza agganciare la scuola.

10.7 Modi di dire e espressioni idiomatiche

Un modo di dire non si traduce parola per parola: il senso letterale e' quasi sempre la trappola. Il quesito offre di norma un significato giusto, uno costruito sulla scena letterale, uno ricavato da un idioma vicino. Procedimento: ricostruisci la scena, chiediti che cosa rappresenta (rinuncia, fuga, indugio, scarsita'), scarta l'opzione che la descrive con altre parole, cerca l'etimologia quando aiuta.

Quattro modi di dire con il ragionamento che porta al significato (Vocabolario Treccani)
EspressioneSignificatoRagionamentoDistrattore tipico
gettare la spugnarinunciare, arrendersinel pugilato l'allenatore getta la spugna per ritirare il suo pugile"pulire", "lavarsi": il letterale
essere al verdeessere senza soldila candela consumata mostrava il fondo tinto di verde: era finita"essere inesperto" (verde = acerbo)
menare il can per l'aiatirare una faccenda per le lunghe, girare col discorso senza concludere"menare" e l'aia (spazio circolare) danno l'idea del girare in tondo"portare a spasso il cane"
tagliare la cordascappare, andarsene di nascostotagliata la corda ci si libera e si fugge senza farsi vedere"interrompere", "accorciare"

10.8 Radici e famiglie: dedurre il senso di una parola rara

Davanti a una parola sconosciuta non indovinare: scomponi. Molte parole colte sono composti di elementi greci o latini che compaiono in decine di altre.

Elementi ricorrenti (significati confermati su Treccani)
ElementoValoreParolaCome si deduce
miso-odiomisantropomiso- + anthropos (uomo): chi prova avversione per il genere umano
omni- + -vorotutto / che mangiaonnivoroche mangia di tutto; figurato: lettore che spazia fra argomenti
-cidache uccideinsetticidasostanza tossica per gli insetti, capace di ucciderli
ambi- + destroentrambi / destraambidestrochi usa sia la mano sinistra sia la destra; esteso: abile in piu' campi, o astuto

Esempio svolto 10. "Misantropo e' chi: ama la compagnia / evita il genere umano / odia gli animali". Scomponi: miso- + -antropo. Antropo si ritrova in antropologia: riguarda l'uomo, non gli animali (distrattore per campo). Miso- ricorda un sentimento negativo (misoginia): odio, avversione. Il senso e' "avversione per il genere umano": evita il genere umano.

La tecnica funziona per famiglie: onnivoro, carnivoro, erbivoro condividono -voro; insetticida, erbicida, battericida condividono -cida. Limite: la deduzione indica il campo, non sempre il senso preciso (ambidestro ha anche il valore figurato di "astuto", che non emerge dai due elementi). Usala per scartare le opzioni di un altro campo; se ne restano due, torna al contesto.

10.9 Anagrammi: una procedura meccanica

L'anagramma ha le stesse lettere, nello stesso numero, in ordine diverso. Tre controlli bastano.

  • Lunghezza. Conta le lettere: l'opzione piu' lunga o piu' corta cade.
  • Lettera rara. Verifica che compaia la lettera meno comune della parola data.
  • Ordine alfabetico. Scrivi le lettere in ordine: devono dare la stessa sequenza.

Esempio svolto 11. Anagramma di lampo tra palmo / pomo / lumpo. Cinque lettere: pomo cade. Alfabetico: lampo = a, l, m, o, p; palmo = a, l, m, o, p; lumpo ha una "u" al posto della "a". Risposta: palmo. I distrattori condividono quasi tutte le lettere o la stessa iniziale.

Variante in due tempi. "L'anagramma di tuono ha a che fare con: l'acqua / il cibo / un temporale". Prima trova la parola (t, u, o, n, o: nuoto), poi decidi il campo. La parola di partenza richiama il temporale, e questo e' il distrattore: non si risponde sulla parola data, ma sull'anagramma.

10.10 Ortografia: doppie, h, accenti e apostrofi

Sono punti facili da perdere per distrazione e da guadagnare con una regola in mano. Qui le lettere accentate sono scritte per esteso, perche' sono l'oggetto della spiegazione.

  • Doppie. Non c'e' una regola generale: conta la parola. Pronuncia in modo enfatico e cerca una parola della stessa famiglia che conosci bene: se obbligo ha la doppia, anche obbligatorio e obbligare la hanno, mentre obliquo e oblio no. Confronta le opzioni sulla base della famiglia e non su quella che "sembra" giusta.
  • Accenti. Nei monosillabi l'accento distingue il significato: da (preposizione) e dà (verbo dare), la e là (avverbio), li e lì, ne e né (congiunzione), si e sì, se e sé (pronome). Prova: se puoi sostituire con "in quel posto" e' l'avverbio, con accento.
  • Apostrofo. Segna l'elisione: la caduta della vocale finale davanti a una vocale (l'amico, d'altronde, quest'anno). Per un la regola e' asimmetrica: la Crusca ricorda che il maschile non vuole apostrofo (un animale, non un'animale) e che il femminile lo usa davanti a vocale (un'amica), anche se l'elisione non e' obbligatoria. La violazione piu' frequente va in entrambe le direzioni.
  • Troncamento. Se la parola cade anche davanti a consonante, e' troncamento e non elisione: niente apostrofo. Per questo si scrive qual è e non qual'è: la Crusca osserva che qual compare troncato anche davanti a consonante (qual buon vento) e che la forma con l'apostrofo, pur molto diffusa, e' scorretta.

Esempio svolto 12. "Quale delle seguenti e' scritta correttamente? qual è la risposta / qual'è la risposta / qual e la risposta". Passo 1: la parola che segue qual inizia per vocale, e la tentazione e' l'apostrofo. Passo 2: prova della consonante: "qual buon vento!" mostra che qual sta in piedi anche prima di consonante, quindi e' troncamento e non vuole apostrofo. Passo 3: qual e senza accento scambia il verbo per la congiunzione. Risposta: qual è.

10.11 Pronomi relativi e clitici: la funzione logica

Il completamento con cui, il quale, ne, ci non misura il lessico ma l'analisi: cerca il verbo della frase relativa, chiediti che cosa regge (soggetto, oggetto, complemento con preposizione), scegli la parola che riempie quel posto.

I relativi (Enciclopedia dell'italiano Treccani). Che introduce una relativa come soggetto o oggetto diretto. Per i complementi indiretti servono cui oppure il quale, preceduti dalla preposizione adatta (per cui, a cui, di cui, in cui): davanti a cui la preposizione e' semplice. Cui senza preposizione compare solo come complemento di termine in registro formale ("il dirigente cui occorre rivolgersi") e con l'articolo (la cui madre). Dove e' avverbio relativo di luogo.

Esempio svolto 13: quale preposizione. "Ho finito il libro ___ ti avevo parlato: di cui / cui / con cui". Il verbo e' parlare, e si parla di qualcosa: di cui. Cui da solo e' ammesso soltanto al posto di "a cui" in registro formale; con cui cambia il complemento. La preposizione dipende dal verbo, non dal nome.

Esempio svolto 14: cui o chi. "Consegna il pacco ___ verra' a prenderlo: a chi / a cui / con chi". Chi riceve e' una persona non nominata. A cui si riferirebbe all'antecedente espresso, cioe' al pacco ("il pacco a cui..."), e darebbe un senso assurdo; serve il relativo doppio chi ("a colui che"): a chi. Per il luogo, "la citta' ___ si vive bene" vuole in cui (o dove): un complemento di luogo, non un soggetto, quindi che cade.

Ne e ci (Vocabolario Treccani). Ne vale "di questo, di quello": partitivo (vorrei prenderne ancora), argomento (ne parlero'), provenienza (se ne ando'). In "Li conosco bene e ___ apprezzo le qualita'" la frase ha un "di loro" implicito: ne; li sarebbe un secondo oggetto, ci avrebbe senso locativo. Ci e' avverbio di luogo (ci sono) o pronome per "a questo" (non ci credo). Col si impersonale la sequenza e' ci si (ci si puo'): si si e si ci sono errori proposti per suono.

Pronomi combinati. Il pronome sta davanti al verbo oppure attaccato in fondo se il verbo e' all'infinito, al gerundio, al participio o all'imperativo (dirmelo, va' a portarglieli). L'ordine e' fisso: mi, ti, ci, vi davanti a lo, la, li, le, ne, con mi, ti, ci, vi, si che diventano me, te, ce, ve, se e gli che diventa glie- (me lo, ce li, glielo). Una forma come dirlome e' un ordine invertito. Procedimento: separa i pronomi, assegna una funzione a ciascuno (a chi? che cosa?), poi componili.

11. Analogie verbali e classificazioni: la relazione e l'intruso

11.1 Che cosa misurano questi quesiti

Le analogie verbali e le classificazioni sembrano giochi di vocabolario, ma misurano un'altra cosa: la capacita' di astrarre il rapporto tra due parole e di riconoscerlo altrove. Il Vocabolario Treccani definisce l'analogia come un rapporto di somiglianza tra due oggetti, da cui si deduce una somiglianza anche negli altri loro elementi: nelle proporzioni verbali l'oggetto della somiglianza e' proprio il rapporto, non le parole prese una per una. Per questo sapere che cosa significano "cronometro" e "tempo" non basta: bisogna dire in che modo stanno insieme.

Nella preselezione i quesiti di questo capitolo compaiono in due famiglie, che usano la stessa abilita' in direzioni opposte:

  • Proporzione verbale (A : B = C : ?): si conosce la relazione e si cerca la coppia che la ripete. Esistono anche versioni con due incognite (X : B = C : Y), in cui le opzioni propongono coppie intere.
  • Parola da scartare, intruso, "quale non ha attinenza", abbinamento errato: si conoscono le parole e si cerca il criterio che ne accomuna tre su quattro (o quattro su cinque). Il criterio e' l'incognita; l'intruso e' la parola che lo viola.

11.2 Il catalogo delle relazioni

Le relazioni che ricorrono sono poche. Conoscerle per nome serve a una cosa sola: quando una coppia ti si presenta, hai gia' pronte le frasi con cui descriverla. La tabella le raccoglie con una formula da leggere in entrambe le direzioni, perche' l'ordine conta quanto il tipo.

Relazioni ricorrenti nelle proporzioni verbali
RelazioneFormulaEsempio
SinonimiaA e B dicono la stessa cosacortese : garbato
Contrarieta'A e B sono poli opposti dello stesso asseignobile : nobile
Parte-tuttoA e' un componente di Bruota : bicicletta
Membro-collettivoA e' un elemento di un insieme di persone o cosealbero : foresta; giocatore : squadra
Specie-genereA e' una specie del genere Btulipano : fiore
Strumento-professioneA e' lo strumento tipico di chi esercita Bstetoscopio : medico
Strumento-funzioneA serve a compiere l'azione Bforbici : tagliare
Strumento-grandezzaA misura Btermometro : temperatura
Autore-operaA ha creato BManzoni : I promessi sposi
Personaggio-operaA compare in BRenzo : I promessi sposi
Causa-effettoA produce Bincendio : cenere
Luogo-funzioneA e' il luogo dove si svolge Baula : lezione
Luogo geograficocitta'-regione, capitale-stato, monumento-citta'Pisa : Toscana
Cucciolo / femminaA e' il piccolo (o la femmina) di Bagnello : pecora; leonessa : leone
Materia-oggettoA e' il materiale di cui e' fatto Bargilla : mattone
Grado / intensita'A e B stanno sulla stessa scala, B piu' fortebrezza : bufera
Ordine / sequenzaA precede B in una seriegennaio : febbraio

Alcune relazioni si confondono: strumento-professione e strumento-funzione hanno lo stesso primo termine ma un secondo termine di categoria diversa (persona o azione). Non serve sempre il nome esatto, serve una formula cosi' precisa da respingere almeno un'opzione.

11.3 Il procedimento in cinque passi

Il metodo vale per tutte le proporzioni, anche quelle con due incognite.

  • Passo 1: leggi la coppia completa. Parti dalla coppia in cui entrambi i termini sono noti. Se i termini noti sono sparsi (per esempio X : B = C : Y), la coppia di partenza e' quella in cui hai piu' informazioni (un termine noto e un'opzione da testare).
  • Passo 2: formula la relazione in una frase intera, con soggetto e verbo: "A e' lo strumento con cui B misura una grandezza" e non "stanno insieme". Una frase vaga lascia passare troppe opzioni.
  • Passo 3: fissa il verso. Chiediti da che parte va la freccia: dal tutto alla parte o dalla parte al tutto, dall'opera all'autore o dall'autore all'opera. Le opzioni migliori dei quesiti sono spesso la stessa relazione giusta, ma capovolta.
  • Passo 4: controlla la categoria grammaticale. Se la coppia di partenza e' sostantivo-sostantivo, la coppia cercata lo e' pure; se e' aggettivo-aggettivo, anche la risposta deve esserlo. Un verbo dove la coppia ha un nome e' quasi sempre un'esca.
  • Passo 5: verifica la frase su ogni opzione, una alla volta, e se piu' di una regge, stringi la frase finche' ne sopravvive una sola.

11.4 Esempi svolti: la proporzione a una incognita

Esempio 1: parte-tutto. Ruota : bicicletta = pagina : ? Opzioni: A) inchiostro; B) libro; C) scrittore; D) biblioteca.

Formulo: "la ruota e' un componente fisico della bicicletta, che da sola non e' una bicicletta ma ne fa parte". Applico il verso: dalla parte al tutto. Sulle opzioni: B regge, la pagina e' un componente del libro. A e' la materia con cui si scrive sulla pagina, quindi cambia relazione (materia-supporto). C e' l'autore, altra relazione ancora. D e' un tutto, ma di secondo livello: la pagina e' parte del libro, il libro e' parte della biblioteca, e solo il primo salto e' immediato. Risposta: B. D e' la risposta che tenta chi ragiona "per vicinanza" invece di "per relazione".

Esempio 2: scelta della relazione piu' specifica. Scalpello : scultore = ago : ? Opzioni: A) cucire; B) stoffa; C) sarta; D) filo.

Prima formula, troppo larga: "lo scalpello e' collegato allo scultore". Con questa A, B, C e D sembrano tutte plausibili: l'ago serve a cucire, lavora la stoffa, si usa col filo. Stringo: "lo scalpello e' lo strumento tipico di una persona che esercita un mestiere". Ora la categoria del secondo termine e' fissata: una persona. Solo C resta in piedi. A (azione) e' la relazione strumento-funzione, B (materia lavorata) e D (accessorio) sono altre relazioni ancora. Risposta: C. Il quesito premia chi stringe la frase invece di accontentarsi della prima.

Esempio 3: la scala di intensita'. Brezza : bufera = ruscello : ? Opzioni: A) acqua; B) fiume; C) goccia; D) pozzanghera.

Formulo: "tra le due parole c'e' una differenza di grandezza: la bufera e' un vento molto piu' forte della brezza, entrambi sono vento". Il secondo termine e' il piu' intenso della stessa serie: tra le acque correnti, dal ruscello si passa al fiume. B. A e' il genere (relazione specie-genere); C e' una parte minima, quindi il verso e la direzione cambiano; D e' un'acqua ferma, quindi esce dalla serie. Risposta: B.

11.5 Il verso della relazione e la categoria grammaticale

Il verso e' l'errore numero uno degli studenti esperti. Nella proporzione Collodi : Pinocchio la coppia va dall'autore all'opera (Collodi e' lo pseudonimo con cui e' noto lo scrittore Carlo Lorenzini). In Pinocchio : Collodi la direzione e' opposta. Il quesito che inizia con "Pinocchio : Collodi = X : Y" ha, tra le opzioni, quasi sempre una coppia scritta nel verso contrario: "Manzoni : I promessi sposi" accanto a "I promessi sposi : Manzoni". La seconda e' giusta, la prima e' l'esca.

Ecco la regola pratica: riscrivi la frase con le parole dentro. "Pinocchio e' l'opera di cui Collodi e' l'autore" non si puo' trasformare, senza cambiare il senso, in "Collodi e' l'opera di cui Pinocchio e' l'autore". Se la frase che hai formulato diventa assurda sostituendo le parole di un'opzione, l'opzione e' al rovescio.

La categoria grammaticale e' il secondo filtro, spesso decisivo. In cortese : cortesia si passa da un aggettivo a un nome astratto della stessa famiglia; la coppia facile : facilmente collega un aggettivo e un avverbio. Se la coppia di partenza e' di questo tipo, l'opzione "A : B" che mette un nome vicino a un verbo non puo' ripeterla, anche se i significati sembrano imparentati. Lo stesso accade con i tempi verbali, i numeri, i generi: si controlla prima la forma, poi il senso.

11.6 La proporzione con due incognite e le relazioni geografiche

Quando le incognite sono due, di solito una sta nella prima coppia e una nella seconda (X : B = C : Y). Le opzioni propongono due parole per volta. Il procedimento cambia di poco:

  • parti dalla coppia in cui un termine e' noto (C : Y diventa "C e' ... di Y", oppure X : B);
  • formula la relazione partendo da quella coppia;
  • scorri le opzioni controllando per ciascuna entrambe le coppie, perche' spesso una delle due parole regge e l'altra no. Un'opzione sbagliata puo' avere un termine perfetto: basta una sola meta' guasta per scartarla.

Esempio 4. X : scrittore = pennello : Y. Opzioni: A) X = romanzo; Y = quadro. B) X = penna; Y = pittore. C) X = libro; Y = colore. D) X = editore; Y = tela.

La coppia con un termine noto e' la seconda: "il pennello e' lo strumento del mestiere di..." quindi Y deve essere una persona che esercita un mestiere, e X deve essere lo strumento di chi scrive. Sulle opzioni: B regge in entrambe (penna : scrittore, pennello : pittore). A prova una relazione diversa per la prima coppia (opera-autore, il romanzo e' prodotto dallo scrittore) e per la seconda (strumento-opera); incoerente. C ripete l'errore con un libro e un colore, due cose; D mette un mestiere accanto allo scrittore e un supporto accanto alla tela, due relazioni diverse. Risposta: B.

Le proporzioni geografiche e culturali sono una sottofamiglia frequente. Si risolvono con la stessa formula, ma il rischio e' la trappola dell'ordine di grandezza:

  • citta'-regione: Pisa : Toscana. Un'opzione che mette una citta' accanto a una citta', o una regione accanto a uno stato, cambia livello;
  • capitale-stato: Canberra e' la capitale dell'Australia; Sydney, la citta' piu' nota, e' l'esca classica. Anche Washington D.C. e' la capitale degli Stati Uniti, mentre Los Angeles o New York no;
  • monumento-citta' e museo-citta': controlla che il verso sia lo stesso nelle due coppie.

11.7 Il quesito dell'intruso: trovare il criterio

Nei quesiti "scegliere la parola da scartare" la domanda e' rovesciata: ti vengono date tre parole che condividono qualcosa e una che non lo condivide. Il lavoro non e' cercare la parola diversa, ma nominare il criterio comune e solo dopo vedere chi lo viola.

  • Passo 1: cerca la categoria piu' stretta che contiene tre parole su quattro. Se riesci a nominarla ("sono tutti utensili da cucina"), la quarta e' l'intruso.
  • Passo 2: controlla che la quarta la violi davvero. Se anche la quarta rientra nella categoria, la categoria e' troppo larga: stringila.
  • Passo 3: se i criteri possibili sono piu' d'uno, scegli quello che isola UNA sola parola. Un criterio che divide le parole due contro due non puo' designare un intruso.

Esempio 5: due criteri in competizione. Parigi, Lione, Roma, Madrid. Primo criterio: "citta' francesi" (Parigi, Lione) contro il resto. Secondo: "capitali" (Parigi, Roma, Madrid) contro una sola citta' (Lione). Il primo spacca il gruppo 2 contro 2 e non indica nessun intruso; il secondo lo isola. Intruso: Lione.

Esempio 6: la posizione nella gerarchia. Mobile, tavolo, sedia, armadio. Tavolo, sedia e armadio sono tipi di mobile; "mobile" e' la categoria che li contiene. Nel quesito l'iperonimo e' l'intruso, perche' le altre tre parole sono tra loro "pari" mentre quella e' di livello superiore. Lo stesso schema vale per felino/gatto/tigre, o per organo/fegato/polmone. In un gruppo di iponimi la parola generale esce, anche se e' la piu' "corretta" sul piano del vocabolario.

Esempio 7: criterio formale contro criterio semantico. Correre, mangiare, bello, dormire. Tre infiniti verbali e un aggettivo: il criterio e' grammaticale, il significato non c'entra.

11.8 Classificazioni tipiche: animali, strumenti musicali, mezzi, professioni

Molti quesiti dell'intruso poggiano su classificazioni scolastiche, e conviene averle in testa perche' la trappola e' sempre la stessa: un criterio superficiale (dove vive, come appare, di che cosa e' fatto) che fa a gara con un criterio di classe. La regola e' che prevale la classificazione scientifica o istituzionale.

Animali. Le grandi classi sono mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci, insetti. I mammiferi hanno ghiandole mammarie che producono il latte per il neonato e un rivestimento di peli (Enciclopedia Treccani); respirano con i polmoni; nella classe rientrano sia i cetacei, adattati alla vita acquatica, sia i pipistrelli (chirotteri). La balena, secondo la stessa fonte, e' un enorme mammifero dell'ordine dei cetacei. Il pinguino, d'altra parte, e' un uccello dell'ordine degli sfenisciformi, con ali trasformate in pinne per il nuoto, che non vola.

Intrusi costruiti sul conflitto tra criterio apparente e criterio di classe
GruppoCriterio apparenteCriterio che prevaleIntruso
balena, delfino, foca, squalovivono in acqua (tutti)mammiferi contro pescesqualo
pinguino, gabbiano, struzzo, pipistrellochi vola (pinguino e struzzo no)uccelli contro mammiferopipistrello
leone, tigre, lupo, bufaloanimali grossicarnivori contro erbivorobufalo
serpente, lucertola, coccodrillo, ranastriscia o ha la pelle squamosarettili contro anfibiorana

Strumenti musicali. La classificazione per famiglie piu' diffusa (Enciclopedia Treccani) distingue gli aerofoni, in cui vibra l'aria (flauto, tromba, clarinetto), i cordofoni, in cui vibra una corda in tensione (chitarra, violino, arpa), i membranofoni (la pelle del tamburo) e gli idiofoni (corpi rigidi, come le claves). Il pianoforte ha una posizione incerta perche' le corde vengono percosse da martelletti: un quesito serio non lo mette in gioco.

La trappola tipica e' il materiale. Il sassofono e' costruito in ottone ma, avverte il Vocabolario, ha un'ancia battente su un bocchino analogo a quello del clarinetto: sta tra gli strumenti a fiato, nella stessa schiera di clarinetto e flauto, non tra gli ottoni come la tromba. Nel gruppo flauto, clarinetto, sassofono, violino l'intruso e' il violino (cordofono), non il sassofono, anche se il suo materiale (ottone) e' diverso dagli altri. Altri esempi costruiti: in violino, violoncello, oboe, arpa esce l'oboe (aerofono); in flauto, clarinetto, tromba, tamburo esce il tamburo (membranofono).

Mezzi e velivoli. Si classifica per ambiente e per motore: in aliante, deltaplano, elicottero, nave esce la nave, che non vola; in bicicletta, pattini, tandem, automobile esce l'automobile, unica non a propulsione muscolare.

Professioni. Prima di cercare differenze sottili, distingui la persona dal luogo e dallo strumento: in pescivendolo, macellaio, fornaio, pescheria l'intruso e' pescheria, un luogo tra tre mestieri. Quando le parole sono tutte mestieri, il criterio e' di solito il campo di attivita' (sanitario, giuridico, artistico): in pittore, scultore, poeta, notaio escono le arti e resta il notaio; in medico, infermiere, farmacista, avvocato esce l'avvocato. Scegli il criterio che spiegheresti a un bambino.

11.9 L'abbinamento errato e gli errori da evitare

Nel quesito "individuare l'abbinamento errato" quattro coppie su cinque hanno la stessa relazione: formulala (strumento-professione: bisturi/medico, ago/sarta, pennello/imbianchino) e trova la coppia che la rompe (cazzuola/corridore: la cazzuola e' del muratore). Se due coppie sembrano sbagliate il criterio e' troppo stretto, se nessuna lo sembra e' troppo largo.

In sintesi, gli errori che fanno perdere i punti sono sempre gli stessi:

  • Associazione libera al posto della relazione: scegliere la parola "che ricorda" quella di partenza, senza formulare il legame (il distrattore costruito ad arte e' sempre un'associazione plausibile).
  • Categoria grammaticale ignorata: un verbo al posto di un nome, un avverbio al posto di un aggettivo.
  • Criterio apparente al posto del criterio di classe nelle classificazioni: habitat e materiale non decidono, la classe e la funzione si'.
  • Criterio che divide due contro due: non puo' designare un intruso, ricomincia dal passo 1.

12. Deduzioni verbali: negazioni, quantificatori, condizioni

12.1 Come si affronta un quesito di logica verbale

I quesiti di questo tipo sembrano di cultura generale, ma non lo sono: le premesse possono essere false nel mondo reale ("tutti i gatti sono ingegneri") e tu devi comunque ragionare come se fossero vere. Conta solo cio' che le premesse permettono di concludere. Il procedimento e' sempre lo stesso, in quattro passi.

  • Traduci la frase nella sua forma. Individua il quantificatore (tutti, nessuno, alcuni, almeno uno), il connettivo (e, o, se...allora, se e solo se, a meno che) e le negazioni. Il contenuto (tecnici, pratiche, libri) non serve: puoi sostituirlo con lettere.
  • Trascrivi le premesse in forma breve, per esempio "T entra in P" (tutti i T sono P), "A sopra B". Scrivere costa dieci secondi ed evita di rileggere il testo tre volte.
  • Cerca il controesempio. Una conclusione e' "certa" solo se non riesci a immaginare nemmeno una situazione compatibile con le premesse in cui sia falsa. Se ne trovi una, quella conclusione non e' certa.
  • Classifica l'esito in uno di tre stati: certamente vero (vale in tutte le situazioni compatibili), certamente falso (non vale in nessuna), non determinabile (vale in alcune e in altre no). "Non determinabile" non e' un ripiego: spesso e' la risposta giusta, e le opzioni sbagliate sono quasi sempre conclusioni che sembrano ragionevoli ma non sono obbligate.

12.2 Negare una frase: la tabella dei quantificatori

Negare una frase significa scrivere quella che e' vera esattamente quando la prima e' falsa. L'errore piu' diffuso e' scegliere il "contrario" (la frase opposta) al posto della negazione. Il contrario e' piu' forte del necessario: se la frase "tutti gli iscritti sono presenti" e' falsa, non significa che nessuno sia presente, ma solo che almeno uno e' assente. Le regole, che coincidono con quelle dei manuali di logica (negazione dei quantificatori: l'universale diventa esistenziale e viceversa), sono qui sotto.

Negazioni dei quantificatori (A = soggetto, B = proprieta')
Frase di partenzaNegazione correttaErrore tipico
Tutti gli A sono BAlmeno un A non e' B"Nessun A e' B" (e' il contrario, troppo forte)
Nessun A e' BAlmeno un A e' B"Tutti gli A sono B"
Alcuni A sono B (almeno uno)Nessun A e' B"Alcuni A non sono B"
Alcuni A non sono BTutti gli A sono B"Nessun A e' B"
SempreAlmeno una volta no"Mai"
MaiAlmeno una volta si'"Sempre"

Esempio svolto 1. Frase: "Ogni pratica dell'ufficio e' stata protocollata." Dire che e' falsa vuol dire che non vale per tutte: esiste almeno una pratica non protocollata.

Esempio svolto 2: i numeri. Anche le quantita' si negano. Frase: "Ogni dipendente ha frequentato almeno due corsi." Prima neghi l'"ogni": esiste un dipendente che non ha frequentato almeno due corsi. Poi neghi "almeno due": ne ha frequentati meno di due, cioe' zero oppure uno. Quindi la frase e' falsa se e solo se esiste almeno un dipendente con meno di due corsi. Regola dei numeri: "almeno n" si nega con "meno di n"; "al massimo n" con "piu' di n"; "esattamente n" con "un numero diverso da n", che puo' essere piu' grande o piu' piccolo.

12.3 Doppia negazione, congiunzione e disgiunzione

In logica due negazioni annidate ("non e' vero che non...") si annullano; attenzione pero' a costrutti come "non ho visto nessuno", dove la seconda parola negativa rafforza e non annulla (vuol dire che non ho visto alcuno). Il procedimento e' risolverle dall'interno verso l'esterno, un livello alla volta.

Esempio svolto 3. "Non e' vero che il verbale non sia stato firmato." Livello interno: "non sia stato firmato"; livello esterno: "non e' vero che" davanti a quella frase. Le due negazioni si cancellano: il verbale e' stato firmato.

Esempio svolto 4: tre elementi negativi. "Non si puo' negare che il termine non sia scaduto." Isola la frase interna P = "il termine non e' scaduto". "Non si puo' negare P" vuol dire che P e' vero. Conclusione: il termine non e' scaduto, cioe' e' ancora aperto.

Esempio svolto 5: la litote. "Non e' scorretto negare che l'intervento ridurra' i costi." Si procede cosi': "non e' scorretto negare" significa "e' corretto negare"; "negare che ridurra' i costi" significa "sostenere che non li ridurra'". Conclusione certa: l'intervento non ridurra' i costi. Le opzioni "li ridurra'" e "li aumentera'" sono sbagliate: non ridurre non vuol dire aumentare.

Negazione di congiunzione e disgiunzione (leggi di De Morgan). Una congiunzione ("A e B") e' vera solo se sono veri entrambi; quindi e' falsa quando almeno uno dei due e' falso. Una disgiunzione ("A o B", intesa come "almeno uno dei due") e' falsa solo se sono falsi entrambi. Da qui le due leggi riportate nei manuali: la negazione di "A e B" e' "non A oppure non B"; la negazione di "A o B" e' "non A e non B".

Negare congiunzioni, disgiunzioni, condizionali
FraseNegazione
Marta e' laureata e iscritta all'alboMarta non e' laureata oppure non e' iscritta all'albo (anche entrambe le cose)
Il bando richiede la laurea o l'esperienzaIl bando non richiede la laurea e non richiede l'esperienza
Se piove, il concerto e' rinviatoPiove e il concerto non e' rinviato

12.4 Cosa segue e cosa NON segue da tutti, alcuni, nessuno

Le tre frasi base descrivono relazioni fra insiemi. Immagina cerchi che si sovrappongono: e' il diagramma di Eulero-Venn, che qui descriviamo a parole.

  • Tutti gli A sono B: il cerchio A sta tutto dentro il cerchio B. Ne segue che chi non e' B non puo' essere A (contrapposizione). NON segue che tutti i B siano A: dentro B c'e' spazio per elementi che non sono A. NON segue nemmeno che esistano degli A (nel linguaggio dei quesiti si assume di solito di si', ma la deduzione non e' obbligata dalla sola frase).
  • Alcuni A sono B (almeno uno): i due cerchi si toccano in almeno un punto. Ne segue che alcuni B sono A (la frase e' simmetrica). NON segue che alcuni A non siano B: "alcuni" in logica include il caso "tutti". NON segue che tutti gli A siano B.
  • Nessun A e' B: i cerchi sono separati. Ne segue che nessun B e' A (simmetrica). Ne segue che ogni A non e' B. NON segue che tutto cio' che non e' A sia B.
Quali conversioni sono valide
FraseInversione (B verso A)Contrapposizione (non B verso non A)
Tutti gli A sono BNON validaValida: chi non e' B non e' A
Alcuni A sono BValida: alcuni B sono ANon applicabile
Nessun A e' BValida: nessun B e' ANon applicabile

Il controesempio con Venn. Quando dubiti, disegna a parole una situazione che rispetta le premesse e rende falsa la conclusione. Premesse: "Alcuni dipendenti sono sindacalisti" e "alcuni sindacalisti sono avvocati". Conclusione proposta: "alcuni dipendenti sono avvocati". Costruiamo un mondo: i dipendenti sono Anna e Bruno, i sindacalisti sono Anna e Carlo, gli avvocati sono Carlo e Dora. Le due premesse sono vere (Anna e' dipendente e sindacalista; Carlo e' sindacalista e avvocato), ma nessun dipendente e' avvocato. La conclusione non e' obbligata, e quindi non e' una deduzione valida.

12.5 Catene di sillogismi

Un sillogismo collega due premesse tramite un termine comune (il termine medio) e ne trae una conclusione. Il medio deve legare davvero le due premesse. Regola di sintesi: "tutti" seguito da "tutti" produce "tutti"; "tutti" seguito da "nessuno" produce "nessuno"; "alcuni A sono B" con "tutti i B sono C" produce "alcuni A sono C", mentre "tutti gli A sono B" con "alcuni B sono C" non produce nulla; "alcuni" seguito da "alcuni" non produce nulla.

Esempio svolto 6: catena con un fatto individuale. Premesse: (1) Tutti i tecnici sono precisi. (2) Chi e' preciso e' affidabile. (3) Nessun affidabile e' distratto. (4) Giulia e' precisa. Valuta le conclusioni.

  • "Giulia e' affidabile": certamente vera, da (4) e (2).
  • "Giulia non e' distratta": certamente vera, da (4), (2) e (3).
  • "Giulia e' tecnica": non determinabile. Da (1) i tecnici sono precisi, non il contrario: Giulia e' precisa ma potrebbe essere una impiegata che non e' tecnica. E' l'inversione non valida di X.4.
  • "I distratti non sono tecnici": certamente vera. I tecnici sono precisi, quindi affidabili, quindi non distratti; per contrapposizione chi e' distratto non e' tecnico.

12.6 I condizionali: se A allora B

Nella frase "se A, allora B" A si chiama antecedente e B conseguente. La frase garantisce una sola cosa: non puo' darsi il caso che A sia vero e B falso. Tutto il resto resta libero.

Le quattro mosse sul condizionale "se A allora B"
MossaRagionamentoEsito
Modus ponensA e' vero, quindi BValido
Modus tollensB e' falso, quindi A e' falsoValido
Affermazione del conseguenteB e' vero, quindi AERRORE: non determinabile
Negazione dell'antecedenteA e' falso, quindi B e' falsoERRORE: non determinabile

Esempio svolto 7. Premessa: "Se la pratica e' urgente, viene protocollata in giornata." Caso 1: la pratica 12 e' urgente. Si applica il modus ponens: viene protocollata in giornata. Caso 2: la pratica 13 non e' stata protocollata in giornata. Si applica il modus tollens: non e' urgente (se lo fosse stata, sarebbe stata protocollata). Caso 3: la pratica 14 e' stata protocollata in giornata. Non si puo' concludere che fosse urgente: forse e' stata protocollata per altri motivi. Caso 4: la pratica 15 non e' urgente. Non si puo' concludere che non sia protocollata in giornata: la regola non dice nulla sulle pratiche non urgenti. I casi 3 e 4 sono gli errori piu' tipici delle opzioni sbagliate.

Condizione necessaria e condizione sufficiente. "A e' sufficiente per B" significa "se A allora B". "B e' necessaria per A" significa la stessa cosa, vista dall'altra parte: se c'e' A, deve esserci B. Per ricordarlo: la condizione necessaria e' quella che deve esserci (ma da sola puo' non bastare); quella sufficiente e' quella che da sola basta (ma ci possono essere altre strade).

Traduzioni dei modi di dire
EspressioneSi traduce in
Se A, allora B / A implica B / A e' sufficiente per Bda A segue B
B e' necessaria per A / A solo se B / senza B non Ada A segue B (la stessa direzione!)
A se e solo se B / A e' necessaria e sufficiente per Bda A segue B e da B segue A
A a meno che B / A, salvo che Bse non B, allora A (in "a meno che non" il "non" e' espletivo: non conta come negazione)

Esempio svolto 8: "solo se". "Si accede all'aula solo se si ha il badge." Direzione: accede, quindi ha il badge. Conclusioni: chi e' entrato ha il badge (certo); chi ha il badge e' entrato (non determinabile: magari l'aula era chiusa); chi non ha il badge non e' entrato (certo, e' la contrapposizione).

Esempio svolto 9: "se e solo se". "Luca riceve il bonus se e solo se non supera la soglia di reddito." Qui vale in entrambe le direzioni. Se non supera la soglia, riceve il bonus (certo). Se supera la soglia, non lo riceve (certo). Se riceve il bonus, non ha superato la soglia (certo). Se non riceve il bonus, ha superato la soglia (certo). Fai attenzione quando una delle due parti contiene gia' una negazione: "non riceve il bonus" fa scattare "ha superato la soglia" (negazione di "non supera"), non "non ha superato".

Esempio svolto 10: "a meno che". "Il corso si tiene, a meno che non si iscrivano meno di dieci persone." Significa: se non si iscrivono meno di dieci persone (cioe' sono almeno dieci; il "non" di "a meno che non" e' espletivo), il corso si tiene. Con dieci iscritti il corso si tiene (certo); con nove il testo non obbliga in modo esplicito: usa la traduzione sicura "se non B, allora A" e non aggiungere implicazioni nel verso contrario, anche se molti testi leggono "a meno che" come bicondizionale.

12.7 Deduzioni da un testo breve: vero, falso, non determinabile

Quando le premesse sono un breve paragrafo, ricava le frasi atomiche e tienile separate. Poi per ogni conclusione chiediti: e' obbligata dalle premesse? Se si': vera. Se le premesse la escludono: falsa. Altrimenti: non determinabile.

Esempio svolto 11. Testo: "Gli addetti allo sportello che hanno completato la formazione ricevono il badge verde. Luca ha il badge verde. Sara non ha completato la formazione. Marco e' un addetto con il badge giallo." Valutiamo le conclusioni.

  • "Luca ha completato la formazione": non determinabile. Il badge e' conseguenza della formazione, ma potrebbe esistere un'altra via per ottenerlo. Questo e' l'errore di affermare il conseguente.
  • "Sara non ha il badge verde": non determinabile. Non completare la formazione non esclude di averlo avuto in altro modo (negazione dell'antecedente).
  • "Marco non ha il badge verde": non determinabile. Sappiamo che ha il giallo, ma il testo non dice che i due badge si escludano.

Prima di scegliere un'opzione domandati sempre: quale frase del testo la sostiene? Se non ne trovi una, non e' certa.

12.8 Ordinamenti, posizioni e file

Qui le premesse sono confronti (piu' alto, piu' vecchio, prima, dopo, due posti a destra). Il metodo e' disegnare una linea con gli elementi e riempirla progressivamente. La relazione "piu' di" e' transitiva: se A supera B e B supera C, allora A supera C. Ma due elementi non legati da alcuna catena non sono confrontabili.

Esempio svolto 12: ordine completo. Elisa e' piu' alta di Fabio. Gianni e' piu' basso di Fabio. Hilda e' piu' alta di Elisa. Ordine dal piu' alto: Hilda, Elisa, Fabio, Gianni. Dalla catena: Hilda > Elisa > Fabio > Gianni (le tre premesse si incastrano in una sola catena). Quindi e' certo che Hilda e' la piu' alta e che Gianni e' il piu' basso; e' certo che Gianni e' piu' basso di Elisa (transitivita'); e' falso che Fabio sia il piu' basso.

Esempio svolto 13: ordine parziale. Anna e' piu' anziana di Bruno e di Carla. Dario e' piu' giovane di Bruno. Si ha Anna > Bruno > Dario e Anna > Carla. Certo: Anna e' la piu' anziana di tutti (e' sopra Bruno, Carla e, per transitivita', Dario); Anna e' piu' anziana di Dario. Non determinabile: se Carla e' piu' anziana di Bruno o di Dario, perche' Carla e' legata soltanto ad Anna. Quindi l'ordine completo non si conosce: le opzioni che lo pretendono sono sbagliate, anche se sembrano plausibili.

Esempio svolto 14: la fila con posizioni numerate. Cinque persone (Anna, Bruno, Carla, Dino, Elio) siedono in cinque sedie numerate da 1 a 5, da sinistra a destra, una per sedia. Indizi: (a) Carla siede nella sedia 2. (b) Elio siede due sedie a destra di Carla. (c) Dino siede immediatamente a sinistra di Elio. (d) Anna non siede nella sedia 1. Passaggi: da (a) e (b) Elio e' in sedia 4; da (c) Dino e' in sedia 3; restano le sedie 1 e 5 per Anna e Bruno; da (d) Anna non puo' essere in 1, quindi Anna e' in 5 e Bruno in 1. Controllo finale: tutti gli indizi sono rispettati e ogni altra sistemazione li viola, quindi la soluzione e' unica. Conclusioni certe: Bruno e' in sedia 1; Dino siede immediatamente a sinistra di Elio. Falso: Anna siede accanto a Carla.

Parole che cambiano tutto. "Vicino a" e "accanto a" vogliono dire adiacente; "tra A e B" (se non e' detto "immediatamente") indica solo un ordine, non l'adiacenza; "davanti" e "dietro" dipendono dal punto di osservazione indicato dal testo (guarda sempre da dove si guarda). Attenzione ai problemi su salita e discesa: se il testo dice solo l'ordine di salita, l'ordine di discesa non e' determinabile, a meno che non dica che chi sale per ultimo scende per primo (come in un ascensore stretto: Teo, Uma e Vito entrano in quest'ordine, escono Vito, Uma, Teo). Senza quella regola, ogni ordine di discesa e' possibile.

12.9 Relazioni di parentela

Nelle parentele conta distinguere cio' che le parole implicano da cio' che sembra naturale. Regole sicure: la sorella di un genitore e' zia; i figli di due fratelli sono cugini; il padre di un genitore e' nonno; dire che qualcuno e' figlio di due persone non dice che sia figlio unico, e senza indicazione del sesso non puoi dedurre "zio" o "zia".

Esempio svolto 15. Marta e' la sorella di Nico. Olga e' la figlia di Nico (di cui il testo non dice il sesso). Pietro e' il marito di Marta. Cosa e' sicuro? Marta e Nico sono fratelli. Marta e' zia di Olga (e' sorella di un genitore di Olga). Pietro e' zio di Olga per matrimonio. Non e' sicuro che Marta abbia figli, ne' che Olga sia figlia unica, ne' che Pietro sia genitore di Olga. Dunque la risposta "Marta e' zia di Olga" e' certamente vera, mentre "Olga e' figlia unica" e' non determinabile: nel testo nulla esclude altri figli di Nico.

12.10 Riepilogo operativo

Prima di marcare una risposta, passa questa lista di controllo di pochi secondi.

  • Negazione: hai scelto la negazione e non il contrario? Con "tutti" la negazione e' "almeno uno non"; con "nessuno" e' "almeno uno si'"; con "alcuni" e' "nessuno". Se hai numeri, hai negato anche l'"almeno"?
  • Condizionale: stai usando ponens o tollens, oppure stai affermando il conseguente o negando l'antecedente? In quest'ultimo caso la risposta e' "non determinabile".
  • Solo se / necessaria: la freccia va dal fatto verso la sua condizione necessaria; ricontrolla il verso.
  • Alcuni: due "alcuni" di fila non concludono; "alcuni" non esclude "tutti".
  • Ordinamenti: hai una catena unica o due catene separate? Nelle catene separate gli estremi non si confrontano.
  • Controesempio: per ogni opzione scartata sai dire in una riga in che situazione sarebbe falsa?

13. Completare le frasi: preposizioni, modi verbali, pronomi e accordi

14.1 Che cosa si controlla davvero in un completamento grammaticale

Nei quesiti "completa la frase con l'opzione adatta" il significato delle parole e' quasi sempre ovvio: la frase si capisce comunque. Quello che la banca dati misura e' un'altra cosa, cioe' se sai quale forma la grammatica impone in quel punto. Le opzioni sono spesso tre varianti dello stesso verbo o dello stesso pronome (sia / e' / era, li / gli / le, di / a / per) e tutte suonano plausibili a orecchio. Per questo il metodo e' meccanico e va applicato prima di guardare le opzioni:

  1. Trova il reggente. Che cosa "comanda" lo spazio vuoto: un verbo che vuole una certa preposizione, una congiunzione che vuole un certo modo, un soggetto che vuole un certo numero?
  2. Fissa il rapporto temporale. L'azione dello spazio vuoto e' contemporanea, anteriore o posteriore a quella della frase principale?
  3. Risolvi i pronomi. A chi o a che cosa rimanda ogni "lo", "gli", "ne", "ci"? Di che genere e numero e' il referente?
  4. Solo alla fine confronta con le opzioni e scarta quelle che violano una regola, non quelle che "suonano strane".

14.2 Verbi e preposizioni: le reggenze

Molti verbi si costruiscono con una preposizione precisa seguita dall'infinito. Non c'e' una regola generale: si imparano a gruppi, e il quesito sceglie quasi sempre il verbo dove la preposizione sbagliata sembra naturale nel parlato.

VerboCostruzioneEsempio
consigliareconsigliare a qualcuno di + infinitoTi consiglio di chiamare l'ufficio prima di partire.
costringerecostringere a + infinitoLa chiusura della strada ci ha costretti a tornare indietro.
contare (intenzione)contare di + infinitoConto di consegnare la pratica entro venerdi'.
contare (affidamento)contare su qualcuno o qualcosaConto sulla tua collaborazione.

Attenzione al verbo contare: la stessa parola cambia preposizione col significato. "Contare di partire" vuol dire avere intenzione di partire; "contare su di te" vuol dire fare affidamento su di te. Se nella frase c'e' un infinito e il senso e' "ho intenzione", la risposta e' di; se c'e' un nome o un pronome e il senso e' "mi fido", la risposta e' su.

14.3 Le subordinate consecutive: troppo... per, tanto... da, talmente... che

La frase consecutiva esprime la conseguenza di quanto detto nella principale, ed e' quasi sempre annunciata da una parola "cartello" (cosi', talmente, tanto, troppo, tale). Quella parola decide la forma della subordinata.

  • Forma esplicita, con che e verbo di modo finito: il verbo e' di norma all'indicativo. "Ho corso talmente tanto che mi e' venuto il fiatone." "Il direttore e' talmente stressato che non parla piu' con nessuno."
  • Forma implicita, con da o per e infinito: "Non e' tanto furbo da mettere nel sacco anche me." "E' troppo piccolo per viaggiare da solo."

Regola pratica: con troppo la forma implicita usa per ("troppo difficile per essere risolto in un'ora"); con cosi', tanto, abbastanza usa da ("cosi' gentile da offrirsi di accompagnarci"). In un quesito come "La notizia e' troppo strana ___ essere vera" la costruzione corretta e' dunque con per; con troppo la forma implicita non ammette da.

14.4 Il congiuntivo: quando e' obbligatorio e quando no

Il congiuntivo non e' un ornamento: dipende dal reggente. Le famiglie da conoscere sono poche.

  1. Verbi di volonta', desiderio, dubbio, opinione e timore reggono il congiuntivo: "voglio che tu te ne vada", "bisogna che vi sbrighiate", "credo che sia corretto", "temo che questa non sia la soluzione giusta", "i giornalisti pensano che sia corretto dare informazioni oggettive". Anche "il pensiero che tu debba partire mi mette in ansia" segue la stessa logica di incertezza, ma resta il caso piu' discusso: in dubbio, privilegia sempre l'opzione col congiuntivo se il reggente e' un'opinione.
  2. Locuzioni impersonali di necessita', possibilita', opportunita': "e' necessario che", "e' probabile che", "e' bene che" + congiuntivo. "E' necessario che si ponga in isolamento." "Voglio che tu vada fuori subito" (non vai, non vattene).
  3. Locuzioni di certezza ("e' certo che", "e' sicuro che", "e' evidente che") tendono invece all'indicativo: "E' certo che Anna ha deciso di iscriversi a Lettere".

14.5 Congiunzioni e modo: prima che, dopo che, benche', anche se, qualora

Alcune congiunzioni vogliono il congiuntivo sempre, altre l'indicativo, altre ammettono entrambi. E' il punto in cui si perdono piu' risposte.

CongiunzioneModoEsempio
prima checongiuntivo (sempre)Sono stati fotografati prima che riuscissero a scappare.
dopo cheindicativo (di norma)Potrai alzarti da tavola solo dopo che avrai finito di mangiare.
benche', sebbene, quantunque, nonostante (che), per quantocongiuntivoBenche' lo sapesse, ha fatto finta di niente.
anche seindicativoAnche se lo sapeva, ha fatto finta di niente.

Dopo prima che il fatto non e' ancora avvenuto, quindi congiuntivo; dopo dopo che e' avvenuto, quindi di norma indicativo: "Dopo che sei rientrato dalle ferie, sei piu' nervoso" (non rientrasti, non eri rientrato). Una parte della grammatica ammette il congiuntivo dopo dopo che per sfumare una eventualita' ("dopo che abbiano trascorso almeno ventisei anni in carcere"), ma nei quesiti l'opzione standard e' l'indicativo.

14.6 Concessive particolari, "come se" e periodo ipotetico

Per + aggettivo + che + congiuntivo. Esiste un costrutto concessivo in cui l'aggettivo (o il participio, o l'avverbio) viene prima: "per retrogrado che possa sembrare, Valerio e' una persona estremamente colta", "male che vada, questo tirocinio arricchira' il mio curriculum". La struttura e' (per) + aggettivo + che + congiuntivo di un verbo copulativo. E' la ragione per cui "Per lontano che sia, arriveremo in tempo per la cerimonia" vuole il congiuntivo presente e non e' o era; e "Felice o infelice che sia, deve rassegnarsi" sfrutta lo stesso meccanismo. L'idea e': "per quanto lontano", e con per quanto il congiuntivo e' obbligatorio.

Qualunque cosa + congiuntivo. Il pronome o aggettivo indefinito concessivo (qualunque, chiunque, comunque) regge il congiuntivo quando introduce una concessione: "critica qualunque cosa io faccia". Per questo "Qualunque cosa lui avesse fatto, non andava umiliato in quel modo" e non aveva fatto: la reggente e' all'imperfetto e il fatto e' anteriore, quindi congiuntivo trapassato.

Per + infinito e pur + gerundio. Le concessive implicite non vogliono il congiuntivo: "Per essere un dilettante della politica, non e' male", "Pur avendo studiato per anni, Francesca non ha vinto il concorso". Ne deriva che "Per essere una matricola, si muove bene all'universita'" e' corretto, mentre pur essere sarebbe errato (pur vuole il gerundio: pur essendo) e sebbene essere e' agrammaticale (sebbene vuole un verbo di modo finito o un participio: sebbene sia, sebbene malato). Con neanche a + infinito: "Nemmeno a prenotare con largo anticipo si trova un tavolo libero".

Come se. La locuzione introduce una comparativa ipotetica e regge il congiuntivo imperfetto o trapassato, mai l'indicativo. La scelta fra i due dipende dal rapporto temporale fra i due fatti: contemporaneita' → imperfetto ("Parlava come se tutti noi fossimo esperti del settore"; "Mi ha guardato come se non mi conoscesse affatto"); anteriorita' → trapassato ("Sono rimasto in silenzio come se avessi voluto nascondere la mia ansia"). Stesso comportamento per quasi che: "Si e' impegnato a finire quel lavoro quasi che il titolare della ditta fosse presente". Con magari esclamativo: "Magari tu facessi piu' attenzione alla strada!".

Il periodo ipotetico. Tre schemi da memorizzare: realta' (indicativo + indicativo): "se Mauro viene entro le nove lo accompagno al treno"; possibilita' (congiuntivo imperfetto + condizionale semplice): "se Mauro venisse entro le nove lo accompagnerei al treno"; irrealta' (congiuntivo trapassato + condizionale composto): "se Mauro fosse venuto entro le nove lo avrei accompagnato". Lo schema piu' tradito e' il terzo: nella protasi dell'irrealta' mai il condizionale.

14.7 La concordanza dei tempi

Il tempo della subordinata si sceglie in base al tempo della principale e al rapporto fra le due azioni. Per i verbi di modo finito si puo' tenere a mente questa griglia.

RapportoPrincipale al presente o futuroPrincipale al passato
Contemporaneita'congiuntivo presente: "penso che sia stanco"congiuntivo imperfetto: "pensavo che fosse stanco"
Anteriorita'congiuntivo passato: "penso che sia partito"congiuntivo trapassato: "pensavo che fosse partito"
Posteriorita'futuro semplice: "dice che partira' domani"condizionale composto: "disse che sarebbe partito il giorno dopo"

Il futuro nel passato. L'azione posteriore rispetto a un momento passato si esprime col condizionale composto: "Ha detto che sarebbe partito domani", "Gli domando' che cosa avrebbe fatto". Per questo "Giorgio ha promesso che avrebbe rispettato tutte le regole" e "Mi dissero che avrebbero firmato l'atto di vendita il giorno seguente" non possono avere il futuro semplice o il condizionale semplice: la promessa e' al passato, il rispetto delle regole viene dopo, e il tempo corretto e' il condizionale passato.

Il futuro anteriore. Esprime un fatto che sara' gia' compiuto prima di un altro fatto futuro: "quando Maria si svegliera', Luca avra' gia' preparato la colazione". Nelle temporali con dopo che o quando riferite al futuro, il tempo composto e' obbligato se l'azione e' conclusa prima dell'altra: "Dopo che avranno concluso i lavori del convegno, sara' possibile chiedere i materiali"; "Ti invitero' a vedere la mia casa dopo che l'avro' arredata completamente".

14.8 I pronomi personali: forme e funzioni

Soggetto e complemento. Le forme della terza persona maschile per il soggetto sono egli, lui, esso, essi; le femminili ella, lei, essa, esse; loro non distingue il genere. In un quesito la scelta dipende da chi e' il referente e da quanti sono: "Li ho guardati tutti negli occhi ed essi hanno abbassato lo sguardo" (plurale maschile, riferito a persone); "Ho parlato col direttore ed egli mi ha assicurato che..." (singolare, maschile, persona).

Gli o le. La norma e' netta: gli vale "a lui"; le vale "a lei"; per "a loro" lo scritto formale vuole loro, mentre gli e' diffuso nel parlato. Dire "Appena vedo Sabrina gli dico" e' attestato nel parlato, ma la norma lo rifiuta ed e' da evitare nello scritto formale. Per l'oggetto diretto plurale si usano li (maschile) e le (femminile): "Lisa ha acquistato dei libri e li ha pagati a meta' prezzo" (non gli, che e' complemento di termine).

14.9 I pronomi atoni combinati

Quando due pronomi atoni si trovano insieme, la prima forma cambia vocale. Il pronome indiretto precede quello diretto: mi dai il libro? → me lo dai?; ci → ce; vi → ve; ti → te. Alla terza persona i due pronomi si fondono in una sola parola: glielo, gliela, glieli, gliele, gliene, valida sia per gli (a lui) sia per le (a lei). Davanti alle forme di avere avviene l'elisione: gliel'ho, gliel'ha, me l'ha fatta vedere.

Esempi dalla casistica: "Anna scrive una lettera ai clienti: gliela inviera' a breve" (lettera = la, clienti = a loro/a lui → glie + la); "L'artista ha dipinto una nuova tela e me l'ha fatta vedere" (me = a me, l' = la tela).

Ce lo, non c'e' lo. E' il classico errore ortografico-grammaticale: ce lo ha detto, ce l'ho fatta, mai c'e' lo. C'e' e' la forma presentativa di essere ("c'e' molta gente"), ce e' ci che davanti a un altro pronome diventa ce.

Posizione dei pronomi. Con l'indicativo e il congiuntivo il pronome precede il verbo (lo porto, lo portino); con l'infinito, il gerundio e l'imperativo segue e si salda: dirmelo, mangiandolo, dammela, passamelo. Con gli imperativi tronchi (va', da', di', fa', sta') la consonante del pronome si raddoppia: dimmelo, vammene, dammela. Quindi "dammela subito!" e "passamelo!", non "me lo passa". Con un verbo di tipo "va' a portare" i pronomi possono attaccarsi all'infinito: "va' a portarglieli". Con un modale: "ce li devi procurare" oppure "devi procurarteli", mai "ci devi procurarli".

Il participio concorda con il pronome diretto. Con lo, la, li, le (e con ne partitivo) il participio passato si accorda in genere e numero col pronome: "l'ho vista", "li ho pagati", "ne ho viste tre". Per questo "dopo che l'avro' arredata completamente" vuole arredata al femminile (l' = la casa).

14.10 Ne, ci, si e i verbi pronominali

Ne. Ha due funzioni da distinguere. Partitivo ("mi piacciono questi dolci, vorrei prenderne ancora", "non ce ne sono piu'") e sostituto di di lui, di lei, di cio' ("non ne vedo la necessita'", "ne parlero' ai nostri soci"). Per questo "Credo di aver bisogno di un ricostituente, ne ho proprio bisogno" e' corretto: ne sostituisce "di un ricostituente". Se il verbo regge di (aver bisogno di, parlare di), il pronome da cercare e' ne.

Ci si. Quando il si impersonale (o riflessivo) incontra il ci locativo, il si diventa ci: "ci si conosce". "In questa stanza ci si puo' vivere in due" e "Domani ci si vede davanti al duomo" seguono quel meccanismo; si si e si ci sono impossibili.

Verbi procomplementari. Sono verbi con uno o piu' pronomi deboli incorporati, che vanno imparati con la loro forma: cavarsela, farcela, prendersela, spassarsela, svignarsela, passarsela, vedersela brutta, mettercela tutta. In molti la particella e' sempre la al femminile e non puo' essere sostituita da lo, perche' deriva dalla sostituzione di un generico "una cosa, una situazione". Per questo "Quando ha preso il coronavirus se l'e' vista brutta" e "Il corridore non ce l'ha fatta ad arrivare al traguardo" richiedono l' e non lo.

14.11 L'accordo del verbo: collettivi e numerali

Quando il soggetto e' un nome collettivo (gruppo, maggioranza, quantita') o un numerale collettivo (un centinaio, una decina, una dozzina) seguito da un complemento di specificazione plurale, la grammatica richiede l'accordo al singolare con il nome-testa: "Al matrimonio c'era un centinaio di invitati", "La maggior parte delle ragazzine si sposa...". Nell'uso, specie giornalistico, e' diffusa la concordanza a senso al plurale ("c'erano un centinaio di invitati", "un gruppo di persone facevano ressa"): l'Accademia della Crusca e la Treccani la considerano attestata, anche in autori importanti. Ma i collettivi puri, senza complemento plurale che attiri l'accordo, vogliono il singolare: "la folla gridava", non "gridavano"; "la gente mi dice", non "mi dicono".

Fa eccezione la relativa che segue la maggior parte di + plurale: il verbo della relativa va al plurale, perche' l'antecedente e' un nome plurale ("La maggior parte delle persone che agiscono in questo modo pensa che..."), mentre il verbo principale puo' restare al singolare. Il singolare nella relativa, comune nel parlato, e' da evitare nello scritto.

Un milione, un miliardo. Sono nomi: hanno il plurale (due milioni) e, se la cifra e' tonda, vogliono il partitivo di: "un milione di abitanti", "due miliardi di euro". Se la cifra non e' tonda si usa e: "due milioni e centomila".

Volerci. Il verbo volerci non e' impersonale: concorda con l'elemento che segue. "Ci vuole un chiodo", "ci vogliono dieci minuti a piedi".

14.12 Ogni, ognuno, nessuno, qualcuno e le negazioni

Nessuno. Con nessuno dopo il verbo serve non: "Sulla strada non si vede nessuno"; prima del verbo no. Ogni e' solo aggettivo, singolare e invariabile: "Ogni persona dovrebbe sapere quello che vuole dalla vita". Ogni non si usa come pronome: al suo posto servono ognuno o ciascuno. Ognuno e ciascuno sono pronomi che isolano ogni elemento di un insieme; ciascuno puo' essere anche aggettivo (ciascun atto), ognuno mai. Quando il pronome precede il verbo, questo e' singolare ("ognuno e' fabbro della sua sconfitta"); se segue, il verbo puo' essere plurale ("Hanno distribuito una caramella ciascuno").

L'un l'altro. Il pronome reciproco per due persone e' l'un l'altro, con concordanza di genere: "Mario e Gianna si stimano l'un l'altra". Quando i due referenti sono di genere diverso e il maschile viene per primo, si usa la forma che lo segue nell'ordine: "Luca e Maria si sono salutati l'un l'altra". La Crusca consiglia di far precedere il maschile al femminile, per evitare l'effetto disarmonico di "l'una l'altro".

14.13 Plurali che mettono in difficolta'

Plurali in -a. Alcuni maschili in -o hanno un plurale femminile in -a: l'uovo → le uova, il paio → le paia. Per uovo e' l'unica forma di uso corrente: "cinque uova fresche", non "uovi". Lenzuolo ha due plurali: lenzuoli (piu' lenzuoli considerati uno per uno) e lenzuola (la coppia che si stende sul letto): "Le lenzuola della camera 19 sono da cambiare".

I composti con capo-. Il plurale dipende dal significato di capo-. Se indica chi sta a capo di una cosa, varia solo il primo elemento: capostazione → capistazione, capogruppo → capigruppo. Se indica chi sta a capo di persone, varia il secondo: capomastro → capomastri. Se indica eccellenza o preminenza, il primo elemento e' invariabile e varia il secondo: capoluogo → capoluoghi, capolavoro → capolavori. Se e' unito a un aggettivo, variano entrambi: caposaldo → capisaldi. Nei composti femminili capo- resta sempre invariato: la capostazione e le capostazione.

Trappole tipiche dei quiz

  • Preposizione per analogia. Consigliare di, costringere a, accingersi a, contare di + infinito, contare su + nome.
  • Prima che / dopo che. Congiuntivo nel primo caso, di norma indicativo (o futuro anteriore) nel secondo.
  • Anche se contro benche'. Il primo vuole l'indicativo, gli altri il congiuntivo.
  • Per + aggettivo + che. "Per lontano che sia": congiuntivo.
  • Come se, quasi che, magari. Mai l'indicativo.
  • Futuro nel passato. Principale al passato e azione posteriore: condizionale composto.
  • Gli, le, li. Chiediti "a chi?" oppure "che cosa?".
  • Ce lo, non c'e' lo; glielo in un solo blocco; pronome dopo imperativo, infinito e gerundio (dammela, dirmelo, mangiandolo).
  • Procomplementari. Se la vide brutta, ce l'ha fatta: la particella e' la ed e' parte del verbo.
  • Collettivi e volerci. Singolare grammaticale (ha partecipato), ma ci vogliono dieci minuti.
  • Nessuno con non. "Non si vede nessuno": la doppia negazione e' regolare.
  • Plurali. Uova, lenzuola, capistazione, capoluoghi.

14. Esercizi svolti: deduzioni, negazioni, proporzioni verbali e ordinamenti

Come usare questo capitolo

I capitoli 11 e 12 spiegano la teoria: le relazioni delle analogie verbali, la tabella dei quantificatori, i condizionali. Qui non la ripetiamo. Qui si fa pratica: venti esercizi originali, tutti risolti passo per passo, ordinati dal piu' semplice (le negazioni) al piu' laborioso (gli ordinamenti). Copri la soluzione, prova da solo e poi confronta.

Le regole logiche usate sono quelle della logica classica, la stessa che regge i quesiti dei concorsi. Sono regole standard, riportate da fonti aperte: la voce "Sillogismo" dell'Enciclopedia Treccani (il sillogismo come argomentazione con due premesse e una conclusione, con un termine medio che compare solo nelle premesse), la voce "The Square of Opposition" della Stanford Encyclopedia of Philosophy (contraddittorie, contrarie, subalternazione), la voce "Negation" della stessa enciclopedia (doppia negazione e leggi di De Morgan), la voce "Conditionals" (condizionale, contrapposta, inversa) e la voce "Analogia" della Treccani (l'analogia di proporzionalita' come somiglianza di rapporti).

Il metodo in cinque passi

  1. Traduci. Riscrivi la frase in forma semplice, una informazione per riga. Dai un nome corto a ogni elemento (A, B, C oppure le iniziali dei personaggi).
  2. Trova l'operatore. Che cosa fa la frase: afferma per tutti ("tutti", "ogni"), per alcuni ("alcuni", "esiste"), per nessuno, oppure pone una condizione ("se", "solo se", "a meno che")? Le negazioni si trattano dopo aver individuato l'operatore, mai prima.
  3. Trasforma una cosa alla volta. Una negazione per volta, dall'esterno verso l'interno. Una frase con tre negazioni si legge in tre mosse, non in una.
  4. Cerca il controesempio. Per ogni opzione che sembra giusta, prova a immaginare una situazione in cui le premesse sono vere e l'opzione e' falsa. Se la trovi, l'opzione non e' "certamente vera". Le opzioni sbagliate dei quiz cadono quasi sempre cosi'.
  5. Applica il criterio "necessariamente". Le domande chiedono cio' che e' certo, non cio' che e' plausibile. Una conclusione verosimile ma non obbligata e' un distrattore.

Il quadro minimo delle opposizioni, da avere sempre sotto gli occhi, e' questo (fonte: Stanford Encyclopedia of Philosophy, "The Square of Opposition").

FraseIl suo contrario logico (la negazione)Errore tipico
Tutti gli S sono PAlmeno uno S non e' P (non tutti)Nessun S e' P
Nessun S e' PAlmeno uno S e' PTutti gli S sono P
Alcuni S sono PNessun S e' PAlcuni S non sono P
Alcuni S non sono PTutti gli S sono PNessun S e' P
A e B (congiunzione)Non A oppure non BNon A e non B
A oppure B (disgiunzione)Non A e non BNon A oppure non B

Due precisazioni che salvano molti punti. Primo: "tutti" e "nessuno" sono contrari, non contraddittori: possono essere entrambi falsi (se meta' dei candidati ha superato la prova, "tutti hanno superato" e "nessuno ha superato" sono entrambe false). Secondo: la doppia negazione si elimina, ma una negazione sola cambia il verso: non e' vero che non piove significa piove.

Parte A. Negazioni e doppie negazioni

Esercizio 1. "Non e' vero che l'ufficio non abbia ricevuto la pratica." Quale affermazione e' certamente vera? (a) L'ufficio ha ricevuto la pratica. (b) L'ufficio non ha ricevuto la pratica. (c) La pratica e' stata smarrita.

Soluzione. Sia R "l'ufficio ha ricevuto la pratica". La frase dice: non e' vero che non R, cioe' non (non R). Due negazioni si annullano: R. Risposta (a). La (c) aggiunge un'informazione che nessuno ha dato. Verifica: se R fosse falsa, "non R" sarebbe vera e la frase di partenza ("non e' vero che non R") sarebbe falsa: contraddizione. Quindi R e' vera.

Esercizio 2. "E' falso che non sia certo che il termine scada venerdi'." Che cosa si puo' dedurre? (a) Il termine scade lunedi'. (b) E' certo che il termine scade venerdi'. (c) Non e' certo che il termine scada venerdi'.

Soluzione. Procedi dall'esterno. Sia C "e' certo che il termine scade venerdi'". La frase e': e' falso che (non C). Cioe' non (non C), cioe' C. Quindi (b) e' vera: e' certo che il termine scade venerdi'. La (a) parla di un altro giorno. La (c) e' esattamente il contrario di C. Verifica: tre livelli (falso / non / certo) = due negazioni, che si elidono, lasciando "certo".

Esercizio 3. "Non e' impossibile che il bando venga prorogato." Quale affermazione e' certamente vera? (a) Il bando sara' prorogato. (b) E' possibile che il bando venga prorogato. (c) E' certo che il bando non verra' prorogato.

Soluzione. "Impossibile" e' la negazione di "possibile". Non impossibile = non (non possibile) = possibile. Risposta (b). La (a) trasforma una possibilita' in una certezza: e' un distrattore classico. Verifica: se il bando potesse essere prorogato oppure no, (b) resterebbe vera e (a) sarebbe falsa nel secondo caso: quindi (a) non e' "certamente vera".

Esercizio 4. "E' assurdo negare che sia sbagliato non versare l'acconto." Quale affermazione segue? (a) Non versare l'acconto e' sbagliato. (b) Non versare l'acconto e' lecito. (c) L'acconto non e' dovuto.

Soluzione. Sia S "e' sbagliato non versare l'acconto". "Negare S" e' dire non S; "assurdo" nega ancora: non (non S) = S. Risposta (a). La (b) e' il contrario di S. La (c) e' un salto: dalla frase non si ricava nulla sulla natura giuridica dell'acconto, solo che versarlo e' la scelta corretta. Verifica: contiamo le negazioni: "assurdo" (1), "negare" (2), "non" dentro S fa parte di S e non si conta. Due, quindi la frase e' equivalente a S.

Parte B. Quantificatori e sillogismi

Esercizio 5. Si dice: "Non e' vero che tutti i candidati hanno superato la preselezione." Quale affermazione e' certamente vera? (a) Nessun candidato ha superato la preselezione. (b) Almeno un candidato non ha superato la preselezione. (c) Alcuni candidati hanno superato la preselezione.

Soluzione. La negazione di "tutti hanno superato" e' "almeno uno non ha superato" (tavola dei quantificatori). Risposta (b). La (a) e' il contrario, non la negazione. La (c) non e' obbligata: potrebbe non averla superata nessuno e la frase di partenza sarebbe ancora vera. Verifica: controesempio per (c): 10 candidati, nessuno promosso; "non tutti promossi" e' vera, "alcuni promossi" e' falsa.

Esercizio 6. "Non esiste un fascicolo senza numero di protocollo." Che cosa si deduce con certezza? (a) Ogni fascicolo ha un numero di protocollo. (b) Solo alcuni fascicoli hanno il numero di protocollo. (c) Nessun fascicolo ha il numero di protocollo.

Soluzione. "Non esiste un fascicolo che sia senza protocollo" = non esiste X tale che X e' fascicolo e non ha protocollo. Negare "esiste uno senza" equivale a "tutti ce l'hanno". Risposta (a). Verifica: se un solo fascicolo fosse privo di protocollo, la frase iniziale sarebbe falsa. La (b) ammette fascicoli senza protocollo: contraddice la frase.

Esercizio 7. Premesse: "Tutti i funzionari sono laureati. Nessun laureato e' esente dalla prova. Marta e' una funzionaria." Quale conclusione e' necessaria? (a) Marta non e' esente dalla prova. (b) Tutti gli esenti sono non laureati e funzionari. (c) Marta non e' laureata.

Soluzione. Catena: Marta, funzionaria; i funzionari sono laureati, quindi Marta e' laureata; nessun laureato e' esente, quindi Marta non e' esente. Risposta (a). La (c) contraddice la catena. La (b) mescola i termini: dalle premesse si ricava "nessun funzionario e' esente", non una definizione degli esenti. Verifica con insiemi: funzionari dentro laureati; laureati e esenti separati: dunque funzionari e esenti separati; Marta e' dentro funzionari, quindi fuori da esenti.

Esercizio 8. "Tutti i vigili hanno il tesserino. Chiara ha il tesserino." Quale informazione addizionale permetterebbe di concludere che Chiara e' una vigile? (a) Chi ha il tesserino e' un vigile. (b) Alcuni vigili non hanno il tesserino. (c) Chiara lavora in comune.

Soluzione. Dalle premesse non si puo' concludere nulla su Chiara: "tutti i vigili hanno il tesserino" non dice che solo i vigili lo abbiano (inversione indebita). Serve la frase inversa: tutti coloro che hanno il tesserino sono vigili. Risposta (a). La (b) contraddice la prima premessa; la (c) e' irrilevante. Verifica: con (a), Chiara ha il tesserino quindi e' vigile. Senza (a), un controesempio e' un'impiegata con tesserino da dipendente.

Esercizio 9. Due casi distinti. Caso 1: "Alcuni tirocinanti sono automuniti. Tutti gli automuniti sono residenti." Caso 2: "Alcuni tirocinanti sono automuniti. Alcuni automuniti sono residenti." In quale dei due si puo' concludere "alcuni tirocinanti sono residenti"?

Soluzione. Caso 1: i tirocinanti automuniti esistono; tutti gli automuniti sono residenti; quindi quei tirocinanti sono residenti. Conclusione valida. Caso 2: gli automuniti residenti potrebbero essere altri; esempio con soli due automuniti, Anna (tirocinante, non residente) e Bruno (non tirocinante, residente): le due premesse sono vere e la conclusione e' falsa. Non segue. Risposta: solo nel caso 1. Regola pratica: due "alcuni" non si incatenano; "alcuni" seguito da "tutti" si'. Verifica: il caso 2 e' il famoso errore del termine medio non distribuito: il termine medio ("automuniti") non e' coperto per intero in nessuna premessa (regola del termine medio, vedi Treccani, voce Sillogismo: il medio deve essere distribuito almeno una volta).

Parte C. Condizionali

Esercizio 10. "Se il modulo e' firmato, la domanda e' valida." Sapendo che la domanda non e' valida, che cosa si puo' dire? (a) Il modulo non e' firmato. (b) Il modulo e' firmato ma incompleto. (c) Non si puo' dire nulla sulla firma.

Soluzione. Forma: se F allora V. La contrapposta "se non V allora non F" e' equivalente alla frase di partenza. La domanda non e' valida (non V), quindi non F. Risposta (a). L'inversa ("se V allora F") invece non e' equivalente: dalla validita' non si puo' risalire alla firma, ne' dalla non firma alla non validita'. Verifica: se il modulo fosse firmato, la domanda sarebbe valida per la frase; ma non lo e': il modulo non puo' essere firmato.

Esercizio 11. "Il rimborso viene erogato se e solo se la ricevuta e' allegata." Quale affermazione e' certamente vera? (a) Se il rimborso e' stato erogato, la ricevuta era allegata. (b) A volte la ricevuta e' allegata e il rimborso non viene erogato. (c) Il rimborso puo' essere erogato anche senza ricevuta.

Soluzione. "Se e solo se" e' la doppia implicazione: erogato implica allegata e allegata implica erogato. Le due coppie di frasi equivalenti sono: erogato = allegata; non erogato = non allegata. Risposta (a). La (b) e la (c) sono entrambe escluse dalla doppia implicazione. Verifica: tutti i quattro casi: ricevuta si e rimborso si (ok), ricevuta no e rimborso no (ok), gli altri due casi sono impossibili. Se invece la frase fosse solo "se allegata, allora erogato", la (a) non sarebbe piu' garantita.

Esercizio 12. "Il corso si terra' sabato, a meno che l'aula sia inagibile." Quale affermazione segue? (a) Se il corso non si tiene sabato, l'aula e' inagibile. (b) Se l'aula e' inagibile, il corso non si tiene. (c) Il corso si tiene solo se l'aula e' inagibile.

Soluzione. "A meno che" introduce l'eccezione: se non c'e' l'eccezione, vale la regola. Cioe' se l'aula non e' inagibile, il corso si tiene. La contrapposta: se il corso non si tiene, l'aula e' inagibile. Risposta (a). La (b) e' l'inversa: l'aula inagibile e' una causa possibile della sospensione, ma la frase non esclude che il corso si svolga altrove. La (c) e' priva di senso. Verifica: la (a) e' la contrapposta di "se l'aula non e' inagibile, il corso si tiene", quindi equivalente; la (b) e' l'inversa, quindi non segue. Controesempio per (b): aula inagibile, corso spostato in un'altra sede e regolarmente tenuto sabato.

Esercizio 13. "Non si puo' escludere che, se Anna avesse studiato, avrebbe superato la prova." Quale affermazione e' certamente vera? (a) E' possibile che Anna avrebbe superato la prova, qualora avesse studiato. (b) Anna avrebbe superato la prova se avesse studiato. (c) Se Anna avesse superato la prova, e' possibile che avrebbe studiato.

Soluzione. "Non si puo' escludere" vuol dire "e' possibile" (non escludere = non (non possibile)). L'oggetto della possibilita' e' l'intera frase condizionale: studiare, quindi superare. Risposta (a). La (b) trasforma la possibilita' in certezza. La (c) inverte antecedente e conseguente. Verifica: la forma corretta e' sempre "possibile che [A, quindi B]" con A e B nello stesso ordine; chi cambia il segno di A (qualora NON avesse studiato) o l'ordine tradisce la frase.

Parte D. Proporzioni verbali

Una proporzione verbale "A : B = C : D" chiede di trovare, fra le coppie date, quella che ha con se' stessa lo stesso rapporto che c'e' fra A e B. L'analogia e' una somiglianza di rapporti, non di parole (fonte: Treccani, voce "Analogia"). Il metodo: scrivi a parole il rapporto della coppia nota, in forma di frase ("A e' lo strumento usato da B"), poi verifica la frase su ogni opzione, nello stesso verso.

Esercizio 14. Bisturi : chirurgo = X : Y. (a) X = pennello; Y = pittore. (b) X = pennello; Y = tela. (c) X = pittore; Y = pennello.

Soluzione. Rapporto: "strumento : chi lo usa per mestiere". (a) pennello e' lo strumento, pittore chi lo usa: coincide. (b) pennello e' lo strumento, ma la tela e' il supporto, non l'utilizzatore. (c) ha le parole giuste nel verso sbagliato. Risposta (a). Verifica: riletta con la frase: "il pennello e' usato dal pittore" come "il bisturi e' usato dal chirurgo". In (b) "il pennello e' usato dalla tela" non ha senso.

Esercizio 15. Siena : X = Y : Piemonte. (a) X = Toscana; Y = Cuneo. (b) X = Cuneo; Y = Toscana. (c) X = provincia; Y = regione.

Soluzione. Rapporto: "citta' : regione in cui si trova". Due incognite: la prima incognita (X) va nella seconda posizione della prima coppia, la seconda (Y) nella prima posizione della seconda coppia. Quindi X e' la regione di Siena, Y e' una citta' del Piemonte. (a): Siena sta in Toscana, Cuneo sta in Piemonte: corretta. (b) ha i ruoli scambiati. (c) e' fatta di categorie generali, non di elementi concreti. Risposta (a). Verifica: sostituisci: "Siena : Toscana = Cuneo : Piemonte". Funziona.

Esercizio 16. X : Divina Commedia = Manzoni : I promessi sposi. (a) Dante. (b) Boccaccio. (c) Inferno.

Soluzione. Rapporto: "autore : sua opera". Manzoni ha scritto I promessi sposi; X e' l'autore della Divina Commedia: Dante. (b) e' un autore, ma di un'altra opera. (c) e' una parte dell'opera, non l'autore: stessa categoria sbagliata. Risposta (a). Verifica: la proporzione si legge indifferentemente dall'alto o dal basso: "autore della Commedia", "autore dei Promessi sposi".

Esercizio 17. Rapido : fulmineo = X : Y. (a) X = freddo; Y = gelido. (b) X = caldo; Y = freddo. (c) X = lento; Y = veloce.

Soluzione. Rapporto: "Y e' il grado estremo di X": fulmineo e' un rapido portato all'eccesso. (a) gelido e' un freddo estremo: corretta. (b) e (c) sono coppie di contrari, che sono un rapporto diverso. Risposta (a). Verifica: la coppia (a) conserva anche il verso: dal meno intenso al piu' intenso.

Parte E. Ordinamenti, file e posizioni

Gli ordinamenti si risolvono disegnando. Traccia una riga di caselle numerate, scrivi nelle caselle cio' che e' fissato, poi elimina le posizioni impossibili. Il controllo finale e' obbligatorio: la soluzione deve rispettare tutti i vincoli, uno per uno, e deve essere l'unica.

Esercizio 18. Cinque colleghi (Anna, Bruno, Carla, Dario, Elena) siedono in fila su cinque sedie numerate da 1 a 5. Dario occupa la sedia 1. Anna siede prima di Bruno. Carla siede due posti dopo Anna (tra loro c'e' una sola persona). Elena siede dopo Bruno. Chi occupa la sedia centrale (la 3)?

Soluzione. Dario e' in 1: restano le sedie 2-5. Carla = Anna + 2: le coppie possibili sono (Anna 2, Carla 4) oppure (Anna 3, Carla 5). Caso Anna 3, Carla 5: Bruno deve stare dopo Anna, quindi sedia 4; Elena deve stare dopo Bruno, sedia 5, ma e' di Carla: impossibile. Caso Anna 2, Carla 4: restano 3 e 5 per Bruno ed Elena; Elena dopo Bruno, quindi Bruno 3 ed Elena 5. Ordine: Dario, Anna, Bruno, Carla, Elena. Risposta: Bruno. Verifica sui vincoli: Dario 1 (ok); Anna 2 prima di Bruno 3 (ok); Carla 4 = Anna 2 + 2 (ok); Elena 5 dopo Bruno 3 (ok). Unica, perche' l'altro caso porta a contraddizione.

Esercizio 19. In una gara di cinque concorrenti (Anna, Bruno, Carla, Dario, Elena) si sa che Anna arriva prima di Bruno, che Carla arriva due posti dopo Bruno e che Elena arriva prima di Anna. Chi arriva quarto?

Soluzione. La catena Elena, Anna, Bruno e' fissata nell'ordine. Se Bruno fosse quarto, Carla sarebbe sesta: impossibile. Bruno non puo' essere secondo, perche' prima di lui devono stare almeno Elena e Anna: Bruno e' terzo o piu' indietro. Bruno terzo: Elena prima, Anna seconda, Carla quinta; l'unica posizione libera e' la quarta, per Dario. Ordine: Elena, Anna, Bruno, Dario, Carla. Risposta: Dario. Verifica: Anna (2) prima di Bruno (3); Carla (5) = Bruno + 2; Elena (1) prima di Anna. Bruno quarto non e' possibile (Carla sarebbe sesta), Bruno quinto neppure: l'ordine e' unico.

Esercizio 20. Lungo un corridoio ci sono quattro uffici in fila (posizioni 1-4, a partire dall'ingresso): Archivio, Protocollo, Personale, Contabilita'. L'Archivio e' il primo ufficio dall'ingresso. Il Personale e' il penultimo. La Contabilita' non e' accanto all'Archivio. Si puo' dedurre che: (a) il Protocollo e' il secondo ufficio; (b) il Personale e' accanto all'Archivio; (c) la Contabilita' e' il secondo ufficio.

Soluzione. Archivio 1, Personale 3 (penultimo di quattro). Restano le posizioni 2 e 4 per Protocollo e Contabilita'. La Contabilita' non puo' stare accanto all'Archivio, cioe' non puo' stare in 2: va in 4. Il Protocollo e' in 2. Ordine: Archivio, Protocollo, Personale, Contabilita'. Risposta (a). La (b) e' falsa (Personale 3, Archivio 1), la (c) e' falsa. Verifica: Archivio 1 (ok); Personale 3 e' penultimo (ok); Contabilita' 4 non e' contigua a 1 (ok). L'altra assegnazione, Contabilita' 2, viola il terzo vincolo.

Trappole tipiche dei quiz

  • Contrario al posto della negazione. "Non tutti" non e' "nessuno"; "non e' vero che nessuno" non e' "tutti". La negazione di un "tutti" e' "almeno uno non"; la negazione di un "nessuno" e' "almeno uno si'".
  • Il verso scambiato. "Se A allora B" non e' "se B allora A". Dall'inversa non si deduce nulla; la contrapposta invece e' equivalente. Con "se e solo se" tutte e due le direzioni valgono.
  • Possibilita' trasformata in certezza. "Non e' impossibile", "non si puo' escludere", "potrebbe" non autorizzano "e'" o "sara'". Se le opzioni chiedono cio' che e' certo, quelle con il verbo al presente indicativo sono sospette.
  • Due "alcuni" non fanno una deduzione. "Alcuni A sono B" e "alcuni B sono C" non dicono nulla su A e C. Solo "alcuni A sono B" con "tutti i B sono C" produce "alcuni A sono C".
  • Conclusione plausibile ma non obbligata. Se un'opzione funziona nella vita ma ammette un controesempio compatibile con le premesse, e' un distrattore. Cerca sempre il controesempio.
  • "Tra" non vuol dire accanto. In un ordinamento "B sta tra A e C" garantisce solo che B e' in mezzo; se la frase non dice "subito" o "immediatamente", ci possono essere altri elementi in mezzo. Prima di usare un vincolo "tra", verifica se la risposta regge anche nel caso piu' largo.
  • Troppe negazioni di fila. Conta le negazioni una per una, dall'esterno. Un numero pari le elide, un numero dispari lascia una negazione sola. Ma "assurdo", "falso", "impossibile", "escluso" e "non si puo' negare" valgono come negazioni: vanno contate.
  • Proporzioni: stesso rapporto, stesso verso. Scrivi il rapporto con una frase, applicalo all'opzione nello stesso ordine. Le opzioni con le stesse parole in ordine inverso e quelle con contrari al posto di sinonimi sono i distrattori piu' frequenti.
  • Ordinamenti: verifica sempre tutti i vincoli. Una disposizione che soddisfa tre vincoli su quattro non e' una soluzione. Dopo aver trovato la disposizione, rileggi il testo una riga alla volta e controlla.

15. Lessico dei quiz: parole difficili, sinonimi e contrari

A cosa serve questo lessico

Nei quiz di comprensione verbale le parole bersaglio appartengono quasi sempre alle stesse famiglie: voci burocratiche e giuridiche (espletare, dilazione, correita'), aggettivi di carattere (indolente, schivo, astioso), termini di intensita' (gravoso, saturo, scottante) e parole del tempo e del mutamento (repentino, estemporaneo, prodromo). Il procedimento per risolvere le domande di sinonimi e contrari e' nel capitolo 10: qui trovi invece il materiale lessicale da memorizzare, organizzato per gruppi tematici.

Ogni scheda riporta il significato in breve, i sinonimi e i contrari registrati dal dizionario dei Sinonimi e Contrari Treccani. Dove un contrario e' indicato con un trattino, la voce non ne registra: non inventarlo in sede d'esame, ma ragiona per esclusione sulle opzioni.

Come usare le tabelle. Leggi prima la colonna del significato, poi copri sinonimi e contrari e prova a ricostruirli a memoria. Una parola si ricorda meglio se la leghi a una coppia: abulico e alacre, schivo e socievole, repentino e graduale, prodromo ed esito.

Lessico giuridico-amministrativo

Specificare che ritenere/trattenere valgono per 'calore, energia'; aggiungere annullare, ritirare per 'emanare una disposizione'
ParolaSignificatoSinonimiContrari
espletarecondurre a termine una pratica; portare a compimento un incarico (voce burocratica)completare, sbrigare, ultimare, adempiere, assolvere, svolgereavviare, cominciare, iniziare, disattendere, trascurare
dilazionespostamento in avanti del termine per l'esecuzione di qualcosa; anche pagamento in piu' quotedifferimento, rateazione, facilitazione-
protrazioneil prolungarsi nel tempo; spostamento in avanti di un termine (non com.)prolungamento, continuazione, proroga, rinvio, posticipazioneabbreviamento, accorciamento, riduzione, anticipazione
prorogabileche puo' essere prorogato (di una scadenza)differibile, posticipabile, rinviabile, procrastinabile, dilazionabileimprorogabile, improcrastinabile, indifferibile, indilazionabile
correita'l'essere correo; termine giuridicocomplicita', connivenza, corresponsabilita', concorso di colpaestraneita', innocenza
autenticoriconosciuto come vero (nel linguaggio burocratico: firma autentica); originalevero, originale, veritiero, valido, fededegnofalso, falsificato, contraffatto, fasullo, apocrifo (di scritti)
integraleche non manca di nulla; per l'alimentazione, che conserva tutti gli elementicompleto, intero, totaleincompleto, parziale
integroche possiede tutte le sue parti; intatto; di persona, onestocompleto, intero, illeso, intatto, onesto, retto, proboincompleto, parziale, compromesso, rovinato; corrotto, disonesto
compresocontenuto in un insieme, incluso; oppure capitoincluso, computato, conteggiato, incorporato; capitoescluso; incompreso
relativoche si riferisce a qualcosa; anche proporzionato, definito in rapporto ad altroattinente, inerente, pertinente, riguardante, rispettivo, commisuratoassoluto, completo, pieno, totale
ometterenon dire o non fare qualcosa, per inavvertenza o deliberatamentetralasciare, trascurare, sorvolare, sottacere, evitareincludere, inserire, specificare
emetteremandare fuori (suono, calore, odore); in senso ufficiale, pronunciare un verdetto
accessibiledi luogo, cui si puo' accedere; di persona o cosa, facile da avvicinare o affrontarepraticabile, raggiungibile, agibile, abbordabileinaccessibile, impraticabile, irraggiungibile, inagibile
insinuazioneaccusa maligna mossa indirettamenteallusione (piu' forti: maldicenza, malignita'; affine: illazione)-
proboche si comporta secondo i dettami della morale (voce letteraria)integerrimo, integro, retto, intemerato, incorruttibile, onestoimprobo, corrotto, disonesto, immorale

Attenzione ai falsi amici. Prorogabile e improrogabile sono contrari, mentre protrazione (prolungamento) ha come contrari abbreviamento, riduzione e anticipazione. Integro e integrale condividono la radice del latino integer (intero): dal senso materiale di 'completo' si arriva, per integro, a quello morale di 'onesto'. Compreso e' ambiguo: puo' voler dire 'incluso' (contrario: escluso) oppure 'capito' (contrario: incompreso); il contesto della domanda decide.

Carattere e comportamento

ParolaSignificatoSinonimiContrari
abulicoprivo di volonta' (da abulia); di persona, che non decideapatico, indeciso, irresoluto, inerte, passivo, pigro, svogliato, titubanteattivo, deciso, determinato, energico, risoluto, volitivo
indolentedi persona, che non mostra alcun dinamismoabulico, apatico, inerte, passivo, pigro, poltrone, svogliatoalacre, attivo, dinamico, operoso, laborioso, solerte, zelante
alacreche agisce con sveltezza e sollecitudine; di mente, pronta e vivaceattivo, dinamico, industrioso, operoso, solerte, sollecito, svelto, volenterosoabulico, apatico, indolente, inerte, neghittoso, ozioso, pigro, poltrone, svogliato
astiosoche ha o rivela astioacido, acre, acrimonioso, livoroso, malevolo, ostile, rancoroso, velenosoaffabile, affettuoso, amabile, amorevole, benevolo, benigno
stizzitoche prova o mostra stizzaadirato, corrucciato, indispettito, innervosito, irritato, risentito, stizzosocalmo, placido, quieto, tranquillo
schivoche preferisce stare solo; non disposto ad accettare qualcosa per temperamento (voce letteraria)appartato, chiuso, introverso, riservato, ritroso, timido; restio, riluttanteaperto, espansivo, socievole; incline, propenso, favorevole
riluttantepoco intenzionato a fare o a credereesitante, refrattario, renitente, restio, ritrosopronto, propenso, convinto, favorevole
socievoleincline alla vita associata; affabile nei rapportiaffabile, amabile, aperto, cordiale, espansivo, estroverso, comunicativoasociale, chiuso, introverso, selvatico (piu' forti: burbero, intrattabile, scontroso)
urbanodi citta'; di persona, dai modi cortesicittadino, civico; cortese, educato, garbato, gentile, fineextraurbano, extracittadino; inurbano, maleducato, scortese, sgarbato, villano
pragmaticoche persegue finalita' pratiche e concreteconcreto, pratico, realista, realisticoastratto, idealista, teorico, utopico
infidodi cui non ci si puo' fidare; di luogo, pieno di rischiinaffidabile, malfido, subdolo, insidioso, pericolosoaffidabile, fidato, sicuro, tranquillo
sordidoche disgusta per la sporcizia; in senso morale, spregevole; di persona, tirata nello spenderelercio, lurido, sozzo, sudicio; abietto, spregevole, turpecandido, immacolato; magnanimo, nobile
agnosticoin senso esteso, di persona che mostra indifferenza per fatti o problemi particolaridisinteressato, incurante, indifferenteinteressato, partecipe, sollecito, entusiasta
scurriledi linguaggio, carico di volgarita'indecente, osceno, sboccato, sconcio, triviale, volgarecastigato, casto, pudico, verecondo (lett.)
schiettezzal'essere puro; l'essere francoautenticita', franchezza, lealta', sincerita', spontaneita', genuinita'ambiguita', doppiezza, falsita', insincerita'
credulita'l'essere creduloingenuita', corrivita' (affini: dabbenaggine, semplicita')incredulita', scetticismo

Coppie da memorizzare. Pigri e inattivi: abulico, indolente, apatico, inerte; l'opposto e' alacre, solerte, operoso. Riservati: schivo, introverso, ritroso; l'opposto e' socievole, espansivo, estroverso. Inaffidabile: infido, malfido, subdolo; l'opposto e' fidato, affidabile. Nota che urbano ha due sensi: 'di citta'' (contrario extraurbano) e 'cortese' (contrario inurbano, villano, sgarbato).

Stati d'animo, giudizio e competenza

ParolaSignificatoSinonimiContrari
mestiziastato d'animo di chi e' afflitto da pensieri tristi (lett.)abbattimento, afflizione, amarezza, malinconia, scoramento, tristezzaallegria, contentezza, felicita', gioia, letizia, serenita'
commiserazionesentimento di chi commiseracompassione (la voce rinvia a Compassione)-
ferratoin senso figurato, profondamente preparato in una materiabravo, competente, esperto, provetto, versatoignorante, incompetente, inesperto, negato
acumeprontezza d'intuito, vivacita' d'ingegnoacutezza, accortezza (la voce rinvia a queste)-
dissertaretrattare un argomento con minuziosa sottigliezza, talora con pedanteriadisquisire (la voce rinvia a Disquisire)-
elargiredare con generosita' e in abbondanzadispensare, distribuire, largire (lett.), donare, regalare-
virtu'disposizione a fuggire il male e fare il benerettitudine, onesta', probita', diritturacolpa, errore, vizio
fittizionon reale, che non corrisponde al realeapparente, falso, finto, immaginario, inesistente, irreale, artificiosoautentico, concreto, effettivo, genuino, naturale, reale, vero
panzanacosa o affermazione non veraballa, bufala, bugia, falsita', fandonia, frottola, menzognarealta', verita'

Quantita', intensita' e gravita'

ParolaSignificatoSinonimiContrari
gravosoche richiede fatica o spese; di imposta o debito, onerosoduro, faticoso, impegnativo, oneroso, penosofacile, leggero, piacevole, gradevole
saturopieno al punto da non sopportare aggiunte; in chimica, soluzione al massimo di concentrazionecolmo, ricolmo, stracolmo, traboccante, zepposgombro, vuoto; insaturo (chimica)
graciledi costituzione fisica piccola e minuta; di salute precariaesile, magro, mingherlino, minuto, smilzo; cagionevole, debole, fragilerobusto, massiccio, muscoloso, corpulento; aitante, forte, sano
fondamentaleche costituisce il fondamento; di grandissima importanzabasilare, cardinale, essenziale, imprescindibile, primario, principaleaccessorio, secondario, trascurabile, insignificante
impellentedi necessita', che costringe a fare qualcosaimperioso (la voce rinvia a Imperioso)-
ardenteche arde; in senso figurato, molto intensococente, rovente, infocato; acceso, fervente, fervido, veemente, appassionatogelido, gelato, ghiacciato; contenuto, debole, fiacco, misurato, moderato
scottanteche scotta; di argomento, delicato e imbarazzanterovente; delicato, spinoso, imbarazzante, scabrosogelido, gelato, ghiacciato (solo nel senso fisico, non comune)
mitigarerendere piu' mite un sentimento, una sensazione, una penaattenuare, lenire, moderare, sedare, temperare, smussare, ridurreaccrescere, acuire, esasperare, inasprire, aumentare
sfavorevoleche sfavorisce; che non produce un vantaggioavverso, contrario, negativo, ostile, svantaggioso, dannosofavorevole, positivo, propizio, vantaggioso

Gradi dell'intensita'. Nella scala del caldo scottante, ardente, rovente sono vicini e hanno come contrari gelido e ghiacciato. Quando il quiz usa un aggettivo di grado estremo, scarta le opzioni di grado intermedio: il contrario di una parola forte e' di norma una parola altrettanto forte (ardente-gelido).

Tempo, rapidita' e mutamento

ParolaSignificatoSinonimiContrari
repentinoche si manifesta improvvisamentebrusco, fulmineo, immediato, improvviso, istantaneo, rapido, subitaneograduale, lento, progressivo
estemporaneofatto o pronunciato senza preparazionea braccio, all'impronta, improvvisato; (di lavoro) approssimativo, superficialeaccurato, meditato, ponderato, preparato, studiato
prodromofatto che precede e annuncia un altro fenomeno (spec. al plurale, di una malattia)avvisaglia, preannuncio, preludio, premessa, prologo, sintomoconseguenza, effetto, esito, risultato
incalzarepremere contro l'avversario in fuga; essere imminente; sollecitare con insistenzainseguire, tallonare, braccare; incombere; pressare, sollecitare-
maturodella frutta, giunto a maturazione; di persona, che ha raggiunto maturita' morale e intellettualematurato; adulto, consapevoleacerbo, immaturo

Prefissi e suffissi che aiutano a dedurre il significato

Quando non conosci una parola, scomponila. Le righe qui sotto si basano sulle voci Treccani dei prefissi e dei suffissi indicati.

(togliere 'il piu' frequente') Togliere complicita' e correita' dagli esempi; lasciare commiserazione, compreso Lasciare prodromo; per protrazione citare 'dal lat. protractio'; togliere prorogabile
ElementoFunzioneEsempi del lessico
in- (negativo)prefisso negativo, molto diffuso davanti ad aggettivi e participiincompleto, incompreso, inaccessibile, inagibile, inurbano, insaturo, incredulita', improrogabile (con assimilazione im-)
s- (privativo)indica il contrario o l'assenza di quanto significa la basesfavorevole (da favorevole, col prefisso s-)
e-, ex-'fuori', movimento verso l'esterno o conclusioneelargire (da largiri, 'donare', col prefisso e-), emettere (e- + mettere), estemporaneo (ex- + tempus 'tempo': detto di cio' che si fa senza preparazione), espletare (da expletus, 'compiuto')
ob-prefisso latino all'origine di omettereomettere (da omittere, derivato di mittere 'mandare', col prefisso ob-)
-ita', -ezza, -iziasuffissi che trasformano un aggettivo in un nome di qualita' o di statocredulita' ('l'essere credulo'), correita' ('l'essere correo'), schiettezza (da schietto), mestizia
-osoricco di, pieno diastioso (pieno di astio), gravoso (da grave)
-enteparticipio presente: indica chi o cio' che compie l'azioneimpellente, riluttante, scottante, ardente, indolente

Un esempio di deduzione. Improrogabile si scompone in in- (negativo) + prorogare + -bile: 'che non puo' essere prorogato'. Estemporaneo contiene ex-, 'fuori', e tempus, 'tempo': cio' che e' fuori dal tempo della preparazione, cioe' improvvisato. Inurbano e' il contrario di urbano nel senso di 'cortese' (Treccani).

Limite del metodo. Il significato di una parola non si ricava sempre dalle sue parti: ferrato in senso figurato vale 'preparato' e non 'rivestito di ferro'. Se la scomposizione porta a un senso concreto che non c'entra con il contesto, probabilmente la parola e' usata in senso figurato.

Scheda di ripasso rapido: parola e contrario

  • abulico: contrario risoluto, volitivo.
  • alacre: contrario pigro, svogliato.
  • astioso: contrario benevolo, amabile.
  • fittizio: contrario autentico, reale.
  • gravoso: contrario leggero, facile.
  • integro (senso morale): contrario corrotto, disonesto.
  • mestizia: contrario allegria, gioia.
  • probo: contrario disonesto, corrotto.
  • repentino: contrario graduale, lento.
  • socievole: contrario scontroso, introverso.
  • estemporaneo: contrario meditato, preparato.
  • schiettezza: contrario doppiezza, falsita'.
  • sfavorevole: contrario propizio, vantaggioso.
  • mitigare: contrario inasprire, acuire.
  • espletare: contrario avviare, disattendere.
  • ferrato: contrario inesperto, incompetente.

Se due opzioni sembrano entrambe plausibili, ricorda che la domanda chiede il termine piu' vicino nel senso richiesto: verifica se la parola ha piu' accezioni (compreso, urbano, integro, maturo, autentico) e scegli quella coerente con il contesto.

16. Strategia in prova

10.1 In preselezione

Il vincolo e' il tempo, quindi la strategia e' di gestione dell'errore piu' che di virtuosismo. Tre regole valgono piu' di tutte le altre. Primo: rispondi per esclusione, perche' scartare tre opzioni sbagliate e' piu' rapido e piu' affidabile che riconoscere quella giusta a colpo d'occhio - il riconoscimento immediato e' spesso proprio l'effetto del distrattore ben costruito. Secondo: non innamorarti della prima opzione plausibile, leggi comunque le altre tre, perche' i quesiti sono progettati mettendo una risposta "quasi giusta" prima di quella corretta. Terzo: se dopo un minuto e mezzo sei ancora indeciso tra due opzioni, segna il quesito e vai avanti; un quesito difficile e uno facile valgono lo stesso, e restare impantanato ti costa due domande facili in fondo alla prova. Verifica sempre, prima della prova, se e' previsto un punteggio negativo per le risposte errate: la scelta se tirare a indovinare sui quesiti dubbi dipende interamente da quel dato, che va letto nel bando e non presunto.

10.2 Nella prova scritta, sezione (a)

Qui non devi scegliere: devi analizzare e scrivere. Il metodo che rende meglio e' trasferire in forma scritta lo stesso schema che usi per rispondere ai quesiti. Leggi il testo tecnico-giuridico e ricostruisci esplicitamente fattispecie, destinatari, effetto, eccezioni. Segna i rinvii ("ai sensi di") e le clausole di salvezza ("fatto salvo", "salvo che"), perche' e' li' che si annida la parte non ovvia della disposizione. Distingui, nella risposta, cio' che il testo dispone da cio' che tu ne inferisci: attribuire al testo una conclusione tua e' l'errore che una commissione penalizza piu' duramente, perche' dimostra proprio l'assenza della competenza che la prova misura. Se un punto e' ambiguo nel testo, dirlo esplicitamente e spiegare da cosa dipende l'ambiguita' vale piu' che sceglierne arbitrariamente un'interpretazione: e' esattamente il comportamento che ci si aspetta da un funzionario che istruisce una pratica.

10.3 Come esercitarsi

Allenarsi su quesiti a scelta multipla e' necessario ma non sufficiente. Aggiungi due esercizi che rendono molto e costano poco tempo. Il primo: prendi un articolo di una norma o una circolare vera e riscrivilo in tre frasi brevi, una per la regola, una per le condizioni, una per le eccezioni. Se non ci riesci, non l'hai capito. Il secondo: ogni volta che sbagli un quesito di comprensione, non limitarti a leggere la soluzione, ma classifica l'errore secondo le categorie del capitolo 5 - era una generalizzazione indebita? un'inferenza plausibile ma non necessaria? un "puo'" letto come "deve"? Dopo un centinaio di quesiti scoprirai che i tuoi errori si concentrano su due o tre tipologie ricorrenti, e lavorare su quelle vale piu' che fare altri mille esercizi alla cieca.

Mappa di recap

Tutta la materia si regge su una sola competenza: distinguere cio' che il testo dice da cio' che a te sembra ragionevole; cambia solo l'output, esclusione rapida in preselezione e ricostruzione scritta della norma nella prova scritta.

  • Perche' vale doppio
    • stessa competenza in preselettiva e in scritta, output diverso
    • preselezione: velocita', escludere le opzioni incompatibili
    • scritta sezione (a): analisi di testi tecnico-giuridici
    • punteggio preselettiva non entra in graduatoria, e' sbarramento
  • Lettura orientata
    • si legge per ritrovare, non per sapere
    • sequenza: brano intero una volta, poi le domande, poi ritorno mirato
    • il ritorno al testo decide il risultato
    • la memoria del brano perde condizioni, limitazioni, quantificatori
  • Struttura del discorso
    • tesi: se la togli il resto resta senza scopo
    • argomento: risponde a perche' dovrei crederci
    • esempio: sostituibile senza cambiare il ragionamento
    • il peso sta dopo l'avversativo; per la tesi cerca il tuttavia
    • infatti non introduce una causa ma una conferma
  • Dice / implica / plausibile
    • dice: puoi puntare il dito su una riga, anche riformulato
    • implica: non scritto ma necessario, regge il controesempio
    • plausibile: compatibile ma potrebbe essere falso, quindi sbagliato sempre
  • Distrattori
    • stesse parole del testo, rapporto logico invertito
    • se A allora B non equivale a se B allora A
    • unica riformulazione valida: se non B allora non A
    • opzione vera nel mondo ma assente dal brano
    • significato da vocabolario al posto dell'accezione tecnica
  • Lessico e relazioni
    • sinonimo = sostituibile nella frase senza cambiare nulla
    • revocare per opportunita', annullare per un vizio
    • contraddittori: dalla negazione deduci l'altro; graduabili no
    • iperonimo include l'iponimo, relazione a senso unico
  • Testo giuridico e strategia
    • nel comma cerca fattispecie, destinatari, effetto, eccezioni
    • rubrica: nessun valore precettivo, serve a orientarsi
    • rispondi per esclusione, leggi comunque tutte le opzioni
    • se resti indeciso segna e vai avanti
    • verifica nel bando se c'e' punteggio negativo, non presumerlo
CollegamentoPerche conta
Dice/implica/plausibile e la fabbrica dei distrattoril'opzione vera nel mondo ma non nel testo e' esattamente la categoria plausibile messa in forma di risposta
Connettivi e testo giuridicola portata di una norma dipende da un salvo o da un purche': leggere i connettivi e' gia' isolare eccezioni e condizioni
Lettura orientata e completamento di frasiin entrambi i casi si decide prima il rapporto logico tra le parti, poi si guardano le opzioni
Anatomia della norma e strategia nella scrittalo schema fattispecie-destinatari-effetto-eccezioni e' lo stesso che si usa per i quesiti, solo messo per iscritto
Trappola d'esameCome non caderci
Confondere condizione sufficiente e necessariase, qualora, ove: con A si produce B ma B puo' venire anche altrove; purche', a condizione che, solo se: senza A non c'e' B
Trattare fatto salvo come un'eccezionesalvo che sottrae casi alla regola e ne rovescia l'esito; fatto salvo, ferma restando, impregiudicato preservano una disciplina che continua ad applicarsi
Rispondere a memoria dopo la prima letturatorna al punto preciso del testo: se non trovi la riga, l'opzione non e' nel brano
Fermarsi alla prima opzione plausibilela quasi giusta e' messa apposta prima di quella corretta: leggi anche le altre

Fonti e aggiornamento

Fonti verificate

Qui trovi i riferimenti utilizzati per questo materiale: testi normativi, documentazione e altre fonti consultabili per approfondire gli argomenti.

Fonti consultate il 05 ottobre 2026. Per i riferimenti normativi, in caso di divergenza fa sempre fede il testo ufficiale.

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